Esegesi

Dopo l’albero separè, quello tortile, quello con le palle giganti ma senza messa a terra e dopo aver scartato l’opzione “Rosso Fuoco” fortemente suggerita da Tekra e che prevedeva un rogo perenne di rifiuti dentro un telaio a forma di pino silvestre, l’amministrazione ha scelto per Piazza Duomo un maestoso abete decorato in maniera tradizionale. Simbologia, fede e tradizione sono i concetti alla base dell’allestimento commissionato alla prestigiosa agenzia “Abberi e Sogni” di Cassaro, che ha sviluppato il progetto. Secondo la critica, le stelle che sormontano l’albero raffigurerebbero gli assessori della giunta Italia, dai più scarsi su, su, fino ai preferiti Coppa e Fontana, posti poco sotto la stella più brillante del sindaco; sulla destra, due cavalli adornati da corone di sbizzero e sassaemayoness a simboleggiare prosperità e abbondanza e sulla sinistra, due angeli guerrieri che rappresenterebbero l’eterna lotta tra TAR e CGA.

Disdetta

Cancellata la festa di Santa Lucia e tutti gli eventi collaterali. Slittano a data da destinarsi la processione della statua bronzea raffigurante l’ex Deputato regionale Vinciullo nell’atto di firmare una interrogazione parlamentare e il debutto, nella sua nuova veste, della Carrozza del Senato. Dopo il restauro meticoloso, finanziato interamente da Assopanini e Confcavallo, il prezioso cocchio settecentesco è stato dotato di piastre a gas e di vetrinette per i condimenti e affidato per venti anni – previa gara europea su cui già pende un ricorso al Tar di Antonio – ad un imprenditore dello street food. “La proposta di restauro di Assopanini e Confcavallo ci ha totalmente conquistato – spiega il Sindaco Italia – una proposta innovativa che ben si sposa con la nostra visione di sviluppo”. “Oltre a fornire un nuovo punto di ristoro mobile per le serate di gala e gli eventi istituzionali  – concludono i vertici di Assopanini e Confcavallo – la Carrozza del Senato arricchisce il legame indelebile tra passato e presente, tra sassa e mayoness, tra cavallo da tiro e cavallo e sbizzero”. 

E tutti si misero a ridere

Lo confesso, sulle tematiche religiose sono sempre stato confuso e svagato e ho sviluppato, sin da piccolo, una forma di rigetto da quando in prima elementare, la maestra ci chiese di disegnare la nostra santa preferita. Tutti i bambini della mia classe scelsero Santa Lucia, alcuni Santa Rita, quattro o cinque la Madonna, io invece optai per Immacolata Concezione, che per me non era un dogma, ma proprio nome e cognome di una santa. Al momento di presentare i lavori, i miei compagni che facevano il catechismo si misero a ridere e anche la maestra Lupo, che era una donna eccezionale, faceva fatica a restare seria. Ci rimasi un po’ male. Solo mia mamma, a casa, mi consolò. Mi disse che il tratto del mio disegno era netto e appassionato e che non dovevo prendermela se i miei compagni si erano messi a ridere e poi mi raccontò qualche storiella per bambini su Spinoza, Fichte, Kant e il dogmatismo.

Io ci tenevo ai giudizi di mia mamma ma in cuor mio sapevo benissimo di non essere portato per il disegno anche se mi sarebbe piaciuto tantissimo riuscire a colorare dentro gli spazi senza sbavature, creare dal nulla, su un foglio bianco, una figura, l’illusione di un paesaggio o anche solamente le lettere del mio nome in tre dimensioni e con i neretti nei punti giusti, invece ero troppo scarso e dovevo farmene una ragione. 

Qualche anno dopo ero alle medie, camminavo svogliato verso la scuola, percorrendo la scorciatoia che da viale Tisia, passando dal parcheggio del supermercato Sagea, portava direttamente in via Polibio, quando improvvisamente mi fermai: avevo completamente dimenticato di fare il disegno. Il venerdì precedente la professoressa ci aveva chiesto di farci portare dai nostri genitori, fuori, in campagna, in un parco o a Buccheri, prendere una foglia con i colori dell’autunno e riprodurla su cartoncino. Mi sentivo perso ma poi, un raggio di luce si fece largo tra le nuvole e illuminò un punto preciso non molto distante da due cassonetti IGM, mi avvicinai e la vidi, era una foglia gigante, maestosa, marrone e verde scuro, molliccia e praticamente marcia. La presi con due dita e corsi verso il tabacchino di fronte, comprai un foglio di cartoncino, one shot, non avrei avuto il tempo di fare altri tentativi. Entrai in classe prima del suono della campanella e ci diedi dentro, la Prof di educazione artistica sarebbe arrivata da lì a qualche minuto. Mischiavo colori, passando da un pastello a un’imprecazione con disinvoltura e senza un piano preciso. Poi, troppo presto, arrivò il suono della campanella e la professoressa entrò in aula, io non avevo terminato, ero sudato, sfinito, tutti i miei compagni di classe misero i loro disegni sul banco e la professoressa li passò in rassegna. Stavo a testa bassa e con gli occhi quasi chiusi, percepii che si era fermata davanti a me e la sentii sussurrare “Oh mio Dio!”. Mi aspettavo una ramanzina e le risate dei miei compagni, invece la professoressa continuò: “Questo lavoro pulsa di vita pur rappresentando la morte”, io rimasi interdetto ma lei continuò e disse una cosa tipo: “ragazzi, riuscite a scorgere la plasticità di questi colori, il loro fondersi e diventare materia, i rimandi fiamminghi e l’immediatezza Fauves? Emiliano – mi disse elettrizzata – mi sa che abbiamo un vincitore del concorso annuale, firma la tua opera perché questa andrà incorniciata e appesa all’ingresso della scuola insieme alle altre opere più importanti nella storia della Elio Vittorini.” Tornai a casa euforico, c’erano anche i miei nonni, raccontai tutto quello che era successo, gli dissi di come mi ero sentito perduto e di quella foglia trovata per caso nel deserto di cemento di via Polibio, della passione che avevo messo su quel foglio e di come la professoressa era rimasta impressionata tanto da chiedermi di fare incorniciare l’opera per poterla esporre a scuola, in aeternum. Ascoltarono in silenzio la mia storia, quasi increduli ma curiosi di ammirare il mio disegno. Con orgoglio, tirai fuori dallo zaino il capolavoro e tutti si misero a ridere.

Presepi Viventi, monta la polemica

Penalizzati dalle regole del DPCM e ignorati dai decreti ristoro. Non si è fatta attendere la sfuriata dei rappresentanti di OPVA, il sindacato operatori e organizzatori presepi viventi amatoriali, che chiedono a gran voce una deroga alle nuove norme restrittive sulle festività natalizie che rischiano di danneggiare pesantemente uno dei comparti più produttivi del Sud Italia e il suo indotto. Fissato per oggi, al MEF, l’incontro per ridiscutere i termini del decreto ristori septies, che al momento prevede aiuti economici soltanto per alcuni personaggi del presepe e lascia fuori i pastorelli, quello della ricotta calda, gli zampognari e la nanna con la cesta di vimini.

Rebus

Nella galassia dei venditori ambulanti di frutta e verdura non ho ancora deciso se ammirare di più quelli che nel giro di qualche anno hanno usucapito un pezzo di strada, sono diventati stanziali e sono passati dal camioncino al prefabbricato con dehors, garage e griglia in pietra per arrostire i peperoni – alla faccia di qualsiasi norma igienica e dei viddumari che ancora pagano l’affitto del basso commerciale – o quelli che preferiscono restare liberi, senza vincoli e parcheggiano il loro mezzo in seconda fila, di sbieco, a spina di pesce e posizionano intorno cartelli che sponsorizzano broccoli, mazzi di spinacia 3 x 2 e sacchi sabbaggi, peri, mandaranci, aranci e sancuinelli e passi che c’è la crisi e che tutti devono lavorare e si chiude un occhio, ma santo cielo, ma perchè in mezzo alla strada? 

L’ultimo smacco

Sgarbi vince ancora: la processione di Santa Lucia si terrà a Rovereto. Il simulacro argenteo della  santa patrona è già in viaggio, accompagnato dalla carrozza del senato, da una delegazione di devoti della Deputazione della cappella di Santa Lucia, un plotone di Cavalieri di Malta a cavallo e gli ex onorevoli Vinciullo, Lo Curzio con l’ex consigliere comunale Sorbello che, come tre Re magi, porteranno in dono cuccìa, torrone e giggiulena.  Dopo una prima tappa a Sala Consilina, la carovana si sposterà verso nord attraverso un percorso stabilito che prevede le tappe di Teano Est, Roncobilaccio, Cantagallo e Adige est, prima di giungere nel Comune trentino dove sarà accolta dal tipico urlo “Roveretana Je”. Intanto a Rovereto fervono i preparativi per l’ottava: è  corsa contro il tempo per terminare la costruzione di un nuovo ponte sull’Adige su cui fare transitare il simulacro e permettere a tutti i cittadini di chiedersi: “end’el Santa Lucia?” e di rispondersi: “Al pent!”, in attesa che Ferruccio – il consulente artificiere amatoriale della Mazzarrona, fortemente voluto dal critico d’arte e pagato a peso d’oro dall’intera collettività – dia fuoco alle polveri rompendo il silenzio della notte e illuminando il cielo di giochi pirotecnici senza marchio CE.

 

Dalla parte delle donne

Assopanini e Confcavallo non ci stanno e lanciano la nuova campagna ADV interamente dedicata alle donne. Pronto il tutorial per ordinare in maniera intrigante un cavallo e sbizzero e scegliere i condimenti dalla vetrina senza sbilanciarsi in maniera goffa. La pedana del food truck si trasforma in un palcoscenico, tra schiene inarcate per raggiungere una vaschetta di patatine e ginocchia all’insù mentre si beve un sorso di Dreher dalla bottiglia. Con il tutorial di Assopanini e Convcacallo anche i funchetti e la sassaemayoness diventeranno voluttuosi e piccanti come il più focoso ogghiu re pipi.

 

 

Ossi di seppia e camperetti

Pioggia che cadi acida sulla città d’amare,

avvolgi quel semaforo intelligente che regola senza regole

il caos di un mattino di novembre.

Lo strillare impunito dei clacson impazziti si fa canto soave e s’addensa

e accompagna l’attesa incompiuta del verde contemplare di luci.

Solo una mano può metterci in salvo,

solo la tua, Vigile Urbano. 

È arrivato il momento di lasciare quel bar.

Caravaggio, c’è un piano d’emergenza

Caravaggio, Pronto un piano di emergenza. Non convincono del tutto le rassicurazioni del Prefetto sul rientro del dipinto del Merisi per le celebrazioni della santa patrona. Per ovviare a quella che potrebbe essere una malafiura senza precedenti, Comune e Regione stanziano i fondi per due dipinti da esporre rispettivamente nella Basilica di Santa Lucia e nella chiesa della Badia. Il primo è un omaggio al Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti: un frammento che mostra Dio  proteso a sfiorare con un dito la mano di Vinciullo. Il secondo è l’opera di un giovane artista di Pedagaggi dal titolo “Madonna con bambino, Sant’Andrea, Sant’Anna e il Senatore Lo Curzio”.