Parcheggio Mazzanti 2.0

Arriva la conferma dalla Regione e dal Vermexio: il Parcheggio Mazzanti, la grande opera pubblica incompiuta e spauracchio di qualsiasi campagna elettorale, verrà rimesso a nuovo e trasformato in una sala polivalente, attrezzata per spettacoli, concerti, sport e per i bootcamp e la finale del Premio Tiche. Il bonus licenze commerciali e la defiscalizzazione della carne di cavallo e dell’olio esausto per le zippole, sommati al ricco cartellone di eventi d’amare, saranno la spinta propulsiva alla rinascita commerciale della zona. Per diventare immediatamente eseguibile però, il progetto dell’Ex Parcheggio Mazzanti, prevede la costruzione limitrofa e in calcestruzzo depotenziato, di un nuovo parcheggio multilevel per i fruitori dell’ex Parcheggio Mazzanti.

Parchi cittadini è subito polemica

Riunione fiume in Giunta per trovare una soluzione definitiva dopo i ripetuti episodi di vandalismo nei parchi di quartiere. Tutte valide le strategie all’ordine del giorno:

– Drastica: bombardare le zone con napalm nel tentativo di radere al suolo ogni cosa.

– Psicologica: convincere gli abitanti dei quartiere che tutto va bene e che si tratta di una nuova concezione di parco smart 2.0.

– Scarica Barile: affidare la gestione ad una associazione no profit… Cazzi Vostri.

– Religiosa: trasferire all’interno dei parchi alcune copie della statua di Santa Lucia e sperare nel potere deterrente della fede e della superstizione.

Il Comune ha preferito optare per la soluzione Scarica Barile e in una cerimonia solenne, ha affidato la gestione del parco Robinson di via Algeri a 50 bambini. Grande soddisfazione da parte dei genitori dei prescelti fino a quando non è stato fatto notare che non si tratta di un affido simbolico ma che le spese per le utenze, pulizia e verde pubblico ricadranno sul bilancio familiare di ciascuna famiglia.

Intanto, come un fulmine a ciel sereno, arriva il ricorso al Tar dell’Associazione “Scippo”, molto attiva sul territorio e con una sola missione: trasformare il fenomeno delle baby gang in eccellenza siracusana. L’Associazione sembra avere le idee chiare vuole fare valere i suoi diritti dopo l’annullamento del bando truccato e dei finanziamenti a fondo perduto sottratti con dolo alla Comunità Europea, grazie ai quali, il Parco Robinson potrebbe essere affidato ad una cooperativa di picciotti di squadra senza Durc. Un polo d’eccellenza che sfruttando i buchi della fumosa alternanza scuola-lavoro, dovrebbe essere capace di formare le nuove generazioni di malacarni attraverso un complesso programma didattico incentrato su scippo e borseggio, impennata molesta, inglese, piccola estorsione, spaccio, pesca di frodo e sfruttamento della prostituzione.

Toponomastiche

Questa è la dimostrazione che pubblico e privato possono agire insieme per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini”. Con queste parole il Sindaco Italia, nel corso della cerimonia di inaugurazione, ha voluto esprime tutto il suo apprezzamento per l’esito della joint venture tra Comune di Siracusa e McDonald per il rifacimento delle basole di via Crispi. In un ottica di concessioni resilienti e in virtù dell’ordinanza Smart 2.0 Avanti Insieme, il Comune di Siracusa cede l’usufrutto della strada al colosso del fastfood che ne curerà la manutenzione ordinaria e straordinaria e cambierà il nome in via Crispi McBacon.

Smart Working

– Buongiorno, chiamavo per conoscere l’esito della mia pratica…

– Non me ne occupo io.

– Ma scusi, no sa nemmeno chi sono, come fa a dirlo?

– Perchè qua siamo tutti Smatt Uocchin

– E quindi?

– Mantasse una mail.

– Ho già mandato una Pec diciotto giorni fa.

– I Pecchi alcuni collechi non ci arrivano.

– Ma è assurdo! E quindi che devo fare?

– Ommai se ne palla dopo Natale!

I scuoli chiuse e i picciotti azziccati nei bar – Il glossario dei commenti social sugli aggiornamenti Covid

– Tutti assemprati che ridono a grepapelle se cielo dici

– Troppa gente fuori dovete a fare le sansioni perchè a gente non capisce piu la lincua italiana

– Al monumento ce un via vai di picciotti baci e bacini e quando passa a municipale guarda dal alto lato

– Na bella passata di lignate ai padri e alle madri di questi ragazzi estrafottenti

– Ma se ci su i tavolini che cristiani assittati davanti a finestra ro prefetto ma di che stiamo parlanto

– La gente puo fare quello che ci piace no la gente può fare quello che non ci piace ma e la recola purtropo quindi un po di crianza sarebbe buono

– Ma stu bestia di sindaco ancora parla o cucchiti o scuro no sottoscala

– Zona pizzuta n’ammanca u falo di ferracosto…

– Sindaco anziche tenere tutti sti vigili a piazza d’uomo falli furriare strade strade co libretto re contravvenzioni e viri come sa mettono tutti a mascherina

– I scuoli chiuse e i picciotti azziccati nei bar

– A parco Orzanam file di racazzi senza mascherina e tutti impicchiati

– Nella chat delle mamme dicono che ci sono focolai nelle scuole di siracusa che non ci dite e che tenute in sardina è vero?

– Pezzo di pocco fai rispettare le recole

– Ha prepararsi prima ha questa ondata no vero scimunito?

– Sindaco se non assumi dutturi sta parrando a vanfera

– Cioè io non posso andare da Carlentii a Lentini e sti bistiuni possono venire dall’Africa fatemi capire

– Ma ha che gioco stanno giocanto?

– Chiuritivi a casa e chiuritivi a vucca

– Ci vogliono controlli sterrati

– Chiudiamo tutte cose, facciamo locdawn però dividiamo i soldi di quelli meno ambienti

– Stu Covid si sta ammazzano dalle risate a sentire tutte ste minchiate

– Altri sintaci anno chiuso le scoule in caso di diversi covid nella stessa scuola e altre scoule allora perchè no?

Amori mormoni

Durante una di quelle estati in cui si è troppo piccoli per andare in vacanza da soli e troppo grandi per non pensare continuamente di voler essere altrove, mi aggiravo smangiucchiando una mela Golden nei pressi di un campo da basket improvvisato in un campeggio di qualche paese sperduto della Bretagna. Avevo appena finito di cenare con i miei genitori e insieme a me c’erano i due figli della coppia di amici dei miei con cui eravamo partiti in vacanza. Su questo spiazzo, un gruppo di ragazzi americani nostri coetanei, aveva posizionato uno sopra l’altro due grandi bidoni della spazzatura a simulare un canestro. I ragazzi erano mormoni, figli di un paio di famiglie con prole numerosissima. Avevano noleggiato dei motorhome giganteschi con la moquette a pelo alto al pavimento e si erano piazzati nelle piazzole difronte a noi. Nel gruppo di giocatori c’erano anche delle ragazze, alcune erano in squadra, altre facevano il tifo, ma in maniera molto composta. Un paio le avevamo incontrate la mattina in piscina, una era davvero bellissima nel suo costume intero, aveva gli occhi nocciola e ci eravamo scambiati degli sguardi e dei timidi sorrisi. Quella sera, su quel campo da basket, portava i capelli castani raccolti sulla nuca con delle ciocche che le scendevano sul viso. Avremmo avuto al massimo 14 anni e con un inglese scolastico e titubante chiedemmo di poter giocare con loro. Ci risposero di no, senza tanti giri di parole, niente di razziale, almeno credo, nessun italiani, pizza, mafia, mandolino, semplicemente non avevano alcuna intenzione di fare la nostra conoscenza e poi, non ci ritenevano all’altezza di competere con loro. Solo la ragazza bella provò a far cambiare idea al fratello maggiore, ma non ci fu niente da fare anzi, il suo intervento fece innervosire il gruppo che ci fece capire che da lì dovevamo andar via, che dovevamo spostarci di lato perché la partita doveva riprendere immantinente. Incrociai lo sguardo della ragazza, sembrava dispiaciuta e lo ero anch’io, per me giocare sarebbe stata la scusa per conoscerla e chissà, magari, come nei film, poteva scapparci un bacio, invece niente. Delusi, ci spostammo sul lato del campo per permettere la ripresa del gioco. Ero appoggiato ad un lampione, finivo di mangiare la mia mela golden e fingevo distacco e disinteresse. All’improvviso la palla stoppata con foga da uno dei giocatori, rimbalzò verso di me. Fu una cosa naturale e sorprendente: l’addomesticai di petto, me la alzai con il sinistro e feci partire un pallonetto di destro che si andò a infilare nel canestro. I miei amici esplosero in un boato da stadio, i mormori erano increduli e sbalorditi, forse non avevano mai visto qualcuno calciare un pallone, la ragazza bella mi guardava ammirata. Io tremavo dall’emozione ma non volevo darlo a vedere, diedi l’ultimo morso alla mela, la gettai nel cestino attaccato al lampione, mi girai verso i miei amici e con finta sufficienza dissi: “andiamo”. Con la coda dell’occhio vedevo la ragazza bella che mi seguiva con lo sguardo, adorante. È fatta! – pensavo tra me e me mentre mi dirigevo verso il camper dei miei – domani mattina in piscina farò un ingresso trionfale, e lei sarà lì ad aspettarmi e finalmente potremo vivere un’intensa e travolgente storia d’amore e poi tornerò a Siracusa e lo racconterò a tutti e poi ci scriveremo e io andrò in America da lei e lei verrà da me e io avrò già il motorino e insieme andremo a mare al Plemmirio e la sera la porterò al Troubadour a mangiare il Ghiottone e bere la Du Demon o un calice di Lancers rosè. Il giorno dopo, mi svegliai presto, non stavo nella pelle, volevo godermi il trionfo, uscii dal camper per fare colazione e per vedere se riuscivo a sbirciarla ma rimasi basito: davanti a me il vuoto, le piazzole deserte, i camper con il pavimento di pelo lungo erano spariti, portandosi via l’unico possibile grande amore mormone della mia vita. 

La zona arancione spiegata facile

Siccome nessuno vuole restare con il cerino acceso in mano, un minuto dopo la definizione delle zone di rischio è iniziato il valzer delle responsabilità, che serve a fare un po’ di caciara ed a confondere le acque: una dichiarazione lì, una mezza risposta qua, loro hanno più infetti, noi abbiamo più posti letto. Anche i ventuno parametri oggettivi che dovevano determinare la colorazione, visti così, senza che nessuno li spieghi, servono a bene poco. In questo calderone, due sono gli aspetti a mio avviso abbastanza chiari. Il primo è che il governo nazionale probabilmente è stato più accondiscendente con alcune regioni e meno con altre; il secondo elemento è che non esiste nessun sistema che trama contro la Sicilia e che ci appioppa l’onta dell’arancione per danneggiarci di proposito. Esiste invece un problema sistemico, gigante, vecchio come il cucco che riguarda tutti noi: lo stato in cui versa la sanità siciliana. Provo a semplificare molto per rendere il concetto più chiaro: la Sicilia è arancione perché da quarant’anni a questa parte, abbiamo votato una classe politica inadeguata. Abbiamo rinunciato ai nostri diritti preferendo chiedere e ricevere favori, abbiamo lasciato che si spartissero denaro e potere, gli abbiamo permesso di non fare niente se non i loro comodi e poi li abbiamo rivotati, ci siamo indignati per le autostrade che non esistono, per le ferrovie da terzo mondo e per gli ospedali fatiscenti, abbiamo gridato allo scandalo dei fondi europei inutilizzati, delle discariche e della formazione professionale e poi li abbiamo rivotati. E anche se i tempi non sono più quelli di una volta e adesso al massimo intervengono per una bolletta dell’Enel o ti piazzano un figlio a fare un tirocinio non retribuito, noi continueremo a rivotarli perché sebbene ci sentiamo tappeti persiani, sotto sotto siamo zerbini. Quindi, nonostante questo governo nazionale viva di controsensi e di approssimazione infinita, non c’è nessuno complotto contro la Sicilia, c’è solo la responsabilità di 40 anni di assenze, lacune, ritardi, incapacità e disinteresse che hanno portato la sanità regionale ad essere quello che è oggi. Aggiungeteci le cliniche private dei baroni, le convenzioni più risibili, i concorsi bloccati e il gioco è fatto. Altro che arancione, il nostro colore dovrebbe essere rosso, come la vergogna. 

Conte si sulu un qua ra qua qua – il glossario dei commenti sulla zona arancione

– Musumeci ancora palla ma che spacchio palla

– Questi chiutono loscian

– Se siamo colore arancia allora i sbarchi che coloro sono li devono fermare e buttare a mere

– Volete uccidere la mia bedda sicilia bastaddi

– Ma sta zona arangione è tutta a sicilia macari a Pachino?

– Ano chiuso il bingo e a sala scommessa ro timoleonte sveglia!

– Ha napoli ca stanno fetento sono gialli e ha sarausa aranci ce qual cosa che non quatra

– Ragione ai

– – Streca comanta colore Ah ah ah ah (così finisco su Archimede pitacorico)

– Il ministro Speranza, quello secco secco ci vorrebbe na botta di diarrea di quella a spruzzo ca ciavissiti a lassari i pinni mai ti viene? Medda ca sì

– Quindi non mi posso andare a comprare il pesce ad avola è questa e libbertà

– Mbecille di conte sapperdiri u nommu di San giuseppi ca tuttu rui Na ma fari Na briscula, tu giuru ca i caricchi te rugnu tutti a tia, tu Co lisciu a currispunniri, viremu cu vinci a partita, crastu ca si

– Chiutono i negozia e i bar e fano lavorare solo i glandestini chissu e u piano

– Che vergogna di essere italisna la politica e mafia e ladri dove sono ah ditecelo tutti i soldi che a vete preso a me mi sembra nelle tasche di conte e didimaio e toninello

– Da verde ad arancione….mancu u tempu e già scattò u russu 

– Si potrà andare da resistenza a tomicilio e vice e versa ?

– O rosso o giallo o arancione non mi interessa Esco lo stesso senza autocertificazione e me la sucano tutti

– Mongoloidi bastardi andicappatti  spostamenti tra comuni vietati se non per comtrovate esigenze ma ammazzativi spastici

– Zona arancino accussì si sono mangiare macari chistu

– Musumeci fatti tonnare i soddi da Bocelli e dai pezzi di puppi dolce e gambana

– Conte si sulu un qua ra qua qua

– L’auto centrificazione mela devo fare fare anche che lavoro in nero?

– Tutti unti ce la faremo!!!!!!!!

Affari di famiglia

L’ho capito immediatamente che se ne era andato quando ho letto un post che diceva: “era meglio Roger Moore”. No, no sono affatto d’accordo, per me, in quella parte, Sean Connery era impareggiabile e “Thunderball” e “Goldfinger” restano ad oggi i film di 007 più completi. Certo, Pierce Brosnan era un gran fico e Daniel Craig ha svecchiato il personaggio con dei risvolti inediti, ma i completi su misura e l’Aston Martin coupé celebrata anche da Spielberg in “Prova Prendermi” non sarebbero stati così iconici se a indossarli o a guidarla fosse stato un altro. 

Di film Connery ne ha girati tanti nella sua carriera, non tutti leggendari, questo è vero, tanto che alcuni critici, in passato, hanno messo in discussione il suo talento e ci può anche stare, quello che non può essere negato invece è il suo essere stato un grande personaggio. Come un buon vino, invecchiando è migliorato e il tempo che passava, le rughe che gli scavavano il viso, i capelli e la barba bianca, lo hanno trasformato e reso più versatile e completo. Nella sua lunghissima filmografia, a parte i film di 007 – tralasciando quell’apocrifo “Mai dire Mai” dove a diciassette anni di distanza vestiva di nuovo i panni di un imbolsito James Bond –  e “1885 la prima grande rapina al treno”, al fianco di quel geniaccio folle di Donald Sutherland, i film migliori per me si concentrano nella seconda metà degli anni ’80. Non so se si tratti di una coincidenza o dipenda dal fatto che in quegli anni si completa la mia passione per il cinema  e che li abbia rivisti decine e decine di volte, comunque, in ordine di uscita le sue interpretazioni imprescindibili sono: lo spadaccino Ramirez mentore di Highlander; Frate Guglielmo da Baskerville (Il nome della rosa); Jimmy Malone, il vecchio poliziotto incorruttibile (Gli Intoccabili); Henry Jones Sr, il padre Indiana Jones (Indiana Jones e l’ultima crociata) e Jessie Mcmullen l’anziano ladro di “Sono affari di famiglia” un film così massacrato dalla critica che penso sia piaciuto solo a me e al regista Sidney Lumet. 

La notizia della sua morte, immagino serena, a 90 anni, mentre dormiva nel letto di casa, mi ha turbato. Ho pensato a mia mamma che è stata una sua grande ammiratrice ed a una storia che francamente non so se mi sia stata raccontata veramente o sia il frutto della mia immaginazione, anche perché, se ci ripenso, trovo molto improbabile che nel 1966, a nemmeno 15 anni, mia mamma, in gita a Londra con suo papà e le famiglie degli altri operai dell’Enel, in uno di quei viaggi aziendali che erano delle vere e proprie epopee ferroviarie, lasciò il gruppo e insieme e ad un’altra ragazza, si avventurò da sola per le strade della metropoli inglese fino a raggiungere la casa di Sean Connery, bussò alla porta chiedendo di lui e una governante antipatica le disse che no, Sean era via chissà dove a girare un film. C’è un aspetto sfuggente e allo stesso tempo molto profondo che è difficile da spiegare, è come un filo invisibile che unisce dei punti, spazio, tempo e figure a cui sono legato più di quanto voglia ammettere. Sean Connery era una di queste, ma potrebbero essere George Harrison, Immanuel Kant, Michele Alboreto, Eric Hobbsbawm, Bud Powell, Gabriel Garcia Marquez o Paulo Roberto Falcao, solo per citarne alcuni. É un legame per osmosi, un legame che ha a che fare con quella grande e variegata cultura condivisa di una famiglia. Ogni famiglia ha la propria e dentro ci sono anche canzoni, film, battute, romanzi e aneddoti ripetuti allo sfinimento. Il quest’ottica, per me, Sean Connery non era semplicemente Sean Connery, ma molto di più: è mia mamma bambina che chiede al cassiere del cinema di poter entrare in sala per parlare urgentemente con suo padre, ma è solo una scusa per vedere un pezzo di film perché suo padre non è lì ma a lavoro, è Paul Simon che canta Graceland dall’autoradio Blaupunkt del camper, sono i dialoghi surreali dei film riportati nella vita reale, andare in bici con Fausto il pomeriggio dopo la scuola, il tuffo in piscina dopo il trionfo del Settebello a Barcellona ’92, è tempo che passa e un tassello che salta e quando uno si ferma a pensarci e si guarda indietro, inevitabilmente si ritrova gli occhi pieni di lacrime. 

La frase più bella del mondo

Prima erano solo dei particolari pittoreschi e romantici di uno scorcio mattutino, adesso sono tra i miei più acerrimi nemici. Sono loro, i pescatori amatoriali del lungomare di levante e in particolare i due che stazionano sotto casa mia. Arrivano a bordo di Punto grigie che parcheggiano con cura e senza pass negli stalli residenti, aprono i bagagliai e cominciano a tirare fuori la loro attrezzatura che organizzano e stoccano sul marciapiede. Prima di iniziare, “sduacano” intere ceste di pane raffermo giù dal muraglione che, voglio dire, certamente sarà ecologico, ma in estate, quando quelli del solarium accanto si fanno il bagno tra scolli, manuzze e bocconcini, è come nuotare nella cambusa del Titanic mentre sta affondando. Comunque, con gesti precisi e accorti innescano gli ami delle loro canne e cominciano a lanciare. Io, lo dico subito, non ho niente in contrario con l’antica arte della pesca con la canna, anzi, quando ero bambino e passavo le estati nella villetta al mare dei miei nonni a Caponegro,  anche io la praticavo. Andavo con mia mamma, all’alba, il gamberetto come esca e due cimette da quattro soldi. Pescavamo mazzoni, vavuse, pesci cavalieri e una volta una piccolissima cernia che mia madre mi convinse – con grande difficoltà – a ributtare in mare per il bene dell’ecosistema marino di Avola. Quello che è certo è che non è vero che la pesca è un’attività rilassante, anzi, sicuramente non lo è per un bambino, ma insegna a mantenere la calma, ad avere pazienza, a capire che non sempre si può ottenere quello che si vuole e soprattutto aiuta a rispettare la natura, gli esseri viventi e tutto quello che ci circonda.

I pescatori del lungomare di levante invece, almeno i due che stazionano sotto casa mia, di tutto quello che li circonda se ne stanno fottendo. Ho provato in questi mesi a farli ragionare, a chiedergli di spostare la macchina e lasciare parcheggiare chi ne aveva diritto, a evitare di occupare tutto il marciapiede con la loro attrezzatura e permettere anche agli altri di passarci sopra ma non c’è stato verso. Ho chiesto ai vigili ma ho ricevuto in risposta un’alzata di spalle, forse – mi sono detto – ci sarà un’accordo tra il Comune e il sindacato o l’associazione di categoria di riferimento, che garantisce il parcheggio impunito senza pass, non so. Ho provato anche ad impietosirli, quando all’ennesimo giro alla ricerca di un parcheggio, in un sabato di agosto, sotto un sole cocente, con una neonata a bordo che piange a dirotto per la fame, mi sono fermato accanto e li ho guardati con due occhioni languidi, sperando che capissero la situazione e che almeno uno dei due, mosso a compassione, spostasse la sua Punto grigia in doppia fila per permettermi di tornare a casa. Zero, niente, funce, il più anziano manco si è girato e ha continuato a fumare, l’altro ha fatto un gesto con la mano come a dire: ma chi bboi? 

È una guerra persa e non c’è niente che si possa fare per ribaltarne le sorti, anche perché gli altri vicini si sono rassegnati ed io, nel mio piccolo, mi limito ad azioni di disturbo, ma poca roba, tipo che se devo uscire e sto per salire in macchina e mi accorgo che uno di loro è appostato dietro per prendersi il posto che sto lasciando, cambio programma, non esco più, torno indietro, vado a casa e disdico l’appuntamento o non faccio la spesa o annullo qualsiasi altra cosa avessi in programma. A loro non interessa, fanno i superiori, mi guardano con sufficienza perché sanno benissimo che nel giro di pochi minuti, qualcun’altro salirà in macchina e lascerà un posto vuoto. C’è un unico evento foriero di grandi soddisfazioni, certe volte, nella quiete della prima mattina, con il mare così calmo che le correnti ci disegnano sopra linee e sfumature e il sole che ha appena scavalcato la linea dell’orizzonte, certe volte dicevo, se si è fortunati si può sentire un grido disperato e poi la frase più bella del mondo: “minchia, arruccai! Buttana ra miseria.”.