Primo Maggio

Oggi, alle 16:00, sul canale Youtube e sulla pagina Facebook di Arsonica, ci sarà la diretta del concertone del Primo Maggio. Questo è il mio video contributo. Sarà un’edizione molto particolare perché condizionata dal virus, quindi, un palco virtuale sul quale si esibiranno più di trenta artisti e poi interventi su temi come futuro, società, lavoro, diritti. È un modo strano di festeggiare il Primo Maggio, con la gente a casa, le attività chiuse e milioni di lavoratori piombati nello sconforto, ma proprio in un periodo così complicato, sarebbe il caso di tornare a parlare di lavoro come principio fondante della Repubblica, come del resto, avevano stabilito quei signori che più di settant’anni fa scrissero la nostra Costituzione. Buon Primo Maggio a tutti, vergognomi assai, ma necessito soldi droga.

Certo che un primo maggio così non me lo sarei mai immaginato, davvero. Ne ho fatti tanti, qui, e in giro per l’Italia, quando suonare era la cosa più bella della mia vita. 

Per me il primo maggio è sempre stato caldo asfissiante, sudore, pruvulazzu, soundcheck fatti male, jack rotti e batteristi, batteristi che vogliono strafare e si montano il fottutissimo piatto china. 

Il Primo maggio è quella sana e imprescindibile rivalità tra le band, la finta cortesia, quei pietosi: ah, siete in scaletta dopo di noi? Ok, non fa niente… Quando invece stiamo rodendo di rabbia per il torto subito!

Il Primo maggio sono le pizze da asporto che arrivano fredde, gli spinelli consumati nel backstage prima di salire sul palco e le lattine di birra economica con quel gusto metallico che lasciano in bocca, tu bevi un sorso e come dice Peppere, è come cacciarsi in gola un pugno di monete.

Il Primo maggio sono anche i discorsi ciclostilati dei sindacalisti sul palco, le bandiere del CHE, i banchetti di Amnesty ed Emergency, i numeri della questura e quelli degli organizzatori che vuoi o non vuoi, minchia, ma com’è che non coincidono mai? 

Il Primo maggio sono le ragazze che si tolgono la maglietta e restano in reggiseno e quelli che speravano di incontrare quella che amano e delusi se ne tornano a casa prima, da soli. Le comitive organizzate di amici e le amicizie che nascono spontanee cantando una canzone e condividendo un’emozione.

Ecco, Tutti dovrebbero avere il diritto di vivere queste esperienze, perché non c’è niente che possa rimpiazzarle. Sarà questo il futuro della musica live? Rinunciare alle valvole, agli overdrive, alle code per entrare e allo stare gomito a gomito? Opteremo per concerti in diretta streaming, ascoltati dalle casse di un PC che gira ancora con Windows 2000? 

Io spero di no. Lo spero con tutte le mie forze perché la musica live è vita che scorre e pulsa e io non vedo l’ora che le città si ripopolino di band e di concerti. Spero che questo virus sia servito a qualcosa e che riusciremo a liberarci dalle storture della società, dallo sfruttamento, dal lavoro sottopagato, dal razzismo e una volta per tutte, da quella violenza atroce che è propinare 2 ore di cover arrangiate in maniera discutibile, suonare con le chitarre scordate calanti, montare la doppia cassa per un live in pizzeria e portare avanti il dogma della tonalità originale, che tante vittime ha già mietuto tra gli spettatori incolpevoli. 

Domani avremo l’enorme responsabilità di ricostruire dalle macerie e creare un mondo migliore, più giusto. Non sarà cosa facile, ma se io posso cambiare e voi potete cambiare, minchia! Pure quelli dei piano bar e delle cover band possono cambiare… o no?

 

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