Il gatto Arturo (atto III)

Quindi Il linciaggio del clochard che ha massacrato il gatto Arturo non sarebbe mai avvenuto, i commenti al post con la falsa notizia invece rimangono e spingono a porsi alcuni interrogativi. Che società è quella nella quale ci si fa giustizia da soli? Chi può stabilire pene e condanne? Se non fosse stato un barbone rumeno ma il rampollo di qualche famiglia bene siracusana? Una foto profilo contornata di palloncini, fiorellini e cuoricini zuccherosi può celare una spietata terminator? Un uomo di dio può cliccare like ai peggiori commenti violenti e razzisti?

Le risposte dovrebbero essere scontate, ma negli ultimi anni, nel nome delle ingiustizie, delle frustrazioni e delle nostre mediocritá, abbiamo assistito al sovvertimento di molte regole del vivere civile.

Oggi poi è morto pure Bernardo Bertolucci, maestro indiscusso del cinema italiano, poeta delle immagini e narratore dell’angoscia esistenziale. Mi è tornata in mente la scena di Novecento quando Attila, l’ex guardiano diventato gerarca fascista, per spiegare alla cricca di amici come difendersi dal comunismo, sevizia e uccide un gatto. Attila, interpretato da uno stupefacente Donald Sutherland, si macchierà dei peggiori crimini e farà una brutta fine quando, dopo la Liberazione, mentre tentava la fuga, sarà brutalmente ucciso, trafitto dai forconi dei contadini.

L’Attila di Bertolucci è una metafora del male, la sua morte: la pena comminata da un tribunale del popolo in tempo di guerra. Per fortuna alla fine della Seconda guerra mondiale, il referendum prima e la Costituente poi, ci hanno messo nella posizione di poter avere, nero su bianco e alla luce delle atrocità del ventennio trascorso, una carta costituzionale che garantisce tutti regolando diritti e doveri dei cittadini.

Oggi, quelli che erano stati accolti come traguardi dell’umanità, raggiunti faticosamente dopo lotte interminabili, battaglie e morti, sono percepiti come inutili lacci che impedirebbero, a detta dei più, il corretto funzionamento della giustizia.

Ne viene fuori un mix preoccupante di Codice di Hammurabi e televoto. È la giustizia del web, quella che va esercitata in tempo reale, con un click. Quella che non tiene conto delle storie, delle situazioni, delle difficoltà, dei limiti, delle leggi e della loro esecuzione. Una realtá virtuale in due dimensioni, senza la gran cammurria dello spazio-tempo che complica inevitabilmente il tutto.

Ci sono davvero delle differenze tra l’aggressione al clochard e quella alla maestra che rimprovera l’alunno; tra il pestaggio dell’adolescente omosessuale e il dare fuoco all’anziano signore? Io credo di no, ma in caso di risposta affermativa, chi dovrebbe stabilirlo? Il gruppo WhatsApp dei genitori o il forum omofobi x Siracusa?

Pur condannando senza appello il terribile gesto del clochard, resto dell’idea che nessuna violenza vada tollerata perchè essa non serve a niente se non a moltiplicare e nutrire sé stessa. Perché una società civile che contempla la violenza, semplicemente non è una società civile.

Etica, Metafisica, Umanesimo e Noccioline

Il drastico capovolgimento delle regole del vivere civile non è una questione generazionale, almeno non più. È un cambiamento antropologico radicato ed evidente che sfocia nella totale mancanza di rispetto per qualsiasi regola, nel non assumersi alcuna responsabilità, nell’attribuire le colpe dei propri fallimenti agli altri. Sempre.

Ieri al supermercato, di prima mattina, un uomo sui sessanta – calzava sandali senza calze e aveva un alluce così valgo e l’unghia così lunga che si avvolgeva su se stessa come una spirale infernale – ha sputato dentro il mio cestello della spesa. Io stavo scegliendo la frutta, il cestello – già riempito con alcuni prodotti – era a cinque metri da me, l’uomo ha cominciato a mangiare della nocciolina americana sfusa da un espositore, non l’ha gradita e la sputata lì, dentro al mio cestello e poi si è allontanato con tranquillità. L’ho rincorso e ho richiamato la sua attenzione chiedendo spiegazioni ma lui mi ha detto che non avrebbe chiesto scusa, che la nocciolina faceva schifo e doveva sputarla e che la colpa era mia perché avevo lasciato il cestello lì. Ho provato a chiedergli perché non avesse usato il bidone della spazzatura dell’ortofrutta che era posizionato accanto a lui, ma non si è scomposto e ha detto una cosa tipo: ci pare che mi faccio ‘mbrusare pure la nucidda. Sua moglie, immobile, mi guardava come se fossi un extraterrestre. Mi sono voltato verso l’addetto ai salumi per cercare conforto ma lui ha alzato le spalle come a dire, la disputa è molto delicata ed entrambi avete le vostre ragioni, per cui preferisco mantenere una posizione di neutralità anche in funzione del mio ruolo di salumiere super partes. Un uomo sulla trentina, in tenuta sportiva griffata, ha assistito alla scena e mi ha detto: lascia perdere, con questi incivili non c’è niente da fare.

Ho lasciato il cestello con i prodotti in un angolo e l’ho sostituito con una senza saliva e nocciolina masticata e ho ripreso il mio giro tra i corridoi. Sbollita la rabbia mi sono fermato al banco per prendere un pezzo di parmigiano. Lì ho ritrovato il salumiere di prima, quello che non voleva sbilanciarsi. Ora stava parlando con una cliente di come la soluzione di tutti i problemi italiani sarebbe bombardare con armi nucleari la Germania. Praticamente nel giro di qualche minuto era passato da posizioni neutrali e attendiste tipo Svizzera a un interventismo sfacciato alla Kim Jong-un. Lo so che sembra surreale ma è andata proprio così. Per lui il popolo tedesco andrebbe sterminato senza pietà, le risorse depredate e i territori occupati. La signora, dopo averlo ascoltato ha detto: ma questo è un po’ razzista. Il salumiere ha subito precisato che il razzismo non c’entra perché i tedeschi sono bianchi e poi ha cominciato un’invettiva contro Martin Schultz, al quale attribuiva responsabilità gravissime che andavano da Alitalia alla sua situazione lavorativa. L’astio era così esasperato che mi sono chiesto se a questo punto il salumiere e Schultz si conoscessero.

Per un momento ho pensato di intervenire, di chiedere spiegazioni, di fargli notare che attribuire agli altri i nostri fallimenti non porta da nessuna parte, ma poi ho preferito rinunciare, mi sono allontanato e ho comprato del grana in busta dal banco frigo. All’uscita del supermercato, l’uomo sportivo griffato mi ha fatto un cenno di saluto, stava caricando la spesa sull’auto parcheggiata di sbieco nello stallo disabili del parcheggio vuoto.

 

Ztl: un corollario

Ho come l’impressione che a stagione turistica terminata, alcuni ristoranti siano vuoti perché si mangia di merda e si paga immotivatamente un fottio. I siracusani lo sanno, i turisti no. Poi, se vi fa piacere credere che il pass Ztl temporaneo per pranzare nei ristoranti di Ortigia, possa essere la soluzione a tutti i problemi e tipo incantesimo faccia tornare fresco il pesce, ricomponga il cannolo scomposto dal tempo, intonachi il muro scuzzulato, e renda professionale ed educato il personale… vabbé.

 

1 su 1000 ce la fa

Non so voi ma io non riesco proprio a seguire tutti i gruppi WathsApp dove volente o nolente sono stato inserito. Quelli con più di 10 persone poi, mi atterriscono. Mi distraggo un attimo e mi ritrovo con 245 notifiche: sono auguri di trascorrere una buona giornata, tazzine di caffè, gattini, matrioske di screenshot di screenshot di screenshot e una quantità spropositata di meme. Da questi meme nascono screzi, dagli screzi polemiche, dalle polemiche offese, dalle offese tentativi di riconciliazione e poi di nuovo tazzine di caffè, emoticon a muzzo e auguri di buona serata. Ogni tanto qualcuno abbandona il gruppo, poi si ricomincia. Questa ciclicità mi ha spinto a silenziare la maggior parte di essi. Ogni tanto, quando il numero delle notifiche ha raggiunto un numero considerevole, apro una chat e scorro velocemente le centinaia di messaggi sperando di trovarne uno che valga la pena di leggere. Oggi l’ho trovato.

“Tanti stranieri nella nostra città x fortuna non tutti si contano in pochi, vedo in città tutti con scooter?macchine ecc…assicurazione,targa,intestate a chi? è come vivono in Italia? benzina affitti ecc come come!!se mi spiegate se qualcuno conosce queste culture!! Come se dovremmo ascoltare loro.quasi 10 anni al nord!! Sono cresciuto PAESE CHE VAI USANZE CHE TROVI!!! ITERREMOTATI NE VOGLIAMO PARLARE A RUBARE I SOLDI ALLA POVERA GENTE E PARLIAMO IN CHATT DI MINCHIATE!!!!”.

Miserie

Ma a che livello di miseria umana stiamo arrivando? Siamo rimasti davvero in pochi a credere che ci siano delle cose che vanno al di là dei gettoni di presenza, al di là del tombino ostruito o della strada al buio? Quanti siamo a pensare che ci siano dei principi da difendere sempre e comunque, a costo di dedicargli due ore di seduta consiliare?

Il Consiglio Comunale della mia città – che in passato non è stato sempre esempio da portare sul palmo della mano – mette all’ordine del giorno una mozione di “censura” alle parole sconclusionate e offensive di Beppe Grillo su autistici e persone affette da sindrome di Asperger. È una sacrosanta presa di posizione di un’istituzione che dice: caro Grillo, forse dovresti ripensare alle cose che hai detto. Non sei nuovo a queste sparate e qui, in una zona dove il tasso di tumori è alle stelle, qualcuno ancora si ricorda delle tue minchiate sull’inutilità delle mammografie, per cui, ritira quello che hai detto perché anche a Siracusa ci sono delle persone che si sono indignate. Sarebbe il caso che tu chieda scusa. Sai benissimo che discriminare è miserevole, offendere e deridere chi è considerato diverso è da vigliacchi. Come Consiglio Comunale, nel nostro italiano non sempre perfetto e tra mille contraddizioni personali, ti invitiamo ad essere più prudente e a misurare le parole, soprattutto quando queste aizzano le folle e colpiscono i più deboli.

La politica purtroppo è una brutta bestia, e oggi più che mai, se vuoi fare qualcosa, se vuoi andare avanti, se vuoi lavorare veramente e con scrupolo per la tua città, la tua regione o il tuo Paese, devi spesso inghiottire rospi. Troppi leader mediocri, troppi capetti ignoranti che stabiliscono le linee guida dei partiti nazionali che non hanno più niente dei grandi contenitori di idee e di persone. Chi pone domande, chi chiede spiegazioni, chi pensa diversamente, rischia grosso: fuori, eliminato, a casa.

I consiglieri pentastellati, a torto o a ragione, hanno deciso di abbandonare l’aula e non votare il provvedimento. È una scelta che non condivido ma che trovo legittima, quello che considero superfluo è il comunicato stampa nel quale dicono che la seduta è stata una perdita di tempo perche non si sono trattati i temi della città. Apriti cielo. Sul web, un tutti contro tutti sconfortante: commenti, insulti, maledizioni, errori, orrori, gettonopoli, “e io pago”, rimborsopoli. Ma cosa siamo diventati? Ma veramente vorreste farmi credere che le due ore “perse” per la mozione di censura abbiano compromesso l’iter per la risoluzione di annosi problemi cittadini? Vabbé.

Io sarò particolarmente emotivo, ma un po’ mi emoziono quando un’istituzione afferma dei principi di civiltà. Molti ormai la pensano diversamente? Pazienza, quando ci incontreremo in giro e chiacchiereremo, io sarò quello che non ride alle barzellette sui froci, i negri e gli spastici.

 

Invidia e stima

Non sei mai uscito dal triangolo viale Zecchino, via Filisto, viale Tica; hai piantato le tue personalissime colonne d’Ercole in Largo Dicone; ti sei formato tra il Bar Kennedy e la sala giochi di via Pitia; non leggi più nemmeno la Gazzetta dello Sport; non ti è ancora chiara la differenza tra e congiunzione e verbo, ma su manovra economica, Def, rapporto deficit/pil e Unione Europea nemmeno un dubbio… Ti invidio e ti stimo.

Differenziando

Nel mio palazzo siamo in due e il 50% conferisce regolarmente differenziando i rifiuti. Il restante 50%, intervistato sull’argomento ha dichiarato: “spacchiu m’antaressa a mia! Prima m’avissiru a beneri a ciccari, poi m’avissiru a truvare, poi m’avissiru mannari a bulletta e poi mi fan u condono e m’annacanu”.