La Iena, la Panda e la Venier

Quando ho appreso che Dino Giarrusso – l’ex Iena che confezionava quegli strani servizi su Siracusa, dallo studio di un personaggio che per quelle vicende e per molte altre è stato arrestato – ha avuto un incarico al Ministero dell’Istruzione per dirigere un osservatorio sui concorsi nelle università e negli enti di ricerca, mi sono tornati in mente i dialoghi surreali del baretto della Casa del Popolo di San Donato a Bologna:

– Ehi Zianni, qui dice che il prossimo film di Zero Zero Scette (007) sarà girato anche in Italia.

– Sorbole! Sciai che cagata.

– Dice che Bond avrà occhiali da sole della Persol.

– Ma a saperlo gli davo i miei.

– Dice anche che grassie a un accordo commersiale con Fiat, Zero Zero Scette guiderà una Panda.

– Socc’mel! E come figa chi gli han dato a ‘sto poveretto, la Mara Venier?

Senza ghiaccio

– Ma tu viaggi assai?

– No… non proprio. Anzi, mi piacerebbe viaggiare di più.

– Ommai cu Raianèr l’aeri custunu picca, però c’è sta gran camurria dei ritaddi. Du uri su assai!

– Guardi, non me ne parli, rischio di perdere la coincidenza.

– U sacciu. macari io… a camurria ri fari sti scali è chista. A priva vota ca pessi a coincitenza all’aeropotto a Gemmania, m’assittai o bar e vireva a chisti ca si calaunu sti gran panini ca canni e si viveunu sti gran bicchieruni i birra. O cammareri ci fici signu e ci rissi: u paninu come a chiddu ma puttare. Ouh, com’è ca mi puttaru na speci i ‘nsalata unni c’era u mais, a carota, un pummaroru lariu e  n’pezz i burro tantu! Dicalafici, ti renti conto? Mancu na proteina. Comunque a cosa meglio è u manciari mediterraneo… u coppo ra pasta, va! Ma non è usanza so, i teteschi manciunu male.

– Certo, la dieta mediterranea è notoriamente la più sana e bilanciata. Comunque non si preoccupi, il comandate ha appena fatto l’annuncio che abbiamo recuperato in volo e che atterreremo solamente con un’ora di ritardo, per cui dovremmo riuscire a prendere le rispettive coincidenze.

– Ouh, grazie. Ma allora quannu atterramu?

– Alle 20:45, tra 40 minuti.

– Allora avemu u tempo preciso preciso pi fàrini ‘n Camparigin.

– Purtroppo su questo volo non servono alcolici… Ah, ma se lo fa lei!

– Shhh, nu nni facemu sgamare… eh eh eh.

– Ma il ghiaccio ce l’ha?

– No, senza ghiaccio.

Diciotti a Zero

Avrei voluto scrivere una sferzante invettiva contro i terribili e disumani commenti social che si leggono sul caso della nave Diciotti e sull’accoglienza di questi disgraziati. Questo insopportabile luogo comune per cui se lo Stato aiuta un migrante non sta aiutando un italiano. Avrei voluto scrivere di valori universali e di rispetto della persona, di razzismo, di guerra tra poveri, di capri espiatori politici e del silenzio assordante dei deputati che al massimo si limitano a scopiazzare l’articolo di Travaglio. Poi ho pensato che tanto non sarebbe servito a niente, che propaganda e lavaggio del cervello ormai hanno avvelenato i pozzi e lasciato scarsissimo margine di manovra. In ballo non ci sono solo le vite di 150 migranti, in ballo c’è il concetto stesso di stato di diritto e il fatto che oggi tocca a loro e domani potrebbe toccare a ciascuno di noi essere prevaricati e privati dei diritti fondamentali. Questo aspetto sembra interessare solo ad una minoranza di persone e la cosa mi angoscia un po’, allora mi sono messo a pensare alle espressioni che hanno i cani quando cacano, e niente, il fatto è che sembrano molto più consapevoli delle nostre.

S’illumina

Sarà che Infedele, l’ultimo disco, l’ho ascoltato talmente tante volte da conoscerlo a memoria; sarà che Colapesce è un amico e lo seguo con affetto e stima da parecchio tempo; sarà che ha avuto una crescita artistica entusiasmante che non è passata inosservata; sarà che la band che lo accompagna suona da Dio e che Gaetano è un musicista strepitoso, una vera eccellenza siracusana e lo potresti mettere a suonare quel sax baritono con Kamasi Washington, domani, adesso e Kamasi direbbe: “minchia Gaetano, terrific! Very good”. Saranno gli omaggi a Battiato e De André, sarà che la prima strofa di “Bogotà” – ogni cazzo di volta – mi fa venire le lacrime agli occhi perché descrive, inconsapevole e meticolosa, ricordi e atmosfere di estati trascorse da bambino a casa di mia nonna Michela, a mare. Sarà che – non succede quasi mai – ma ogni tanto anche a Siracusa arriva una produzione buona e per una volta sembra di vivere in una città normale.

Ora, io non lo so che musica ascoltasse Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen (Federico II di Svevia, per gli amici), mi piace immaginarlo appassionato di Lied e di Chanson laiche. Quelli erano tempi duri per la musica: la solmisazione, le monodie sacre, il verbo di Oddone di Cluny… sai che palle. Insomma, secondo me Federico, da grande uomo d’arte e di cultura, si sarebbe spaparanzato su una torre del suo castello e si sarebbe goduto il concerto fumando Marlboro morbide e cantando “Ti attraverso” a squarciagola.

Questo luogo è magico e viverlo così è un privilegio. Sulla faccenda bar questa volta non dico niente. Sono stati commessi degli abusi e questo fa incazzare. Agli albori della polemica mi chiedevo perché in questa città non si riuscisse mai a imbastire un rapporto virtuoso tra pubblico e privato (Archimete Pitacorico – Il Cocktail come metafora). Immaginavo standard europei e gin tonic fatti come si deve. Ma niente, non è cosa…

 

Scinni macari lei a Catania?

Rimpiango quando agli arrivi dell’aeroporto di Catania c’erano solo due nastri per i bagagli: uno voli nazionali e l’altro, resto del mondo. Era una Sicilia genuina e accogliente fino all’esasperazione, il parcheggio era gratuito e delegazioni di parenti – tre o quattro per viaggiatore atterrato – affollavano la sala per aiutare il viaggiatore a ritirare la valigia. Si facevano largo, ammuttavano, sudavano, “pemmesso, pemmesso”, oppure: “Ca è, ca è, pigghila tu, chidda gialla e niura co stemma i l’Agip”.
Calore umano, baci, abbracci, confusione, pianti di gioia, emozioni, poesia, “ti ho fatto la caponata”, “ti vedo sciupato, mangiati questo panino con la cotoletta, presto”. Anche i viaggiatori erano diversi: c’era una minore confidenza con il volo. Chi non si è visto rivolgere dalla signora anziana spaesata, la fatidica domanda: “Scinni macari lei a Catania?”. Una volta aiutai una coppia di settantenni a mettere il borsone in cappelliera. Loro erano bassissimi e il mio gesto li impressionò a tal punto che per tutto il volo, seduti accanto, mi chiamavano: “U Supermàn”, con la a. Conservo ancora il loro indirizzo di Pietraperzia.
I protocolli di sicurezza, i regolamenti internazionali, si sono portati via la poesia e le emozioni, sostituendole con finta efficenza e atmosfera impersonale. A Catania i nastri bagagli sono diventati cinque e i parenti, sempre meno numerosi, aspettano fuori dalle porte o continuano a girare in macchina, per non pagare il parcheggio.
Solo raramente, a tarda notte, può ancora capitare di imbattersi nel tizio che si piazza all’inizio del nastro trasportatore, aspetta il suo trolley, è nervoso, vuole uscire a fumare e allora inizia a dare manate e pugni alla saracinesca chiusa dalla quale verrano fuori i bagagli e se si è fortunati, lo si può sentire dire: “Ni muvemu? Bastaddi”.

Merde

Questa cosa che non appena arriva il maltempo e il cielo si fa grigio sopra quelle orrende ciminiere, queste merde ci devono avvelenare ancora di più di quello che fanno ogni giorno, sfiaccolando e immettendo in atmosfera le peggio schifezze puzzolenti e mortifere, è vergognosa. Ma non avete una coscienza. Bastardi!

Ognuno porta una cosa – Il decalogo per il ferragosto a regola d’arte

1) Sebbene da decenni vi rechiate sempre nella villetta di tuo suocero a Terrauzza, imponi a qualunque costo l’appuntamento per tutti, alle 11:00, alla Sun Gelati.

2) Distinguiti dalle cugine provinciali e inserisci in menù cibi nuovi:

– Noi ormai senza avocato non riusciamo a manciare l’insalata col pomitoro.

– Maria ma chi duru, ma è n’cuticchiuni!

– È frutto esotico scimunita, si mancia così.

3) Ogni riunione familiare o tra amici che non comporti almeno l’assaggio di tre tipi di pasta al forno diverse, può essere sciolta o dichiarata illegale in qualsiasi momento.

4) Differenziare è una cammurria, vara nuove regole a convenienza:

– Chi c’entra… u viri ca u tappu da birra avi a patti i sutta mobbida?

– Sì.

– E quinti u po’ ittari nell’ogganico…tranquilla.

5) Appronta sempre un piano B per ovviare agli imprevisti:

– Che malafiura…

– Chi ffù.

– Ca Robbetta, la fitanzatina di Jonata è vecana! Nun ci pinsammo completamente!

– E aspè, se ci levi u grasso ra sasizza chi fa? Non sa po’ manciari u stissu? Comunque ci su i pipi mpanati, u fummaggio e a pammiggiana.

6) Non lasciare adito a dubbi: Che sia con il finocchietto o senza, la sasizza la sputtusi solo tu.

7) Non ti presentare con bottiglie di vino da supermercato. Il vino si prende solo dallo zio di Giancallo a Cugni:

– Assaggia ‘stu Pista e Ammutta.

– Minchia pesantissimo! Ma che è liquore?

– Viri ca è senza soffiti… è biologico.

8) Il cuore dell’anguria o va ai picciriddi o va alla nanna. Non si discute.

9) Pregusta il momento in cui, prima del caffè, tuo cognato carabiniere racconterà quando na vota, cu na frenata, stuccò u pedale ro freno!

10) Non mollare mai.

– Stai scuppiannu. Ora mi o’ cucco… Aspé, cu su spatte un cannolo? Nuddu? Allora mu passi uno ca ricotta? Ramminni macari uno co cioccolatto va… u’saggiu.

L’Infinito e la villetta su Airbnb

– Ora dove andare? Aeroporto Catania? Traghetto?

– Valè dei Templì.

– Ah Valle dei Templi, Agrigento, bello, autostrada, tre ore. Tre ore! Navigatore, mi raccomando.

– Oui.

– Valle dei templi molto bello. Molto bello. Attenzione alla strada, prudenza, macchine, confusione, gente pazza, troppo caldo, ferragosto.

– Oui.

– Valle dei tempi bello, templi antichi, come Siracusa ma più belli. Valle dei templi. Scegliere bene.

– Oui.

– Avere acqua? Portare acqua. Viaggio lungo, Agrigento lontano.

– Oui.

Poi, rivolto alla moglie – Ma chista mi cala a testa ma un sinni voli iri! Ancora hanno le valigie aperte.

La moglie – e tu ancora ci runi codda. Se ne devono andare che ora arrivano gli altri! Faglielo capire.

–  Ora voi dovere andare, chiudere valigia, valle dei templi, 3 ore, io dire per voi, strada brutta, fermare per mangiare, consiglio. Noi ora pulire, lavare per terra, arrivare famiglia di Torino dopo di voi, dovere sistemare tutto. Avere capito?

– Valè dei Templì.

 

 

Ma io dico

Ma io dico, ma perché? Perché se ti autorizzano una cosa ne devi fare un’altra? Ma a che diavolo serve? Quale grande guadagno hai ottenuto alzando di 47 cm più del dovuto quella tettoia di specchi? Ci sbattevi la testa? Tutti a dire: “pare troppo alto, pare troppo alto” e tu che fai? Lo fai ancora più alto! Ma io dico. E la gettata di cemento? Al giorno d’oggi manco da tuo cognato a Tivoli l’avresti fatta senza autorizzazione, avà!

Peccato. Peccato perché a me il bar nella piazza d’armi del Castello Maniace non dispiace, non lo trovo irresistibile, è vero, ma c’è qualcosa che mi attrae. Soprattutto mi piace l’atmosfera che crea, anche se ridurrei la diffusione musicale a un sussurro o la eliminerei del tutto (quel posto suona bene già di suo); mi piace che un luogo di tale bellezza non sia più un parcheggio e sia tornato fruibile da tutti, sebbene, sul lato Castello, sia cosparso di fastidiosissimo brecciolino fuori misura che rende difficoltoso addentrarsi con un passeggino o una sedia a rotelle. Mi piace poter ammirare il Castello Maniace in tutta la sua maestosa bellezza, seppure mi disturbino il muro scuzzulato della caserma Abela e quella terribile costruzione alla sinistra del ponticello che impedisce la vista del monumento. Insomma, in tale contesto di pregio, a quella cifra irrisoria, con tutte le polemiche ed i riflettori puntati, mi aspettavo, anzi pretendevo, che l’opera venisse realizzata come da progetto approvato.

La relazione degli ispettori regionali mandati a dirimere l’affaire Maniace è disarmante: non tanto per la questione in sé – dubito che la costruzione verrà abbattuta per tali difformità, con tutta probabilità sarà semplicemente sanata – ma perché ci spiattella in faccia la solita, triste, meschina, ridondante storia di spittizze assortite. Ora tutti tireranno in ballo tutti, saremo sommersi da accuse, ripicche, distorsioni, memorie corte, pitticchi, contraddizioni varie e non ci capiremo più niente.

Siamo condannati a vivere in un’isola dove il pubblico non funziona – svuotato di risorse e riempito di dipendenti annoiati (e lo so che ci sono le eccezioni, le eccellenze e che generalizzare non serve a niente) ma tant’è – e dove il privato che lo dovrebbe affiancare, incorre in malafiure tipo questa. Tutto intorno un mare di occasioni sprecate.