Amen

Mio nonno Santo direbbe: “ma talè ‘sti scassapagghiari”. Minchia, due mostre, due sequestri. Ma che sta succedendo? Accanimento giudiziario, gomplotto o terribile malafede? Dopo la gran malafiura dei falsi Giacometti di Ciclopica” – la mostra evento più provinciale della fiera del mercoledì, presentata da organizzatori e Amministrazione di Siracusa come una delle più grandi esposizioni d’arte del ventunesimo secolo – è il turno di “L’impossibile e Noto”, la temporanea organizzata sempre da Sicilia Musei con cento pezzi realizzati dai grandi Maestri del ‘900.

Purtroppo però, anche qui, a detta del Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, ventisei opere sarebbero false: De Chirico, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Fortunato Depero, Luigi Russolo, Pablo Picasso, Vasilij Kandinskij, Max Jacob, Hans Richter, Paul Klee, Joan Mirò e Salvador Dalì. Una ecatombe!

Il mondo dell’arte si sa, è così: le opere fluttuano, scivolano sornione, si nascondono, spariscono per anni per poi riaffacciarsi repentine, si moltiplicano come cellule impazzite. Alcune opere sono censite, altre restano dubbie, ci sono le copie autografe e i falsi spudorati. C’è un mercato spaventoso di gente che briga, compra e vende arte, che chiede valutazioni e attribuzioni, che investe denaro e spera. Prendete il caso di Caravaggio e della sua Crocifissione di Sant’Andrea: oltre all’originale esposto a Cleveland in Ohio, ne esiste un altro, il così detto “Black Vega” adesso in mostra a Siracusa. Non è un falso, più semplicemente la critica non è unanime nel definirlo originale… e che vuoi che sia? Succede ogni giorno nei mercati rionali di mezza Italia dove se sei fortunato, puoi ancora imbatterti nel banchetto del venditore di caffettiere con il cartello “Originali Bialetti senza omino”.

Forse è il caso che si operi una svolta nella gestione delle politiche culturali dei nostri comuni, perché gira, vota e furria, queste opere “dubbie” arrivano sempre qua da noi, una terra ricca d’arte che non è più in grado di trattare l’arte, un popolo che non riesce più a riconoscerla e degli amministratori che vogliono apparire solo sui giornali il giorno dopo la conferenza stampa e tracannare prosecco all’inaugurazione.

Questa vicenda finirà come le altre, nel dimenticatoio, fino a quando, fra tre o quattro anni si pronuncerà un tribunale di primo grado. Adesso gli organizzatori mostreranno i documenti e le assicurazioni che dovrebbero dimostrare che le opere sono originali, che sono già state esposte al Museo Regionale di Sacchitello o alla personale di Giacomo Balla a casa del Signor Aglianò, al terzo piano del Palano, ma ormai la frittata è fatta. Verranno nominati i CTU, forse ci sarà un intervento di Sgarbi – a favore o contro non ha nessuna importanza – e poi tutto resterà così com’è sempre stato e l’anno prossimo ci propineranno l’ennesima triste esposizione di opere dozzinali, trite e ritrite, sceglieranno un titolo roboante, accosteranno opere e poetiche antitetiche con la scusa del percorso tra gli stili diversi. Ci saranno parole di elogio degli assessori, alcuni lacchè diranno “cuttura”, altri “attistico” e i sindaci in fascia tricolore taglieranno i nastri e ogni taglio è una ferita e nessuna testata nazionale darà mai risalto alla notizia e nessun turista cosmopolita visiterà mai la mostra, il tempo passerà inesorabile, ci saranno nuove elezioni e s’insedieranno altri assessori che scoveranno altre mostre e torneranno i Carabinieri e tutto resterà immutabile nei secoli dei secoli. Amen.

 

Cena Fuori

– Veramente mi vo fari manciari u panino ca mottadella?

– Viri ca è a piadina…

– A nun era megghiu na canne e sbizzero?

– Maria! Savvo, viri ca ogni tanto pò canciàri… sempre stu cavaddu…. cavaddu e pollo, pollo e cavaddu. Manciati sta piadina, facci mettere u squacquerone, viri ca è bona!

– Ma quale sqaccherone! A mia sti cosi nu mi piaciunu. Mi fazzu puttari i patatine…

– Fosse non le fanno…

– Mancu i patatine fanu… 

– Creto di no…

– Non ci pozzu cririri!!! Ma unni ma puttatu!?!?

Teatro comunale: la proposta dei ristoratori

Va deserto il bando per la gestione del Teatro Comunale. La proposta dei ristoratori: struttura Inutile e infruttuosa, facciamone un parcheggio multipiano gratuito per i clienti dei nostri locali. Intanto, è prevista per oggi la cerimonia solenne per celebrare il terzo anniversario della prematura scomparsa di Odoacre De Grittis, il tenore novantacinquenne deceduto nella sua casa di Roma. Nonostante fosse considerato uno dei più fulgidi talenti della sua generazione, Il maestro De Grittis non si era mai esibito su un palcoscenico per colpa di un contratto firmato nel 1957 che lo legava in esclusiva al Teatro Comunale di Siracusa.

Eh… l’amore

Il signor Loforte, il mastro che mi sta rifacendo il bagno, ha intonato gioioso, per quasi due ore consecutive, “Così piccola e fragile”, il capolavoro di Drupi e “Più bella cosa” la hit di Ramazzotti. La cosa mi è sembrata bizzarra perchè nei due giorni precedenti il Mastro era stato schivo, di poche parole, molto concentrato sul lavoro e per nulla propenso a distrazioni di qualsiasi tipo. A fine giornata, senza proferire parola, mi indicava con la mano le cose fatte: il nuovo scarico, la cassetta della luce, il rasante. Del resto, quando chiesi al titolare dell’impresa a cui ho appaltato i lavori, che confidavo in un intervento pulito e indolore, lui mi aveva risposto: “Cetto! Le manto Loforte: grante esperienza, preciso, pulito e assistimato. Manco l’acqua ci chiede.”. Ora, per me quello dell’acqua non sarebbe stato un problema, volevo solo assicurarmi che, visto che io in quella casa ci lavoro, i disagi sarebbero stati minimi. L’appaltatore non si è scomposto: “Loforte iavi quacche sessantatrianni, ci fazzu fari sulu i cosi puliti puliti… travagghia bonu e si sta muto”.  Ho aspettato che Loforte facesse una pausa e l’ho raggiunto sul balcone mentre si stava gustando a pieni polmoni una MS mild, mi sono avvicinato e gli ho detto: “Com’è signor Loforte, stamattina siamo felice e gioiosi?”. Lui mi ha sorriso timidamente e ha detto: “Eh…l’amore.”.

Rebulding Panino

Carrozza del Senato, si cambia con il progetto “Rebuilding panino”. Dopo il restauro meticoloso, il prezioso cocchio settecentesco sarà dotato di piastre a gas e di vetrinette per i condimenti e affidato per venti anni – previa gara europea – ad un imprenditore dello street food. L’idea – – spiega il Sindaco Italia – oltre a fornire un nuovo punto di ristoro mobile per le serate di gala e gli eventi istituzionali, è quella di arricchire il legame indelebile tra passato e presente, tra sassa e mayoness, tra cavallo da tiro e cavallo e sbizzero. Grazie al restauro, la Carrozza tornerà anche a sfilare nella processione della Santa Patrona con un menù ad hoc e gluten free.

Latri Tutti – il glossario sui commenti al rimpasto di giunta

– Vi siete mangiati tutte cose dimettitti Siracusa Calcio sei il sindaco più vergogno della storia Aretusea

– Senza iabbu

– Peri posto fisso questi si pono inventare la qualsiasi no che poi ci diconon che non ce lavoro opure sooldi che invece i soldi per le casse di questi in banca si trovano sempre guarda unpo

– Buffoni vi ano manciari i cani

– Ritono perché ora si vanno a manciare la citta

– Coi soldi delle tompe pagano a sti curnuti

– Minchia di inciucio merde bastardi

– Belle faccie ciavete ma non ve lo dico a c’he cosa asso migliate picchi poi mi fate unattra denuncia

– Sucasimmula ah ah ah ahh

– Quacche uno lo sa quanto si prendono queti signori ho misi?

– Facetevi un giro a siracusa oppure pedate nel culo mbrugghiuni

– Poltrone e sofà esperti di sta minchia qua

– Ma che fine gli anno fatto faer a povero randazzo aquestora se lo sono giocato con qualche scusa e trucco

– Ogni volta che vedo Granata il cuore mi si fa piccolo piccolo

– Burti pare bravo il più bestia è coppa

– Ora se ne vanno a bibi ano in gita col PD

– C’è uno che ha delega ai cambiamenti climatici… è il momento di sciogliere il comune

– Sempre che cercano soldi senza dignita

– Chi su beddi… i tri tabbutari ro cimitero veggoggna

– Inciuccio bastardi viva la leca

Toto Nomine Vermexio

Toto assessori, in lizza anche Savvuccio detto “manu lonca”, il posteggiatore abusivo e ricettatore in corsa per le rubriche viabilità e bilancio. Quasi fatta per la manager e consulente d’impresa Concettina Ignoffo Sparatore. La Ignoffo Sparatore ha costruito la sua fortuna fornendo il know how per l’allestimento dei banchetti in mezzo alla strada per i boat tour e le visite alle grotte marine, a lei le deleghe al commercio e alle attività produttive.

Street Control

Giro di vite contro i fancazzisti: la Municipale si dota dello “street control”, una telecamera montata a bordo di una pattuglia di Vigili urbani aiuterà a smascherare i colleghi e gli ausiliari della sosta fermi in macchina a cazzeggiare con il telefonino. Insorgono i sindacati! 

Un sacco di tempo

Quindici anni sono tanti, un sacco di tempo. Certamente ero una persona diversa: altri interessi, altre aspirazioni, altre città. La musica occupava il novanta per cento della mia esistenza e scandiva inesorabilmente la mia vita, per cui me lo ricordo bene quando nell’inverno del 2004, a Radio Fujiko, Bologna, arrivò in redazione il pacco della Self. Dentro c’era lui: Funeral, il primo, immenso album degli Arcade Fire. L’avevamo ordinato perché di loro si parlava con sempre più insistenza come della punta di diamante della nuova scena canadese che in quel periodo sfornava band validissime come gli Stars e i Broken Social Scene e i New Pornographers. Era vero, l’album era strepitoso e lo è ancora, nel tempo, non ha perso smalto.

Sebbene gli Arcade Fire fossero parecchio distanti dall’indie rock sgangherato che ascoltavo all’epoca, era impossibile non rendersi conto che dietro quella cassa in quattro si nascondevano paesaggi sonori e scelte timbriche notevolissime. Neighborhood#1 (Tunnels), la prima traccia dell’album, racchiudeva già in potenza – con quel suo incedere cadenzato, il crescendo da antologia e quel leitmotiv melodico che torna di volta in volta affidato a chitarre, violini e voci – forza creativa e spiccate capacità comunicative.

Fu amore a primo ascolto: la loro musica ancora oggi, continua ad accompagnarmi e a suscitare sentimenti e sensazioni sempre più mature e complesse. Del resto, gli Arcade Fire sono stati molto affidabili e a parte qualche sbavatura, hanno continuato a sfornare uno dopo l’altro degli album tra l’eccezionale e il molto buono (Neon Bible, The Suburbs, Reflektor, Everything Now).

Dal vivo poi sono una forza della natura: dall’intimità di Piazza Castello a Ferrara alla magnificenza del Barcleys Center di Brooklyn, fino all’atmosfera rarefatta del concerto nel bosco del Kindl-Bühne Wuhlheide di Berlino, ogni volta che ho avuto il piacere di vederli live, ho assistito a qualcosa di unico e indimenticabile.

Il tempo è passato inesorabilmente, nel 2004 avevo 27 anni, tante idee confuse e bellissime per la testa, suonavo il basso in giro per l’Italia, conducevo un programma radiofonico. Oggi la prospettiva è cambiata, certo, non ci sarà più la radio, non ci saranno le tournée in giro per l’Italia, ma per dinci, si potrà continuare a cantare Wake Up a squarciagola e sentirsi in pace con il mondo.