Scinni macari lei a Catania?

Rimpiango quando agli arrivi dell’aeroporto di Catania c’erano solo due nastri per i bagagli: uno voli nazionali e l’altro, resto del mondo. Era una Sicilia genuina e accogliente fino all’esasperazione, il parcheggio era gratuito e delegazioni di parenti – tre o quattro per viaggiatore atterrato – affollavano la sala per aiutare il viaggiatore a ritirare la valigia. Si facevano largo, ammuttavano, sudavano, “pemmesso, pemmesso”, oppure: “Ca è, ca è, pigghila tu, chidda gialla e niura co stemma i l’Agip”.
Calore umano, baci, abbracci, confusione, pianti di gioia, emozioni, poesia, “ti ho fatto la caponata”, “ti vedo sciupato, mangiati questo panino con la cotoletta, presto”. Anche i viaggiatori erano diversi: c’era una minore confidenza con il volo. Chi non si è visto rivolgere dalla signora anziana spaesata, la fatidica domanda: “Scinni macari lei a Catania?”. Una volta aiutai una coppia di settantenni a mettere il borsone in cappelliera. Loro erano bassissimi e il mio gesto li impressionò a tal punto che per tutto il volo, seduti accanto, mi chiamavano: “U Supermàn”, con la a. Conservo ancora il loro indirizzo di Pietraperzia.
I protocolli di sicurezza, i regolamenti internazionali, si sono portati via la poesia e le emozioni, sostituendole con finta efficenza e atmosfera impersonale. A Catania i nastri bagagli sono diventati cinque e i parenti, sempre meno numerosi, aspettano fuori dalle porte o continuano a girare in macchina, per non pagare il parcheggio.
Solo raramente, a tarda notte, può ancora capitare di imbattersi nel tizio che si piazza all’inizio del nastro trasportatore, aspetta il suo trolley, è nervoso, vuole uscire a fumare e allora inizia a dare manate e pugni alla saracinesca chiusa dalla quale verrano fuori i bagagli e se si è fortunati, lo si può sentire dire: “Ni muvemu? Bastaddi”.

Merde

Questa cosa che non appena arriva il maltempo e il cielo si fa grigio sopra quelle orrende ciminiere, queste merde ci devono avvelenare ancora di più di quello che fanno ogni giorno, sfiaccolando e immettendo in atmosfera le peggio schifezze puzzolenti e mortifere, è vergognosa. Ma non avete una coscienza. Bastardi!

Vivo Vivo Vivo

Momenti di terrore alla “Sagra del Pesce Spada” quando un grosso esemplare del mediterraneo dal peso di 140 kg, si è ridestato dal banco su cui era esposto ed è fuggito seminando il panico tra gli avventori. Per gli organizzatori, l’accaduto smentirebbe le voci sulla discutibile freschezza e l’inadeguata conservazione del pesce…

I tempi sono maturi

Le nuove ordinanze anti abusivismo rischiano di colpire uno dei principali comparti produttivi della città mortificando la tradizione siracusana. I tempi sono maturi per finanziare e rendere cantierabile il progetto per dare finalmente un senso alla Spirale Archimedea, utilizzandola per regolamentare e garantire decoro e dignità ai commercianti abusivi. Un percorso virtuoso che metta in relazione la progressione geometrica e quella merceologica: dalle cover per telefonino ai parei variopinti; dagli zoccoli del dott. Tonelli alle borse Mandarancio Drink per terminare, raggiunto il nucleo centrale, in un tripudio di ricci di mare e pescato di frodo.

Ognuno porta una cosa – Il decalogo per il ferragosto a regola d’arte

1) Sebbene da decenni vi rechiate sempre nella villetta di tuo suocero a Terrauzza, imponi a qualunque costo l’appuntamento per tutti, alle 11:00, alla Sun Gelati.

2) Distinguiti dalle cugine provinciali e inserisci in menù cibi nuovi:

– Noi ormai senza avocato non riusciamo a manciare l’insalata col pomitoro.

– Maria ma chi duru, ma è n’cuticchiuni!

– È frutto esotico scimunita, si mancia così.

3) Ogni riunione familiare o tra amici che non comporti almeno l’assaggio di tre tipi di pasta al forno diverse, può essere sciolta o dichiarata illegale in qualsiasi momento.

4) Differenziare è una cammurria, vara nuove regole a convenienza:

– Chi c’entra… u viri ca u tappu da birra avi a patti i sutta mobbida?

– Sì.

– E quinti u po’ ittari nell’ogganico…tranquilla.

5) Appronta sempre un piano B per ovviare agli imprevisti:

– Che malafiura…

– Chi ffù.

– Ca Robbetta, la fitanzatina di Jonata è vecana! Nun ci pinsammo completamente!

– E aspè, se ci levi u grasso ra sasizza chi fa? Non sa po’ manciari u stissu? Comunque ci su i pipi mpanati, u fummaggio e a pammiggiana.

6) Non lasciare adito a dubbi: Che sia con il finocchietto o senza, la sasizza la sputtusi solo tu.

7) Non ti presentare con bottiglie di vino da supermercato. Il vino si prende solo dallo zio di Giancallo a Cugni:

– Assaggia ‘stu Pista e Ammutta.

– Minchia pesantissimo! Ma che è liquore?

– Viri ca è senza soffiti… è biologico.

8) Il cuore dell’anguria o va ai picciriddi o va alla nanna. Non si discute.

9) Pregusta il momento in cui, prima del caffè, tuo cognato carabiniere racconterà quando na vota, cu na frenata, stuccò u pedale ro freno!

10) Non mollare mai.

– Stai scuppiannu. Ora mi o’ cucco… Aspé, cu su spatte un cannolo? Nuddu? Allora mu passi uno ca ricotta? Ramminni macari uno co cioccolatto va… u’saggiu.