La punta dell’iceberg

Si torna a parlare prepotentemente di Pillirina ma ciò che potrebbe accadere a Punta Mola è solo la punta dell’Iceberg. Sono tanti i nobili, gli imprenditori e i sautafossi che hanno mire sul nostro territorio ma per fortuna sempre più cittadini si riscoprono ambientalisti e si organizzano in gruppi e fazioni per contrastarli. Scopri tutto quello che non ci dicono:

Conte Bollinger. Ha acquisito per usucapione l’intero club “a Fanusa” che ha intenzione di demolire e ricostruire decuplicando la cubatura ma con materiali più scadenti, massiccio utilizzo di cemento depotenziato e senza fognature allacciate alla rete. Il Nobile francese vuole internazionalizzare il contesto modificando il nome in “Le Club a Fanusà” e fare della nuova struttura, il faro per il turismo gay della provincia. Secca la presa di posizione della frangia di ambientalisti di estrema destra “Fanusa Pound” che oltre a puntare il dito contro lo scempio paesaggistico, attraverso il suo portavoce ha dichiarato un perentorio: “le famiglie alla Fanusa, i froci a Noto”. “Fanusa Pound” non crede nella giustizia amministrativa e vuole risolvere la faccenda alla vecchia maniera.

Barone Louis Roderer. L’imprenditore sbizzero ha messo gli occhi su un terreno fangoso sulla costa di Targia. L’appezzamento, che il piano regolatore destina a discarica sostanze stupefacenti, ha un minuscolo sbocco sul mare che inficia su una spiaggetta di 106 cm quadrati, dove è possibile stendere solo un telo per volta. Roderer ha intenzione di costruire un Hotel 7 stelle lusso. Scavate le fondamenta, settecentottantamilioni di metri cubi di calcestruzzo daranno corpo al sogno del Barone: un super hotel post industriale che darà lavoro a 300mila siracusani e 169mila bagnini. Il gruppo ambientalista “Drogati di ambiente” oltre a puntare il dito contro lo scempio paesaggistico, chiede a gran voce l’intervento di Comune e Regione per non perdere una delle ultime calette dove drogarsi in pace. Il Tar ha già espresso un parere positivo per poi ritrattare.

Arciduca Billecart-Salmon. Come recita il nome, è un grande appassionato di pesca sportiva al salmone che pratica con il tradizionale bastone in un bacino artificiale che si è fatto costruire a Wiltz, in Lussemburgo, estirpando una foresta secolare. Avendo decimato la popolazione di salmoni dell’intero nord Europa, Billecart-Salmon ha deciso di cambiare obiettivo e concentrarsi su mucco e scoppolaricchi. Ha acquistato, prima che venisse demolito, il ponte dei Calafatari che adesso vuole ricostruire e trasformare in una gigantesca diga. L’Arciduca è uomo di mondo e per tenere buona l’amministrazione comunale, ha promesso di intervenire anche sulla riqualificazione del Talete che vuole allagare periodicamente per creare l’ambiente ideale per la posa delle uova di pesce. Secco no dei comitati “Cavallo e natura” e “Posteggiatori verdi abusivi” che puntano il dito contro lo scempio paesaggistico e contro l’ottusa volontà di snaturare un tratto di costa da sempre adibito al commercio di carne di cavallo e all’estorsione sui parcheggi. Il Tar, per un vizio di forma, si è espresso in favore di Billecart-Salmon contestando agli ambientalisti di aver pagato il contributo unificato per l’istruzione della pratica esclusivamente con monete da 1 euro. Pronto il ricorso al CGA.

La Principessa Concy Carnemolla de Satihny. Ha ereditato la sua fortuna sposando sul letto di morte, il pluricentenario Principe de Satihny, grande mecenate di arte e persona d’immensa cultura con il debole per le semi analfabete con i seni prosperosi. La Principessa Concy Carnemolla de Satihny amministra il suo patrimonio affidandosi in tutto e per tutto a Totuccio, suo amante ed ex disoccupato con il pallino dei gratta e vinci. Totuccio l’ha convinta ad investire sull’acquisto del Castello Eurialo e a farne un centro benessere super lusso. In un turbinio di silenzi assenzi, di denunce a funzionari pubblici e di scoppi nei citofoni, il progetto è andato avanti sino alla posa della prima pietra, che è avvenuta nel corso di una cerimonia solenne a cui erano stati invitate tutte le teste coronate del pianeta, casate nobiliari e rampolli dell’alta società ma a cui ha partecipato solo la commessa di Kent. Il gruppo cattolico ambientalista “Dio non perdona”, capeggiato da Padre Birrica, ha puntato il dito contro lo scempio paesaggistico sottolineando la futilità e l’effimero dei centri benessere da sempre fautori della cultura dell’apparire, distante anni luce dalle sacre scritture. Il ricorso è stato presentato ma sia Totuccio sia la Principessa Carnemolla de Satihny continuano a cestinare le notifiche scambiandole per solleciti di pagamento del canone Rai.

I Visconti Joseph e Laurent-Perrier. Imprenditori illuminati, fratelli, i visconti Joseph e Laurent Perrier si occupano da più di un decennio di eco-business, proponendo strategie per la salvaguardia dell’ambiente. Sono stati i primi ad investire sull’agri business, l’eco building, la green mobility e la messa a punto di soluzioni di illuminazioni a elevata efficienza energetica. Joseph e Laurent hanno scelto Siracusa per passare con le famiglie qualche giorno di vacanza e hanno rilevato una piccola casa al mare abbandonata e in condizioni fatiscenti. Ristrutturata seconda le rigidissime regole del protocollo ecologico europeo Hal9000, i Perrier hanno creato un piccolo capolavoro ecosostenibile citato dalla stampa di settore e perfino in un articolo della Selvaggia Lucarelli. La cosa ha fatto andare su tutte le furie il Sig. Spinoccia, proprietario del villone di tre piani abusivo ed adiacente che ha sporto denuncia e fatto mettere i sigilli al cantiere. La nuova costruzione dei Perrier ha il limite di occludere allo Spinoccia la vista del negozio di alimentari all’angolo della strada. Inutili i tentativi di composizione bonaria. Il caso, per un cavillo, è passato al Giudice di pace che ha già rinviato al marzo 2027. I Perrier aspetteranno la fine del procedimento per vendere tutto e trasferirsi altrove.

Quando l’ordinario diventa straordinario

Quando l’ordinario diventa straordinario, quando la riparazione di una buca diventa la notizia più importante della giornata, qualche domanda, forse, dovremmo cominciare a porcela. Ci pensavo oggi mentre, scendendo da viale Teracati, vedevo gli automobilisti continuare a spostarsi verso destra e schivare una recinzione che non c’era più. Era la forza dell’abitudine o forse la paura di precipitare nel vuoto. Alla fine non ha molta importanza, perché quello che conta è che dopo 5 mesi, la buca, il crepaccio, lo smottamento che si era venuto a creare all’indomani di quel fatidico temporale tipo Hill Valley di Ritorno al Futuro, in quell’intersezione nevralgica tra viale Teracati, via Romagnoli e via Costanza Bruno a Siracusa, finalmente non c’è più, è stata riparata una volta per tutte.

Certo, cinque mesi sono tanti, anzi sono troppi. In 5 mesi in altre città scavano e costruiscono una fermata della metropolitana, in 12 alcune tirano su un ponte, qui invece dobbiamo accontentarci di una buca che comunque, vista la situazione della rete viaria, non ci sputerei sopra.

Anche perché, in tutto questo tempo, si era sempre detto che la riparazione di quella buca non sarebbe stata un’operazione semplice, che lì sotto passavano condotte di tutti i tipi, che si sarebbero dovuti utilizzare macchinari particolari, gli infrarossi e tutta una tecnologia all’avanguardia e un know how che qui da noi scarseggiava e invece, in una mattinata, puf, fatto, un gioco da ragazzi.

Dal Comune hanno tenuto a precisare che il ritardo accumulato è stato dovuto ad una serie di sfortunati eventi, una cosa che avviene ogni duecento anni tipo Cometa di Halley, ovvero “il passaggio del servizio manutenzione stradale dall’ufficio tecnico al settore mobilità e trasporti a cui si è aggiunto pure l’affidamento del nuovo appalto e come se non bastasse, il passaggio di una condotta idrica, avrebbe richiesto un sopralluogo di Siam e addirittura l’interessamento di più uffici”, Insomma, una serie di sfighe che mancava solo il terremoto, l’inondazione e le cavallette, Ma poi, ma quanti uffici possono essere stati coinvolti per la riparazione di questa buca? 3; 21, 64? Ce lo dicano, che magari qualcuno superstizioso se li gioca pure questi numeri e vince una somma sfacciata.

Comunque, a me questa cosa degli uffici mi ha fatto tornare con la memoria ai tempi di scuola, quando la professoressa mi consegnava dei fogli e mi diceva: “scendi in segreteria e fatti fare delle fotocopie” ed io non aspettavo altro, perché uscire dalla classe e andare in giro per la scuola durante le lezioni è una delle attività più belle e formative che possano capitare ad uno studente e poi perché già sapevo che una volta arrivato in segreteria qualcuno mi avrebbe risposto: “Purtroppo oggi niente fotocopie, manca il tecnico”, ed a nulla valevano le spiegazioni o i tentativi di convincimento: “si mette il foglio, si chiude e si schiaccia quel bottone verde.” Niente, nisba, senza tecnico niente fotocopie. Ecco, mi sono immaginato una cosa del genere.

Ma come, nello Yin e nello Yang, bene e male si fondono e diventano un tutt’uno. La buona notizia è che quello che stiamo vivendo oggi lo leggeranno i nostri nipoti nei libri di storia, ed io voglio crederci con tutto me stesso, perché adesso, finalmente, pare che ci sia un nuovo metodo in città: stop agli interventi effimeri, stop ai “ripizzi” e allo spreco di denaro, si agli interventi più efficaci ed ai costi controllati.

La cattiva notizia è che i pensionati di Neapolis si sono indignati. Si erano organizzati per assistere alla manutenzione, avevano messo su un giro di scommesse clandestine sulla durata dei lavori e invece il cantiere è durato il tempo di un caffè. La vegetazione spontanea che era cresciuta come in “lo sono leggenda”, sull’asfalto recintato è stata estirpata e con lei quel cartello commovente che diceva: “Vergogna, da novembre 2020” che l’Amministrazione dovrebbe fare scalpellare su una targa di marmo da affiggere accanto alla tomba di Archimede, come monito per il futuro, affinché nessuno dimentichi.

Articolo pubblicato su SiracusaPress.

Maiali, quale futuro?

Blitz in via Algeri, catturati i maiali, resta il porcile. Intervengono Assopanini e Confcavallo: “distribuirli come ristori ai paninari su ruota danneggiati dalla pandemia”. Secco no del Comune che replica con Burti: “marchio DOP per il Maialino di via Algeri, vera eccellenza siracusana” e Granata: “in progetto una grande mostra a palazzo Montalto dal titolo “La luce del suino” e un premio letterario “Porci & Zauddi” da tenere a settembre al Teatro Greco”. Le associazioni animaliste chiedono a gran voce il rilascio degli animali o la loro collocazione in un contesto degno. Si fa sempre più strada il progetto che mira a trasformare Villa Reimann in una fattoria educativa convogliando i maiali di via Algeri, le mucche della ciclabile, le pecore di Tivoli e un gruppo autonomo di galline fuggite dall’allevamento vicino al Malibù e attualmente ospitate dal Comune in alcuni alloggi Iacp.

Una cosa così

Questa cosa della selezione musicale random di Spotify è spesso foriera di grandi soddisfazioni e a volte, quando l’algoritmo si inerpica sui sentirei della nostalgia, riporta a galla dei ricordi nascosti. Ieri, al tramonto, mentre facevo una passeggiata dopo il lavoro, è partita in cuffia “Get in the Ring” dei Guns n’ Roses che non sentivo da più un decennio ed è stato come se stessi percorrendo quello stesso lungomare in sella al mio Sì.

Sì, perché a 15 anni ho vissuto con i miei migliori amici, una vera e propria fase Guns n’ Roses, che consisteva nel riproporre il più fedelmente possibile le gesta e il repertorio della band californiana, per lo più in feste di compleanno, e balli di licei. Nulla era lasciato al caso: accordi, soluzioni armoniche e melodiche, pose, abiti, attitudine da rocker maledetti. I capelli lunghi erano il minimo sindacale, gli orecchini scontatissimi, quello che contava davvero erano i particolari, come quando trovai da Rubino, in viale Tica, lo stesso adesivo col teschio rosso, che Duff “Rose” McKagan aveva sul suo Fender bianco o quando Ignazio, dopo aver visto le foto di Axl Rose su un bootleg comprato da Cotton Club in via Roma, venne a scuola con degli attillatissimi leggings rossi, il chiodo sulle spalle, i capelli col frisè e una catenina che legava l’orecchino del lobo sinistro al piercing della narice. Una cosa stupefacente! 

C’era questa regola non scritta secondo la quale, essendo Ignazio il frontman della nostra band, doveva rifarsi alla poetica di Axl Rose. A Stefano, per dire, toccava Steven Adler o il torpissimo Matt Sorum mentre io, nonostante all’epoca sfoggiasi una invidiabile chioma di ricci lunghi e setosi che mi avvicinava agli stilemi di Slash, dovevo guardare, controsenso e controvoglia, a Duff “Rose” McKagan. Questa suddivisione veniva riportata pedissequamente anche nella scelta dei brani da cantare perché nei Guns, alcuni pezzi erano appannaggio di Izzy Stradlin, il chitarrista ritmico e altri, appunto, di Duff. Così a me mi toccava cantare la sfacciata “It’s so Easy”, con il suo incedere punk e la ballatona ad effetto con la settima aumentata “So Blind”, tutta sbuffi e intimismo da due soldi.

Poi un giorno, Ignazio decise che anche noi dovevamo prendere una posizione sulla questione e che era arrivato il momento di affrontare “Get in the Ring”, un’invettiva irriverente e volgarissima contro la stampa prezzolata che scriveva menzogne su noi musicisti rock. Il brano aveva una parte centrale recitata, nella quale Duff – e quindi io – insultava pesantemente con ingiurie e volgarità assortite, Andy Secher di Hit Parade, Mick Wall di Circus! Kerrang e soprattutto Bob Guccione Jr di Spin, al quale venivano rivolti gli epiteti peggiori.

Per settimane ho ascoltato il brano, studiato e ripetuto fino alla nausea quelle parole per imparare a memoria il monologo turpe e incattivito e più parolacce c’erano, più cresceva in me la rabbia feroce contro questi pusillanimi. Guccione addirittura era entrato a pieno nella nostra Weltanschauung e veniva utilizzato per indicare nefandezze e carognate: “Minchia, a livello di Bob Guccione Junior!”.

Poi “Get in the Ring” alla fine non l’abbiamo mai fatta, non ricordo il motivo, forse, semplicemente avevamo virato verso gli U2 di Acthung Baby, non lo so, fatto sta che a me, nonostante abbia poi tralasciato la musica dei Guns, l’odio verso quei giornalisti e Bob Guccione Jr in particolare mi è sempre rimasto dentro: fermo, immotivato ed eterno. Poi una sera, per lavoro, nel backstage degli Aerosmith me lo sono trovato davanti, lui, Bob Guccione Jr in persona. Cioè, erano tutti in fibrillazione e dicevano: «è arrivato Bob, è arrivato Bob». Ovviamente non era nemmeno accreditato tra la stampa, era lì come ospite della band, magari era in vacanza da quelle parti, chissà. Sì perché Bob non è esattamente solo un giornalista, è un editore che ha fondato decine di magazine e figlio di quel Bob Guccione Senior, ideatore di Penthaouse, per dire. 

Dentro di me ero molto combattuto, lo guardavo con sospetto mentre mi risaliva tutto l’odio e il disprezzo che mi avevano inculcato i Guns n Roses quando ero adolescente. Poi, tra una cosa e un’altra mentre il live era quasi al termine, ci siamo ritrovati insieme davanti ad un enorme frigo pieno di birra dello sponsor. Solo che il frigo era stato ricaricato da poco e le bottiglie al suo interno non erano ancora molto fredde, lui era davanti a me e ha cominciato a tastarle tutte per scegliere quella con la temperatura migliore. Io lo guardavo e pensavo: ma guarda che stronzo questo, i Guns avevano ragione da vendere, “You want antagonize me? Antagonize me motherfucker!? Get in the ring motherfucker and I’ll kick your bitchy little ass!”. Alla fine ne ha trovate un paio e una me l’ha porta con un gesto di una gentilezza disarmante. Io ho subito pensato a un tranello ma lui ha detto una cosa che mi ha spiazzato, tipo: «first who works», ora non mi ricordo precisamente, insomma, il senso era questo e io mi sono sentito mortificato e avrei voluto chiedergli scusa per tutte le volte che gli saranno fischiate le orecchie per gli insulti e gli improperi che gli arrivavano dalla mia cameretta di Siracusa, allora ho sorriso stupito, l’ho ringraziato e gli ho detto: “Mr. Guccione, very very kind of you» ma lui era stato già risucchiato in un capannello di altre persone e si vedeva che tutti gli volevano bene e io avrei voluto chiamare Ignazio, contattarlo in qualche modo per dirgli che ci eravamo sbagliati e che Bob era un picciotto a posto, ma Ignazio non lo sentivo da anni e non avevo idea di dove fosse, non lo so nemmeno adesso, dice che fa surf in Namibia, o una cosa così. 

Ho visto cose

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: ho visto file di auto incolonnate ai bastioni di Cassibile e le teglie di pasta al forno e di scacciate con gli aiti trasportate alla Fanusa, ho visto lapilli di fuoco provenire da braci poderose e il fumo denso e pungente della diavolina affumicare le ombrose verande del Plemmirio. Ho visto sasizza sputtusata con la forchetta, i pipi ammuddicati e le mulininciane con la mentuccia balenare sulle tavole di Tivoli. Ho visto divorare cannoli di ricotta e intere guantiere di dolci con tanta foga da non risparmiare nemmeno i diplomatici; ho visto caffettiere da 32 tazze sul fuoco e stormi di colombe volare dentro stomaci di ferro. Ho visto litri di vino e cicchetti di amaro e di limoncello stordire gli uomini più vigorosi mentre le donne, stoiche, facevano la cucina. Ho visto lo zio Cammelo, 67 anni, 1 metro e 52 per 124 kg, alzarsi felino dalla sdraio, riceve in bagher, triangolare e schiacciare vincente alla partita di volley sul prato. E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come un foglio di stagnola trasportato dal vento in un parcheggio desolato di paninaro su ruota. È tempo di Zona rossa.

Clerks

Io me lo ricordo perfettamente. 27 anni fa entrai al cinema Salamandra di Siracusa – un vecchio cinema porno trasformato in sala d’essai – a vedere Clerks di Kevin Smith e da quel momento, nella mia vita ci fu un “prima di Clerks” e un “dopo di Clerks”. Per non parlare delle serate a Bologna, trascorse con Stefano a trascriverne i dialoghi, impararli a memoria e recitarli da soli o nel mezzo di discussioni anche tra estranei, solo per vedere le reazioni della gente. Ci intitolammo anche una canzone, forse la più spontanea, potente e immediata che riuscimmo mai a comporre. Una specie di omaggio, un tributo che dopo tutti questi anni suona ancora bene.

Chi volesse sentirla, la trova qui:https://open.spotify.com/track/36veT0vQRJ98D7QhVx3CU2…

Oh la nausea – Il glossario dei commenti social all’inchiesta sui dati Covid in Sicilia

  • Bastardi la vergogna incompe sovrana sudi voi
  • Hai lavori forzato no hai domiciliari no divano
  • Ci stanno manipolanto con questa pantemia
  • Notizia data solo per fare notizia ma dov’è la notizia?
  • Na bella manciata di pitatiintoculu
  • CHE L’IRA di DIO RICADA SU QUESTI DEMONI POLITICI NEL NOME DEL PATRE E DI GESU CRIST
  • Questo si chiama stermigno!
  • Per questo non anno chiuso i porti
  • Razza si ncessu tu e cu nun to rici. Cieeessuuuu. Tanammanciariicanii
  • Astura facevano i fintitonti
  • Vi dovete rimettere tutti bastardi
  • Si a dimettere anche Musumecci ma e senza iabbo e non lo fara
  • Musumeci ingannato ma quale si ha scelto lui colaboratori e asesori
  • Musumeci feti dalla testa e non sei allo scuro di tutto
  • Ma tanto che gli fano galera no sempre nelle nostre pottrone
  • Anche i sindaci si devono dimettere e musumeci, chiddi i linps e industriali che ci anno sepolto viva
  • Li dovete chiudere in caccere e azziccarlgi la chiave necculo
  • Oh la nausea
  • Anche Musumeci è compagnia bella ne erano ha l’occorrente di tutto questo schifo
  • Questa e solo la punta del aisberc
  • Astura i positivi erano dichiarati in accesso fidatevi che è capitato a mio zio che risultava positivo senza sintomi e lo stesso giorno era negativo
  • Io lo sapevo ora la gente dovrebbe fregarsene e non rispettare ha nessun regolamento dobbiamo essere libberi. Di uscire come e quando vogliamo. visto ,che ci avete mentito non c’è mai stato nessun covid anfulenza. Ma i medici anno intubato la gente fa si che muoiono affocati senza respiro per il tubbo bene bugiardi aprite tutto libertà i vaccini fateveli voi ora Astrazenca cambia nome

Studenti, scoppia la polemica

Dice che ora dopo pascua avrete aperto le scole ma noi studenti del comitato de scole superiori na vulemu viriri tutta. Non vi cretiamo più, basta siamo telusi della politica. I scole ano stato considerato come chiddi scassi e le avete tenute chiuse causanto danni per la cuttura, la socialità ri tutti i picciotti e un sacco ri ziti infatti si stana lassannu. Basta! Ora vi assumete i responsabilità di quello che sta succetendo e di tutta sta confusione ca finì a buddello preciso. Speppero di soddi bestiale che tipo: ma sti banchi che rotelle picchì i cattastuvu? Non si potevano usare si soddi pi fari i gite? Ora ci ano imparare i cose colla DAD ma non è a stissa cosa, completamente! Cu tutti i problemi di connessione ca ci sono nella città. Tutto questo vuole dire una cosa: che ve ne state fottento della scola è di noi giovani del futuro.

Nella nostra reattà non ci sono manco i pumman ca ni pottunu peri peri e tutti i picciotti ana ghiri iennu che mutura. I scole sono colaproti e ogni spiffero è tanto e fa trasiri u veleno. Spatte, i bagni sono sempre cuasti e nei rubinetti non ce l’acua per lavarisi i manu come dice la legge. In motte scole appoi, ammanca laggibilità e i muri  si scozzulano tutti. Queste sono le domande scomote e anche se ci ano detto che i sintaco non centra nenti colle scuole superiori noi crediamo ca ciavissi a mettere i soldi ro Comuni per fare i lavori che da tanto aspettiamo. A come? u’spitale novo sì e i scole no? minchia chi siti belli!!! Non ci pensate a nostro futuro?

Pe concludere i scole chiusi creanto attri pobblemi motto gravi come ad esempio la cammuria per i genitori che travagghiano o per quelli che si susunu taddu. Molti patri fanno i turni e non ni ponu dare renzia mentre le matri che non vanno a lavorare devono cucinare e puliziare la casa e nesciunu pazze. A sto punto noi stutenti uniti chietiamo al governo e macari al sintaco la sicurezza che dopo pascuetta tunnamo a scola e poi di intervenire con decisione attravesso la concessione di una ricarica di vinticincu euro a ogni picciotto, masculo o fimmmina, fino  a giugno che poi tanto c’è a Sammer ediscion coi sconti.

Non sparate sulla croce rossa

Lo sanno anche i bambini che è fin troppo semplice sparare sulla croce rossa, e non intesa come associazione di volontariato, ma proprio come sistema organizzativo generale, come piano di vaccinazione in provincia di Siracusa. 

Nelle ultime 48 ore, chiunque dotato di un po’ di confidenza con la scrittura e con i media ha espresso il proprio pensiero. Politici, politicanti, sindacati, perdigiorno, problem solver a cottimo, associazioni vere, associazioni farlocche, insomma tutti. Tutti a dire la loro, a indignarsi, a schierarsi dalla parte dei poveri utenti, degli anziani, di quelli con le patologie gravi, costretti sotto la pioggia ad aspettare un turno di vaccinazione che non arriva mai. Come dargli torto? Chi non si indignerebbe per cose di questo genere? Bisognerebbe avere un bidone dell’immondizia al posto del cuore (Gigi Buffon docet). Il problema è che questo modo di vedere le cose lascia immaginare che da qualche altra parte ci sia qualcuno che invece dei poveri utenti se ne sta fregando, che detesta gli anziani e che quelli con le patologie gravi nemmeno li prende in considerazione. Insomma, una visione alquanto semplicistica.

Così, sono andato a vedere con i miei occhi cosa succede fuori dall’Hub vaccinale di via Nino Bixio a Siracusa e ho potuto constatare che sebbene la situazione non sia come quella dei giorni passati, la coda c’è e anche qualche assembramento di troppo. Ma ho anche visto che Protezione Civile regionale e comunale, Comune di Siracusa) con tutti i loro limiti, stanno lottando con ogni forza nel tentativo di correggere, giorno dopo giorno, gli errori che sono stati commessi per inesperienza, inadeguatezza o supponenza, questo francamente, non ha importanza. Del resto, una certa disorganizzazione era fisiologica, soprattutto perché quando si mette a regime una macchina complessa come questa, gli intoppi sono inevitabili. Ma dove pensavamo di vivere a Düsseldorf, a Tromsø, a Copenaghen? Che poi anche li, di questi tempi, hanno i loro problemi.

Era davvero possibile credere che improvvisamente, in una situazione di emergenza e confusione come questa, con i casini dei vaccini ritirati, i passi indietro dei governi, l’Unione Europea che tentenna, le paure delle persone, le comunicazioni ballerine delle case farmaceutiche e tutto il resto, improvvisamente ogni cosa si sarebbe messa a girare come un meccanismo perfettamente oliato? Su, non prendiamoci in giro.

Se la piattaforma di prenotazione schedula in automatico 150 persone tra le 9:00 e le 10:00 di mattina e l’hub vaccinale è capace di gestirne 70 l’ora, il caos è inevitabile. Se ogni utente siporta con sé uno o più componenti della famiglia per sostegno morale, quelle 150 persone diventano 250, se quelli prenotati nelle fasce orarie successive decidono di infischiarsene dell’invito a presentarsi 15/20 minuti prima e si piazzano in coda alle 9:00, con i parenti a seguito, quelle 250 persone diventano 500.

È vero, la pioggia degli ultimi giorni ha colto tutti di sorpresa e nessuno dei cervelloni che gestisce la situazione l’aveva messa in conto. Che dire: “Shame on you!”. Ma è anche vero che immediatamente sono stati montati quei gazebo tipo “mercatino biologico” dove le persone hanno trovato riparo. Ed è anche vero che i gazebo non possono essere infiniti e moltiplicarsi tra le strade della città come un gigantesco serpentone.

Hanno previsto il parcheggio gratuito per l’utenza, hanno posizionato le sedie per gli anziani in attesa, ovviamente è un numero limitato, non ci possono essere 500 sedie, sta al buon cuore della gente decidere chi ne ha più bisogno. Ci sono le sedie a rotelle spinte da volontari per chi ha problemi di deambulazione, hanno installato l’illuminazione serale, hanno creato una doppia fila per dividere gli ingressi in funzione dell’orario di prenotazione, hanno posizionato i gruppi elettrogeni che alimentano delle stufe e da stasera dovrebbe essere attivato anche il riscaldamento all’interno del Centro. Se non bastasse, buona parte dellepersone a cui è stato somministrato il vaccino, ha parole d’elogio per i medici e gli infermieri cheli hanno visitati e rassicurati. Insomma, ben vengano le critiche, ma francamente, una parolina diincoraggiamento forse dovremmo spenderla anziché limitarci a urlare insofferenza e puntare l’indice accusatore. Solo qualche mese fa ci sentivamo perduti, oggi siamo davanti ad una campagna vaccinale senza eguali nella storia. In meno di un anno, contro ogni previsione, la scienza ha fatto passi dagigante, abbiamo sei vaccini nel mondo e di questo passo, finalmente, potremmo buttarci alle spalle questo Annus horribilis.

Come sostiene un fine pensatore: “Questa campagna vaccinale è il nostro sbarco sulla luna e non solo tutti la stanno facendo facile, ma la stanno pure facendo passare come una Armata Brancaleone, come se imprese del genere non dovessero aver alcun intoppo altrimenti è roba da terzo mondo”.

Ecco, gli errori sono stati fatti e altri se ne aggiungeranno nei prossimi giorni perché almomento, sono troppe le variabili da tenere sotto controllo e il nostro non è un sistema perfetto, non lo è mai stato e non può diventarlo adesso. Prima ce ne rendiamo conto, più facilesarà contribuire a renderlo migliore facendo la nostra piccola parte. Le file e i ritardi saranno inevitabili anche nei prossimi giorni, come in autostrada a pasquetta, come alla visita dallo specialista, come in aeroporto, in estate, con la coda che sembra infinita e invece dopo un po’, siparte.

Articolo pubblicato su Siracusapress