Le Tragedie Pitacoriche – I Supplici

I Supplici, 463 a.C.

Dopo decenni di pace e prosperità, le mire dei malacarni catanesi si spostano sugli introiti delle strisce blu della zona archeologica di Siracusa. Un esercito imponente di parcheggiatori abusivi accampato alla Playa, viene inviato dal Re di Catania nella città di Archimede, per gestire il racket e scalzare i parcheggiatori abusivi locali. I Siracusani non ci stanno e guidati da Savvuccio, il maggiore di tre fratelli della Mazzarrona, decidono di resistere con tutte le forze all’avanzata catanese: ne scaturisce una guerra spietata e senza esclusione di colpi. Ogni giorno, per ingraziarsi gli dei, i siracusani sacrificano davanti alla statua del Prometeo Incatenato, un cavallo adornato a festa con sbizzero, sassaemayonese, funchetti e ogghiu re pipi. Quando i catanesi si accorgono che nelle vittorie dei siracusani c’è lo zampino divino, manderanno Agatos, il loro eroe più malacarne, a trafugare la statua di Prometeo lasciando i siracusani nello sconforto. Durante la battaglia campale, quando tutto sembra ormai perduto, l’intervento del Deus Ex Machina sarà risolutore: la provvidenziale entrata in scena di una squadra di Vigili Urbani, sovvertirà le sorti dello scontro e porrà le basi per una sacra alleanza tra siracusani e catanesi. Le due compagini di posteggiatori abusivi, adesso unite per volere degli dei, si scaglieranno come un sol uomo contro gli agenti della municipale assediandoli nella vicina Casina Cuti per giorni e sbaragliandoli definitivamente, causandone la ritirata. Savvuccio e Agatos, ormai alleati, negozieranno una tregua e si spartiranno le rispettive zone d’interesse.

Inda, erano alterate anche le traduzioni delle opere!

L’indagine sull’Inda apre scenari inquietanti sulla gestione dell’Istituto. Gli inquirenti lasciano trapelare che ad essere alterate non sarebbero state solo le fatture ma anche le traduzioni dei testi classici. Se non fosse intervenuta la magistratura avremmo assistito alle rappresentazioni di alcuni capolavori apocrifi. In esclusiva, i titoli al snoopyvaglio degli investigatori e dei loro consulenti.

Sebuccio, 421 a.C.

La vendetta di Sebuccio, un giovane itachese che ha vissuto tutta la sua esistenza all’ombra di Ulisse. Sin dalle elementari infatti Sebuccio ha sofferto il confronto con l’ingegnoso amico che era dotato di una grafia chiara, leggeva senza interruzioni ed era scaltro nella prova del nove mentre Sebuccio, dislessico, non riusciva a completare una intera paginetta di O. Esasperato da quelle che ha sempre considerato continue mortificazioni, nonostante Ulisse nutrisse per lui sincero affetto, Sebuccio consegnerà ai troiani i progetti del Cavallo di Troia e ne svelerà i segreti. Memorabile la scena finale quando, osservando la cattura di Ulisse da parte dei soldati nemici, ghignerà tra se e se: “A A A Accuffì t’anfigni, bastaddu”.

Ifigenia in Aulin, 409 a.C.

Una guerra senza precedenti combattuta sui social network tra Oreste, un giovane medico di famiglia e Ifigenia, una militante grillina complottista e assetata di giustizia virtuale. Ifigenia, per confutare il medico e dimostrare la sua tesi sulla pericolosità del farmaco, ingurgiterà in un colpo solo 2,8 kg di nimesulide entrando in uno stato alterato di coscienza che la porterà a votare NCD in tutte le elezioni a venire.

Le Noticiane, 467 a.C.

Con la riforma delle provincie e l’istituzione dei liberi consorzi, le mire dei comuni limitrofi sugli introiti turistici di Noto si fanno pressanti e la cittadina viene cancellata con un decreto regionale. Gli uomini si disperdono tra Rosolini ed Eloro, mentre le donne decidono di resistere e iniziano una lunga battaglia di carte bollate sfidando il nemico nel grande agone della giustizia amministrativa siciliana. Tra rinvii, sentenze contrastanti di Tar e Cga, oracoli e sacrifici di mandorla pizzuta, la Regione deciderà di inviare duecentomila forestali per assediare la città. È la fine. Pur di non cadere nelle grinfie dei forestali, le Noticiane, asserragliate a Palazzo Ducezio, si toglieranno la vita scagliando anatemi contro l’autonomia regionale.

Tebe contro la Setta, 444 a.C.

Esasperato da anni di citofonate alle otto del mattino e di opuscoli sullo spirito, sulla trinità e sulla salvezza, distribuiti da un gruppo di testimoni di Geova, il Sig Gerardo Tebe, pensionato della Borgata borioso, collerico e irascibile, escogita un piano per vendicarsi di questi attacchi immotivati. In un turbinio di pernacchie al citofono, parolacce, bestemmie e gesti dell’ombrello, Tebe, convinto di avere il vero Dio dalla sua parte, annichilirà i suoi nemici e riuscirà a tenerli lontani dal suo condominio, diventandone a furor di popolo l’amministratore.