In attesa di espletare la gara per l’aggiudicazione del servizio di refezione scolastica, l’Amministrazione trova l’accordo con Assocavallo e Confpanini che suppliranno alla mancanza del servizio con un menù ad hoc. Per i nutrizionisti del Comune, l’apporto energetico fornito dal Menù Kids – un pasto completo che comprende: Panino Maremonti con cavallo, camperetti, funchetti, ogghiorepipi e sassaemayoness, una vaschetta patatine fritte, una lattina di Coca Cola e un frutto – sarebbe perfettamente bilanciato e indicato per lo sviluppo di una sana siracusanità nei più piccini. Pronto all’intesa il Comitato mamme che chiede di modificare il menù con l’inserimento di un Cosciotto o di una Vaddostana due volte alla settimana.
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Navette
Vendo, come nuove, batterie per bus navetta elettrici. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

La Iena, la Panda e la Venier
Quando ho appreso che Dino Giarrusso – l’ex Iena che confezionava quegli strani servizi su Siracusa, dallo studio di un personaggio che per quelle vicende e per molte altre è stato arrestato – ha avuto un incarico al Ministero dell’Istruzione per dirigere un osservatorio sui concorsi nelle università e negli enti di ricerca, mi sono tornati in mente i dialoghi surreali del baretto della Casa del Popolo di San Donato a Bologna:
– Ehi Zianni, qui dice che il prossimo film di Zero Zero Scette (007) sarà girato anche in Italia.
– Sorbole! Sciai che cagata.
– Dice che Bond avrà occhiali da sole della Persol.
– Ma a saperlo gli davo i miei.
– Dice anche che grassie a un accordo commersiale con Fiat, Zero Zero Scette guiderà una Panda.
– Socc’mel! E come figa chi gli han dato a ‘sto poveretto, la Mara Venier?

La Svolta
Diciotti a Zero
Avrei voluto scrivere una sferzante invettiva contro i terribili e disumani commenti social che si leggono sul caso della nave Diciotti e sull’accoglienza di questi disgraziati. Questo insopportabile luogo comune per cui se lo Stato aiuta un migrante non sta aiutando un italiano. Avrei voluto scrivere di valori universali e di rispetto della persona, di razzismo, di guerra tra poveri, di capri espiatori politici e del silenzio assordante dei deputati che al massimo si limitano a scopiazzare l’articolo di Travaglio. Poi ho pensato che tanto non sarebbe servito a niente, che propaganda e lavaggio del cervello ormai hanno avvelenato i pozzi e lasciato scarsissimo margine di manovra. In ballo non ci sono solo le vite di 150 migranti, in ballo c’è il concetto stesso di stato di diritto e il fatto che oggi tocca a loro e domani potrebbe toccare a ciascuno di noi essere prevaricati e privati dei diritti fondamentali. Questo aspetto sembra interessare solo ad una minoranza di persone e la cosa mi angoscia un po’, allora mi sono messo a pensare alle espressioni che hanno i cani quando cacano, e niente, il fatto è che sembrano molto più consapevoli delle nostre.
Merde
Questa cosa che non appena arriva il maltempo e il cielo si fa grigio sopra quelle orrende ciminiere, queste merde ci devono avvelenare ancora di più di quello che fanno ogni giorno, sfiaccolando e immettendo in atmosfera le peggio schifezze puzzolenti e mortifere, è vergognosa. Ma non avete una coscienza. Bastardi!
I tempi sono maturi
Le nuove ordinanze anti abusivismo rischiano di colpire uno dei principali comparti produttivi della città mortificando la tradizione siracusana. I tempi sono maturi per finanziare e rendere cantierabile il progetto per dare finalmente un senso alla Spirale Archimedea, utilizzandola per regolamentare e garantire decoro e dignità ai commercianti abusivi. Un percorso virtuoso che metta in relazione la progressione geometrica e quella merceologica: dalle cover per telefonino ai parei variopinti; dagli zoccoli del dott. Tonelli alle borse Mandarancio Drink per terminare, raggiunto il nucleo centrale, in un tripudio di ricci di mare e pescato di frodo.
Ma io dico
Ma io dico, ma perché? Perché se ti autorizzano una cosa ne devi fare un’altra? Ma a che diavolo serve? Quale grande guadagno hai ottenuto alzando di 47 cm più del dovuto quella tettoia di specchi? Ci sbattevi la testa? Tutti a dire: “pare troppo alto, pare troppo alto” e tu che fai? Lo fai ancora più alto! Ma io dico. E la gettata di cemento? Al giorno d’oggi manco da tuo cognato a Tivoli l’avresti fatta senza autorizzazione, avà!
Peccato. Peccato perché a me il bar nella piazza d’armi del Castello Maniace non dispiace, non lo trovo irresistibile, è vero, ma c’è qualcosa che mi attrae. Soprattutto mi piace l’atmosfera che crea, anche se ridurrei la diffusione musicale a un sussurro o la eliminerei del tutto (quel posto suona bene già di suo); mi piace che un luogo di tale bellezza non sia più un parcheggio e sia tornato fruibile da tutti, sebbene, sul lato Castello, sia cosparso di fastidiosissimo brecciolino fuori misura che rende difficoltoso addentrarsi con un passeggino o una sedia a rotelle. Mi piace poter ammirare il Castello Maniace in tutta la sua maestosa bellezza, seppure mi disturbino il muro scuzzulato della caserma Abela e quella terribile costruzione alla sinistra del ponticello che impedisce la vista del monumento. Insomma, in tale contesto di pregio, a quella cifra irrisoria, con tutte le polemiche ed i riflettori puntati, mi aspettavo, anzi pretendevo, che l’opera venisse realizzata come da progetto approvato.
La relazione degli ispettori regionali mandati a dirimere l’affaire Maniace è disarmante: non tanto per la questione in sé – dubito che la costruzione verrà abbattuta per tali difformità, con tutta probabilità sarà semplicemente sanata – ma perché ci spiattella in faccia la solita, triste, meschina, ridondante storia di spittizze assortite. Ora tutti tireranno in ballo tutti, saremo sommersi da accuse, ripicche, distorsioni, memorie corte, pitticchi, contraddizioni varie e non ci capiremo più niente.
Siamo condannati a vivere in un’isola dove il pubblico non funziona – svuotato di risorse e riempito di dipendenti annoiati (e lo so che ci sono le eccezioni, le eccellenze e che generalizzare non serve a niente) ma tant’è – e dove il privato che lo dovrebbe affiancare, incorre in malafiure tipo questa. Tutto intorno un mare di occasioni sprecate.
Divani & Divani
È sorprendente che ci sia ancora qualcuno che abbandoni i rifiuti per strada. Ma com’è possibile? Come è possibile che ancora non l’abbiate capito?
Devi liberarti di due divani? Vuoi dismettere la cucina della villetta? Chiama il numero verde, concorda giorno e orario di ritiro e il gioco è fatto: giovedì alle 11:00.
Ma no, troppo complicato vero? Ma poi giovedì è tra tre giorni, tutto ‘sto tempo ci mettono! Inoltre ti eri già organizzato per andare a Portopalo da tuo cognato Savvuccio e mica puoi partire dopo le 11:00, arriveresti a ora di mangiare, manco il bagno a mare ti puoi fare… niente, meglio coinvolgere un amico o un parente per mercoledì pomeriggio, prendere la macchina, caricarci sopra i divani o la cucina, assicurarli tra loro (la sicurezza è importante), mettersi alla guida con fare circospetto, raggiungere una strada isolata e nascosta, abbandonare il mobilio, risalire in auto e fuggire sgommando.
L’analfabetismo funzionale questo fa, limita gravemente l’interazione di una persona con il flusso di informazioni e di comunicazione di una società. Se la scampagnata a Portopalo da Savvuccio è improcrastinabile, c’è sempre la soluzione numero 2: scaricare i divani in un centro di raccolta comunale. Con minore fatica e nessun rischio, questa opzione ti permetterà di vivere una piccola esperienza edificante.
In macchina, tornando a casa, ti immagini spaparanzato sul nuovo salotto foderato cellophane mentre ti gusti una puntata di Reazione a Catena o del gioco dei pacchi. Per domani è tutto pronto, partenza alle 7:00. Hai comprato due “cascie” di birra e i peperoni da arrostire, ti sei munito di carbonella, quella buona, di un’anguria speciale – così ti ha assicurato quello della frutta – e di 3 chili di gamberoni dell’Atlantico. Non vuoi sfigurare perché Savvuccio a Portopalo è amico di tutti e ha un giro di pescatori che gli fornisce sempre il pescato migliore a un prezzo stracciato.
Poi, una telefonata di tua moglie.
– Ouh!
– Cammelo, viri ca chiamò Savvuccio, dumani a scampagnata satò picchì a picciridda iavi u ‘ntossico.
– E nu stana ricennu ora?
– Dice che stamattina ci avevano portato il pesce a Savvuccio e che alla picciridda a menzuionnu ci ficiro na fettina di pesce spata e s’intisi mali. Sta vomitanto.





