Ma io dico

Ma io dico, ma perché? Perché se ti autorizzano una cosa ne devi fare un’altra? Ma a che diavolo serve? Quale grande guadagno hai ottenuto alzando di 47 cm più del dovuto quella tettoia di specchi? Ci sbattevi la testa? Tutti a dire: “pare troppo alto, pare troppo alto” e tu che fai? Lo fai ancora più alto! Ma io dico. E la gettata di cemento? Al giorno d’oggi manco da tuo cognato a Tivoli l’avresti fatta senza autorizzazione, avà!

Peccato. Peccato perché a me il bar nella piazza d’armi del Castello Maniace non dispiace, non lo trovo irresistibile, è vero, ma c’è qualcosa che mi attrae. Soprattutto mi piace l’atmosfera che crea, anche se ridurrei la diffusione musicale a un sussurro o la eliminerei del tutto (quel posto suona bene già di suo); mi piace che un luogo di tale bellezza non sia più un parcheggio e sia tornato fruibile da tutti, sebbene, sul lato Castello, sia cosparso di fastidiosissimo brecciolino fuori misura che rende difficoltoso addentrarsi con un passeggino o una sedia a rotelle. Mi piace poter ammirare il Castello Maniace in tutta la sua maestosa bellezza, seppure mi disturbino il muro scuzzulato della caserma Abela e quella terribile costruzione alla sinistra del ponticello che impedisce la vista del monumento. Insomma, in tale contesto di pregio, a quella cifra irrisoria, con tutte le polemiche ed i riflettori puntati, mi aspettavo, anzi pretendevo, che l’opera venisse realizzata come da progetto approvato.

La relazione degli ispettori regionali mandati a dirimere l’affaire Maniace è disarmante: non tanto per la questione in sé – dubito che la costruzione verrà abbattuta per tali difformità, con tutta probabilità sarà semplicemente sanata – ma perché ci spiattella in faccia la solita, triste, meschina, ridondante storia di spittizze assortite. Ora tutti tireranno in ballo tutti, saremo sommersi da accuse, ripicche, distorsioni, memorie corte, pitticchi, contraddizioni varie e non ci capiremo più niente.

Siamo condannati a vivere in un’isola dove il pubblico non funziona – svuotato di risorse e riempito di dipendenti annoiati (e lo so che ci sono le eccezioni, le eccellenze e che generalizzare non serve a niente) ma tant’è – e dove il privato che lo dovrebbe affiancare, incorre in malafiure tipo questa. Tutto intorno un mare di occasioni sprecate.

 

Divani & Divani

È sorprendente che ci sia ancora qualcuno che abbandoni i rifiuti per strada. Ma com’è possibile? Come è possibile che ancora non l’abbiate capito?

Devi liberarti di due divani? Vuoi dismettere la cucina della villetta? Chiama il numero verde, concorda giorno e orario di ritiro e il gioco è fatto: giovedì alle 11:00.

Ma no, troppo complicato vero? Ma poi giovedì è tra tre giorni, tutto ‘sto tempo ci mettono! Inoltre ti eri già organizzato per andare a Portopalo da tuo cognato Savvuccio e mica puoi partire dopo le 11:00, arriveresti a ora di mangiare, manco il bagno a mare ti puoi fare… niente, meglio coinvolgere un amico o un parente per mercoledì pomeriggio, prendere la macchina, caricarci sopra i divani o la cucina, assicurarli tra loro (la sicurezza è importante), mettersi alla guida con fare circospetto, raggiungere una strada isolata e nascosta, abbandonare il mobilio, risalire in auto e fuggire sgommando.

L’analfabetismo funzionale questo fa, limita gravemente l’interazione di una persona con il flusso di informazioni e di comunicazione di una società. Se la scampagnata a Portopalo da Savvuccio è improcrastinabile, c’è sempre la soluzione numero 2: scaricare i divani in un centro di raccolta comunale. Con minore fatica e nessun rischio, questa opzione ti permetterà di vivere una piccola esperienza edificante.

In macchina, tornando a casa, ti immagini spaparanzato sul nuovo salotto foderato cellophane mentre ti gusti  una puntata di Reazione a Catena o del gioco dei pacchi. Per domani è tutto pronto, partenza alle 7:00. Hai comprato due “cascie” di birra e i peperoni da arrostire, ti sei munito di carbonella, quella buona, di un’anguria speciale – così ti ha assicurato quello della frutta – e di 3 chili di gamberoni dell’Atlantico. Non vuoi sfigurare perché Savvuccio a Portopalo è amico di tutti e ha un giro di pescatori che gli fornisce sempre il pescato migliore a un prezzo stracciato.

Poi, una telefonata di tua moglie.

Ouh!

– Cammelo, viri ca chiamò Savvuccio, dumani a scampagnata satò picchì a picciridda iavi u ‘ntossico.

– E nu stana ricennu ora?

– Dice che stamattina ci avevano portato il pesce a Savvuccio e che alla picciridda a menzuionnu ci ficiro na fettina di pesce spata e s’intisi mali. Sta vomitanto.

Coincidenze

Di tutta la terribile vicenda Scieri, c’è un aspetto che mi ha sempre profondamente turbato: come fanno i responsabili della morte di Emanuele a convivere con un peso gigantesco come questo? Come si può reggere per 20 anni con la consapevolezza di aver ucciso un uomo?

Poi mi imbatto in un libro dal titolo “Coscienza di Piombo” e un brivido mi parte sulla schiena, perché coincidenza vuole che quel libro sia stato scritto da uno degli indagati dell’omicidio Scieri.

Il libro parla di guerra, di bullismo, di razzismo, dell’ipocrisia sociale, dei rapporti famigliari, dell’insegnamento, del lavoro e soprattutto del rimorso. Dal risvolto di copertina apprendo che “attraverso gli occhi dei protagonisti che commetteranno degli errori irreversibili, che chiunque di noi potrebbe commettere in ogni momento, l’autore vuole fornire un punto di vista diverso sulla continua lotta tra coscienza e vita quotidiana. Come si può continuare a vivere la propria vita in maniera normale dopo aver commesso il più tremendo degli sbagli? Il libro cerca di dare una risposta a questa domanda”.

Chissà se c’è riuscito…

La regola dell’amico

– Ciao!!! Ma sei proprio tu?

– Ciao, sìììì, ma come stai? Saranno passati 15 anni!!!

– Ahahaha, gli strepitosi tempi dell’Istituto Gramsci a Bologna.

– Hai proprio ragione, che bel periodo che è stato quello. Ma dimmi, dove sei, che fai di bello?

– Io adesso vivo a Pizzighettone, una noia mortale… e tu?

– Ma niente, sono tornato a Siracusa da qualche anno e…

– A Siracusa??? Ma è meravigliosa!!! Ho visto dei servizi in tv, sembra un luogo magico immerso nella cultura.

– Ma sai, a dire il vero…

– Dobbiamo assolutamente vederci! Senti, avevo da tempo in mente di venire giù in Sicilia e a questo punto…

– No guarda, facciamo che vengo io a Pizzighettone… fidati.

Agosto

Ci siamo, il momento è arrivato, si scorgono all’orizzonte con le Cinquecento e le Citroen a noleggio, hanno le Lonely Planet evidenziate sotto il braccio e gli occhi pieni di meraviglia e stupore. Presto, scongeliamo il pescato di frodo, facciamo rinvenire quella ricotta acida, scomponiamo i cannoli, prepariamo quel chiacco. La stagione turistica è al suo apice e Ortigia è un fermento. Cultura contro profitto; Luna Park o dormitorio; libertà d’espressione contro libertà d’espressione. Chi darà il via alla polemica più grande? Il ristoratore spregiudicato, il musicista integralista o il residente frustrato? Pitacoricamente spero sempre che qualcuno possa mediare tra gli eccessi, ma la disillusione, negli anni, ha spazzato via i miei sogni come un foglio di stagnola soffiato via dal vento nello slargo deserto di un paninaro su ruota.

Pare Brutto

– Mi scusi ma questo non lo multa?

– A chi?

– A questo con il camper parcheggiato sulle strisce pedonali.

– Ah, ma io adesso… non so se… dobbiamo multare quelli senza pass.

– E questo è senza pass e per di più sulle strisce!

– Ma le strisce sono un po’ cancellate… fosse è meglio se lo sposta…

– Appunto, bussi e glielo dica.

– Ma su i tri e deci, fosse si stanu ripusannu va, pare brutto.

 

 

 

 

Merende

– Buongiorno, prendiamo: un arancino al ragù, una pizzetta, un calzoncino prosciutto e formaggio, questa con gli spinaci, questa fritta e un cannolo di ricotta.

– Amore, ma non sarà un po’ troppo?

– Allora… scusi,  il cannolo si può avere senza glutine?