Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto, tanto più spesso e con costanza la riflessione si sofferma su di esse: la legge morale dentro di me, il solarium con la musica di merda sotto di me.
Piazza d’Armi al Maniace, in occasione dell’incontro chiarificatore all’Urban Center, allestisco il banchetto Pitacorico abusivo del merchandising non ufficiale! Vergognomi assai ma necessito soldi droga.
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Resto sempre estasiato da quelli che saltano sul carro del vincitore, in particolare da chi riesce a farlo con leggiadria spudorata, con una nonchalance impudente. Te li ritrovi lì e ti fanno credere che ci sono sempre stati. Sono maestri di trasformismo, bipolari dell’accattonaggio, artisti della piroetta. Per molti è sopravvivenza, posso capirlo, ma alcuni proprio li detesto e sono quelli che massacrano lo sconfitto, quelli che fino a ieri erano pronti a immolarsi per lui ed oggi lo disconoscono, lo criticano senza pietà, lo offendono e lo deridono. Parafrasando Kurt Vonnegut: per favore, un po’ meno viscidume e un po’ più di dignità.
Prima di tutto vennero a portarci il mastello dell’umido e i sacchi della plastica e fui contento. Poi mi dissero di leggere un libretto che spiegava come differenziare le varie tipologie di rifiuti e io non lo feci perché, chi spacchiu m’antaressa a mia. Poi portarono i carrellati condominiali e li misero davanti alla scala A e non dissi niente perché Iaia e Cugno, che abitano lì, mi erano fastidiosi. Un giorno vennero a prendersi i cassonetti e a protestare eravamo rimasti solo io e u viddumaru ambulante dell’angolo.
Il tempo sgoccila è vero, ma tu, incurante, hai preferito redigere un messaggio in maiuscolo dimostrando dedizione, impegno e senso di responsabilità nei confronti di tutti noi, i tuoi elettori. Da subito, leggendo il tuo accorato appello, mi sono sentito coinvolto nella tua causa, perchè con poche parole hai abbattuto quelle odiose barriere, quelle differenze che si creano tra il politico e l’uomo comune, mettendomi a mio agio. Purtroppo, il fatto di non conoscerti e la circostanza che militi in uno schieramento con idee molto distanti dalle mie, non mi mette nelle condizioni di poterti aiutare, ma credimi, ti auguro il meglio. Siracusa ha bisogno anche di te, per tutte le cose ei problemi… grazie.
– Rici ca tu si Archimete Pritacorico?
– Sì… Pitacorico… sono io.
– A mmia nu mi fai ritere.
– E non è il solo, glielo posso assicurare…
– Ma si macari gionnalista?
– Una specie ma…
– E fammi na dumanna.
– Ma su cosa?
– Sull’elezioni ti Sarausa, io sono cantitato.
– E come non lo so… ma adesso non saprei cosa…
– Avanti.
– Allora (sorridendo imbarazzato) mi dica quelle che lei ritiene tre priorità per la nostra città.
– l Potto, l’accoppamento della Camera di Commeccio, Linta e il suo statuto e macari Il nuovo ospetale.
– Ma lei lo sa che ora su questo dialogo devo farci per forza un post?
– Accussì mi fai a pubblicità! Ah Ah Ah Ah.
– Lei è un genio! Ma non citerò il suo nome…
– Fai zocco voi. Ah, viri ca u caffè è paiatu. Buongionno.