Ramazza

Cara Cantitata, Gentile Cantitato, 

in virtù dello spirito europeo che ci accomuna tutti e indistintamente da una tua esaltante vittoria o da una sonora sconfitta, oggi, a seggi chiusi, a simpolo sparrato, a risultati acquisiti e definitivi, sarebbe davvero un bel gesto, da parte tua, passare a ripulire le strade dallo schifo dei tuoi inutili santini elettorali. Cordialità. 

Le Tragedie Pitacoriche – Agamennule

Agamennule, 407 a.C.

Agamennule, sovrano di Cugni, è alla guida di una carovana che trasporta mandorle, olive e carrube alla Fiera del Sud, il più grande mercato dell’antichità sorto all’ombra delle maestose mura dionigiane di Siracusa. Accampatosi per la notte nel parcheggio della Frateria, viene sorpreso da un gruppo di malintenzionati guidati da Oreste – il re del Villaggio Miano – che fa razzia dei prodotti, buca le gomme della lapa di Agamennule e la vilipende con scritte offensive e graffiti a forma di crigno. Al risveglio Agamennule è incredulo. Eppure gli dei avevano predetto per lui fortuna e commercio propizio. Cos’era accaduto? Li aveva forse oltraggiati senza rendersene conto?

La disperazione lo assale fino a quando Zezetta, la sua figlia primogenita, vinta dal rimorso, gli confesserà che Salvuccio, nipote prediletto ed erede al trono di Cugni, ha tramato contro di lui organizzando l’agguato e confidando ad Oreste la posizione dell’accampamento.

Funestato dall’ira e dal nibbuso più totale, Agamennule prepara la sua terribile vendetta. Dapprima, imprigionando il nipote Salvuccio e costringendolo in esilio forzato in un campo di lavoro alla Fanusa, poi, sgheggiando la macchina di Oreste ed infine, con Zeus, Eolo e Poseidone dalla sua parte, scaglierà la sua maledizione sul Villaggio Miano, che da quel giorno in poi si allagherà alla minima pioggia.

Suolo Pubblico, si opti per il sorteggione

È una personalissima osservazione ma, al netto delle indicazioni della Corte dei Conti, io questa polemica sull’aumento degli oneri per la concessione del suolo pubblico non la capisco. Cioè, prima una pizza Crutaiola (per dire) me la facevate pagare 4 mila lire, adesso la servite a 13 euro o anche di più. Per fare i conti della serva: 13 euro equivarrebbero a 26 mila lire del vecchio conio, quindi un aumento del 650%. Ora – direte voi – ma questo che utilizza nella stessa frase “conti della serva” e “vecchio conio” che cosa ci vuole venire a dire, che alzare le tasse è giusto?

No, certo che no, ma vorrei sottolineare come a fronte di quel 650% di aumento dei prezzi, il 100% di aumento della concessione sulle strade di prima categoria e il 200% sulle strade “super” (che immagino voglia dire tipo Piazza Duomo) non mi sembra poi una percentuale esorbitante. In linea di principio assomiglia ad una ridistribuzione di ricchezza che se utilizzata per incrementare i servizi essenziali della città, potrebbe contribuire a mettere in moto quel circolo virtuoso di cui tutti parlano ma che da queste parti, nessuno ha mai visto.

Certo aggiungerete voi, ma così vengono penalizzati solo gli esercenti che pagano già le tasse, mentre non si fa nulla per contrastare gli evasori. È vero, o comunque si fa troppo poco. Forse, contestualmente, si sarebbero potute aumentare del 200% anche le multe da comminare a chi esercita e occupa suolo pubblico in maniera abusiva. Del resto li conosciamo tutti, sappiamo perfettamente quali sono le pizzerie che srotolano a perdita d’occhio tavoli e sedie lungo i vicoli ortigiani e i ristoranti che avanzano con i coperti e conquistano metri come in una partita di rugby. Li conosciamo tutti ma questi stanno sempre lì a farsi beffe di noi, tanto nessuno fa niente, che vergogna.

Comunque, per come la vedo io, camminare su un marciapiede senza dover scavalcare tavoli e menù scritti su enormi lavagne, dovrebbe essere un diritto di tutti, esattamente come dovrebbe esserlo affittare un locale di 8 metri quadrati e decidere di farci un ristorante. Avere per due spiccioli il suolo pubblico e piazzarci 40 coperti, no. Niente di personale ma fosse per me, stabilirei ogni anno un numero massimo di concessioni (che ne so, 80, lo dico a caso) e organizzerei un mega sorteggione pitacorico per aggiudicarsele. A ‘sto punto, che sia il fato a decidere. Lo so, sembra terribile, ma non è che è un obbligo di legge avere un dehor in Ortigia o quanto meno… non ancora.

 

I Soliti Bordelli

La beffa più grande che il Comune abbia mai fatto è stata convincere il mondo che c’erano questi vigili urbani speciali per Ortigia e poi, come se nulla fosse, puff… un cazzo.

Keyser Söze

Caro amico ti scrivo

Carissimo,

non abbiamo avuto la possibilità di conoscerci bene, ma le poche volte che ci siamo incontrati, ho subito percepito che in te si annidava qualcosa di ambiguo, non so dire esattamente cosa. Forse il mocassino sfacciato, magari il fatto che parcheggi sempre in doppia fila anche quando c’è il posto libero; forse l’elettropompa senza serbatoio che hai fatto installare per tirare illegalmente l’acqua dalla rete idrica o più probabilmente, tutte queste cose messe insieme. Comunque, da qualche anno hai deciso di trasformare il tuo appartamento in un’accogliente casa vacanze: l’hai arredato shabby chic, hai appizzato alle pareti dei pesci molto brutti e le immancabili ceramiche di Caltagirone, hai dato alla casa un nome altisonante che hai fatto stampare – con un refuso imbarazzante – su una mattonella incastonata accanto al portone, hai inserito l’appartamento sui portali più inflazionati e l’hai affidato ad una “agenzia” locale che si occupa dell’accoglienza degli ospiti e delle pulizie. Fino a qualche anno fa, tutto andava bene: si sono alternati ospiti deliziosi e ospiti cafoni, famiglie svedesi con bambini bellissimi, la coppia di nanni del nord Italia, le sportive tutte jogging e Sup e il gruppo di amici che non è mai uscito da casa perché stordito dai fumi dell’hashish e dal Corvo Glicine. La vita insomma scorreva placida fino a quando, malauguratamente, il Comune di Siracusa, in ritardo di vent’anni, ha deciso di introdurre la raccolta differenziata porta a porta. È stata la fine, l’aggiramento della linea Maginot, la caduta della dinastia dei Ming, la distruzione della Morte Nera, l’asteroide che colpisce la terra e spazza via i dinosauri, insomma, da quel momento non ci avete capito più un cazzo.

Ora, sono certo che avrai le tue buone ragioni (Etiche? Finanziarie? Politiche?) per non ritirare i mastelli e per non spiegare ai tuoi ospiti il funzionamento del porta a porta, pratica che con tutta probabilità, eseguono già nelle loro rispettive abitazioni, ma la situazione, credimi, è davvero sfuggita di mano. Se in passato, dopo ogni check out, la signora baffuta con le Crocs faceva le pulizie e conferiva indistintamente tutti i rifiuti in un saccone nero che nella migliore delle ipotesi andava a buttare in qualche cassonetto fuori Ortigia, adesso le cose sono drammaticamente peggiorate. La baffuta non passa più (ma che fine ha fatto?) e i tuoi ospiti si autogestiscono. Alcuni conferiscono a muzzo nei mastelli degli altri condomini, altri bussano e chiedono spiegazioni, altri ancora – e sono sempre più numerosi – abbandonano spudoratamente la spazzatura sulle scale in attesa che qualcuno della fantomatica agenzia li ritiri. Quando capita, siamo costretti a parlare con i tuoi ospiti pregandoli di tenersi a casa i loro rifiuti, ma purtroppo, alcune volte li abbandonano prima di lasciare la casa e se intercorre un lasso di tempo cospicuo tra l’uscita di un ospite e l’arrivo del successivo, la spazzatura rimane lì, a fetere sulle scale, a richiamare pappapani con le ali e topi, perché nessuno, purtroppo, passa a ritirarla.

Questa mia personale è per pregarti di intervenire per porre fine a questa spiacevole situazione e ripristinare i rapporti di buon vicinato. Non vuoi ritirare i mastelli? E va bene, che vuoi che sia, alla fine basta solo un po’ di buon senso. Mi permetto di suggerirti una cosa: fai lasciare ai tuoi ospiti i sacchetti in balcone, sarà poi vostra cura smaltirli nei modi e nei luoghi che riteniate più opportuni. In cuor mio, credimi, non ti avrei mai voluto disturbare per una simile sciocchezza, ma le denunce che ho sporto sono andate perdute nel tempo come lacrime nella pioggia… dice che devono fare i controlli incrociati, che i data base non si sincronizzano e che il piano d’intervento necessita di rodaggio, insomma… puoi stare tranquillo – se questo è il tuo timore – non ti troveranno mai.

Tanto ti dovevo, cordialità.

 

Le nuove frontiere dell’inquinamento

Il clamore suscitato dalle indagini della magistratura, sommato alle inchieste giornalistiche e ad una nuova presa di coscienza dell’opinione pubblica, ha drasticamente modificato la maniera in cui le multinazionali del petrolio vengono percepite nella nostra zona. Se in passato poteva bastare sponsorizzare un evento patrocinato da Comune, Provincia o Regione, per pulirsi la coscienza e rendere felici quattro manciatari disperati, adesso la situazione è notevolmente peggiorata. Gli esperti della comunicazione dei grandi colossi industriali hanno individuato i nuovi target, gli scenari ed i personaggi su cui ricostruire la credibilità perduta.

Padre Masaniello

Ex sindacalista pentito, prende i voti religiosi con un corso espresso cinque anni in uno. Originario di Bagnoli, Masaniello è stato per anni il sacerdote della Chiesa dei Santi Scianel e Lelluccio dell’Italisider. Fermo sostenitore del progresso industriale a qualsiasi costo, è noto per aver sostituito la mise en place per la celebrazione dell’eucarestia (calice, pisside, patena, ampolle) con oggetti benedetti di plastica dura e ghisa. Acerrimo nemico di Padre Prisutto sin dai tempi del seminario, Masaniello è stato chiamato dai vertici industriali per controbilanciare il clamore mediatico suscitato dall’Arciprete di Augusta, con una campagna che riavvicini i fedeli al polo petrolchimico. Nelle omelie di Masaniello, il paradiso e il riposo eterno al cospetto dell’Altissimo sono l’unico vero premio di una vita terrena consumata tra peccati e malvagità. Vivere in un territorio altamente inquinato è un dono di Dio, un’indulgenza che garantisce una corsia preferenziale al regno dei cieli.

Influencer

È la figura professionale del nuovo millennio, capace di condizionare le masse grazie a un paio di scatti fotografici, a un post su Facebook o un thread su Twitter. Gli industriali hanno puntato su Samhanthah Carnemollah, una sventola di ventidue anni di Partinico, col culo sodissimo, il seno rifatto, tatuaggi alla moda e una licenza di quinta elementare ottenuta alla scuola privata. A lei il compito di occuparsi dei millenials e di obnubilarne le menti. Samhanthah lancia hashtag di tendenza e ama farsi fotografare in costume intero – più piccolo di due taglie – nelle location industriali più disparate: all’uscita del turno notturno dei metalmeccanici, #Afterhour; in spiaggia a Marina di Melilli, #FunnucoNovuIsTheNewDubai; in prospettiva mentre finge di sorreggere una ciminiera sullo sfondo, #LeDimensioniContano #FunnyGirl; al depuratore consortile, #Spa #Relax #Fanghi #Regeneration; mentre sorseggia un drink al bar del benzinaio dell SP 114, #AperitivoENonSolo #ILoveMyLife.

Economista del Popolo

È il Prof. Maria Concetto Atanasio Bombardier, economista assurto alle cronache nazionali per l’invenzione dei Fondi SuperCipe, un corposo stanziamento statale che dovrebbe sovvenzionare un progetto per scoprire che fine abbiano fatto i fondi Cipe. Atanasio Bombardier cita dati a convenienza, mischia metodo empirico e superstizione, confuta teorie macro e microeconomiche e venera il gioco del Burraco. Per lui, il vero acronimo di SIN non è Sito d’Interesse Nazionale ma bensì, Sito Intonso e Naturale. È fermamente convinto che l’inquinamento non esista e che non sia un vero problema ma solamente una macchinazione dei radical chic e dei puppi ambientalisti, abituati a vivere le loro vite dorate, tra le caste e senza conoscere i veri bisogni del popolo. Le sue tesi più importanti sono sviluppato nel volume “Ma quali miasmi, è gelsomino”. Per lui, solo un ricco figlio di papà con la pancia piena può permettersi il lusso di fare lo schizzinoso e scandalizzarsi per un pesce malformato o per l’inquinamento della falda acquifera. Il radical chic non ha la minima idea di quanto valga – in termini di risparmio per una famiglia monoreddito – la possibilità di fare una zuppetta o un fumetto con un pesce a due teste o di dare da mangiare ai figli una patata al piombo, che notoriamente sazia fino a cinque volte in più rispetto a una patata normale.

La controinformazione

Le inchieste giornalistiche hanno rotto i coglioni. Questo in sintesi il risultato di una ricerca di mercato commissionata dal board degli Amministratori Delegati riuniti. Occorre investire in una controinformazione locale, puntuale e senza refusi, che sia capace di rispondere colpo su colpo e ribaltare l’opinione generale che tende ormai ad associare industria ad inquinamento. La drammatica e miserevole condizione economica dei giornalisti della provincia, sottopagati, vilipesi e sfruttati, è terreno fertile per la nascita di due nuove realtà giornalistiche che pagano a cottimo: il quotidiano online “Oro Nero” e il settimanale di approfondimento “Il Pontile”. Entrambe le testate hanno il compito di inoculare nel dibattito pubblico – senza sembrare sfacciatamente schierate pro industria – i germi della controinformazione e di far ricadere tutte le responsabilità sulla pessima qualità dei canister per campionare l’aria e sugli ambientalisti, specialmente se con le ville sul mare.

Le Tragedie Pitacoriche – I Supplici

I Supplici, 463 a.C.

Dopo decenni di pace e prosperità, le mire dei malacarni catanesi si spostano sugli introiti delle strisce blu della zona archeologica di Siracusa. Un esercito imponente di parcheggiatori abusivi accampato alla Playa, viene inviato dal Re di Catania nella città di Archimede, per gestire il racket e scalzare i parcheggiatori abusivi locali. I Siracusani non ci stanno e guidati da Savvuccio, il maggiore di tre fratelli della Mazzarrona, decidono di resistere con tutte le forze all’avanzata catanese: ne scaturisce una guerra spietata e senza esclusione di colpi. Ogni giorno, per ingraziarsi gli dei, i siracusani sacrificano davanti alla statua del Prometeo Incatenato, un cavallo adornato a festa con sbizzero, sassaemayonese, funchetti e ogghiu re pipi. Quando i catanesi si accorgono che nelle vittorie dei siracusani c’è lo zampino divino, manderanno Agatos, il loro eroe più malacarne, a trafugare la statua di Prometeo lasciando i siracusani nello sconforto. Durante la battaglia campale, quando tutto sembra ormai perduto, l’intervento del Deus Ex Machina sarà risolutore: la provvidenziale entrata in scena di una squadra di Vigili Urbani, sovvertirà le sorti dello scontro e porrà le basi per una sacra alleanza tra siracusani e catanesi. Le due compagini di posteggiatori abusivi, adesso unite per volere degli dei, si scaglieranno come un sol uomo contro gli agenti della municipale assediandoli nella vicina Casina Cuti per giorni e sbaragliandoli definitivamente, causandone la ritirata. Savvuccio e Agatos, ormai alleati, negozieranno una tregua e si spartiranno le rispettive zone d’interesse.