Su la maschera

Altro che disposizioni anti covid, ma nemmeno le norme basilari d’igiene, ma io dico: ma che diavolo ci vuole? Ma è così difficile tenere su quella cazzo di mascherina, fare attenzione a non toccarsi il naso e poi mettersi ad affettare salumi. Ma perchè non riusciamo mai a seguire una norma e troviamo sempre un’eccezione, una maniera per eluderla, per necessità o per furbizia? Sono entrato in un supermercato di Avola, catena importante, marchio solido e presente in tv con spot quotidiani. Dovevo comprare poche cose: delle trofie per il pesto di basilico di mia suocera, che ha vissuto a Genova per un tanti anni e con quel mortaio tira fuori una salsa densa e commovente per gusto e struttura; qualche limone bio, le pesche da grattugiare per Bruna e un po’ di prosciutto cotto sempre per la bambina. Sono entrato con la mascherina ben aderente e con l’obbiettivo di uscire nel minor tempo possibile. È una mia specialità, detesto sprecare il mio tempo nei supermercati e anche prima dell’emergenza, ero capace di fare la spesa completa per la settimana in meno di 15 minuti. Pur non conoscendo il supermercato, mi sono mosso con una certa agilità. Le trofie fresche le ho recuperate in un attimo dal banco frigo, i limoni, al volo pescando una retina con il logo del Consorzio. Per le pesche, ho perso qualche secondo in più, le ho scelte meticolosamente una ad una, pesate e prezzate. Non mi restava che il prosciutto, Donatella era stata perentoria: “o Gran Biscotto o Parma Cotto, assicurati che siano al punto giusto, al centro, tu li guardi e te ne sinceri, se sono all’inizio o alla fine, desisti”. Mi sono avvicinato al banco dei salumi e già da lontano, anche se lo vedevo di spalle, avevo percepito che c’era qualcosa che non andava negli elastici della mascherina del salumiere. Ho preso il numero e ne ho avuto la conferma. La mascherina era indossata come un reggi mento, un supporto anatomico, forse un vezzo, non so. Si prospettava l’ennesima discussione con un emerito deficiente che avrebbe addotto motivazioni risibili o si sarebbe limitato ad alzare le spalle senza sforzarsi di capire. Quando è arrivato il mio turno ho chiesto se per favore poteva indossare correttamente la mascherina, ma mentre lo chiedevo, il salumiere era intento a grattarsi, sfregando un dito sotto il naso con un accenno di scaccolamento. Non era molto entusiasta di mettere la mascherina e mentre la tirava su, ha scambiato uno sguardo con un altro cliente come a dire: guarda che mi tocca fare per servire sto coglione. Io purtroppo non potevo ritenermi soddisfatto e allora ho chiesto, sempre per favore, se poteva indossare dei guanti monouso ma lui, sempre più infastidito, mi ha detto che non li aveva. Allora ho chiesto che almeno usasse la pinza ma lui non sapeva dov’era e per di più ha bofonchiato una cosa come: “capaci ca ora vuole u prosciutto gratis”. Ho fatto finta di niente e ho chiesto se poteva chiamare il suo capo o qualcuno che poteva aiutarmi. Lui si è girato verso un’apertura alle sue spalle e ha chiamato: “Supervisor, puoi venire un attimo?”. Intanto, la gente dietro di me cominciava a rumoreggiare per la perdita di tempo e un signore senza mascherina ha detto chiaramente: “Pigghiti stu prosciutto e nu ci scassare a minchia.”. Nel frattempo è arrivato il così detto “Supervisor”, proveniva dalla cucina e reggeva una teglia gigante con delle polpette annegate nel sugo e destinate al banco rosticceria. Procedeva con passo marziale e prima di posarle si è rivolto a quello che mi aveva dato del coglione e che probabilmente le aveva ordinate e gli ha detto: “Le poppette sono venute bellissime e il suco è una bomba” e per dimostrarlo ha immerso il dito indice nella teglia, l’ha intinto ben bene nel sugo e se l’è portato alla bocca assaporandone tutto il gusto, poi si è girato verso il ragazzo e ha chiesto: “Robbetto, qual è il fatto?”. Robbetto mi ha indicato e ha detto: “al signore non ci va bene niente”.  Il supervisor si è avvicinato e mi ha chiesto: “quacche pobblema?”. “Nessuno – ho risposto io- grazie lo stesso”. Ho lasciato tutto lì e sono andato via.

Pomodori

Quando ero bambino, mio nonno Santo acquistava frutta e verdura esclusivamente dai così detti “vicchiareddi”, che gestivano una baracca nei pressi del Museo Paolo Orsi, dove viale Teocrito si stempera nella rotatoria di quello che oggi si chiama largo Mascali. Mio nonno Santo entrava e sceglieva i prodotti, poi li consegnava per la pesa, i prezzi venivano appuntati su un sacchetto di cartone e alla fine si tirava una riga e si calcolava il totale, poi, sistemati i sacchetti, i “vicchiareddi” aggiungevano in regalo prezzemolo e basilico. Comunque, quando ero bambino e andavo a comprare frutta e verdura con mio nonno, a un certo punto lui chiedeva se c’era pomodoro buono e i “vicchiareddi” rispondevano: “oggi pomitori speciali.”, ed era vero, il pomodoro era una festa per il palato.

Non so se riguarda solo me o si tratta di una domanda che si pongono in molti ma, che fine ha fatto il sapore del pomodoro? Saranno anni che non ne mangio uno veramente gustoso, ogni volta che vado al supermercato, al mercato o in qualsivoglia putìa rionale lo compro e poi è una cocente delusione. Dove sono andati a finire quei bei pomodori Cuore di Bue così carnosi e gustosi che li tagliavi in un’ insalata e ti arricriavi tutto? e il San Marzano con quella sua nota acida, piena di insidie e di mistero? Per non parlare della scomparsa della dolcezza del datterino: quello che ho comprato ieri, in un supermarket che è considerato punto di riferimento per l’ortofrutta locale, era triste e insapore come un foglio di carta da pacchi. E che e che dire del Pomodorino Pachino, l’oro del sud est, il fiore all’occhiello della nostra produzione, marchio Igp, esportato in tutto il mondo, protagonista di piatti stellati ma eccezionale anche con un filo d’olio e un pizzico di sale? Non sarà che quello buono lo esportano e a noi rimane quello cartonato? Non lo so, questi dubbi mi dilaniano e cresce dentro di me il desiderio di un’insalata di pomodoro saporito come quello speciale che vendevano i “vicchiareddi”.

Forse è una questione di posti, forse dovrei trovarmi i miei “vicchiareddi”, conquistare lavoro fiducia con acquisti mirati e continuativi e ottenere in cambio i prodotti più buoni. Non saprei, davvero. In passato me ne hanno pure suggerito uno, ma c’era tutto un iter da seguire, un protocollo preciso che prevedeva una serie di step, bisognava presentarsi al viddumaro come amico del dottore Micalizzi o dell’avvocato Munafò, andare vestiti di tutto punto e parcheggiare l’auto, preferibilmente di grossa cilindrata, in seconda fila. Così un giorno ho indossato il vestito del matrimonio, mi sono fatto prestare la macchina da mio suocero e sono entrato nella putìa. Mi sono presentato, ho vantato le conoscenze con le personalità giuste e ho fatto il mio acquisto di pomodoro e di basilico, ho speso uno sproposito, ma come si dice, la qualità non ha prezzo. Prima di tornare a casa ho comprato una mozzarella di bufala di Aversa da un supermarket gioielleria lungo la strada, ho chiamato Donatella e mi sono assicurato che pranzasse a casa, volevo che anche lei gustasse finalmente il sapore del pomodoro della mia infanzia. Ho lavato il pomodoro, affettato con cura, l’ho emulsionato con olio e sale, profumato col basilico e ho adagiato di sopra parte della mozzarella, stappato una bottiglia di Chardonnay trentino e gustato il primo boccone e niente… è stato come mangiare sapone.

 

Eureka!

Dopo le due Norwegian Cruise arrivano in porto la Costa Cafona e Costa Pacchiana! Il Comune prende la palla al balzo e promuove una joint venture con il colosso dei mari, per il varo della Costa Gigia, la prima nave da crociera che fungerà anche da discarica, risolvendo parzialmente l’annoso problema dei rifiuti in città.

Esausto

Il progetto Urban Waste sulla corretta gestione dell’olio esausto trova una importante sponda istituzionale nel Consorzio Pescatori di frodo Piazza delle Poste che si farà carico del corretto smaltimento degli olii e offrirà a tutti i cittadini che smaltiranno in maniera corretta una fritturina di paranza e la t-shirt con il claim “Waste oil & Masculino”.

La Scelta

– Scusi, è solo questa la pizza o sta uscendo altro?
– Ora nesci na tegghia i Maggarita e a Spoglia prosciutto e fommaggio.
– Allora aspetto la margherita…
– Maggarita è tutta prenotata, anche la Spoglia. Si puó prentere quello che è rimasto…
– Non c’è molto… queste chiuse come sono?
– Una ca spinacia, l’attra è prenotata…

Pitarri

Erano almeno dieci anni che non si vedevano in giro per Ortigia orde di turisti così pitarri! Sono una moltitudine, mangiano panini che imbottiscono per strada con i salumi del discount, bevono birra Messina cristalli di sale o Finkbräu, lavano mutande e magliette a Calarossa e buttano enormi sacchi di spazzatura nei pochi cestini solitari. Ma quale crisi del turismo, semmai la crisi è degli alberghi a 4 e 5 stelle, questi sono azziccati nelle peggio case vacanze, nei bassi e nei tuguri, usano contanti, prediligono il nero, prenotano per due e poi si infilano in casa in cinque. Molti scappano la sera prima, per non pagare l’alloggio.

Cocchitel Bar

– Ciao, siamo in tre, possiamo accomodarci per un drink veloce?

– Siete quelli de cinema?

– Sì, del Festival…

– Preco arriviamo subito per la comanta.

– Grazie mille.

– Allora… Benvenuti da XXX laungi e cocchitel bar. Vi lascio i menu dei drinchi

– Guarda io ho le idee chiare, prenderei un gin tonic… che gin mi proponi

– … 

– Dico, che gin hai?

– Gin?

– Sì, Bombay, Tanqueray, Hendrick’s?

– Ora controllo… Intanto per voi?

– Per me un Manatthan

– … è finito

– Come finito!

– Non ce l’hanno pottato…

– Allora un Long island?

– Ci posso consigliare un Spritz?

– Lascia stare, prendo una vodka lemon, si puó avere?

– Cetto! Ci vuoi macare a Redbull?

– No, no per carità.

– E lei?

– (Con accento straniero) Screwdriver per favori.

– … patatine?

– No, vuole uno Screwdriver… praticamente vodka e…

– No, un attimo racazzi, ca semu laungi e cocchitel bar, facemu i cocchitel va… i cocchitel normali, semi specializzati… ma sti cosi non li facciamo pecchè i nostri clienti bevono attro.

Papà

– Oh, finalmente il papà di Bruna, piacere di conoscerti!

– Buongiorno a tutti, molto piacere…

– Quanto ha adesso la bimba?

– Otto mesi e mezzo, e la tua?

– Nove mesi fatti ieri e un futuro da letterata…

– Cioè?

– È pazza di libri e libretti, ne sfoglia decine ogni giorno, una vera passione.

– Ah! Ma dici quelli di stoffa colorati e rumorosi… anche Bru…

– No no, le piacciano proprio i libri e la letteratura, non può farne a meno e da grande farà la scrittrice famosa o la professoressa universitaria.

– Scusate se mi intrometto, anche Marcolino mio è così… il pupetto ha una passione per gli aerei e appena ne vede uno impazzisce di gioia. Figuratevi che a casa gioca solo con i modellini che gli abbiamo regalato. Già me lo immagino in divisa da aviatore.

– A Bruna invece piace il rumore che fanno le chiavi  e la sua frutta di stoffa… per cui io sto cominciando a dare un’occhiata in giro per acquistare un basso, magari alla Borgata, poi con mia moglie decideremo se conviene aprirle un ferramenta o una putìa di Frutta e Verdura.

La seconta ontata

– Buongionno… preco…

– Buongiorno, vorrei due calamari… belli freschi però… questi sono pescati all’amo?

– Ha visto che sta tonnnanto in tutto il monto la seconta ontata? Lei non si scanta di stu Coronavirus?

– Certo! però… perché, è nei calamari?

– No, però se non si vole fare veniri nenti, si deve manciare ippesce azzurro.

– …

– Col pesce azzurro u Coronavirus si po ghiri a’mucciari picchì l’organismo è tutto fottificato.

– E quindi che mi consiglia?

– Ca scompro o masculino… co limuni i supra però!

– Va bene, mi dia mezzo chilo di masculino…

– Bravo! Se lo fa a cotoletta.

– Grazie.

 

Turismo Forzato

– Sì pronto, buongionno era pe dalle la confemma pella stanza bed e brecchiifast lito ti Noto… Confemma?

– No, guardi, deve aver sbagliato numero.

– Non è il 339…

– No.

– Ma lei è la signora Rinaddi?

– Evidentemente no…

– Me la può passare un minutino?

– No aspetti, forse non  ha capito: ha sbagliato numero! 

– E ora io comu fazzu per il bed e brecchiifast?

– Non so come aiutarla, non ha una e-mail, un altro contatto?

– Me figghia si scuddò tutti cosi.

– MI dispiace, vedrà che sicuramente si farà viva la signora Rinaldi…

– Se… ma a lei non ci interesserebbe per il weekent di ferracosto una stanza bed e brecchiifast lito ti Noto?

– Guardi sono onorato ma no, non mi interessa.

– Si fa u bellu bagnu…

– Davvero, no.

– Ammira le bellezze del parocco!

– Grazie, ma no.

– Si mancia la granita di mantola!

– La prego, basta, ho detto no.

– Va be’, ma se conosce qualcuno che ci interessa mi fa chiamare?

– Senz’altro, arrivederci.

– Aspittassi, allora mi rassi u nome, così intanto ci prenoto la stanza.

– Ma a chi?

– Ai suoi amici.

– …

– Pronto?

– Si scusi, eccomi, metta Rinaddi, due adulti e un bambino. Il numero è 349…

– Peffetto allora li chiamo pe confemma, grazie.

– A lei.