Siracusa, nell’ambito dei festeggiamenti per la Settimana della Consapevolezza Giovanile, occhi puntati sulla seconda edizione del convegno internazionale “SUCHA, espedienti semantici per un declino della lingua italiana”. Una tre giorni di riflessione e aberrazioni linguistiche senza precedenti.
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Complotti, diffidenze e paradossi
Chissà se questo andazzo di mettere in discussione la scienza, di confutare i progressi che la civiltà ha faticosamente acquisito nella medicina, nelle scienze sociali, nell’ingegneria e negli altri campi dell’attività umana, ha una correlazione con il ritorno delle televendite.
Sia chiaro, in alcuni casi si tratta di onesti prodotti testati fiera dopo fiera, mercatino dopo mercatino e finalmente approdati in tv. Il mio preferito è sempre stato il Superpanno magico. C’era un uomo che diceva una cosa tipo: con il panno magico non dovrete più svegliarvi un’ora prima per andare ad asciugare tutta l’acqua che di notte si è andata ad accumulare sotto i mobili. L’intento era dimostrare come rispetto ad un panno tradizionale, il Superpanno magico riuscisse ad assorbire quantità smodate di liquidi e in una sola passata. Nel tentativo di rendere il prodotto indispensabile ai consumatori, la narrazione si faceva distopica e descriveva un mondo in pericolo, invaso dall’acqua, una civiltà costretta a vivere rifugiata, in costante conflitto con la natura. Ogni giorno, la massaia era costretta a raccogliere acqua e asciugare superfici, contro tutto e contro tutti. Ogni giorno la massaia sopravviveva solo grazie al Superpanno magico.
Nel periodo a cavallo tra le elementari e le medie, quando le giornate si accorciavano e faceva freddo per scendere in cortile a giocare, passavo le domeniche pomeriggio con mio padre. Acquisiti i risultati delle partite del campionato di Serie A, mettevamo in scena una finta trasmissione radio: microfoni, mixer, piatto e una doppia piastra per registrarci. Avevamo chiamato il programma Domenica Sport. Il format consisteva in collegamenti dai campi principali per un sunto e un commento sulla partita appena terminata. Ovviamente nessuno di noi aveva visto la partita – per i gol bisognava aspettare 90° minuto – quindi inventavamo di sana pianta. Dato che eravamo solo in due e mia mamma partecipava raramente, avevamo aggiunto altri inviati che interpretavamo a turno: Nannovjić, Batalock e Vincenzo, che poi in realtà, non erano altro che i soprannomi di alcuni miei amici. Nannovjić era il fratello più grande di un mio compagno di classe e per la sua età, era un ragazzo posato, maturo e riflessivo. Batalock abitava nel palazzo ed era allampanato totale. Vincenzo era Vincenzo, un bambino che faceva nuoto con me. Tra un collegamento e l’altro mandavamo brani musicali e qualche volta mio padre suonava il piano.
Dopo il boom degli anni ’80 – ’90, gli scandali, le truffe, il mago Do Nascimento e il forzato dimenticatoio, molti canali televisivi hanno nuovamente dedicato alle televendite fasce importanti di palinsesto. Picciotti, i tempi sono maturi – avrà detto qualcuno – riproviamoci. Cafuddiamo e vediamo che succede. Sono andato a vedere i dati e in Italia, quello dei prodotti in tv, è un mercato in continua crescita che nel 2017 ha mosso affari per quasi un miliardo di euro.
C’è una relazione tra i No vax e il Rotowash? Tra il Gruppo Bilderberge il Magic Harry? Tra Soros e Chef Tony? Cosa lega la Tap con il ritorno sul mercato di Shogun, i coltelli giapponesi forgiati con una lega segretissima? Chi può ancora comprare a 59.90 euro un frullatore minuscolo e alimentato a corda come il motore di un gommone? C’è davvero qualcuno che acquisterebbe, convinto di fare un affare, una scopa magica rotante al posto di un aspirapolvere? Con tutta la buona volontà, come si può credere che quel robot da cucina sia così potente e abbia lame così affilate da ridurre in polvere un blocco di granito in pochi secondi? Ma se fosse vero, nessuno ha pensato a come questo mostro potrebbe ridurre le nostre verdure?
Come la massaia del Superpanno magico, viviamo in un’epoca di paura e sospetto. Il complottismo ha ribaltato il significato delle informazioni e il normale, l’ordinario, sono diventati qualcosa da guardare con diffidenza. Il paradosso è proprio che chi sviluppa questo criterio interpretativo della realtà, finisce per rifugiarsi nell’improbabile, nel totalmente inattendibile e poi, acquista convinto il frullatore a corda. L’andazzo, purtroppo, è estremamente preoccupante.
Con il passare delle domeniche e il rodarsi del programma, decidemmo di aggiungere a Domenica Sport, anche alcuni spot per pubblicizzare le attività commerciali della zona. C’era il Mondo dei Giocattoli, c’era l’edicola di Panebianco, e poi c’era lui: Concetto Li Noce. Li Noce era il titolare di un’autocarrozzeria in via Grottasanta e lo spot è indelebile nella mia memoria. Iniziava con rumori che simulavano un incidente: confusione, martello, chiave inglese, bottiglie. Oh no! Ho ammaccato la mia macchina, diceva il personaggio interpretato da mio padre. Non ti preoccupare – intervenivo io – vai da Concetto Li Noce, ti riparerà la macchina anche se schiacciata come una noce. Poi nuovamente rumori, ma stavolta veramente esagerati: un glang, glang, deng infernale. Ma che fai? Chiedevo allarmato a mio padre e lui, al culmine della tensione emotiva rispondeva: schiaccio la mia macchina.
Cambiamenti Climatici
Pompe t’acqua, uracani, trompe t’aria… ma che sta succetento a questo monto?

1 su 1000 ce la fa
Non so voi ma io non riesco proprio a seguire tutti i gruppi WathsApp dove volente o nolente sono stato inserito. Quelli con più di 10 persone poi, mi atterriscono. Mi distraggo un attimo e mi ritrovo con 245 notifiche: sono auguri di trascorrere una buona giornata, tazzine di caffè, gattini, matrioske di screenshot di screenshot di screenshot e una quantità spropositata di meme. Da questi meme nascono screzi, dagli screzi polemiche, dalle polemiche offese, dalle offese tentativi di riconciliazione e poi di nuovo tazzine di caffè, emoticon a muzzo e auguri di buona serata. Ogni tanto qualcuno abbandona il gruppo, poi si ricomincia. Questa ciclicità mi ha spinto a silenziare la maggior parte di essi. Ogni tanto, quando il numero delle notifiche ha raggiunto un numero considerevole, apro una chat e scorro velocemente le centinaia di messaggi sperando di trovarne uno che valga la pena di leggere. Oggi l’ho trovato.
“Tanti stranieri nella nostra città x fortuna non tutti si contano in pochi, vedo in città tutti con scooter?macchine ecc…assicurazione,targa,intestate a chi? è come vivono in Italia? benzina affitti ecc come come!!se mi spiegate se qualcuno conosce queste culture!! Come se dovremmo ascoltare loro.quasi 10 anni al nord!! Sono cresciuto PAESE CHE VAI USANZE CHE TROVI!!! ITERREMOTATI NE VOGLIAMO PARLARE A RUBARE I SOLDI ALLA POVERA GENTE E PARLIAMO IN CHATT DI MINCHIATE!!!!”.
L’utente prima di tutto
– Pronto?
– Comune ti Siracusa, attenta in linea…
– Parlo con il servizio Customer satisfaction?
– Non la capisco, chi boli riri?
– Ehm… dicevo, se posso chiedere informazioni a lei per questo nuovo servizio di Customer satisfaction pubblicizzato sulla stampa?
– Ma noi… ci passo i vigili urbani?
– No signora, chiamavo solo per capire come funzionava il servizio. C’è un form da compilare online? Una newsletter a cui iscriversi? Ci si può loggare con un ID?
– Fosse l’uttima cosa ca sta ricennu! Aspittassi… Mariuccia, parracci tu cu stu signuri ca addumanna na cosa strana…
Minchia!
La sicilia è un’isola per modo di dire
Venerdì 19 ottobre avrò il piacere di presentare insieme all’autore, “La sicilia è un’isola per modo di dire”, l’ultima fatica letteraria di Mario Fillioley uscita in questi giorni per Minimum Fax. Per chi non lo conoscesse, Mario è un’eccellenza siracusana: insignito del marchio De Co dal Consiglio Comunale, è in lizza per aggiudicarsi anche l’indicazione geografica protetta (IGP) e sottrarla – non senza polemiche – al limone di Siracusa. Filosofo, polemista, editorialista, saggista, traduttore, insegnante, collezionista di gettoni telefonici e di vecchi numeri di Postalmarket e Vestro, va ghiotto di totò, caponata e gelato in vaschetta.
Intellettuale scomodo al potere, ha immediatamente suscitato le reazioni del mondo della politica e delle istituzioni. Hanno detto di lui:
Crocetta: Atoro, atoro, atoro.
Di Maio: Opera immorale e per tanto non acquistabile con reddito di cittadinanza.
Berlusconi: Mi ricordo di Fillioley, era ospite fisso alle cene eleganti.
Salvini: Fillioley prima dovrebbe spiegarci i suoi rapporti con Soros invece di scrivere libri.
Toninelli: Le copie invendute di “Lotta di classe” utilizzate per puntellare il viadotto Morandi.
Tria: Il debito pubblico scenderà ma quello di Fillioley è destinato a salire.
Martina: È la figura di sintesi che la sinistra sta cercando.
Renzi: Se gli manca una cosa è proprio la sintesi.
Presidente Conte: Aspetti… Fillioley… è forse un Ministro del mio governo?
Moscovici: Acquistate il suo libro in massa e salvate l’economia del vostro Paese.
Papa Francesco: Leggere il Fillioley è come affittare un sicario per risolvere un problema.
Sindaco Italia: Di bravo è bravo, però non ha ritirato i mastelli e a noi risulta non paghi la Tari.
Presidente Mattarella: I lavori di Fillioley costituiscono il cardine del patto di cittadinanza su cui si fonda la nostra Repubblica.
Il Gelatiere (viale Tica): È una persona meravigliosa.
L’appuntamento è venerdì 19 ottobre alle 18:30 alla Fondazione di Comunità Val di Noto, Ronco Capobianco 5 (vicolo di via Maestranza) Siracusa.
Ferie Pagate
Piove,
semaforo verde,
passano le auto zizzagando sul corso,
lentamente, nella pioggia d’autunno
stanno, in colonna con lampi di freccia ai lati di Zara
in attesa di un amore scontato.
Vien per la strada un figuro,
un vigile urbano che il lento passo trascina,
non interviene, non si frappone, fa finta di niente
e s’allontana.
Quanti giorni sprecati, quante pensieri,
la nostalgia di una vita perduta,
il sentimento di esser nati stanchi,
la certezza delle ferie pagate.







