Alla Posta

– A sintutu ca ana chiuso a scola di via Geri?

– Ma chi sta ricennu? Ma su pazzi?

– Dice che ci devono fare i micranti!

– Merde ca sunu! Non ci posso cretere… veggogna.

– A capito u sinnacu Italia…

– Bastardi, ma nun ci quagghia a facci? Cu tutti i problemi degli italiani??

– A quali italiani, francisi e teteschi… chisti sinni stana futtennu!

– Scusate se mi intrometto, ma a dire il vero pare che la scuola sia stata chiusa perché i locali non siano agibili, quindi pericolosi per i bambini e gli insegnanti. 

– E a lei cu c’ha ditto sta gran minchiata?

– L’ho letta qui, adesso, su un giornale online che smentiva categoricamente…

– See… chissa na bufala è. A cu vuno pigghiari pi fissa.

– Ora sicuro ci mettono quelli della nave Diciotto docu, come si chiama… chiddi ra passata simana va. Merde.

– Va be… hanno chiamato il 78, sono io. Mi congedo, buona giornata.

– A lei.

– Arrivedecci.

 

Campiamenti

Sono sempre ammirato dalla capacità repentina di alcuni di passare dal servilismo sfrenato al giacobinismo più spinto e intransigente, mantenendo tuttavia vistosi errori grammaticali, sintassi ballerine e parentesi come voragini. Basterà un caffè lunco, una raviola colla ricotta o un somprero coi funchi, offerto al bar dal signorotto di turno, per tornare in modalità zerbino.

Scuole ghiacciate, scatta la protesta

“Ouh! Viriti ca cà s’aggiggigia ppi daveru!”. È la denuncia del comitato studenti aretusei all’indomani della polemica sullo stato degli impianti di riscaldamento nelle scuole siracusane. “Nei scoli dela città stama murennu ri friddu. I temmosifoni su tutti rutti e dalle finestre trase u veleno. Chiddi re paisi ca venuno che mutura non si pono manco quariare picchì è tuttu astutatu e spatti non si pono puttari a cupetta picchì non ci trase sutt’asella. Ouh! Viriti ca ieri u temmometro ro telefono signava 8 gradi! Ma vi sta parennu ca stama babbiannu? Qua si deve fare quacche cosa subbito, basta. Accussì non si pono fari i lezioni e siamo costretti a fare sciopero e a manifestazione. I studenti a stu coppu sono uniti coi nsegnanti e i bidelli e u segretario picchì macari iddi stana murennu ro friddu. Chietiamo limmediata accensione di tutti gli impianti pi fari cauru. Basta scuse. L’appuntamento per la manifestazione è al bar di cosso Gelone, facemu anticchia i buddello e poi, che mutura, scinnemo a Ottiggia pe pallare cu l’Assessore”. Immediate le risposte del Vermexio e del Libero Consorzio che hanno avviato le verifica degli impianti. Arriva anche la solidarietà del Sindaco: se hanno freddo dategli dei Moncler!

Disguidi

Si ritrova l’auto trasformata in un opera d’arte e chiede i danni al Comune. È l’incredibile storia del sig. Parrinello, pensionato siracusano solito parcheggiare l’auto in divieto di sosta in Corso Matteotti per sorbire i suoi numerosissimi caffè con gli amici. Sfortunatamente, a causa di un disguido nel capitolato di gara, la sua auto è stata considerata alla stregua di un jersey e resa unica dal maestro Accolla.

Sono già azzato

Quando mio papà suonava il sax con i Mammasantissima, c’erano alcune serate in cui mi era concesso andare a sentirli. Sebbene fossi ancora un bambino, il mondo della musica mi affascinava moltissimo, tanto che avrei potuto passare ore ed ore a osservare una prova, un soundcheck, una scaricata di strumenti, a sentire quelle storie. Questa mia propensione all’ascolto e all’osservazione aveva spinto i miei a prendere in considerazione per il mio futuro l’ipotesi di comprare una bottega, una putìa di frutta e verdura o una salumeria alla Borgata, così, una volta cresciuto, avrei potuto sedermi fuori e conversare con i clienti, ascoltare storie e raccontarne altre. Poi cambiarono idea e io mi iscrissi all’università, ma col senno di poi, adesso, quella putìa mi avrebbe fatto comodo. Comunque, proprio in virtù della mia giovane età, le serate dovevano soddisfare alcuni parametri: scuola chiusa il giorno dopo e venue cittadina. Altrimenti, niente. Nelle due ore di musica, cabaret e meraviglioso cazzeggio dei Mammasantissima, oltre alle pubblicità – Mangiate i biscotti della nonna, finché la nonna non si incazza; Valda, la presa della pastiglia – il momento che preferivo era quello della presentazione della band. Non che le presentazioni dei musicisti siano un momento particolarmente emozionante dello spettacolo, anzi, il più delle volte sono una pratica triste e sconfortante. Se mettiamo di lato il jazz e la sua liturgia, a chi può fregare di sapere – se non ai parenti più stretti che li conoscono già – che Carmelo Pappallardo è al basso o Enrico Li Causi alla pianola? Andiamo, siamo seri, a nessuno. E quel tristissimo: e io sono Mario, alla voce. Proferito con imbarazzo e la sala già mezza vuota. Lasciamo stare, per favore.

La presentazione dei Mammasantissima invece era irresistibile e sempre uguale a se stessa, come il repertorio che fu la loro fortuna e sventura. Ma questo è un altro discorso.  A un certo punto, uno dei leader della band (Enzo, Massimo o Bruno), diceva con decisione: alla batteria, Turuzzo Filippino. Ora, va detto che Turuzzo è stato un batterista eccezionale: uomo di media statura, aveva iniziato da piccolo, in un circo rivista e poi non aveva più smesso di suonare quei tamburi. Oggi riascoltando alcune registrazioni di allora, si nota subito una propensione naturale per i tempi dispari – forse dovuta alla fatalità di un braccio leggermente più corto dell’altro – e un’estrema sensibilità di tocco. Azzardando un paragone, lo accosterei ad Agostino Marangolo.

Alla batteria, Turuzzo Filippino. Dal fondo del palcoscenico Turuzzo partiva con un tempo incalzante in 2/4, tutto cassa, rullo e charleston aperto.

Aspetta un momento – lo interrompevano gli altri – saluta il pubblico. Azzati Turuzzo, azzati.

Al che Turuzzo rispondeva candidamente: ma sono già azzato!

Ah, è già azzato e già azzato – facevano eco gli altri.

Il pubblico scoppiava in una risata fragorosa, Turuzzo, contava ad alta voce: one, two, three, fox e con una rullata in paradiddle (che poi i Blonde Redhead hanno ripreso identica per l’intro di Maddeing Cloud), riprendeva il 2/4 di prima e uno dopo l’altro entravano in crescendo tutti gli strumenti e anche se ero un bambino e l’avevo capito che era una gag che ripetevano in ogni serata, minchia, ma che finale pazzesco era?

 

Il racket dell’anacardo

Minacciavano di annientare il sindacato, scatta l’arresto per due grossisti di prodotti da Bar. L’inchiesta nata dalla denuncia di alcuni sindacalisti vittime di estorsione: 30mila euro per non ostacolare l’arrivo nel territorio di Siracusa di un carico di 3 tonnellate di arachidi e anacardi dalla Tunisia.

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Laureato Damma, svogliato, no problem solving, no ambizione. Faccio spesso errori di grammatica, mi lancio in improbabili coniugazioni di verbi transitivi, difetto nel calcolo semplice e nell’utilizzo di piattaforme informatiche, non sono avvezzo a word ed excel. Cerco posto dirigenziale in società partecipata o contratto tempo indeterminato pubblica amministrazione. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.