Glossario – Sea-Watch3 – quarta parte Curia remix

Bicotti

Appena a finuto a missa se ne anno andati a casa sicuro

Ipogriti battitivi u pettu e spunnatevi u culo

E i siracusani che non ano lavoro?111

Farisei gesu vi sgaccio dal tempio

Prechiamo italiano

Faccie di merda che anno

Si sono fatti la messa per i extracomunitari quelli dei bambini pedofili

A prestigiacomo non cera

Pappalardo ammucciti

Si dovrebbe vergpgnare fare una veglia Monsignore cge come sbarcano vanno a spaciare….pensi a tutti i problrmi che anno i suoi compaesani ditalia

Sti necri già anno acuisito dei diritti ho che sono delinquenti ho terroristi

Sbaccarono i mao mao

Si vede che queste persone nella chiesa non sono cattolici ma arabbi di islam per forza

Nome e cognome di sti merde ei prossimi clandestini gli affidiamo ha loro

Italia campia cognomi vergogna

Pregate pelle persone terremmottate che stanno passando l’invero nei cotener

Personi fassi chessi battono il petto ma non e vero

Ma veramente hanno fatto entrare nella casa di dio per salvare a questi 4 estracomunitari ma su pazzi

Sono passato e ieri non c’era niente è una bufala.

 

 

 

Compendio

In questa vicenda di umanità, disperazione e ottusità che riguarda la Sea-watch 3 e le 47 persone a bordo a cui finalmente – dopo giorni e giorni di inutili sofferenze e un penoso gioco politico perpetrato, come sempre, sulla pelle degli ultimi – è stato concesso di sbarcare a Catania, c’è un aspetto secondario che mi lascia perplesso.

No, non si tratta del silenzio imbarazzato e imbarazzante dei deputati di Governo; delle penose rincorse di quelli del PD, squalificati ancor prima che partisse la staffetta; della Prestigiacomo in versione pirata dei Caraibi, che scarroccia a tribordo e manovra per l’abbordaggio. Non si tratta della fierezza del Sindaco Italia; dell’energia del coro degli allievi dell’accademia dell’Inda o della rete delle associazioni e del volontariato siracusano che si spende per chi ha bisogno di aiuto e lo fa ogni giorno, per tutti, da anni e senza riflettori. Non si tratta nemmeno del mutismo del Consiglio Comunale; degli insulti, degli errori, dell’odio e di tutta l’ignoranza che i social hanno vomitato in questi giorni. No, non è questo. Non è neanche la gente comune che si avvicina per chiedere come poter dare una mano; la scarsa partecipazione studentesca o la presenza massiccia dei sindacati: usciti dai bar dove hanno lasciato i crodini e la ciotola con le noccioline a metà. No, niente di tutto questo ma piuttosto: com’è che sono l’unico che non ha manco una foto con Zoro?

 

Glossario – Sea-Watch3 – Terza Parte

Ma ano i documenti di minorenni e chi ci crete chisti su spetti

A questi minoreni fategli controllo per capire gli ani

La medda a catania sempre ahaha

Dove sono quei coi striscioni merde avete perso wsalvino

Avete rotto i coglioni ogni giorno perché non volevate che scendessero a Siracusa, ora che scenderanno a Catania rompete ancora i coglioni. Fatevi una vita

A ora i raticalscih come fanno tutti a catania ri cussa

Seguestro della nava

A questura dice ma quali minorenni chisti anno trent’anni

Ora u Comune sa sucare sti bistiuni

Sindaco vattene a catani col commone che siracusa sto arrivando!

Salvini nolli fare sbaccare e una trappola

Io a minorenni non ne o visti manco uno ma dove

Finiu a passarela bastardi

I ricchi che soddi sono tornati nelle loro case o faciti inculo

Ma perché proprio a Catania? Perché non li facevano scendere a Siracusa?Ora porteranno le loro malattie nei nostri ospedali,come laltra vota

Gira vota e furia i sbacanu ca a catania cessi

Buonisti di merda tutta l’Africa verra a catania ma mi auguro che ha farne le spese sareste voi!!! Grazie a tutti perché lItalia è diventata la pattumiera dell’italia

Si dovesse fare uno scambio uno qua uno la

Altri 47 terroristi minorenni ma propria

Siamo i zimpelli della sicilia

Glossario – Sea- Watch3 Seconda Parte

Siracusani Hallaghiaccio

Tagghiviti a faccie

Abbeggatori ano a fare bus nes

Perpenisti

I siracusani non anno i soldi da mangiare

Osbidate i terremotanti di matrice

Iimmigrati anno i magghiuni è laipfhone i siracusani senza soddi

Salvini amaza finti buonist tutti

Labbeggo osbida e i sarausani pacano

Minchia di pacchia

Statti muto merda che a quelli ci d’hanno anche la ricarica vodafo

Ma sti albergatori perché non pensano ai siracusani diequitalia

Finti albergatori buonisti

Per quando ci costano gli immigratiti e l italiani la maggior parte vano nella cacca

O un sacco di amici in mezzo alla strada perche non ci pensano nessuno vigliachi

Vergogna astura non siete ne anche siciliani albergatori

Ospitate chi non paga le tasse bastardi

Per benisti gatta ci cova

Sotto casa mia i sirausani muoiono di freddo per strata nessuno ci pensa senza soddi bastardi finti benisti

Abbeggatori vono andare di babbara dusso.

Glossario – Sea-Watch 3

Non fateli scendere ha terra

Emigranti dell africa nera tunisina

la Libbia

I radical sit

Fassi immigranti

Servagi

Portatevli ha case vostre

io soddi non vi ne do piu

Viva Salvini viva la Leca

Affontaleli tutti

Buonisti suca

Il Sindaco si dovrebbe vergognarsi di tuto

Ci devono provare a farmi prendere ha casa un negro

Macari a Prestigicoma dicalafici 

Italia e Prestigiacomo ora siti ca malattie ci vunu i vaccini

Io stho coi cinguestele

Acchianò pure manico i scupa

La pacchio è finita

Vedete che molti sono terroristi di Alcantara

Prima i talian

Sti volontari pigliano 3000 euro o misi bastaddi

Unni c’è a pila i chiappari

Ma picchì su minorenni?

Ci anno tolto la dignità ma di chi parramuuuuuu

Sindaco xche non ti azi oni per Sira cusa ni sara ke ci dv ma ngiar anche tu

La colpa e di ong, cunnutu.

Sbarchiamoli sulla Luna

Il problema è che anche se abolissero il Franco Cfa, se a tutti i migranti venisse imposto di sbarcare a Marsiglia, a Malta o sulla Luna, se si mettessero fuorilegge tutte le Ong, se tutti i buonisti del cazzo – dalla Boldrini a Papa Francesco; dai puppi delle associazioni a Gino Strada; dai mediatori culturali a Mimmo Lucano e tutta Riace – sparissero improvvisamente dalla faccia della terra, se Il Sindaco Italia accogliesse veramente questi 47 disgraziati tutti a casa sua, probabilmente la nostra vita rimarrebbe miserabile così com’è.

Ci hanno fatto credere che questa condizione è strettamente legata all’invasione dei migranti ma la verità è che non c’è alcuna correlazione e non c’è nessuna invasione. C’è solo molta rabbia, questa sì, c’è frustrazione, senso d’inferiorità, indifferenza e tanta, tantissima ignoranza. Facciamocene una ragione, i flussi migratori non si fermano chiudendo i porti ed i canali umanitari non trasmettono la partita in chiaro. Scappare da una guerra, sfuggire ai massacri, tentare di portare la propria famiglia in salvo dalle persecuzioni, intraprendendo un viaggio pericolosissimo non è un vezzo ma è sopravvivenza. Se solo i santini di Padre Pio nei nostri borsellini o le statuette della Madonnuzza bella o di Santa Lucia disseminate per casa potessero parlare… ci accorgeremmo che esistono dei valori universali e che tra tutte le sconfitte della vita, la peggiore e proprio la perdita dell’umanità.

 

 

Alla Catanese

Mentre la polizia ammanettava e portava fuori i facinorosi, sono tornato indietro per recuperare il drink di Donatella, rimasto miracolosamente intatto nonostante la gigantesca rissa appena sedata. Il mio ero riuscito a salvarlo un attimo prima di essere sfiorato da un bestione calvo e tatuato che si scagliava contro un altro malacarne del posto. Non mi sono trattenuto e ho chiesto al bar tender: «wich kind of fight is it?». Lui mi ha fulminato con lo sguardo e mentre con un panno asciugava il bancone e raccoglieva pezzi di vetro, ha risposto: «It’s a fucking brawl, buddy». Allora ho detto: «Where I come from we call it catanese style». E lui, stavolta senza nemmeno guardarmi, serissimo ha replicato: «We don’t». Ho capito che la conversazione era terminata lì. Eravamo al bar del Padre Hotel di Bakersfield, California, l’indomani avremmo dovuto raggiungere Yosemite e io non vedevo una rissa con gente che si partiva alla catanese da più di vent’anni.

Accapparsi alla catanese significa affrontare il nemico con forza bruta e accecato dall’ira. Senza strategie, senza colpi precisi. Accapparsi alla catanese è una valanga di tumpulate, una gragnuola di pugni e pedate alla rinfusa: come un rullo compressore, avanzare sempre e indietreggiare mai. La frequenza dei colpi di chi si accappa alla catanese è tale da rendere complicato qualsiasi tentativo di difesa o contrattacco. Fronteggiare uno che si accappa alla catanese diventa impegnativo anche per un karateka o un judoka abituato ad allenarsi in un dojo di provincia. Ma quale Sensei e Sensei, mpare, quello che hai davanti è un pazzo scattiato e ti vuole scippare la testa per un futile motivo. Per i pugili forse è diverso, loro sanno incassare e se solo trovano lo spiraglio giusto, abbaullano anche quello che si parte alla catanese, non lo so. Il massimo, comunque, è quando tutti i contendenti si accappano alla catanese: l’ira di Dio.

Chi è stato adolescente negli anni ’90 a Siracusa sa di cosa sto parlando: è stato un periodo buio e difficile. Se da un lato quella generazione ha assistito e contribuito alla rinascita di Ortigia, dall’altro è stata vessata da picciuttazzi e malacarni assortiti. Le cappotte violente in piazza Duomo, i furti di giubbotti, orologi e perfino di scarpe. Bastava un pretesto per fare scoppiare il finimondo. Perfino le ragazze avevano le proprie gang. Una volta un mio amico, persona rispettabilissima, fu affiancato – zona piazza Adda – da uno zip truccato, in sella una coppia di ragazze tutte meches, scatush ed extension. Quella alla guida gli chiese: mpare, hai fumo? Lui, preso alla sprovvista, fece un’espressione stupita, come a dire: non ho capito. E l”altra seduta dietro, spazientita: lassalu peddiri, nun u viri ca è na facc’i minchia?

Ristabilita la calma nel bar del Padre Hotel di Bakersfield, California, un agente di polizia si è avvicinato per chiedere anche a noi cosa fosse successo. Donatella, che parla inglese molto meglio di me, gli ha detto che era stato un attimo: prima era tutto tranquillo, poi improvvisamente si è scatenato il caos, ma non sapevamo dire per quale ragione o chi avesse cominciato. L’agente ci ha detto di restare dove eravamo e si è allontanato per andare a parlare con il sergente. Io sono rimasto immobile in attesa che qualcuno mi congedasse e mi sono sentito come quando un nugulo di malacarni motorizzati ci intimo di accostare in viale Zecchino. Ero con Gianluca, in pieno pomeriggio. Il dialogo che ne scaturì fu surreale.

– Aipezz?

– Scusa?

– Aipezz?

– Ma… non… non capisco.

– Ouh, test’iminchia, ti stai ricennu: Aipezz?

– No, mi dispiace.

– Rap’a sella, fozza.

Gianluca, come se si trattasse di un controllo delle forze dell’ordine, ubbidì sollevando la sella della sua Vespa pk. Il capo dei malacarni sgranò gli occhi e in tono canzonatorio, rivolto al branco disse: «Ah, l’avipezz!». Solo allora capimmo che cercava un panno per pulire lo sbuffo di miscela che era scolato sul fianco del suo scooter rubato. Presa la pezza, il capo si allontanò per riunirsi in conciliabolo con il branco, li sentivamo confabulare, avevamo mancato di rispetto e loro stavano deliberando la pena da infliggerci. Noi aspettavamo la sentenza, lì, ai lati della strada. Poi finalmente devono aver trovato un accordo perché più voci hanno esclamato all’unisono: «ramuci a tumpulata». Così fu, pena scontata.

Il poliziotto è tornato con un mezzo sorriso e ci ha detto che potevamo andare. Siccome eravamo turisti si è perfino scusato a nome del Dipartimento di Polizia di Bakersfield, California, dicendo che in città stavano cercando di debellare questi rigurgiti di violenza con assistenti sociali e taser.

Col passare del tempo, a Siracusa, si sviluppò un vero e proprio movimento di resistenza clandestina che faceva proseliti tra gli studenti e si alimentava di racconti, locali sicuri, caratteristiche dei malacarni: nomi, cognomi, quartiere, moto guidata, luogotenenti, cosa li faceva imbufalire, pretesti, soprusi, punti deboli. Una vera e propria letteratura partigiana. Le migliori menti di quella generazione si misero all’opera per studiare il fenomeno e trovare una soluzione. Se eri uno che non voleva avere e creare problemi, il consiglio era di non rispondere a provocazioni, di rendersi invisibile e fare in modo che nessun malintenzionato notasse la tua presenza o quella dei tuoi amici. Oppure, se la tipologia di aggressore lo permetteva, intavolare un dialogo per far capire al sanguinario piantagrane che in fondo non ne valeva la pena, che picchiandoti avrebbe sprecato il suo tempo e che c’erano sicuramente delle attività criminali più interessanti da compiere. Il succo era: non dare l’impressione di sentirsi migliori del malacarne. Quindi, umiltà e portare a casa la pellaccia.

La letteratura dell’epoca racconta che i primi che provarono empiricamente questa teoria furono Giovanni e i suoi amici. Nel tentativo di entrare in macchina per fare ritorno a casa, Giovanni riuscì a calarsi nell’abitacolo sfiorando con lo sportello un Vespone parcheggiato a venti centimetri dalla sua auto. Un gruppo di scalmanati – insieme al proprietario del Vespone – sembravano non aspettare altro, uscirono dal bar dove erano rintanati e si scagliarono come fulmini contro l’auto di Giovanni: urla, sputi, offese, pugni sul cofano. Il proprietario voleva conto e ragione e con la faccia a due centimetri dal finestrino gridava: «Cu è u chiù spacchiuso ca rintra?».

Giovanni, barricato in auto, forte delle lezioni teoriche, non perse la calma, azionò la manovella del finestrino fino ad aprirne uno spiraglio e disse: «no mpare, tranquillo, ca semu tutti test’i minchia».