Dilemmi

Se una fake news viene smentita da una news ufficiale e poi si scopre che la news ufficiale era in realtà una fake news e la fake news era invece una notizia vera, si crea un cortocircuito percettivo di elevata complessità. Sembra proprio quello che è successo a Siracusa dove, alla fine, è stato accertato che il finto infermiere del video denuncia era in realtà un vero infermiere e che quindi, il comunicato ufficiale dell’Asp nel quale si sosteneva che il vero infermiere fosse un finto infermiere e che la vera video denuncia fosse una finta video denuncia, non era vero. Dato che il vero comunicato ufficiale dell’Asp risultato poi falso non è stato mai smentito dai vertici dell’Asp, non è che a questo punto – è il sospetto è legittimo – ad essere finti sono i vertici dell’Asp?

Techaué

– Buonasera, fate consegne a domicilio?

– Techauè!

– Non ho capito…

– Techauè! Techauè, cetto che la facciamo, che desitera?

– Volevo ordinare 2 pizze… una margherita e una parmigiana.

– E poi?

– E basta.

– No! per techauè almeno 20 euro.

– Ah, ma da quando?

– Da Coronavirus.

– E al momento, con due pizze quanto spenderei?

– Untici.

– Quindi mancano 9 euro…

– Ci può aggiungere altre due pizze…

– Beh, quattro pizze, mi sembra esagerato.

– Si prenta la bira o na Coca, c’è la Fanta, le patatine, olive asgolane o l’antipasto misto che è patatine, olive asgolane e panelle. 

– Allora… senta, aggiunga due birre da 66 e una porzione di patatine. che birre ha?

– Drecker, Becker, Pisner…

– Ha Moretti?

– Sì.

– Allora due Moretti.

– Oook, venti euro tonte tonte…

– Senta, si può avere del ketchup e della maionese per le patatine?

– Sono un euro l’uno e poi ci sono due euro e cinquanta per il racazzo del Techauè.

– Guardi, sta diventando una spesa molto impegnativa, ne parlo con miamoglie e nel caso la richiamo.

Tanto qui distruggono tutto

Avrei voluto scrivere un pezzo carico d’indignazione sull’ospedale e sull’emergenza Coronavirus, sul video dell’infermiere, sulla risposta dell’Asp e sull’arrivo dei medici da Palermo che di fatto, commissariano la sanità siracusana e ne sanciscono il fallimento. In queste ore però ne sono stati scritti tanti, condivisibili e molto dettagliati, per cui sarei stato ridondante. 

C’è un aspetto però che mi lascia interdetto ed è lo sgomento di una parte della popolazione. Ma veramente volete farmi credere che non vi eravate accorti di quanto fosse basso il livello sanitario e organizzativo dell’Ospedale di Siracusa? Ma nessuno di voi è mai stato al Pronto Soccorso o a trovare qualcuno ricoverato? Sparare a zero in maniera indiscriminata e fare generalizzazioni, non serve a niente e del resto, è evidente come anche Siracusa ci siano medici coscienziosi, primari preparati, infermieri scrupolosi e reparti che funzionano dignitosamente, prendendosi cura dei pazienti, mettendo toppe ai buchi del sistema, facendo i conti con la carenza di budget e le ruberie perpetrate negli anni dalla politica, dal suo sottobosco e dai baronati. 

Al di là della veridicità del video virale dell’infermiere o presunto tale, al di là della risposta ufficiale dell’Asp, i problemi dell’ospedale di Siracusa sono lì da tempo, da anni, da sempre e l’emergenza Coronavirus li ha solo portati in superficie. C’è anche una nostra responsabilità in tutto questo? Secondo me sì! Evidente. Per troppo tempo abbiamo fatto finta di niente, abbiamo nicchiato, alzato le spalle e detto: “che schifo! Però, va bè… che ci possiamo fare noi?”. Per anni abbiamo continuato a scegliere quelli che hanno contribuito a ridurlo così, alimentando clientele e bloccando i concorsi, per anni abbiamo osannato manager inefficienti e senza competenze. Ma veramente adesso ci stupiamo?

Quando qualche anno fa, in primavera, ricoverarono mia nonna a Siracusa, la portarono in un reparto fatiscente: i bagni erano luridi, non c’era carta igienica, non c’erano fazzoletti di carta per asciugarsi le mani, non c’era nemmeno il sapone e il personale paramedico era sottodimensionato. Le quattro degenti della stanza, erano completamente abbandonate a loro stesse, tutto gravava sulle spalle delle famiglie, che dovevano fare i turni,  accudirle, imboccarle, accompagnarle in bagno. Ma la famiglia può sopperire a tutte le mancanze di un sistema marcio? Cosa deve fare chi è solo? Chi non ha qualcuno pronta a lasciare tutto per correre in suo soccorso? Come deve fare chi lavora e non può prendersi cura di una persona cara? Ma che società è mai questa? Provate a mettere piede nella sala d’aspetto di un pronto soccorso a Berlino, tra tossici e ubriachi e restare inebriati dal profumo di pulito e dalla gentilezza del personale che non parla nemmeno la tua lingua. Minchia, a Monza, dopo un’intervento, l’infermiera spazzolava i capelli di mia mamma, un gesto che quando ci ripenso, mi commuove ancora.

In quel reparto, quella primavera, a Siracusa, l’unico conforto per mia nonna e per gli altri pazienti, era dato da una donna rumena, che a pagamento – e non tutti potevano permettersela – accudiva i pazienti con grande umanità e professionalità. Lavava, spugnava, faceva addirittura iniezioni e medicazioni. Era una di fuori, questa sì non aveva nessun rapporto con l’Asp eppure stava lì, a fare il lavoro che avrebbe dovuto fare qualcun altro. Non lo faceva di nascosto, estorcendo denaro e minacciando, no, lo faceva alla luce del sole, con il il beneplacito della caposala e del primario. Già, il primario. All’inizio del reparto c’era la sua stanza, sopra la porta, una luce rossa sempre accesa lasciava credere che fosse impegnato a visitare qualcuno o impegnato in una riunione. Non l’abbiamo mai visto. Mia nonna è morta nel letto di casa sua e dopo tante sofferenze, aveva finalmente un’espressione serena. La donna rumena invece, qualche tempo dopo, è stata brutalmente assassinata dal suo ex compagno che pretendeva il denaro che lei guadagnava accudendo clandestinamente i pazienti di un reparto dell’ospedale di Siracusa.

La verità è che ci siamo assuefatti al degrado, l’abbiamo normalizzato. Ci hanno fatto credere che quello era il massimo che potessero offrirci e che dovevamo accontentarci e ringraziare, perchè alla fine, dopo tutto, eravamo ancora vivi. Invece avremmo dovuto gridare, denunciare, pretendere, reclamare i diritti, la dignità, le competenze. Come in un circolo vizioso, ci abbiamo messo anche del nostro, perchè il degrado chiama degrado e allora abbiamo iniziato a parcheggiare dentro, a fumare sulle scale, ad usare gli ascensori delle barelle, a sabotare porte allarmate, a entrare in dodici prima degli orari di visita, ad uscire tardi, a scrivere sui muri e distruggere le sedie. Con questi comportamenti abbiamo fornito l’alibi e per loro è stato facile dire: “non possiamo fare niente perché tanto qui, distruggono tutto”.

Chi fazzu, lassu?

– Buongiorno chiamavo per una consegna a domicilio…

– Tove?

– Ortigia.

– Ottiggia si può fare, mi tica.

– Allora: 2 chili di arance tarocco.

– Sono du chili e mezzo, chi fazzu, lassu?

– Sì, va bene lasci…. ma, fa tutto in diretta?

– Cetto, senò mu scoddu.

– Ma non sarebbe meglio annotare l’ordine e poi lavorarlo successivamente?

– Mi deve insegnare come devo travagghiare?

– No, no, assolutamente! Mi scusi… allora precediamo…

– Preco.

– Due chili di mele fuji…

– Fusci fineru. Ci posso dare Golten, Pinchiroial, Telizia…

– Va bene, faccia un chilo di Golden e uno di Delizia.

– Sono un chilo e tre l’uno, lassu?

– …. Lassassi… Poi volevo: due chili di patate.

– Ci rugno chidda novella… ma u sacco è tri chila…

– Va bene… poi, delle carote.

– Carote.

– Sedano.

– Qua c’è il setano.

– Aglio.

– Quattro teste?

– Va bene. Ha cicoria?

– Bella amara e citringna…

– Me ne dia due mazzi e poi anche due mazzi di spinaci, per favore.

– Virissi ca i mazzi su nichi…

– Faccia tre.

– Fazzu tri e tri allora…

– Un chilo di pomodoro.

– Chi pomitoro vuole?

– Da insalata.

– Sono un chilo due e ottanta, lassu?

– Lasci… Ah! due chili di pere abate.

– Sono due chili e otto, lascio?

– No, scusi. duecento grammi in più va bene, ma mi ha cafuddato un altro chilo di pere…

– Non s’arraggiassi, ci stai luvannu…

– Altro?

– No, basta così. quanto le devo?

– Allora: tri e sessanta x 4, du chila, tre mazzi i ciroria… sono trentasette, facemu trentacincu…

– Bello caro!

– Traspotto compreso… e ci riualu u prezzemolo.

– Pagamento?

– Soddi contanti… Megghiu cuntati ca u caruso ca mannu, si confonte co resto.

Come affogare

Tuffarsi nei commenti alla diretta social del Sindaco e rischiare di annegarci dentro, è stato come naufragare in un mare in tempesta, puoi solo cercare di restare a galla e sopravvivere.

Ci sono migliaia di famiglie senza reddito e migliaia letteralmente senza un euro. C’è paura, preoccupazione, fame e miseria. Le situazioni più drammatiche hanno a che fare con chi lavorava in nero, saltuariamente, e adesso è alla canna del gas e teme per la propria famiglia. C’è anche tantissima ignoranza, spocchia, pressappochismo e violenza. C’è omofobia, razzismo verso gli extracomunitari, ma anche nei confronti di chi è andato a cercare fortune al Nord: “Se lasci la Sicilia per lavorare – scrive Domenico – diventi uno straniero e poi calci nel culo peggio per te”. Le città del Sud sono delle polveriere pronte a esplodere e ho paura che a nulla serviranno le misure economiche messe in campo dal Governo, dato che molte di queste persone nemmeno le riceveranno, perché vivono ai confini della realtà e perché nessuno li aiuterà e li metterà nelle condizioni di sapere, e di pretendere qualcosa di cui hanno diritto.

C’è un cortocircuito in atto, ci sono un Sindaco e una amministrazione che fanno quello che possono, forse di più e lo fanno con grande spirito di sacrificio, c’è una fascia di popolazione che può permettersi di restare in casa senza grossi problemi, ci sono gli ultimi che si sentono abbandonati a loro stessi e poi ci sono i peggiori,  i provocatori, quelli che speculano sulle disgrazie.

Occorrerebbe precisare che Il Comune di Siracusa non ha nessuna voce in capitolo sulla gestione della sanità e dell’ospedale, né può emanare decreti o legiferare per annullare le bollette di luce e gas. Quello che può fare e che ha fatto è attivare e firmare protocolli per fornire servizi utili ai cittadini e alle persone più a rischio, posticipare la scadenza delle imposte locali, sanificare le strade, potenziare i servizi sociali e organizzare i volontari della Protezione civile sul campo. Ma di fronte alla paura, di fronte alla violenza, la solidarietà, l’accoglienza e l’altruismo sono concetti vuoti, privi di senso e soppiantati dall’egoismo. La disperazione però non può giustificare i toni esasperati e il disprezzo indiscriminato verso coloro i quali: volontari, Banco Alimentare, Caritas, forze dell’ordine, medici, infermieri e personale sanitario, stanno facendo di tutto, ognuno con i propri mezzi, per scongiurare la catastrofe.

Mi sono chiesto quante persone non capissero realmente di cosa si stesse parlando, quanti fossero distratti da altro, quanti erano lì, collegati a vedere quel video, solo per sfogare rabbia e frustrazione. Così, in maniera velleitaria, ho cominciato a cliccare sui profili delle persone per tentare di capire, per provare ad immaginare cosa potesse esserci alle spalle. Il primo che mi ha incuriosito era di una donna, aveva l’immagine di un fucile a pompa. Dalle sue foto si evince che presta servizio nelle forze dell’ordine, il suo commento trasuda violenza, della più becera. Per lei, i siciliani bloccati a Villa San Giovanni sono tutti infetti e quindi devono essere sterminati. Scrive proprio così: sterminati. Non le interessa conoscerne le motivazioni, non le importa nemmeno sapere che la legge consente a queste persone di raggiungere il loro domicilio, lei vuole solo vedere scorrere del sangue. Ho segnalato il commento a Facebook ma quello che avrei dovuto fare sarebbe stato scrivere al Ministro dell’Interno, cercare qualche deputato inesistente e chiedere che agenti del genere vengano immediatamente radiati dalle forze dell’ordine, perchè i cittadini hanno bisogno di servitori dello Stato equilibrati e con la testa sulle spalle e non certo di gentaglia esaltata e violenta.

C’è una che continua a chiedere insistentemente di avere “moduli della Partita Iva”, la sua è una richiesta compulsiva, si ripresenta ogni cinque o sei commenti, e va avanti per un’ora intera di diretta. A nulla valgono le risposte di qualche cittadino mosso a compassione che le suggerisce che i moduli che sta cercando sono scaricabili sul sito dell’Inps. A lei non frega un cazzo. Li vuole ora e subito. Dice che sul sito dell’Inps non ci sa andare e che questo Sindaco è una vergogna per il mondo intero.

C’è una costante nell’escalation di porcherie e turpiloquio, più gli utenti espongono madonne, picciriddi, croci, rosari e immaginate sacre, più sono violenti e assetati di sangue. Anche i profili di coppia non le mandano a dire, sono quegli account coi nomi lunghissimi tipo “Savvuccio Infantino Rosinella Carrubba amore per sempre”. Mi sono sempre chiesto come si gestisca un profilo del genere: scrive uno e l’altro e d’accordo o fanno un post ciascuno? In questo caso, chi sarà stato a commentare “bastaddo leggi pure i commenti di chi ti dice merda”. Savvuccio o Rosinella?

Molte domande concernono l’emergenza sanitaria. Alla luce dei due ultimi decessi, la fiducia nelle gestione della crisi da parte dell’Ospedale è ai minimi termini. Chiedono che il sindaco relazioni sulla situazione dei reparti ospedalieri e sul numero degli infetti, in tanti chiedono di sapere con che fine abbiano fatto i tamponi di fatti in una data precisa. Anita, ad esempio, ha le idee chiare: “Sindaco devi fare come De Luca e farli ricoverare prima che il virus si attacca ai polmoni!”.  L’argomento De Luca è gettonatissimo, una vera e propria ossessione. Al sindaco di Messina viene attribuito tutto: dallo stop ai traghetti, all’apertura delle acque dello stretto. Cateno avrebbe poteri taumaturgici, misurerebbe ad uno ad uno le temperature di tutti i clienti dei supermarket di Messina, porterebbe personalmente assegni di migliaia di euro e spese abbondanti (no come qua tre pacchi di pasta e due buatte di sassa e il grana patano), avrebbe stretto accordi sanitari e commerciali con la Russia e perfino con “l’Arzerbangiam” come sostiene Giancarlo. In questo immaginario collettivo, De Luca è sempre in strada a risolvere problemi, mentre Italia è seduto sulla sua bella poltrona con il culo comodo a rubare i soldi dei siracusani. C’è chi fa notare che anche De Luca fa le dirette seduto dietro la scrivania, ma viene accusato di comunismo, di fascismo e di essere addirittura ONG. 

C’è un nutrito gruppo di utenti che sostiene di essersi collegato per vedere fatti e non per sentire parole, chi vuole aprire i “negozianti” e chi chiede se la pista ciclabile l’hanno aggiustata e riaperta. Orazio, è uno dei tanti omofobi: “non ai capito una minchia spunnata – dice fiero – sei puppo di merda e non sei cosa di fare il sindaco”. Dal suo profilo si evince che ha studiato presso Juventus Football Club e che svolga due lavori: uno presso “se stesso” e l’altro presso “cazzi miei”.  Deborah non ha dubbi, ma ha un conflitto di interessi grande quanto una casa: “devi andare a zappare sei bestia”, commenta acclarata, ma è la proprietaria di una azienda agricola. Giovanna è la peggiore di tutte, insulta a raffica, lo fa di continuo, ogni quaranta secondi, non le interessa cosa si dica, non ascolta nemmeno, è un fiume in piena. Non c’è un filo conduttore nei suoi commenti, è come un profondo e lancinante Stream of Consciousness. La sua galleria fotografica è una lunga carrellata di selfie con espressioni che nemmeno Antony Perkins nei provini per interpretare Norman Bates. I suoi commenti: “parole parole”, “buffone”, “testa di minchia”, “i fatti dove sono” “scendi in strada a proteggere i siracusani come deluca” sono decine, forse centinaia. Carmelo, avrà sicuramente esperienza nella gestione complessa delle crisi e non lo manda a dire: “i numeri di telefono celi giochiamo all’otto devi gerenalizzare i compiti da controllare babbo”.  Marcello invece è deluso, sta perdendo solo del tempo, vorrebbe maggiore concretezza, un livello della discussione più alto, non ne può più e lo grida ai quattro venti: “Sei più ignorate di queli che ti anno votato”.

Il Sindaco continua ad aggiornare sulla situazione, parla di banco alimentare, di reddito di cittadinanza, dello spostamento dei tributi locali e incassa gragnole di insulti, come un pugile sul ring, schiva offese gratuite, colpisce con qualche jab per tenere le distanze e ogni tanto va in clinch e prende fiato.

Angela ha studiato, ci tiene a sottolinearlo, nell’immagine di copertina ha una pergamena di laurea in economia e da sfoggio della sua preparazione: “Ma stai parlando da mezz’ora di banco alimentare! sei un fallito devi pensare alle persone che non hanno soldi e che non possono mangiare, come le aiuti?”.

C’è quella che pretende che il Comune, intervenga su un problema condominiale e c’è Marilena, che dopo 20 giorni di lockdown non ha ancora capito il perché non si possa uscire con la macchina per andare a trovare le altre mamme con i bimbi, è esausta perchè non riceve risposta ed a un certo punto sbotta: “Questo si sente alto e locato mentre alti sindaco ci mettono le faccia”. C’è chi chiede perché la posta di Belvedere è chiusa e chi vuole sapere perché alla filiale del Monte dei Paschi di Siena si deve prendere l’appuntamento, c’è chi pretende pene esemplari per quelli del Decò che non stanno rispondendo al telefono e chi vuole sapere se deve fare la revisione alla macchina.

Le domande più numerose sono di natura economica: mutui, bollette, tasse, iva, imposte locali. Ci sono quelli che vogliono denaro, ora e subito, quelli che pretendono di non pagare, alcuni piangono miseria e sfoggiano fotografie a bordo di bolidi da sessantamila euro. Alcuni sono molto precisi e chiedono: “Buongiorno Sindaco, ci sono novità sulla prima rata della Tari? Il pagamento resta fissato per il 31 marzo o è prevista una proroga? Grazie.”. Ma la gentilezza, la normalità è vista molto male e uno scalmanato risponde serafico: “ma che cazzo centra la tari ora ci devono dare i soldi che si fottono”. Lucia è indignata: “Di bollette nonne parli bastardo!”. Alessandro tenta di mediare: “Non chiedete tutto al Sindaco, chiamate i vostri gestori, informatevi”, ma Lucia non ci sta: “Sono tasse e colpa sua del sindaco”. Il branco ha deciso, il Sindaco è il capro espiatorio, il responsabile di tutti i problemi, le storture, i fallimenti, i lavori sotto pagati, le delusioni e gli errori fatti nel corso di una vita.

Ogni tanto ci si imbatte in un commento salvifico, come un raggio di sole dopo la tempesta, come  un salvagente lanciato in mare un attimo prima di affogare. La signora Giuseppina è una minoranza silenziosa che riempie il cuore di speranza. “Noi viviamo di pensione che sarà regolarmente accreditata – scrive con la fierezza di un Winston Churchill – quindi la TARI la pagherò regolarmente, credo che il Comune ne avrà ancora più bisogno in questo periodo!”. Non l’avesse mai scritto, la quantità di insulti che riceve è spropositata, disarmante, feroce.

Alla fine della diretta sono svuotato, sbigottito. Prendo aria. Ci vuole un grande senso di responsabilità da parte di tutti affinché la situazione non degeneri. Cosa potrebbe succedere se anche solo una minima parte di questa violenza si riversasse fuori dai social? C’è sempre una strategia nell’aizzare le persone le une contro le altre, nel fomentare il caos, nell’alzare i muri ed esasperare gli animi. I tempi sono duri e se ne uscirà solamente restando uniti, aiutando i più deboli e facendo comunità. Il resto, gli show, le dichiarazioni al vetriolo, le facili verità che alcuni personaggi stanno propinando, sono solo fuffa, pericolosissima fuffa.

  

In Fila

– Buongiorno… ci sono i numeretti?

– Comu?

– Scusi, è la mascherina… ci sono i numeretti?

– No, deve chietere chi è l’uttimo…

– Ok, scusate… chi è l’ultimo?

– Io.

– Ah,sempre lei… Grazie.

– Ma fosse me ne vado…

– …

– Questo è il tezzo supemmeccato oggi, cinni fussi unu ca vinni i ciciri e a simenza.

– MI pare che qui ci siano… almeno, ho questo vago ricordo. Sicuramente simenza e hanno anche i pistacchi, sono stato più volte tentato di comprarli… i ciciri non lo so.

– No depriàn c’eruno, ma a st’ura a gente si puttò tutti cosi.

– E che vuole… la psicosi, si rende conto anche lei, la frenesia di accaparrarsi generi di prima necessità…

– Sabbaggi! Sulu a nucidda americana lassunu… e chissemu scimmie? Oranchi tanchi?

Quale futuro?

Fino a quando si tratta di dati su un bollettino, numeri su una cartina geografica o curve di un grafico da dover decifrare, tutti quei morti hanno una valenza diversa, ma quando invece muore una persona che conosci, è tutta un’altra storia. Calogero Rizzuto non era un mio amico, l’ho incrociato in un paio di occasioni, diversi anni fa, abbiamo scambiato qualche parola formale e quando ci siamo rivisti, tempo dopo, non ci siamo nemmeno salutati. Eppure la sua scomparsa mi ha profondamente colpito. Leggere i pensieri di chi con lui ha lavorato, vedere quelle foto private, che lo ritraggono in contesti diversi da quello formale, mi ha lasciato un senso di sconforto opprimente che si è affievolito solo in serata.

Apprendere che ci sarebbero stati dei ritardi nei risultati del tampone, degli errori grossolani, delle mancanze e che la sanità siciliana, ancora una volta, si sarebbe dimostrata inaffidabile è, nella situazione terribile che stiamo vivendo, un pugno nello stomaco. Il pensiero che Calogero Rizzuto, che era un dirigente regionale, il presidente del parco archeologico di Siracusa, sia stato vittima di malasanità nonostante le attenzioni di un deputato regionale e poi perfino dell’assessore competente, lasciano completamente di stucco e portano inevitabilmente a farsi una domanda: ma cosa potrebbe succedere a un disgraziato qualsiasi?

Questo però non è il momento della polemica, non serve a niente fomentare odio, aizzare gli animi e innescare paure. La Procura della Repubblica di Siracusa ha aperto un fascicolo e farà le sue indagini, a noi, non resta che mantenere alta l’attenzione e restare in casa il più possibile. Stiamo vivendo un’emergenza che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare, non è una guerra, è vero, non ci sono bombardamenti, esecuzioni sommarie e il cibo e i medicinali non scarseggiano, c’è un fronte però, una prima linea fatta di medici, infermieri  e personale sanitario allo stremo che è l’unico baluardo a difesa del nostro mondo e c’è una fascia di popolazione molto povera che si trova in enorme difficoltà.

Il trend dei contagi degli ultimi giorni lascerebbe spazio a un leggerissimo ottimismo, i numeri di oggi sono il risultato di quello che è accaduto dieci giorni fa, segno che il lockdown, qualche risultato lo starebbe portando. Il virus passerà e avremo un vaccino e dei farmaci brevettati affinché tutto questo non si ripeta un’altra volta. Passerà e potremmo tornare ad abbracciarci e baciarci, a prendere il caffè al bar, a trovare i nonni, passeggiare, andare in ufficio, viaggiare e scoprire il mondo.

Si faranno delle analisi e verranno attribuite delle responsabilità su tutto ciò che inevitabilmente non è andato come doveva, per fatalità, errori, leggerezze e sottovalutazioni. C’è un problema sistemico in questo Paese ed è la gestione della cosa pubblica: istruzione, giustizia e sanità, più di tutte, sono state umiliate e depredate in favore d’interessi particolari ed a discapito di quelli generali. L’aspetto più importante sarà comprendere che basi getteremo per costruire il futuro. Questa pandemia non è solamente un’emergenza sanitaria ma anche sociale e ci ha spiattellato in faccia e ha reso evidenti a tutti, i terribili limiti e le storture delle nostre società: povertà ingiustificata, cittadini senza tutele, stipendi da fame, lavoro nero e bassa scolarizzazione. Raccogliere i cocci non obbliga a sistemare tutto come era prima ma anzi, permette di progettare dei cambiamenti, di ripensare, riformare e di ridisegnare le prospettive. Questa è la sfida del futuro, sapremo affrontarla senza affidarci a marpioni, arruffapopoli e squallidi arrivisti?

Liu Xiaodong, Things aren’t as bad as they could be (2017; olio su tela, 250 x 465 cm; Courtesy Liu Xiaodong e Massimo De Carlo)