Caos Primarie

Primarie PD, scoppia il caso Belvedere! Una cospicua parte dei due euro versati dai cittadini, utilizzato per acquistare 300 kg di cavallo e sbizzero! Scambio di accuse tra i delegati di Zingaretti, Martina e Giachetti: si prospetta lo spettro della mozione unitaria “Sassaemayonese”

L’Amore in TV

Il messaggio che ho ricevuto con l’annuncio del casting a Siracusa per un nuovo programma televisivo con Giorgia Palmas e Filippo Magnini diceva: “Sei segretamente innamorato ma non hai ancora avuto il coraggio di dichiararti? Un nuovo programma televisivo sull’amore ti può aiutare”. Ho pensato al tempo che passa, alla voglia di andare in tv a fare i cretini e di conseguenza a Stefano e ai primi anni universitari a Bologna, a quando cioè scrivevamo per partecipare a qualsiasi trasmissione televisiva.

Stefano, che adesso insegna filosofia all’università, aveva il coraggio di metterci la faccia, io coltivavo la mia passione autoriale e mi occupavo dei testi. Esordimmo con una sua strepitosa esibizione alla Corrida di Corrado e del Maestro Pregadio, proponendo una imitazione ridicola e surreale di alcuni animali. L’esibizione si concludeva con un climax finale ricco di pathos con Orso bianco (ruggito anonimo e movimento predatorio della braccia verso destra) e Orso bruno (stesso ruggito anonimo e movimento predatorio della braccia ma stavolta a sinistra). Mediaset continua ancora a mandarla in onda in quei nastroni estivi che non si è ben capito se alla fine siano “il meglio di” o “il peggio di”.

Comunque, nel nostro curriculum avevamo Amici, quando il programma della De Filippi era ancora un talk per “noi giovani”, dove proponemmo la tematica della vasectomia: io avrei dovuto interpretare l’amico parrinaro contrario per dogma; Forum con una lite temeraria su un accappatoio cacato; ma soprattutto Stranamore, con la buonanima di Alberto Castagna.

La storia che presentammo era semplice: a Bologna, Stefano, studente siracusano fuori sede si era innamorato di Valeria, studentessa a Cesena. Stefano e Valeria si amavano veramente e ora sono felicemente sposati ma questo alla redazione non lo scrivemmo. A differenza delle altre storie, dove di solito una coppia si lasciava e poi uno dei due scriveva al programma per poter riconquistare il suo amore perduto, la nostra storia era inedita. Stefano, grazie all’intervento di Stranamore avrebbe trovato finalmente il coraggio di dichiararsi alla sua amata attraverso una canzone. Tutto fu studiato nei minimi dettagli, anche la composizione di “Canzone per la mia migliore amica”, che era un compendio armonico e lessicale dei peggiori luoghi comuni della storia dell’umanità. Quando ci comunicarono che la troupe sarebbe venuta a casa nostra per registrare l’esterna, fummo presi dal panico. Non tanto per la paura di non essere all’altezza, ma perché il tinello della nostra casa bolognese era tappezzato di foto trash e di articoli di settimanali Cairo Editore. C’era una parete dedicata ai principini William e Harry; foto di Maurizio Costanzo in piscina, il bassista dei Queen, Toto Cutugno commosso e altre amenità di questo tipo. Insomma, non volevamo destare sospetti quindi, dapprima, come nel film La Stangata con Newman e Redford, pensammo di pagare Luca, un nostro amico, e travestirlo da imbianchino intento a rinfrescare le pareti di quella stanza, poi, per mancanza di budget, optammo per coprire la nostra galleria di immagini trash con dei cartelloni sui quali scrivemmo massime e aforismi che attribuimmo a caso ai vari Dalai Lama, Enzo Papa e JFK.

Quando la troupe e gli autori del programma arrivarono a casa nostra, provarono in un primo momento a sottoporci una loro sceneggiatura, ma ben presto si accorsero che la nostra era nettamente superiore. Inutile dire che quel camper brandizzato Stranamore parcheggiato davanti casa, creò stupore e scompiglio tra i residenti del nostro stabile. Perfino il capo condominio Venturini, pensionato settantenne che aveva fatto la resistenza e firmava gli avvisi che lasciava nell’androne con il suo nome di battaglia: “Lupo”, era emozionatissimo.

La registrazione andò una meraviglia e l’indomani la troupe si spostò a Cesena alla ricerca di Valeria che sebbene fosse innamorata di Stefano e sebbene fosse legata a me da sincera amicizia, ci comunicò che non sarebbe stata complice di questa follia, che avrebbe incontrato la troupe, guardato il videomessaggio con la canzone, ma che mai e poi mai avrebbe acconsentito di andare in trasmissione a Milano. Il Corriere di Cesena ci dedicò la spalla in prima: “Stranamore in città” e l’intera pagina quattro del quotidiano con due lunghi articoli, le foto del camper e una foto di Valeria.

Qualche tempo dopo Stefano fu chiamato in studio a Milano per registrare la puntata ma noi sapevamo già che Valeria non sarebbe andata. Stefano fu chiuso in un camerino, la storia che precedeva la nostra si prolungò oltremisura e gli venne detto che sarebbe stato ricontattato dopo due settimane per una nuova registrazione. Poi, purtroppo Castagna ebbe un malore e il programma fu sospeso.

Dopo quell’avventura fummo presi da altre cose: zite, esami all’università, la musica e smettemmo di scrivere alle redazioni dei programmi, poi una sera, intorno alle 19:00, squillò il telefono, rispondemmo ed era la redazione di Sarabanda che cercava un concorrente particolare, uno da eliminare subito ma abbastanza pazzoide da creare scompiglio. Che soddisfazione, evidentemente si era sparsa la voce.

 

Scuole chiuse, interviene il movimento studentesco

Ha noi ci pare uno scantalo che i scoli elementari ana stato chiusi pi na simana picchì s’ana a fari i lavori di messa a sicurezza, mentre i scole superiori ana ristatu apette. Fosse non tutti anno capito che la trompa t’aria a colpito tutte i scole senza fari differenza di ordine e grato. Sta cosa ca u Comuni pensa e scole so, mentre a Provincia o come si chiama ora, se ne sta futtennu e una pagghiazzata trementa. Chietiamo che il diritto allo stutio deve valere per tutti i picciotti, macari chiddi nichi no ca iddi è na simana ca sa calianu. Vulemu risposte da Provincia m’anzanò accuminciamu a fari scioperi, manifestazioni e buddello.

Carnevale

Ogni anno, ad un certo punto, qualcuno mi dice una cosa tipo: vedi che oggi è giovedì grasso, che fai stasera? Festa in maschera? Ed io non so mai che rispondere perché, prima di tutto non ho ancora compreso il calendario religioso e non so cosa rappresentino e quando cadano la pentecoste, la quaresima, l’assunzione o gli altri appuntamenti dell’anno liturgico; in secondo luogo perché non vado ad una festa in maschera da più di vent’anni.

Lo confesso, sulle tematiche religiose sono sempre stato confuso e svagato e ho sviluppato, sin da piccolo, una forma di rigetto da quando, in prima elementare, la maestra ci chiese di disegnare la nostra santa preferita. Tutti i bambini della mia classe scelsero Santa Lucia, alcuni Santa Rita, quattro o cinque la Madonna, io invece optai per Immacolata Concezione, che per me era nome e cognome di una santa famosa. Al momento di presentare i lavori, i miei compagni si misero a ridere e anche la maestra Lupo, che era una donna eccezionale, faceva fatica a restare seria. Mia mamma mi consolò, mi disse che il tratto del mio disegno era netto e appassionato e che non dovevo prendermela se i miei compagni si erano messi a ridere perché in filosofia c’era una branca che si chiamava estetica e che studiava l’arte e il bello e si fondava sul concetto di polisemia. Io sul momento non ci capii niente, ma qualcosa mi dovette restare in testa perché molto tempo dopo, tipo rivalsa, in estetica mi ci laureai. Da quel momento, dopo essermi esposto al pubblico ludibrio, abbandonai definitivamente qualsiasi contatto con la religione e le sue festività tranne che per gli aspetti rigorosamente pagani: mangiate, scampagnate, regalie varie.

Comunque, per essere precisi, l’ultima volta che sono andato a una festa in maschera ero vestito da Slash, il chitarrista dei Guns n’ Roses, avevo 17 anni ed i capelli lunghi e ricci. Negli anni precedenti ero stato Coccinella; Superman; Sceriffo con doppia pistola a caps; Zorro; Punk londinese in una versione sui generis, molto più simile agli stilemi glam di Jem and the Holograms che ai Sex Pistols o ai Clash; Mimì Metallurgico e Cardinale.

Il carnevale è stato una festività molto importante per la mia esistenza e per la mia crescita: adoravo i coriandoli e le stelle filanti, la schiuma da barba e la polverina per starnutire che non ha mai fatto starnutire nessuno, ma più di tutto amavo indossare i vestiti che faceva mia nonna Michela. Sì perché mia nonna Michela confezionava degli abiti in maschera strepitosi, li faceva per i suoi tre nipoti e prima li aveva fatti per due figlie ed i rispettivi ziti. Erano abiti talmente belli e perfetti in ogni dettaglio che un paio di questi (Cicisbeo del ‘700 e Principessa Indù) mia mamma li conserva ancora.

L’abilità di mia nonna Michela con il cucito e il ricamo era sopraffina, tanto che in quella famiglia nessuno ha mai comprato un vestito. Con la sua macchina Singer, mia nonna era capace di confezionare qualsiasi tipo di abito: dal vestito da sera per la festa di una figlia, al completo gessato per il marito; dal cappotto sartoriale doppio petto, foderato e con spacco centrale, ai golf e alle camicie di tutte le fogge. Il mio vestito di Zorro, per esempio, era composto da una camicia di seta con le maniche a sbuffo e i polsini ricamati, i pantaloni di raso nero, un mantello con i bottoni al collo e nel suo insieme toglieva il fiato. Ovunque entrassi, tutti i bambini e tutte le mamme si voltavano a guardarmi. Poi ci avevamo aggiunto la sciabola d’ordinanza dell’Accademia Militare di Livorno di mio padre (naturalmente con lama senza filo) e fu proprio grazie a questo outfit irresistibile che ad una festa, al Trabocchetto, diedi il mio primo bacio ad una principessa molto profumata.

Il carnevale in qualche modo ha sancito il passaggio da bambino a giovane uomo, ma non per l’episodio del bacio alla principessa profumata, quanto per quello che avvenne qualche anno dopo, a Palazzolo Acreide. Durante la sfilata dei carri allegorici, in mezzo alla bolgia di maschere che saliva verso la piazza centrale del paese, mio padre indicò una persona e mi disse: “guarda quello, si è vestito a Bazzano”. Ma come è possibile pensai, Bazzano era un amico di mio nonno, giocavano insieme a carte, vestiva sempre in maniera impeccabile e zoppicava vistosamente dalla gamba destra. Mica era uno famoso! Mi voltai per osservare quest’uomo che indossava un completo grigio, un cappello di feltro grigio e che affrontava la strada in salita con passo inconfondibile. Rimasi attonito per qualche secondo, poi improvvisamente capii: era proprio Bazzano, quello vero.

Psicosi Maremonti

Sequestrati 500 kg di gamberi. In città è psicosi panino Maremonti! Confcavallo e Assopanini in un comunicato congiunto invitano a consumare esclusivamente “cavallo e sbizzero”, “vaddostana” e “cosciotto”. Via libera per funchetti e sassaemayoness.

Abbandoni

Una coppia di cinquantenni in sella ad uno scooter, accosta e getta nel carrellato dell’organico di un palazzo lungo una strada principale del centro storico, un sacchetto pieno di vetro, plastica e carcasse di pesce. Consapevole della probabile reazione, faccio notare ugualmente che almeno potevano usare quello dell’indifferenziata, così, per farla meno sporca. Il tizio alla guida ha replicato serafico: “A picchì nun ti fai i cazzi toi”. Lei, per stemperare i toni: “Lassalu peddere a chistu, amunìnni”. Avrei voluto insistere e chiedergli una cosa tipo: “Prima gli italiani, vero?”. Ma poi ho desistito e ho sospirato uno scoraggiato: “E vabbè”. Lo scooter, intanto, si era allontanato di qualche decina di metri, la “signora” seduta dietro si è voltata e mi ha gridato: “Ancora cca si? Sciesso”.

Scritto Corsaro

A 5 anni dalla sua pubblicazione, ripropongo una delle pagine più belle e accorate di denuncia civile mai lette nella mia vita. Il punto interrogativo del titolo potrebbe spiazzare, ma le idee sono chiarissime e l’esposizione magistrale. Una visione d’insieme, uno sguardo dall’alto così nitido e netto che ricorda il Pasolini degli Scritti Corsari. Buona Lettura.

RINASCITA ARETUSEA ORGOGLIO SIRACUSANO. APPELLO AL QUESTORE, AL PREFETTO E AL SINDACO: “SICUREZZA SUBITO O FACCIAMO LE RONDE CIVILI DELLA LEGALITA? ”

(CS)Siracusa, 5 aprile 2014 – Questo Movimento Politico interviene facendo appello al Sindaco di Siracusa, al Signor Questore di Siracusa e a sua ecc.za Prefetto di Siracusa, personalità in cui confidiamo, per la grave situazione di emergenza che stà attraversando la nostra città. Pur essendo rispettosi e solidali, con chi viene da territori dove ci sono guerre in atto, non possiamo più condividere la situazione che ormai da mesi siamo costretti a subire nella nostra città. In tutta la città persone extracomunitarie camminano a gruppi (cosa che dovrebbe essere vietata dalla Legge Italiana) , creando in alcuni casi panico tra la gente che passeggia serenamente tra le nostre vie principali. In ogni semaforo, l’automobilista viene tartassato da presenza costante ed in qualsiasi ora, da extracomunitari che bussano ai finestrini, esibendosi anche a balletti, chiedendo soldi e quindi mendicando. Ultimamente una Guardia Giurata è stata aggredita da due africani, che volevano rubargli la pistola di certo non per chiedere elemosina e carità. Le aggressioni e i furti in appartamento sono aumentati e nutriamo forti dubbi , sperando di sbagliarci, che non si tratta dei soliti ladri del territorio, visto che, come nell’ultimo caso , una persona viene uccisa con un metodo da veri criminali e non da semplici ladruncoli territoriali. Nella zona della Pizzuta, la sera alcuni immigrati, bevono e buttano le bottiglie di vetro ovunque, ed in alcuni casi urinano e lasciano anche escrementi in giro, senza manco curarsi della presenza in zona di gente e ragazzi che di certo non sono abituati ad assistere a tali atti. Vogliamo che ci sia più sicurezza nelle strade, che la gente stia serena a casa senza il rischio di essere aggredita ed in alcuni casi uccisa, che i nostri figli escano senza il rischio di imbattersi in gruppi di immigrati che possano impaurirLi. Vogliamo andare in supermercato senza essere disturbati da chi, extracomunitario, staziona regolarmente sul posto e cerca soldi. Non vogliamo essere definiti inospitali, razzisti o senza solidarietà verso chi viene da altre nazionalità, siamo semplicemente stanchi di assistere a quello che accade giorno dopo giorno nella nostra città. Non ce ne frega di chi si sta arricchendo con i Centri immigrati sparsi nel territorio, gli affari li facciano sudandosi i soldi e non attraverso gli sbarchi. Al Comandate della Polizia Municipale di Siracusa rivolgiamo un appello; Abbiamo visto come la Polizia Municipale interviene e multare molti cittadini Siracusani e non, che parcheggiano in modo, magari senza occupare carreggiate, fuori dagli spazi consentiti, e per pochi minuti entrando in supermercati (esempio Via Brenta) o per consumare un caffè. Mentre, contrariamente, non vediamo interventi, per chi mendica soldi, nei semafori e negli incroci, dove fanno zig-zag tra le autovetture e nessuna autorità nessuno li invita a spostarsi dal posto. Vogliamo aggiungere altresì, molti che si improvvisano parcheggiatori abusivi, come nell’area della riva della poste, il Sabato sera, al campo scuola Pippo Di Natale, e nei pressi dell’ospedale ecc. Essendo noi ossequiosi della Legge e del rispetto della legalità, non vorremmo essere costretti a far nascere delle ronde civili di legalità, per difendere e tutelare la nostra sicurezza, pertanto chiediamo un intervento urgente.