Nuovo Ospedale: stallo nelle trattative

Nuovo Ospedale di Siracusa, spunta l’ipotesi Himalaya ma è subito stallo. L’incontro ufficiale tra il Sindaco Italia e il magnate Swami Ananda Saraswati, farebbe trasparire la volontà dell’amministrazione di trovare una soluzione extra territoriale a costo zero e far sorgere il nuovo nosocomio su un terreno senza vincoli alla periferia est di Katmandu. Trovato l’accordo di massima, resta il nodo Pyter che rischia di fare saltare tutto. L’amministrazione non vorrebbe privare la città di un servizio primario come quello svolto da Pyter; il Maestro Saraswati invece – ghiotto si carne di cavallo, sbizzero e sassaemayoness – pretenderebbe la rimodulazione del progetto esecutivo con l’eliminazione del reparto geriatria e l’inserimento, intra moenia, della storica paninoteca.

L’eterno ritorno

Non si dispiaccia lo Zuccherino di Paceco,

non si strugga l’Avocato locale,

non si disperi l’Albicocca di Scillato o la Giallona dell’Etna.

Il momento tanto agognato è finalmente arrivato.

Che indietreggino i dehors,

che si voltino, sguardo a terra, gli altri ambulanti,

lasciatela passare con tutta la sua grazia.

Si allerti il Sindaco,

si agghindi la Carrozza del Senato,

sfilino in parata i Vigili Urbani,

suonino a festa le campane.

Oggi celebriamo l’ innocenza,

quelle forme seducenti, il dorato della pelle

la dolcezza della sua essenza.

Bentornata Cipudda di Giarratana.

Muta mi sto – Dialoghi OFF11 day 1

Ore 18:45

– Mi Scusi, chi fa ni potta 2 cafè?

– Guardi che non è un bar, non potete stare qui, è un’area riservata agli ospiti del festival.

– Biii, non avevamo capito… allora appena ni potta i cafè, ni vivemu e ce ne antiamo subito.

 

Ore 20:08

– Scusi è dell’organizzazione?

– Mi dica signora.

– Ma chi lo vince u festival st’anno?

– E non lo so.

– Avanti…

– Glielo giuro.

– Avanti…

–  Signora! Davvero, ancora non si sa.

– Se me lo dice… Muta mi sto.

 

Ore 22:27

– Che fimm state fanto?

– Ora inizia “L’uomo che comprò la luna”.

– Americano?

– No, è una produzione italiana.

– Ci sono antati gli americani sulla luna no gli italiani e manco i russi.

– Naturalmente, ma questo è un film e…

– E che c’entra? I cosi si devono fari boni.

– Guardi, perché non si siede e se lo vede? Appena si alzano queste persone si può accomodare qui, in seconda fila.

– Non ne spento soldi.

– Guardi che è gratuito.

– Vero?

– Vero.

– Ma… tomani lo rifate?

– No, domani c’è un altro film.

– Allora non m’interessa. Buonasera.

foto di Studio 51

Cover Band

Non siete stanchi di suonare per la dodicesima volta davanti a vostro cugino la cover della Mannoia che non vi viene nemmeno così bene?

Nel tentativo di mediazione tra i diritti all’espressione artistica e alla movida e quelli alla tranquillità e al giusto riposo di chi l’indomani deve andare a lavorare, si tralascia – oltre a regolamenti e leggi (il decibel è unità di misura internazionale tranne a Siracusa) – un elemento fondamentale e per quanto estremamente soggettivo, assai dirimente: ma non è che 9 volte su 10
suonate di merda?

No, perché secondo me, in questa faccenda, l’aspetto qualitativo ha un peso gigantesco. Con tutto il rispetto per chi si guadagna il pane suonando (l’ho fatto per anni), sono convinto che propinare 2 ore di cover arrangiate in maniera discutibile, suonare con le chitarre scordate calanti, montare il piatto china e la doppia cassa per il live in pizzeria, portare avanti il dogma della tonalità originale che tante vittime ha mietuto e tante continua a mietere tra gli spettatori incolpevoli… beh, tutto questo una ripercussione devastante sull’ambiente che ci circonda effettivamente ce l’ha. Qualcuno ci ha pensato?

Cordialità