Turismo Forzato

– Sì pronto, buongionno era pe dalle la confemma pella stanza bed e brecchiifast lito ti Noto… Confemma?

– No, guardi, deve aver sbagliato numero.

– Non è il 339…

– No.

– Ma lei è la signora Rinaddi?

– Evidentemente no…

– Me la può passare un minutino?

– No aspetti, forse non  ha capito: ha sbagliato numero! 

– E ora io comu fazzu per il bed e brecchiifast?

– Non so come aiutarla, non ha una e-mail, un altro contatto?

– Me figghia si scuddò tutti cosi.

– MI dispiace, vedrà che sicuramente si farà viva la signora Rinaldi…

– Se… ma a lei non ci interesserebbe per il weekent di ferracosto una stanza bed e brecchiifast lito ti Noto?

– Guardi sono onorato ma no, non mi interessa.

– Si fa u bellu bagnu…

– Davvero, no.

– Ammira le bellezze del parocco!

– Grazie, ma no.

– Si mancia la granita di mantola!

– La prego, basta, ho detto no.

– Va be’, ma se conosce qualcuno che ci interessa mi fa chiamare?

– Senz’altro, arrivederci.

– Aspittassi, allora mi rassi u nome, così intanto ci prenoto la stanza.

– Ma a chi?

– Ai suoi amici.

– …

– Pronto?

– Si scusi, eccomi, metta Rinaddi, due adulti e un bambino. Il numero è 349…

– Peffetto allora li chiamo pe confemma, grazie.

– A lei.

 

Lavoro Agile

– Buongiorno, chiamavo per conoscere l’esito della mia pratica…

– Non me ne occupo io.

– Ma scusi, no sa nemmeno chi sono, come fa a dirlo?

– Perchè qua siamo tutti Smatt Uocchi

– E quindi?

– Mantasse una mail.

– Ho già mandato una Pec diciotto giorni fa.

– I Pecchi alcuni collechi non ci arrivano.

– Ma è assurdo! E quindi che devo fare?

– Ommai se ne palla dopo l’estate!

 

Il danno

Io lo ammetto, sono in difficoltà e non riesco ad affrontare l’argomento senza imbarazzo, voglio dire, sono anche uno che viaggia, che ha frequentato ambienti artistici e libertini ma questa cosa continua a bloccarmi. Sto parlando dell’eventualità di cacare a casa degli altri. Come comportarsi? Che fare? Io ho fatto una scelta, un voto, un fioretto: astinenza totale. Certo, quando sono ospite per giorni a casa di qualcuno la cosa cambia, diventa inevitabile e legittimo, ma si può dire la stessa cosa per chi decide di cacare fuori mentre è andato a guardare la partita, a fare un aperitivo o una riunione di lavoro? Io preferirei morire piuttosto, vivrei la cosa con un disagio spaventoso, mi sentirei gli occhi di tutti puntati addosso, ogni secondo in più chiuso in quel bagno, sarebbe per me una terribile agonia e un bombardamento di domande scomode: cosa staranno pensando gli altri? Si sono accorti che manco da troppo tempo? Qualcuno sospetta qualcosa? Invece ci sono quelli che ostentano serenità e tranquillità. Sono lì a chiacchierare, a bere un calice di vino, commentano la review del var o il piano di comunicazione e poi si allontanano con discrezione e tu mai e poi mai potresti sospettare che quello sta andando a cacare. Alcuni lo chiedono pure: “scusa, il bagno?”. E tu ingenuamente, anziché dire: “è rotto, mi dispiace.”, o “In questa casa non c’è!”, manco ci pensi e glielo indichi e quello entra, chiude la porta e caca, d’emblée. La cosa che mi fa impazzire è che non lo fa con senso di colpa, non c’è imbarazzato nel suo intento, non cerca di fare presto, non apre e chiude la finestra come un forsennato per fare entrare aria fresca, no, manco per niente, quello caca, e poi torna tra gli altri e si accomoda al suo posto, come se nulla fosse e io, un po’ li invidio: questa serenità, questa sicurezza, questa voglia di vivere declinata a 360 gradi. Donatella dice che sono esagerato e che, sebbene in linea di principio anche lei non utilizzerebbe un bagno altrui, non si possono mai sapere le vicende della vita, un malore, una indigestione, una emozione troppo forte e che l’ospitalità è un sentimento antico e nobile che va alimentato e io sono d’accordo, ci tengo ai miei ospiti e voglio che siano a loro agio in qualsiasi situazione. “È una questione di rispetto reciproco” dice Donatella e come darle torto? Però, se a fine serata trovi una poderosa frenata sulla tazza, una cosa che manco gli zingari che ti vengono a svaligiare casa, ma scusa, cosa dovresti pensare?

 

Adieu

Ipermercato Auchan addio! Dopo oltre quindici anni, il colosso francese abbandona Siracusa senza che nessuno abbia mai capito come si pronunciasse veramente e dove andasse l’accento:

– Oscìan,

– Osciàn,

– Auscìan,

– Ausciàn,

– Àucan, 

– Aucàn,

– Òucan,

– Oucàn,

– Àucian,

– Aucìan.

S’accupa

Fotoshoppo a prezzi modici, immagini cruscotto auto aumentando temperature termometro a dismisura. Vuoi sbalordire amici e conoscenti? Vuoi incrementare il numero dei like sui social? Questo è il servizio che fa per te. Con il pacchetto “Copy Plus” avrai in aggiunta frasi ad effetto tipo “Stai murennu“, “Fuso sono“, “Abbampai“ o “Minchia!!!”, in alternativa, testi ironici come: “Mi scuddai u magghiuni a casa” e “Stuta s’aria contizionata“. Non perdere l’occasione!!! Sconto 20% per i possessori di tessera “Porta delle Meraviglie” e “Eccellenze siracusane gold”. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Stallo

Certe volte, quando ho tempo a disposizione, mi fermo ad aspettarli: trenta, quaranta, anche cinquanta minuti. Sono ammirato e curioso, voglio vedere che faccia hanno quelli che lasciano la macchina in diagonale tra gli stalli vuoti dei parcheggi dei supermarket.

Frucali

– A chi sù sti frucali?
– L’Olanta sù…
– E picchì scassano a minchia?
– Rici ca soddi non ce ne danno pecchè siamo spentaccioni…
– Ma quali soddi n’avissiru a dare?
– Soddi di fonti Europei.
– Minchia di medde…

Gli ultimi saranno sempre gli ultimi

È così evidente che l’episodio del ragazzo extracomunitario che si aggira nudo per le strade di Cassibile è un pretesto, che non varrebbe la pena nemmeno commentare, ma invece è diventato un caso eclatante, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Come se il problema fosse la minchia di fuori di un giovane in stato confusionale e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio e non la situazione vergognosa in cui ogni anno si vengono a trovare centinaia di lavoratori agricoli extracomunitari. Davvero, in tutta questa vicenda della baraccopoli di Cassibile, comunque la pensiate, l’aspetto più vergognoso oltre al razzismo sfacciato, non è l’ignoranza serpeggiante, la guerra tra poveri, gli sforzi delle associazioni di volontariato, il sindacato o i parrini egocentrici, no, l’aspetto più vergognoso è l’assoluta inadeguatezza delle istituzioni che in tutti questi anni non sono riuscite a trovare una soluzione al problema. Tutto il resto è secondario e sconfortante. 

Ogni anno è sempre la stessa storia, seguendo i ritmi della terra, arrivano da tutta Italia centinaia di ragazzi extracomunitari che si spostano in cerca di lavoro. Qui il lavoro c’è e principalmente consiste nel raccogliere patate nei campi. Non sto parlando di una patata qualunque ma della patata novella di Siracusa, una produzione tipica, un fiore all’occhiello della produzione agricola, un ortaggio che il Ministero delle politiche agricole ha voluto inserire nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Per la provincia di Siracusa, la patata novella rappresenta la più importante risorsa ortofrutticola, più del pomodorino di Pachino, più del limone Igp. I ragazzi che la raccolgono si accampano nei pressi di Cassibile, una frazione di Siracusa, a due passi da dove fu firmato l’armistizio della seconda Guerra Mondiale. Lì, improvvisano un campo, una baraccopoli indecente che però è tutto quello che hanno. Tra i filari di ulivi e di carrubi, i più fortunati di loro hanno un sacco a pelo e dormono dentro una tenda, gli altri si arrangiano con dei giacigli improvvisati e passano la notte fuori, sotto un foglio di plastica tirato tra due rami.

Quest’anno il Comune, che può fare ben poco, ha fatto installare un tubo con l’acqua corrente, dei bagni chimici e un punto luce per ricaricare i telefonini, tutte concessioni scaturite dall’emergenza Covid, per evitare che in pieno lockdown, così dicono i più smaliziati, i residenti della baraccopoli si potessero recare in paese per lavarsi alla fontanella, suscitando l’indignazione di qualche paesano più ottuso. Per la serie: “ma come, io mi devo stare a casa e sti sabbaggi pono uscire e antare alla fontanella?”. In realtà, quello che la stragrande maggioranza di questi ragazzi fa è svegliarsi prima dell’alba, raggiungere il ciglio della strada e aspettare un caporale che li caricherà su e li porterà in qualche fondo agricolo della zona o più a sud, verso Rosolini e Pachino a farsi sfruttare per dieci ore, senza alcuna tutela, facendo il lavoro che nessuno vuole più fare, guadagnando cifre ridicole che per di più verranno decurtate delle percentuali per i caporali. Si parla di emergenza ma in tutta questa vicenda non c’è niente di emergenziale perché è una storia che si ripete ogni anno, sempre uguale a se stessa, una storia di sfruttamento, di diritti negati e di degrado. Le leggi per fronteggiare tutto questo ci sono, le norme per colpire pesantemente le aziende agricole compiacenti anche, se non si fa abbastanza è solo per mancanza di volontà.

I cittadini di Cassibile hanno tutto il diritto di protestare e di chiedere che una volta per tutte venga risolto il problema, nessuno vuole vivere accanto ad una baraccopoli fatiscente e pensare il contrario sarebbe una ipocrisia bella e buona. Del resto, neanche i braccianti extracomunitari vogliono vivere in queste condizioni, ma loro non hanno altre alternative. I toni della protesta invece non sono condivisibili: dal servizio patetico e in un italiano zoppicante che sostiene che il ragazzo girasse nudo per una questione di cultura tribale, ai commenti vergognosi sui social, viene fuori un uno spaccato preoccupante di razzismo e profonda ignoranza che non serve a niente se non a fomentare odio e intolleranza e inchiodarci alle nostre miserie.