Se ne stanno antanto

Della pizzeria vicino casa mia ho parlato in passato, quando iniziarono i lavori per la costruzione del dehor più grande del mondo: un ecomostro in alluminio e compensato, inspiegabilmente autorizzato dalla Soprintendenza. Lo scorcio parziale del mare cattura qualche turista che si avventura in questo lato dell’isola, ma per lo più, i frequentatori del dehor della pizzeria sotto casa mia sono autoctoni. A giudicare dalle auto che guidano, sono anche molto facoltosi ma purtroppo scevri di senso civico. Gli avventori che cenano nella pizzeria vicino casa mia trovano conveniente parcheggiare il loro Suv in seconda fila, di fianco al dehor, possibilmente nei pressi del tavolo che hanno scelto. Di fatto, è come cenare in garage ma a loro sta bene così. Una sera, una giovane coppia che sfoggiava una Bmw X5 nuova di zecca, aveva lasciato il finestrino abbassato e l’autoradio accesa a volume sostenuto, costringendo tutti gli altri a sentire uno sfacciato mix dance con ritornelli neomelodici.

Quando sono passato di lì e ho notato le espressioni sconvolte della famiglia mitteleuropea che cenava nel tavolo accanto, mi sono sentito mortificato. Il capofamiglia ha chiamato il cameriere e in un discreto italiano gli ha chiesto, per favore, di intervenire. Il cameriere ha fatto di sì con la testa ma sembrava infastidito, ha raggiunto il tavolo dei torpi con l’X5 e ha detto:

“Picciotti mi dispiace ma chistu sta scassannu a minchia”.

“Chi fazzu? Stutu?”. Ha chiesto il torpo con un briciolo di rimorso.

“No – ha fatto il cameriere – abbassa tanticchia, tanto se ne stanno antanto”.

Soddisfazioni

– Preco?

– Ehm… due orate, per favore.

– Come le devi fare, al fonno?

– Sì, me le pulisci.

– Cetto. 7 euro.

– Aspetta, ho dimenticato il portafogli a casa, me le metti di lato? Sto qui a Ortigia… dieci minuti e torno.

– Non c’è bisogno, u sapemu cu si: Archimete Pitacorico, chiddu ri Facebook… appoi mi potti.

– Grazie, veramente, sono commosso.

Radio Stars

Nel periodo a cavallo tra le elementari e le medie, quando le giornate si accorciavano e faceva freddo per scendere in cortile a giocare, passavo le domeniche pomeriggio con mio padre. Acquisiti i risultati delle partite del campionato di Serie A, mettevamo in scena una finta trasmissione radio: microfoni, mixer, piatto e una doppia piastra per registrarci. Il format consisteva in collegamenti dai campi principali per un sunto e un commento sulla partita appena terminata. Ovviamente nessuno di noi aveva visto la partita – per i gol bisognava aspettare 90° minuto – quindi inventavamo di sana pianta. Dato che eravamo solo in due e mia mamma partecipava occasionalmente, avevamo aggiunto altri inviati che interpretavamo a turno: Nannovjić, Batalock e Vincenzo, che poi in realtà, non erano altro che i soprannomi di alcuni miei amici. Nannovjić era il fratello più grande di un mio compagno di classe e per la sua età, era un ragazzo posato, maturo e riflessivo. Batalock abitava nel palazzo ed era allampanato totale. Vincenzo era Vincenzo, un bambino che faceva nuoto con me. Tra un collegamento e l’altro mandavamo brani musicali e qualche volta mio padre suonava il piano.

Con il passare delle domeniche e il rodarsi del programma, decidemmo di aggiungere anche alcuni spot per pubblicizzare le attività commerciali della zona. C’era il Mondo dei Giocattoli (puoi comprare anche lui, il proprietario), c’era l’edicola di Panebianco (allegria, simpatia, cortesia), e poi c’era Concetto Li Noce. Li Noce era il titolare di un’autocarrozzeria in via Grottasanta e lo spot è indelebile nella mia memoria. Iniziava con rumori che simulavano un incidente: confusione, martello, chiave inglese, bottiglie. “Oh no! Ho ammaccato la mia macchina” diceva il personaggio interpretato da mio padre. “Non ti preoccupare – intervenivo io – vai da Concetto Li Noce, ti riparerà la macchina anche se schiacciata come una noce”. Poi nuovamente rumori, ma stavolta veramente esagerati: un glang, glang, deng infernale. “Ma che fai?”, chiedevo allarmato e mio padre, al culmine della tensione emotiva rispondeva: “Schiaccio la mia macchina”.

Paradossi

A letto appena svegli, le foto a colazione, il colpo del mascara e la prova costume, il selfie con le labbra arricciate, a pranzo dalla mamma, il carrello del supermercato, la bolletta da giocare, il pilates in palestra, la festa dei bambini, la gita fuori porta, le foto dell’asilo, lo shopping in centro, i colleghi dell’ufficio, il weekend benessere, il caffè al bar, la partita di calcetto, dal parrucchiere con le amiche, il tribale tatuato sul petto, la macchina nuova, prima del cinema, dopo il teatro, l’aperitivo alla Marina, la pizza con la farina di russello, la carne di cavallo coi funchetti, lo scorcio con il mare e il sacchetto trasparente dei rifiuti che viola la nostra privacy.

Prosit!

Versalis, nessuna criticità ambientale. La nota ufficiale del colosso di Eni: Il fumo sprigionatosi durante il fuori servizio si è presentato elegante, evidenziando al palato tannini morbidi provenienti dalla macerazione dei composti vinilici, accuratamente selezionati, in vasche di acciaio. Di colore nero pece intenso con riflessi grigio fumo, presenta aromaticità raffinate, delicate e fragranti di mela, albicocca e fiori bianchi, miele, frutta secca e tostata, sassaemayoness. E’ versatile, di buona struttura, morbido e delicato.

Bocconcini cu l’ali

Siracusa, disposta la chiusura di un panificio per gravi carenze igieniche: insetti blatte e attrezzature arrugginite. Le indagini scattate dopo i sospetti di un cliente Carabiniere. 

– Buongionno desitera? 

– Buongionno, mi rassi uno scollo e 6 bocconcini.

– Pronti Brigadiere… attro?

– A posto così, grazie. Però, mi scusi, ma picchi i bocconcini stana scappannu???

Datteri & Sogni

Che poi non è che io sia uno superstizioso, anzi, tutt’altro, però, insomma, il fatto è che tutti davano la cosa per scontata e siccome era la notte di San Silvestro e insomma, per non sembrare sempre quello problematico, alla fine anch’io l’ho preso e l’ho messo nel portafogli. Praticamente dice che se a capodanno ti mangi un dattero e conservi il nocciolo nel portafogli avrai buone possibilità di diventare milionario nel corso dell’anno. Ora, io sono uno abbastanza schifiltoso per cui l’idea di conservarmi sta cosa smangiucchiata non è che mi entusiasmasse, così l’ho lavorato tutta la notte passandolo tra i denti, lavandolo in bocca con vari tipi di alcool fino a renderlo asettico e di colore avorio. Con il passare del tempo avevo dimenticato di aver conservato questo osso in un’intercapedine del portafogli, così l’altro giorno, in banca, quando l’impiegata mi ha chiesto la carta d’identità, io senza pensarci ho fatto per tirarla fuori e questo coso è schizzato via, ha disegnato una parabola perfetta e si è andato a incastrare tra i tasti del pc dell’impiegata che disgustata, è saltata sulla sedia, ha fatto una torsione di centottanta gradi e ha cominciato a urlare: “Che schifo, che schifo, un dente!”.

Nella stanza c’erano altri tre impiegati con i rispettivi clienti e tutti si sono girati verso di me per capire cosa stesse succedendo. Io avrei voluto liquefarmi per la vergogna o prendere fuoco, poi però ho preso coraggio e ho detto: “no, no, non è un dente è un dattero, l’osso del dattero, quella cosa per diventare ricchi. Come ve lo spiego.”, allora tutti si sono calmati e improvvisamente sono diventati complici e hanno cominciato a tirare fuori dai loro portafogli, borsellini e portamonete una serie di noccioli di datteri. Anche l’impiagata che si era messa a urlare ne conservava uno, io mi sono sentito risollevato e ho chiesto: “Ma la fate tutti sta cosa del dattero?”. Un correntista con due carpette piene di carte ha risposto: “ca certo, i soddi su soddi.”. Tutti gli altri, come il coro delle Supplici di Eschilo, hanno esclamato all’unisono: “Eh!”. Io ingenuamente ho chiesto: “ma funziona?”, allora una signora sulla settantina è intervenuta e un po’ demoralizzata ha precisato: “io u fazzu i quarant’anni… dipente…”. Quello con la carpetta ha ripreso la parola e ha sentenziato: “L’importante e che uno ci deve credere se no non funziona.”, l’impiegato seduto di fronte mi ha guardato negli occhi e ha concluso: “Va be, crederci… intanto nu sabbamu, come una specie di amuleto, se non dovesse funzionare, poi l’anno prossimo… nu sabbamu n’autra vota”.