Dopo una riunione strategica alla quale hanno partecipato alcuni stakeholders della Graziella, i vertici dei RIS (Ristoratori Indecenti Siracusani), i Pescatori di frodo per le eccellenze siracusane, il consorzio parcheggiatori abusivi, le associazioni “Controsenso” dei conducenti di Api Calessino e MDP (Macchina – Dio – Patria) e per venir incontro alle istanze del tessuto produttivo locale, il Comune di Siracusa ha deciso di rilanciare per Ortigia il pratico servizio salta code. I due trabucchi saranno posizionati rispettivamente al Monumento ai caduti (zona nord) e da Zio Agatino (zona sud).
Bar Maniace, dopo la sentenza del TAR – una terribile Caporetto su tutti i fronti che ha fatto vacillare il fronte ambientalista e stizzito i rappresentanti di Ortigia Sangue Blu – Italia Nostra è già all’opera per redigere il ricorso in appello. Per non indisporre i giudici e venir meno ai doveri di chiarezza e di sinteticità, il ricorso sarà scritto sotto forma di acronimi WhatsApp ed emoticon.
Hai presente quando in Corso Umberto, quello parcheggiato in doppia fila si accappa con quello parcheggiato in terza, perchè l’auto della terza fila gli impedisce di fare un pezzo di strada in retromarcia, quel tanto che gli basta per infilarsi in una traversa laterale senza fare il giro dell’isolato e intanto, tutti gli altri automobilisti che sopraggiungono, si incolonnano in un serpentone infernale, perché la carreggiata è diventata un budello e quelli più spacchiosi passano lisci sulla preferenziale e i vigili urbani – in quattro su una pattuglia – percorrono la preferenziale che ora, per metà è occupata da sfigati incolonnati e fanno finta di niente passando oltre e tu, imprigionato in questa follia, vedi il semaforo a 50 metri diventare verde e poi rosso e poi verde e poi rosso e rimani immobile e quelli continuano ad accapparsi e tu a stare fermo e allora ti metti a suonare il clacson ma in realtà vorresti sganciare napalm e quando finalmente gli passi vicino, suonando come una furia, i due smettono di accapparsi e indicandoti, uno ti dice: “talìa ‘stu testiminchia” e l’altro, in italiano ti grida: “incivile”… No dico, hai presente?
La coppia di giovani turisti polacchi che mangiava gamberetti crudi sotto il portone di casa mia sia è risentita ed è apparsa visibilmente stupita quando gli ho chiesto di raccogliere le scorcie di crostacei e le bottiglie di Corona vuote sparpagliate per terra.
La chiusura fino a data da destinarsi del centro di raccolta comunale di Targia per non meglio specificati adeguamenti tecnici non ha trovato impreparato il Comune di Siracusa. Votata all’unanimità un’ordinanza d’emergenza che permette al Comune di requisire la villetta del sig. Spitaleri, a Tivoli e di utilizzarla per tutto il periodo necessario come Centro di raccolta provvisorio. Il sig. Spitaleri, costretto senza appello a questo enorme sacrificio civico – e al quale verrà sequestrato anche il mezzo privato, una Fiat Duna station wagon che sarà utilizzata con mansioni di CCR mobile – riceverà: una nomina a Cavaliere ausiliario di Malta, una foto con dedica del sindaco Italia mentre inaugura un parrucchiere in zona Bosco Minniti, una bici con predisposizione per pedalata assistita (modifiche a carico dello Spitaleri), una t-shirt con i loghi Capitale della Cultura e Consorzio Pescatori di frodo con il claim “waste oil, masculino e camperetti” e un corposo sconto dello 0,32% sulla parte variabile della Tari.
Largo Gilippo e piazza Euripide mi ricordano Tijuana,
serpentoni di auto procedono a passo d’uomo,
nanni alla guida di Panda e di Matiz tentano improbabili inversioni a U,
salgono sulle rotatorie, grattano le marce.
La gente urla: “Mpare la rotonta di petto ti stai prentento” oppure “la precetenza, bastaddo”.
Suv da 200mila euro guidati da malacarni tatuati superano a destra auto di vigili senza che questi battano ciglio.
Moto sfrecciano sui giganteschi marciapiedi, alcune procedono su una ruota.
Un ape calessino sfreccia a velocita folle al centro della carreggiata, rischia di travolgere una coppia che tenta di attraversare su quelle che una volta erano strisce pedonali ma adesso sono solo un lontano ricordo sbiadito dal tempo e dall’incuria.
L’ambulante è messo di sbieco, in mezzo alla strada, in un rigoglio di verdure di stagione.
Sul marciapiede non ci sono Mariachi ma è pieno di carrellati.
Procedo lentamente,
mi soffermo a guardare dentro le auto che incrocio,
gli occupanti hanno le facce tirate, le espressioni feroci,
alcuni litigano,
li vedo gridare ma non posso sentire, vedo solo le loro facce che sputano rabbia, odio.
I bambini piangono.
În radio, parte un pezzo di Sangiovanni, trattengo una bestemmia,
Da Mosca scioccante avvertimento di Putin: “Abbatteremo il parcheggio Talete.” Documenti dell’intelligence evidenziano anche Villa Reimann e Cubano Tenda come obiettivi sensibili.
Con grave ritardo, ieri sera ho visto Winter on Fire: Ukraine’s Fight for Freedom, il documentario sulla ribellione di piazza Maidan del 2014 e sono rimasto profondamente scosso.
Lo consiglio a quelli che parlano di complessità ma poi alla fine gli ucraini si devono arrendere che è meglio per tutti, quelli che i neonazisti del battaglione Azov tirano le fila di qualsiasi cosa e quelli che Zelensky è ricco e la villa a Forte dei Marmi la vorrebbero loro.
Ho pensato a quanto coraggio ci vuole, a quanta abnegazione a quanti sacrifici fanno le persone per cercare raggiungere quella libertà incondizionata che godiamo noi europei e che diamo per scontata.
C’erano le bandiere ucraine e quelle dell’unione europea che sventolavano in segno di speranza a piazza Maidan, c’erano gli studenti, gli uomini, le donne, le vecchie signore, il patriarca ortodosso, l’arcivescovo cattolico, il Muftī mussulmano, tutti insieme in quella piazza a pregare, tenersi per mano, cantare e gridare il loro no a un governo fantoccio che stracciava gli accordi di libero scambio con l’Europea per rigettarsi tra le braccia della dittatura di Putin.
Un governo che inviava le forze speciali della polizia a disperdere la folla e queste intervenivano e manganellavano tutti, uomini, donne, vecchi e bambini e sembrava finita lì, invece le persone resistevano, erano tassisti, avvocati, operai, medici, gente comune che non voleva rinunciare al proprio futuro e a quello dei loro figli.
Ho pensato che se fossi stato lì, dopo la prima terribile carica delle forze speciali, con tutte quelle teste spaccate e il sangue per le strade me ne sarei scappato terrorizzato a casa dalla mia famiglia e mi sarei chiuso dentro, ma io ragiono come un uomo occidentale che ha tutto da perdere, mentre loro no e infatti la protesta non si è fermata ed è arrivata sempre più gente dalle periferie, dalla provincia, dalle città vicine e il governo ha avuto paura e la polizia ha cominciato a sparare e uccidere i ragazzi, le donne, i manifestanti disarmati. Sui tetti sono spuntati i cecchini che giocavano al tiro al bersaglio, sparando su tutti, anche sui soccorritori, sulla Croce Rossa. Sono scene strazianti con la gente che si riparava dove poteva ma non scappava e cantava l’inno nazionale e perfino io, che gli ideali sì, ma ‘sto concetto di patria non è che mi abbia mai emozionato particolarmente, non sono riuscito a trattenere le lacrime.
La guerra in Ucraina è figlia di questa protesta di questa gente che vuole essere europea, che in quattro mesi ha fatto scappare a Mosca il presidente filorusso Janukovyč e permesso di indire nuove elezioni. Subito dopo sono arrivati gli attacchi russi in Crimea e in Donbass e oggi l’atrocità della guerra è sotto gli occhi di tutti e non ha alcuna importanza se la propaganda degli uni è peggiore della propaganda degli altri, lì la gente sta morendo perché ha deciso di vivere in un modo e in un mondo che non piace a Putin.
Qualcuno dice che l’occidente, gli Usa, l’Europa, la Nato sono responsabili di tutto questo. Probabilmente lo sono in parte, per varie ragioni e con implicazioni diverse. Altri sostengono che non si stia facendo abbastanza per la pace, perché alla fine questa guerra conviene a molti e anche in questo c’è del vero, ma da qui a giustificare con quell’odioso incipit “non sono putiniano ma…” l’aggressione militare russa e arrivare perfino a innalzare la dittatura di Putin a baluardo contro la fantomatica agenda globalista, è davvero miserabile. Vaffanculo e viva l’Europa e quello che rappresenta.
Commuove l’opinione pubblica l’attaccamento dei siracusani al ponticello ferroviario di via Agatocle, demolito per errore da un progettista megalomane nel tentativo di allargare la rotatoria di largo Gilippo, la più grande del mondo.
Lo sconcerto dei cittadini non è passato inosservato a Palazzo Vermexio che nel corso di una riunione straordinaria nel cuore della notte, ha deliberato, finanziando con fondi Pnrr, che sulle macerie del ponte venga costruito un museo con foto d’epoca e percorso olfattivo che ricordi la storia dell’infrastruttura, dalla sua nascita alla trasformazione in latrina. Il Museo sarà affiancato da un enorme chiosco bar con panineria che sorgerà sul nuovo grande marciapiede e verrà affidato ai volontari dell’associazione Tappami.