Appello al Presitente Crocetta e Autocantitatura

Caro Presitente,

apprento tai quotitiani tei trementi e inciuriosi attacchi che stai supento con l’accusa ti folere occupare le uttime pottrone rimaste con tuoi fetelissimi. Una situazione motto telicata che antreppe cestita con prutenza, ponterazione, avvetutezza, e un pizzico ti sacacia. È il momento ti campiare stratecia, confontili tutti, è il momento ti scegliere Archimete Pitacorico per il pene della Sicilia.

Mi rento tisponipile per qualsiasi pottrona: dall’Ast a Sicilia e-Servizi dalla Seus a Riscossione Sicilia ma non tistegno, attresì, l’Ente di sviluppo acricolo, l’Irsap, l’Esa o l’Istituto dell’olio e del vino.

Faccio spesso errori ti crammatica, mi lancio in impropapili coniucazioni ti verbi transitivi, tifetto nel caccolo semplice e nell’utilizzo di piattafomme infommatiche, non sono avvezzo a wodd ed exsel. Mi ritenco la persona ciusta per un posto tirigenziale ti presticio in una società partecipata.

In attesa di un suo cratito riscontro,

porco i miei cortiali saluti

Gran Ballo di carnevale al Teatro Comunale

Vip e morti di fame hanno affollato i saloni ed il foyer del Teatro Massimo Comunale, per l’occasione agghindati in stile Titanic (piano terra) e Tardo Romano Impero (piano superiore). Tra frizzi, lazzi, zumba, danze scatenate di gruppo e gare di consecutio
schermata-2017-03-03-alle-09-10-42caraibiche, i fortunati avventori hanno potuto ammirare lo sfoggio di maschere e travestimenti degni di una nuova e decadente Versailles. Sempre molto gettonate le maschere classiche tra le quali spiccano un superlativo “Pierott” del Presidente del Consiglio comunale Armaro, un superbo “Pantalone” del consigliere Firenze, un inedito “Scaramuccia” del consigliere Castagnino e un super applaudito “Brighella” del consigliere Di Lorenzo. Degne di nota la “Colombina” della consigliera Garozzo e il trio Rabbito, Lo Curzio, Malignaggi rispettivamente: Spiderman, Sceriffo con doppia pistola a caps e Goldrake. Menzione speciale per il “Beethoven” di Pappalardo e il “Cardinale Richelieu” del magistrale Sorbello. Un po’ defilati, ma non certo passati inosservati, il John McEnroe dell’assessore Coppa, il consigliere Tota con i paramenti del tenero balilla e Turi Raiti orgogliosamente in abiti civili. Stupore per l’arrivo, a piedi, dell’assessore Abela travestito da semaforo Ztl inattivo e seguito da un serpentone di auto strombazzanti ed inconsapevoli che sono state multate e rimosse coattivamente. Imbarazzo e fastidio per i consiglieri Burti e Romeo: entrambi si sarebbero dovuti mascherare da Padre Pio ma l’escamotage di Burti, di nascondere nella manica della tunica una boccetta di essenza di rose da spruzzare per ricreare l’atmosfera del miracolo, ha indisposto Romeo e sancito la definitiva rottura politica tra i due che hanno partecipato all’evento divisi e travestiti rispettivamente da Paul Simon e Art Garfunkel. Giubilo per l’ingresso in sala del carro allegorico del PD-DP trainato dai tesserati 2014 ancora sub judice e ricavato sradicando la copertura superiore della Carrozza del Senato. Sul carro facevano bella mostra: l’Assessore regionale Marziano travestito da Sergio Endrigo; il deputato Zappulla in un costume da Robespierre; l’On. Amoddio nei panni del santone mistico Maharishi Mahesh Yogi; la deputata Cirrone Di Marco da Principessa Sissi; il Sindaco Garozzo da PM e il segretario Lo Giudice in un costume da giovane marmotta.

Ciò che ha destato maggior scalpore però è stato l’appeal suscitato dai personaggi che più hanno colpito l’immaginario popolare aretuseo. Questo il podio delle maschere del pubblico premiate con il prestigioso Premio Urega Carnevale 2017:

Inviato delle Iene

Abito nero, camicia bianca, cravatta nera, occhiale da sole, sguardo parziale, microfono e foglio con le imbeccate. L’inviato delle Iene è stato notato anche nella variante inedita e confusa con bassotto al guinzaglio tipo Petix.

Vinciullo Bifronte

Da sempre nel cuore dei bimbi e delle mamme aretusee, il Vinciullo Bifronte è ormai una maschera tipica e riconosciuta. Sempre più bambini, innamorati delle gesta del deputato regionale, implorano i genitori di acquistare il costume. Il Vinciullo Bifronte è una maschera semplice e si può ricreare anche in casa senza bisogno di comprare l’originale. Ottimo per tutte le stagioni, garantisce un figurone sia tra le fila della maggioranza che tra quelle dell’opposizione.

Italia componibile

È il must del carnevale 2017. La maschera che tutti desiderano. Italia è commercializzato in tutto il mondo ed è il prodotto di punta della casa di produzione Siracusadamare, un brand che ha rivoluzionato il mercato delle maschere di carnevale e può vantare imitazioni in ogni parte del pianeta. I prodotti della linea più venduti sono: Italia Green, con bicicletta e abito biodegradabile; Italia Pizzuto, etereo e imbronciato; Italia Cicisbeo, impreziosito da una miriade di accessori pregiati; Italia Teddy Boy con giubbetto di Pelle e sneakers ai piedi.

 

Le dieci cose senza le quali non si dovrebbe vivere n.2

– Gli occhietti neri e vuoti di Speranza

schermata-2017-02-02-alle-07-57-49– Direttiva Bolkestein is the new spread (nessuno l’ha letta veramente)

– I nomi della Direzione nazionale di Sinistra Italiana

– Renzi in California a caccia di idee (aiuto)

– Il super treno HyperLoop vs Freccia del Sud

– La giunta Raggi che attua il programma di Alemanno (famiglia Tredicine, lobby tassisti, discariche Cerroni, stadio Roma)

– Le video ricette con le melanzane su Facebook

– La Ztl spenta e Ortigia vuota

– La scoperta di 7 nuovi pianeti e Ortigia vuota

– Il momento in cui i medici obiettori si alleeranno con i tassisti…

Il Deserto dei Tartarini di Dino Bazzano

I grandi incipit della letteratura Pitacorica

Il Deserto dei Tartarini 

di Dino Bazzano

Nominato Vigile Urbano, Giovanni Drago partì una mattina di settembre dalla Fanusa, dove abitava, per raggiungere Piazzale Sgarlata, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di vigile urbano. Come schermata-2017-02-20-alle-09-35-27 ebbe finito, alla luce di una lampada a neon si guardò nello specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Pensava alle giornate squallide alla sala scommesse della Borgata, si ricordò delle amare sere imbottigliato in via Malta quando vedeva fuori dall’auto passare a piedi la gente libera e presumibilmente felice. Ricordò la pena di contare le monete, che sembrava non finissero mai, per pagare il parcheggio del Molo. Adesso era finalmente Vigile Urbano, poteva superare gli ingorghi con la paletta e non pagare il parcheggio, eppure tutto questo era passato. Tutti quei giorni, che gli erano sembrati odiosi, si erano oramai consumati per sempre, formando mesi ed anni che non si sarebbero ripetuti mai. Sì, adesso egli era Vigile Urbano, avrebbe avuto tredici mensilità, le ferie pagate, la malattia, il sindacato, le donne lo avrebbero forse guardato, ma in fondo ‐ si accorse Giovanni Drago ‐ il tempo migliore, la prima giovinezza, era probabilmente finito. […]Perché girava per la camera con inconcludente nervosismo, senza riuscire a trovare l’orologio, lo smartphone d’ordinanza, il berretto, che pure si trovavano al loro giusto posto? Non partiva certo per la guerra! Decine di vigili urbani come lui, avevano prestato servizio a Piazzale Sgarlata per la fiera del mercoledì, come se andassero a una festa. I timori che porta con sé ogni mutamento, la commozione di salutare la mamma, gli riempivano sì l’animo, ma su tutto ciò gravava un insistente pensiero, che non gli riusciva di identificare, come un vago presentimento di cose fatali, quasi egli stesse per cominciare un viaggio senza ritorno…

Picciuttazzi di Pier Paolo Patanè

I grandi incipit della letteratura Pitacorica.

Picciuttazzi

di Pier Paolo Patanè

Era una caldissima giornata di luglio. Savvuccio che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s’era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Dione coi calzoni lunghi grigi lucidi e la camicetta bianca con saetta arancione fluo, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un malacarne quando se ne va a ballare alla discoteca…

Salvate il ballerino Sven

Il provincialismo italiano nella sua accezione di sfruttamento intensivo delle idee e delle cose, conduce, volente o nolente, ad odiare ciò che era sembrato degno di nota. Prendete lo spot della Tim, quello con il brano All Night di Pavor Stelar.  La prima versione, quella dove al ballerino si alternano tra gli altri i Blues Brothers e le truppe imperiali di Star Wars e finisce in Cordusio a Milano, io l’ho trovata stupenda e me la sono andata a rivedere in rete diverse volte. Spot ironico, immediato, coinvolgente, divertente. A Siracusa – per lo stesso principio di sfruttamento intensivo – direbbero smart…

chi-e-justsomemotion-1030x467Poi, complice Sanremo, hanno cominciato a propinarcelo in decine di varianti: con Mina che canta; con la voce fuoricampo che entra nel dettaglio delle tariffe e dei Giga e con il ballerino tedesco (Sven Otten si chiama, ma spesso lo trovate con il nick di “Just Some Motion”) costretto a ballare ovunque: sulle scale di casa, in cucina, al cesso, in edicola. Uno strazio, una pena che mi imbarazza e che, al primo sentore di note al pianoforte, mi induce a cambiare canale il più velocemente possibile. Spero vivamente che il contratto di Sven Otten termini presto e che lui possa tornare nella sua civile Germania e rifarsi una vita, perché il passo successivo dopo l’ignobile sfruttamento intensivo del suo neoswing può essere solo quello di diventare un nuovo Jessie Malò

 

I grandi incipit della letteratura Pitacorica – Neapolis Psyscho

Neapolis Psycho

di Bruno Ernesto Bellis

Niente a Senso”, sta scritto scarabocchiato a grandi lettere nere sbiadite su un muro tra la ASL e il Credito Siciliano, nei pressi american-psycho_scalich_04dell’incrocio tra Via Brenta e via Oglio; e l’iscrizione è tanto vistosa che la si legge comodamente dall’interno dell’auto, che avanza a piccoli strappi nel traffico caotico, proveniente da Corso Gelone. Patrizio Belfiore ha fatto appena in tempo a leggerla, quand’ecco che una motoape si affianca all’auto e gli chiude la visuale. L’ape reca sulla fiancata il cartello “la tua invidia è la mia fortuna”. A questo punto, Belfiore – che ha ventisei anni ed è disoccupato – alza il volume della radio che sta trasmettendo una compilation Disco Samba…

I grandi incipit della letteratura Pitacorica – Tenera è la Sorte di Francesco Scotto Finocchiaro

Tenera è la sorte

di Francesco Scotto Finocchiaro

16265577_2203504126542344_2435545543073883100_nSulla bella costa della riviera siracusana, a mezza strada tra Fontane Bianche e il confine con Avola, sorge un bunker diroccato della seconda guerra mondiale. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata grigia, e davanti a esso si stende una breve spiaggia tipo Marchesa di Cassibile. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; dieci anni fa, quando il turismo straniero manco ci veniva, era quasi deserto. Ora molte ville vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie villette marcivano come carrube in mezzo ai pitosfori ammassati tra il Camping Sabbia d’oro e l’edicola votiva di San Sebastiano in Contrada Gallina, seicento metri più in là…

Le 10 cose senza le quali non si dovrebbe vivere

– Il blog della Costamagna sul Fatto Quotidiano.it

– Le termiti di Villa Reiman

– Gli anni d’oro di Bufardeci

schermata-2017-02-02-alle-07-57-49– L’esasperazione polisemica del concetto di satira attribuita a rutti e piriti. (Vladimir Jankélévitch perdonaci)

– Le concezioni di Ztl dell’Assessore Abela ed il terzo segreto di Fatima

– I rappresentanti di spicco dei movimenti civici d’opposizione che buttano la spazzatura fuori orario… incivili

– La sostituzione stocastica delle consonanti B – P – D – T – nei discorsi di Crocetta

– Gli articoli del filosofo Diego Fusaro e quelli che ci cliccano “mi piace”

– Le liti interne al PD, avvincenti come le puntate della Schiava Isaura, sceneggiate come Jersey Shore (The Situation)

– Uno vale uno e l’indicativo vale il congiuntivo.

Il ricordo commosso di Zygmunt Bauman a Siracusa

Il ricordo che ho di Zygmunt Bauman, fine pensatore, attento studioso del rapporto tra modernità e post-modernità, solitudine e globalizzazione è legato ad un incontro tenutosi a Siracusa nel 2012. Era una giornata di tempesta, con un odioso vento di tramontana, pioggia sferzante e freddo. L’incontro si teneva in una sala del Museo Paolo Orsi. Decisi di andare nonostante il maltempo perché, sebbene non fossi un profondo conoscitore del pensiero dello studioso polacco, non volevo perdere l’occasione di guardare negli occhi ed ascoltare uno dei più importanti pensatori della nostra epoca.

baumanIl convegno iniziò con un ritardo spaventoso e offensivo. Il tavolo dei relatori – non ricordo con esattezza – mi pare fosse zeppo di figure di secondo piano, fauna di sottogoverno, figli di potenti. Tutti questi personaggi occupavano i posti centrali del tavolo confinando Bauman praticamente su un predellino ai margini. Il mio ricordo di questa fase del convegno è minimo, ma la memoria mi richiama ricordi di banalità, luoghi comuni e malafiure.

Bauman, da gran signore, abbozzava in attesa del suo intervento relegato in fondo alla scaletta. Dopo circa un’ora, finalmente il Professore venne invitato a parlare. Ricorderò questi sessanta minuti come una delle cose più incredibili che mi siano mai accadute.

Per l’enorme ritardo accumulato in salamelecchi, Bauman, saggiamente, decise di accorciare il suo intervento per permettere all’ultimo relatore che sarebbe intervenuto dopo di lui, di prendere la parola. E qui scoppiò il finimondo. L’interprete contattata dall’organizzazione del convegno, aveva tradotto pedissequamente e scolasticamente l’intervento che Bauman le aveva gentilmente inviato qualche giorno prima della conferenza, ma non aveva idea dei concetti, della terminologia, dei sillogismi e della concezione filosofica e sociologica di Bauman. Per questo motivo, trovatasi a tradurre simultaneamente e non a leggere il testo concordato, andò completamente nel pallone: errori, terminologia inappropriata e completamente sballata, sudori freddi, balbettamenti. Divenne veramente complicato seguirla, anche perché, purtroppo, a dispetto di un inglese corretto, aveva un fortissimo accento siciliano (tipo Ispica) che rendeva la traduzione italiana surreale. Bauman non capiva, vedeva il pubblico davanti a se che a stento trattiene le risate. Lui parlava di società liquida, di globalizzazione, di vite di scarto e noi, tutti a ridere.

Dopo circa 10 minuti di supplizio, dal pubblico si levò una voce disperata che propose, anzi supplicò, di stoppare la “traduzione” simultanea e di fare continuare il professore in inglese. Sarebbe potuto sfuggire qualche termine ma il discorso sarebbe diventato molto più chiaro, dato che la traduzione era veramente incomprensibile. Con un voto palese, come se si trattasse di una assemblea di lotta studentesca degli anni ’70, il pubblico decise e optò per la mozione inglese. Bauman, che nel frattempo si era interrotto più volte per cercare di comprendere cosa stava succedendo, dato che nessuno si premurava di spiegarglielo, riprese il suo discorso senza traduzione. Si andò avanti per altri dieci minuti quando, sempre dalla platea, si levò un grido minaccioso e spietato. Un uomo dal pubblico non riuscì più a trattenersi. Ci accusò, gridando, di essere degli ipocriti, che nessuno capiva un cazzo di inglese e che stavamo facendo tutti finta. Pretese un ritorno alla traduzione siciliana che almeno garantiva una comprensione minima. Ne nacque una disputa spaventosa. Il povero Bauman era esterrefatto, non poteva immaginare di trovarsi veramente in una situazione del genere. Intervennero gli organizzatori, fecero più confusione che altro, sottolinearono come la traduttrice precedente fosse di “matre lincua” e proposero di ristabilire lo status quo. La traduttrice però, ferita nell’orgoglio per essere stata messa da parte, si rifiutava di tradurre e abbandonò la sala mentre Bauman, mortificato, la pregava di rimanere. Furono momenti di panico, di brivido, terrore e raccapriccio. Io sentivo un sentimento di euforia misto a profonda vergogna, pensavo a Bauman, cosa starà pensando di noi? Questa avventura siracusana modificherà il suo modo di vedere la società rivoluzionando tutta la sua opera? Si ritirerà dalla scena?

Alla fine, quando la situazione sembrava completamente sfuggita di mano, con le due fazioni di pubblico che non riuscivano a trovare un accordo tra inglese e italiano, una ragazza si alzò dal suo posto in platea e si mise a disposizione per la traduzione simultanea. La ragazza faceva l’interprete, era bravissima, professionale e Bauman, tra gli applausi, potè finalmente concludere la sua lectio magistralis.

Una storia normale sarebbe finita qui, ma da queste parte ci piacciono i finali in grande così, al termine dell’intervento, il pubblico siracusano si alzò in piedi e scattò in maniera fulminea verso il filosofo polacco per chiedere autografi, benedizioni e raccomandazioni varie, il tutto mentre gli organizzatori davano la parola all’ultimo relatore che trovatosi davanti una sala ormai vuota con capannelli di persone vocianti e distratte, sbottò con un sonoro: «Ma vaffanculo va.» lasciando cadere il microfono e allontanandosi furioso dalla sala. L’incontro terminò lì.

Zygmunt Bauman non sarebbe mai più tornato a Siracusa.