Scusi, lei è della Lega?

Palazzolo Acreide, dopo aver bevuto da un ampolla contenente l’acqua del Dio Tellaro, il sindaco Gallo ha ufficializzato il suo passaggio alla Lega. Immediati i provvedimenti per fare del Comune Ibleo un baluardo di cultura padana a cominciare dal clamoroso cambio che porterà Sant’Ambrogio a prendere il posto di San Paolo come patrono della cittadina. Grande fibrillazione in città con i primi striscioni “Buccheri ladrona” e “Palazzolo in Padania – Ferla in Tanzania” appesi ai balconi dei palazzi del centro storico. Con una delibera lampo viene sancito l’obbligo di inserire l’articolo davanti a qualsiasi nome proprio (il Turuzzola Concettinail Pippo, ma anche Il Frittitta, lo Scapellatoil Corsino). Fa molto discutere l’ordinanza che vieta su tutto il territorio comunale la produzione, la vendita e il consumo di salsiccia con il finocchietto selvatico. Cade anche l’attenuante della modica quantità per uso personale. Il volgare insaccato sarà sostituito –  a norma di legge –  dalla più nobile salamella milanese da consumare con cipolle e peperoni padani. A rischio anche ricotta di pecora, Nero d’Avola e olio extravergine d’oliva che potrebbero essere rimpiazzati da taleggio, Gewürztraminer e burro di malga. 

 

Stiamo morento ti freddo!

“Stiamo morento ti freddo!”. È l’accorata denuncia del comitato studenti aretusei all’indomani della polemica sullo stato degli impianti di riscaldamento nelle scuole siracusane. “Nei scoli dela città s’aggiggia ppì daveru. I temmosifoni su tutti rutti e in motte finestre ci sono spifferi e trase u veleno. Chiddi re paisi ca venuno che mutura non si pono manco quariare picchì è tuttu astutatu e mischini non si pono puttari manco una cupetta picchì non ci trase sutt’asella. Aieri u temmometro dell’aifon signava 8 gradi! Ma vi sta parennu ca stama babbiannu? Qua si deve fare quacche cosa subbito, virìti zoccu potete fare Sintaco e chidda ra provincia picchì accussì non si pono fari i lezioni e siamo costretti a fare sciopero e a manifestazione. I studenti a stu coppu sono uniti coi nsegnanti e i bidelli e u segretario picchì macari iddi stana murennu ro friddu. Chietiamo limmediata accensione di tutti gli impianti pi fari cauru. Basta scuse. L’appuntamento per la manifestazione è al bar di cosso Gelone, facemu anticchia i buddello e poi, che mutura, scinnemo a Ottiggia pe pallare cu l’Assessore. Unnici, unnici e menza ni viremu a marina per ogganizzare u sciopero di domani”.

Tri Buttuni

– Allora aucuri al papà della sposa!

– grazie, grazie… il caffè lo offro io però…

– Quant’è la tata?

– Untici luglio… ancora un poco di tempo…

– E unni u fanu?

– A chiesa a San Ciovanni, u ricevimento all’Open Lent.

– Maria! Sa di soddi ca ti stana facennu nesciri!!!

– Ca i soddi ca ci vonu… attri tempi… ora si usano 2 vestiti picchi si cancianu, uno bianco e uno sciampagna, i fiori devono essere tutti di un modo, i cosi fatte elecanti va…

– U sacciu! A mugghieri i me figghiu… a stissa cosa… ma idda fa a weddinplanne!

– Macari u vistitu mi vonu fari canciari… dice che cu tri buttuni è troppo vecchio e non si può mettere.

T’ammazzo!

– “Prego” – disse porgendo al cassiere del bar una banconota da venti euro ed uno scontrino su cui erano segnati due caffè.

– “E che ci devo fare io con questi?” – replicò dopo una breve pausa il cassiere stizzito.

– “Mi dispiace ma non ho spicci”.

– “Ma come glieli cambio io questi?”.

– “Guardi, non saprei. Trovi un modo”.

– “Ma almeno mi dica se vuole due da dieci, quattro da cinque, se vuole moneta”.

– “No guardi, non ci siamo capiti, io devo pagare due caffè. Questo è lo scontrino che mi avete fatto voi!”.

– “Ah!!!, mi scusi ma non l’avevo visto!!! Siccome non ne facciamo mai…”

– “Certo, capisco. E che vuole fare? Lo storniamo? Non vorrei averla messa in difficoltà”.

– “No, ormai l’abbiamo fatto, pazienza…”

– “Mi scusi ancora per il disguido, se avessi saputo…”

– “Non si preoccupi, ogni tanto qualche scontrino lo dobbiamo fare. Ecco il suo resto”.

– “Grazie mille e arrivederci”.

– “CAMMELOOO” – urlando rivolto al ragazzo del bar – “a prossima vota ca fai nu scontrino pi du cafè t’ammazzo!”.

Cunsideralu Siei – Una storia vera

Siracusa 1994, il movimento studentesco lotta per i diritti degli studenti, contro la riforma Iervolino, per risposte certe in tema di edilizia scolastica e per caliarsi la scuola. Manifestazioni, assemblee studentesche, autogestioni e occupazioni si susseguono a ritmo serrato e nei primi mesi di scuola, i giorni di lezione svolti sono veramente pochi. In questo scenario, gli studenti accettano di farsi interrogare almeno una volta prima della fine del quadrimestre, per consentire il regolare svolgimento degli scrutini. Una interrogazione secca e benevola per riempire il registro e scollinare verso la seconda parte dell’anno scolastico.

– Midolo: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Midolo: Mi scusi, volevo chiederle per quale motivo mi ha messo quattro. Mi aveva detto che l’interrogazione era andata bene e l’ha detto anche a mia mamma al ricevimento genitori.

– Artale: Eh… Mitolo, ma con una sola interrogazione… eh… chi putemu fari… a nenti, questo quatrimestre è antato così. Appoi vediamo… ah, aanti.

– Midolo: No, mi scusi, non ho capito…

– Artale: Eh, Mitolo, non ti preoccupare, facemu accussì… tu consideralu siei.

– Midolo: (ironico) Ma come consideralu siei, professore, ma che vuol dire?

– Artale: Ti sto ticento, consideralu siei.

– Midolo: (tra il serio e il faceto) Professore, ma io a mio padre che gli dico: papà, è quattro ma tu cunsideralu siei?

– Artale: Bih, Mitolo, ora basta. I voti del primo quatrimestre sono così. Aanti. Per esempio: la signorina Saia è una signorina da otto… ma non è che c’ho messo otto io…

– Saia: Professore Artale?

– Artale: Tì?

– Saia: Guardi che mi ha messo otto.

– Artale: (stupito) Ma quannu?

– Midolo: Ha visto? Ma allora ce l’ha con me?

– Artale: Ma chi sta ricennu! Aanti, ora basta.(Poi, improvvisamente e con foga, voltandosi verso l’alunno Rizzo) Rizzo, tomani ni virieumu, domani t’anterrogo.

– Rizzo: (esterrefatto) Professore ma io non sto dicendo niente! Ma perché se la sta prendendo con me!

– Artale: A mia m’antaressa. Tomani nì viriemu! U nibbuso mata fattu venere. Cose ti pazzi… Ora basta. Che avete dopo?

– La classe: Educazione fisica

– Artale: E allora ripassatevi l’educazione fisica. Aanti.

Convessazioni da bar

– Ouh mpare comu semu? tanti aucuri!

– Grazie! auguri anche a te, buon anno.

– Dove te ne sei antato quest’anno per il 31 ca tu patti sempre?

– Quest’anno niente, a casa!

– Io a casa i me soru. Minchia abbiamo sparato l’infenno! Quacche 300 euro ri bumme ho pottato e poi c’erano chiddi i me cugnatu e chiedi ri me frati. Tipo che abbiamo finito di sparare alle due e mezza!

– Veramente? Bestiale!

– Tu ha sparato?

– No, non compro fuochi da anni, poi, con la bambina piccola…

– E chi c’entra? Pecché, io non c’ho a Boris (un mastino napoletano).

– Ma infatti, ma il “canuzzo” non si spaventa?

– Ma completamente! A Boris i bummi ci piacianu assai… i quannu era nico… spasa tutto, troppo aggressiv!