Curricula – Curriculorum – Curriculis

Se Conte, il Presidente del Consiglio incaricato non dovesse sciogliere la riserva e non riuscisse a formare un governo, se Mattarella dovesse ripensarci… io mi porto avanti.

Archimete Pitacorico nasce a Siracusa.

Compie il primo ciclo di studi presso il Kindergarten for Performing Arts diplomandosi con un saggio in cui interpreta magistralmente una coccinella.

Negli anni successivi, si diploma a pieni voti presso la Tucidide School of Elementary Culture discutendo una dissertation dal titolo “La festa della Mamma”. Perfeziona i suoi studi elementari presso il Francescane Nuns Chatolic College di via dell’Olimpiade dove si specializza in trinca, soffione e palla avvelenata.

Folgorato dalla poetica dello scrittore siracusano, si iscrive alla Elio Vittorini Economic School of Polibio dove in tre anni brucia le tappe e ottiene il prestigioso degree, discutendo una tesi sul dumping negli scambi commerciali tra Baltimora e il quartiere Akradina.

Acquista un Sì di seconda mano e in estate parte per un soggiorno di tre mesi all’Arenella perfezionando i suoi studi al Samoa College of Granita di Mandorla.

Si iscrive all’Einaudi College of Syracuse ma dopo un biennio travagliato e in disaccordo con l’impianto didattico giudicato troppo liberale, decide di cambiare e approda all’integerrimo O. M. Corbino School of Pignateddi dove si diplomerà discutendo un paper sulla bioetica, il progresso scientifico e il prezzo calmierato della pizza degli ambulanti alla ricreazione.

Parte per un lungo viaggio di perfezionamento che lo porterà a visitare le biblioteche e i pub dei più importanti atenei di Londra, Oxford, Dublino e il campeggio di Cuore.

Al rientro, sceglie l’Università di Bologna, e si iscrive al corso di laurea Damma – Indirizzo Canterini. Il percorso di studi articolato è fondamentale per la sua crescita accademica. Si laurea con una tesi sulla fortuna critica di Gustav Mahler a Pachino.

A Milano ottiene il diploma post laurea e si specializza nella produzione culturale e dello spettacolo dal vivo, perfezionando le competenze tecnico-giuridico-sociologico-amministrative e sommandole alle sensibilità umanistiche e artistiche nel tentativo di non pagare la Siae.

Specializzato in comunicazione politica, trascorre interi mesi all’estero perfezionandosi nelle caffetteria e negli shop dell’università di Berlino, New York University, Columbia University, Harward Boston, University of Montana, Seattle University, University of Arizona, San Francisco Arts College, Univerity of California UCLA. Alla Columbia e all’UCLA acquista anche due t-shirt. A Harvard un cappellino ma lo dimentica sul volo di ritorno.

Il suo obiettivo futuro è la vincita dell’ambito Premio Tiche.

Hai presente?

Hai presente quando in Corso Umberto, quello parcheggiato in doppia fila si accappa con quello parcheggiato in terza, perchè l’auto della terza fila gli impedisce di fare agevolmente un’inversione a U in un tratto di strada con la preferenziale e intanto, tutti gli altri automobilisti che sopraggiungono, si incolonnano in un serpentone infernale, perchè la carreggiata è diventata un budello e i vigili urbani – in quattro su una pattuglia – percorrono la preferenziale che ora, per metà è occupata da sfigati incolonnati e fanno finta di niente passando oltre e tu, imprigionato in questa follia, vedi il semaforo a 50 metri diventare verde e poi rosso e poi verde e poi rosso e rimani immobile e quelli continuano ad accapparsi e tu a stare fermo e allora ti metti a suonare il clacson ma in realtà vorresti sganciare napalm e quando finalmente gli passi vicino, suonando come una furia, i due smettono di accapparsi e indicandoti, uno ti dice: “talìa ‘stu testiminchia” e l’altro, in italiano ti grida: “incivile”… No dico, hai presente?

Datemi un madeddu

Datemi un madeddu
Che cosa ne vuoi fare?
Lo voglio dare in testa
A chi non mi va, sì sì sì…

Un colpo sulla testa
A chi non è dei nostri
E così la nostra festa
Più bella sarà
Saremo noi soli
E saremo tutti amici
Faremo insieme i nostri balli
Il surf il hully gully
Che forza sarà…

Ortigia: è scontro di civiltà

Il futuro dell’isolotto torna al centro della campagna elettorale per le amministrative di giugno. Si divide l’opinione pubblica. Ristoratori ortigiani e Intellettuali presentano due differenti protocolli da fare sottoscrivere ai candidati sindaco. Vota il tuo preferito.

All you can drive

È la proposta dei ristoratori ortigiani e prevede l’apertura totale del centro storico a qualsiasi mezzo inquinante su ruote. All you can drive sancisce l’obbligo di utilizzare un’auto procapite e garantisce uno sconto del 15% a tutti gli automobilisti che si presenteranno alla cassa dei ristoranti con la revisione scaduta. E ancora: defiscalizzazione dell’isola e divieto di emissione scontrino o fattura con l’ordinanza “Basta la Parola” e l’inaugurazione del nuovo parcheggio Ipogeo Multilev con ingresso dalla Marina e uscita su Piazza Duomo. La proposta All you can drive è stata appoggiata anche dall’associazione profit SOS Carne di Cavallo che ha aggiunto la mozione Holer Togni, che garantisce parcheggio gratuito e una vaschetta di patatine con sassaemayones a chi, saltando in auto da una rampa posizionata al posto del ponte dei Calafatati, riuscirà a raggiungere Riva Nazario Sauro.

 

Ortigia 110 e lode

È la proposta degli Intellettuali Provinciali e Boriosi e prevede l’accesso ad Ortigia solo ad una minima parte di fruitori e dopo aver superato un test di cultura generale a risposta aperta. I candidati ritenuti idonei dovranno poi affrontare un colloquio orale incentrato sulla vera tradizione della matalotta e sui gusti musicali di Anita Garibaldi e di Bernabo Brea. I delegati di Ortigia Sangue Blu hanno sottoscritto la proposta e gli hanno affiancato l’emendamento “Beneventano-Gargallo-Borgia-Impellizzeri” che regola l’accesso al centro storico – nelle serate di martedì e giovedì – esclusivamente per censo.

 

Inda on My Mind

– Ma quannu maaai! Ma chiffà nun u sai ca se voti a XXX e comu se ci sta rannu u votu a YYY?

– Ma attia cu taaa dittu sta gran minchiata?

– Mpare ma si bestia totale ah! A nun ti leggi i giunnali? Manco faisbuk talii? Pezzu i vastasu ca si…

– Minchia, sta parrannu Euripite…

…e sei pure cantitato

Illustre imprenditore,

nonostante i 5 milioni di metri quadrati della tua attività e quindi, presumo, nessun problema di spazio, ieri hai deciso di lasciare i tuoi carrellati per la differenziata fuori, in prossimità dell’ingresso del tuo esercizio commerciale. Poi, accortoti del terribile effetto estetico generato, hai preferito spostarli direttamente in mezzo alla strada, il più lontano possibile, come se non ti appartenessero… Lo confesso, vivo la cosa come una sfrontata provocazione, un brusco me ne fotto, un metaforico ma pur sempre ben assestato calcio in culo a tutti noi poveri stronzi.

Le 10 piaghe d’Egitto sono bazzecole

Ieri notte mi sono addormentato con un sottofondo musicale esasperante: un mantra di ritmi latini che mi ha indotto un sonno nervoso e contornato da incubi. Ho sognato struggenti battaglioni di neomelodici nei dehors del centro; improbabili coppie da piano-bar con tastierone midi e cantante arrampicata su tacco vertiginoso e fasciata in abito di lamé due taglie più piccolo. Lei sparava acuti inappropriati e terminava ogni strofa con il peggior campionario di arzigogolate fiorettature. Ho sognato karaoke con aspiranti cantanti da talent show che dedicano hit tatangiolesche – interpretate due toni sotto e fuori da qualsiasi scansione metrico-ritmica della partitura – a un pubblico inerme. Improvvisazioni etnomusicologiche con zufoli, bummoli e tamburelli dei tempi che furono; i rapper ed i metallari duri e puri, poeticamente contro il sistema, ma in provincia disposti ad esibirsi nella pizzeria per famiglie a volumi da Coachella. Poi c’erano direttori creativi improvvisati,  cocktail al di là del bene e del male, gestori che servono tutto in plastica, non ti danno manco un foglio di Scottex e pretendono il coperto, che riciclano come aperitivo bordi di pizze già mangiate da altri, servono granita con mosca e a rimostranza rispondono: “la mosca ci entra pecchè la granita è docce, siggnore…”. Poi, sudatissimo, all’alba, mi sono svegliato.