Scogli

Li osservo da sempre. In passato li ho trattati con una certa sufficienza e li ho anche presi per il culo, ero giovane, ero sciocco e andare a mare per me era il sale sulla pelle, i tuffi, le ragazze in costume, il profumo delle loro creme solari e il vespone parcheggiato a vista. A quel tempo bastava un telo, il ghiaccio dentro la bottiglia d’acqua lasciata tutta la notte nel freezer e qualche sigaretta. Si stava lì, sdraiati su uno scoglio del Plemmirio, all’Asparano o alla Pillirina, per ore e ore, un lasso di tempo interminabile. Non c’era pranzo, non c’erano altri impegni, niente social né smartphone, c’era solo il mare e il sole. L’abilità era scegliere i tratti di costa più impervi e accaparrarsi gli scogli isolati dove poter stare tranquilli e beati. La regola era: il primo che arriva si prende lo scoglio migliore. Niente  assembramenti, niente rotture di palle. Quando avevi caldo ti tuffavi, quando avevi le dita raggrinzite uscivi dall’acqua e ti stendevi al sole.

Loro invece arrivavano sullo scoglio super equipaggiati, certe volte li trovavi già lì. Montavano ombrelloni in serie che incastravano magistralmente tra i fori naturali della scogliera, sapevano esattamente cosa fare e come fare per realizzare una specie di campo base, tipo spedizione sull’Himalaya, raccoglievano massi e pietre con le quali costruivano roccaforti, muretti a secco per contrastare la furia degli elementi, sistemi di cime e carrucole per calare in mare i generi alimentari da tenere al fresco, reti per catturare il pesce che essiccavano e salavano con l’ausilio di micro saline costruite sul momento con un foglio di stagnola, mini allevamenti di molluschi dove scaricare patelle, arselle e qualche fasolare. Io li guardavo sbigottito e mi chiedevo: “ma a che serve tutto questo?”.

Oggi, a 43 anni, ho la risposta. Inutile girarci intorno, non so piantare un ombrellone sugli scogli. In questi giorni c’ho provato, ma niente, non riesco, l’ho fatto in tutte le condizioni: da solo, di mattina presto o più tardi con gli occhi addosso di tutti gli altri padri di famiglia che ridevano di me. Ho provato e riprovato, utilizzato due ombrelloni diversi e persino una specie di mezza tenda igloo che vende Decathlon e che ha comprato mio suocero dicendomi: “questa è a prova di idiota.”. Niente da fare. Io mi impegno, ce la metto tutta, ma volano sempre via o si accasciano sullo scoglio come querce abbattute dal maltempo. A nulla servono i giganteschi “mazzacani” che trasporto sulla schiena come uno schiavo addetto alla costruzione della grande piramide di Giza e con i quali provo a sorreggere la base. E più mi impegno e più sudo e più Donatella mi dice: “tranquillo”, più io mi innervosisco e mi danno per aver sprecato la mia vita in questo modo e per non essere in grado nemmeno di montare un ombrellone. Mi guardo in giro e provo ammirazione e invidia per tutti quei padri organizzati, che in due semplici mosse tirano su dei fortini impenetrabili al sole e al vento. Lo fanno con naturalezza, arrivano su una scogliera frastagliata che nemmeno conoscono e in una frazione di secondo hanno già individuato il punto migliore dove piazzare l’ombrellone. Scaricano tappetini, piscinette e giochi assortiti e sono sempre in perfetto controllo della situazione. Io arrivo a mare già trafelato e pieno di dubbi, non so individuare il posto giusto e non so piazzare l’ombrellone. Mia figlia mi guarda con i suoi occhioni dolci e compassionevoli come a dire: non ti preoccupare papà, non fa niente. Ma io non voglio deluderla, voglio che non le manchi niente, allora mi piazzo accanto a lei, assumo posizioni al limite del contorsionismo, mi accartoccio per reggere e orientare quel maledetto ombrellone oppure mi accovaccio su spuntoni che mi perforeranno una natica, ma non mi importa, l’unica cosa che mi voglio è che anche lei possa sguazzare nella sua piscinetta, sotto l’ombrellone, come tutti gli altri bambini. Poi, quando la situazione si è normalizzata e io non sento più dolore ai quadricipiti femorali o ai muscoli lombari contratti per la posizione innaturale, con una mano, riesco a raggiungere lo zaino e tirare fuori il telefono, lo oriento per rendere lo schermo visibile, schiaccio il tasto della ricerca vocale e scandisco: “offerte vacanze montagna estate 2021”.

Foto di Sebastiano Nuzzo Confalonieri

L’editto

Musumeci non si ferma più: entro 24 ore fuori dalla Sicilia tutti quelli che si chiamano Iaia, Cugno e Licitra;

– tutti quelli che dicono arancina;

– tutti quelli che raddoppiano avverbi e sostantivi: ora ora, strade strade, casa casa, sulu sulu;

– tutti quelli che dicono “Montalbano Sono” e “Di pirsona pirsonalmente”.

– tutti quelli che guidano col braccio fuori dal finestrino;

– tutti quelli che nella guantiera mista di dolci mignon fanno mettere anche i diplomatici.

 

Cocchitel Bar

– Ciao, siamo in tre, possiamo accomodarci per un drink veloce?

– Siete quelli de cinema?

– Sì, del Festival…

– Preco arriviamo subito per la comanta.

– Grazie mille.

– Allora… Benvenuti da XXX laungi e cocchitel bar. Vi lascio i menu dei drinchi

– Guarda io ho le idee chiare, prenderei un gin tonic… che gin mi proponi

– … 

– Dico, che gin hai?

– Gin?

– Sì, Bombay, Tanqueray, Hendrick’s?

– Ora controllo… Intanto per voi?

– Per me un Manatthan

– … è finito

– Come finito!

– Non ce l’hanno pottato…

– Allora un Long island?

– Ci posso consigliare un Spritz?

– Lascia stare, prendo una vodka lemon, si puó avere?

– Cetto! Ci vuoi macare a Redbull?

– No, no per carità.

– E lei?

– (Con accento straniero) Screwdriver per favori.

– … patatine?

– No, vuole uno Screwdriver… praticamente vodka e…

– No, un attimo racazzi, ca semu laungi e cocchitel bar, facemu i cocchitel va… i cocchitel normali, semi specializzati… ma sti cosi non li facciamo pecchè i nostri clienti bevono attro.

Ordianza shock

Per la giornata del 15 agosto è fatto espresso divieto di darsi appuntamento alla Sun Gelati prima di raggiungere le singole villette di pertinenza! I trasgressori saranno puniti col sequestro di angurie, salsiccia e teglie di pasta al forno.

Papà

– Oh, finalmente il papà di Bruna, piacere di conoscerti!

– Buongiorno a tutti, molto piacere…

– Quanto ha adesso la bimba?

– Otto mesi e mezzo, e la tua?

– Nove mesi fatti ieri e un futuro da letterata…

– Cioè?

– È pazza di libri e libretti, ne sfoglia decine ogni giorno, una vera passione.

– Ah! Ma dici quelli di stoffa colorati e rumorosi… anche Bru…

– No no, le piacciano proprio i libri e la letteratura, non può farne a meno e da grande farà la scrittrice famosa o la professoressa universitaria.

– Scusate se mi intrometto, anche Marcolino mio è così… il pupetto ha una passione per gli aerei e appena ne vede uno impazzisce di gioia. Figuratevi che a casa gioca solo con i modellini che gli abbiamo regalato. Già me lo immagino in divisa da aviatore.

– A Bruna invece piace il rumore che fanno le chiavi  e la sua frutta di stoffa… per cui io sto cominciando a dare un’occhiata in giro per acquistare un basso, magari alla Borgata, poi con mia moglie decideremo se conviene aprirle un ferramenta o una putìa di Frutta e Verdura.

La seconta ontata

– Buongionno… preco…

– Buongiorno, vorrei due calamari… belli freschi però… questi sono pescati all’amo?

– Ha visto che sta tonnnanto in tutto il monto la seconta ontata? Lei non si scanta di stu Coronavirus?

– Certo! però… perché, è nei calamari?

– No, però se non si vole fare veniri nenti, si deve manciare ippesce azzurro.

– …

– Col pesce azzurro u Coronavirus si po ghiri a’mucciari picchì l’organismo è tutto fottificato.

– E quindi che mi consiglia?

– Ca scompro o masculino… co limuni i supra però!

– Va bene, mi dia mezzo chilo di masculino…

– Bravo! Se lo fa a cotoletta.

– Grazie.

 

Assempramenti

“U Prefetto e u Sintaco Italia avrebbero a risolvere i pobblemi veri e no che li devono creare.”. Parole di fuoco quelle del comitato Stutenti Siracusani Pella Movita, dopo la presa di posizione delle istituzioni sugli assembramenti e sul mancato utilizzo della mascherina. “A noi, i rappresentanti dei Stutenti pella movita, sta cosa non ci piace che secondo i Prefetto e macari seconto u Sintaco ci stiamo tutti impicchiati. Non e vero, queste sono accuse intecenti, accussì, senza prove, senza nenti. Sta cosa che ora, dopo che ci ata costretto a loctaun, a du misi di quarantena, non ci possiamo bere manco un coctel colla comitiva perchè questa e dittatura. Cioè prima non poteumu manco nesciri cche mutura ho ca zita e ora ca u virus sta morento, perchè non c’è ne Coviddi, ci tite che dovessimo essere responzabili è fosse macari stare ai casi? Ma state abbabbianto? Pecchè u prefetto non pensa a chiddi ca fano a rapina o delinguono e pecchè il sintaco non pensa ha puliziare a città e assistimari i strate anzicche farisi i seffi cu Docce e Gabbana? Noi giovani havemu u diritto di fare buddello proprio picchi semu giovani e ha scola pi stannu e finita e cosa dovessimo fare in una città ca e un paisazzu? Nenti! ma quacche cosa ama a fari e quinti ve la dovete assuppare e starivi muti picchì chista e demograzia!”.

Festa grande in città

Comune di Siracusa, Noi Albergatori e Assopanini celebrano il secondo anniversario dell’istallazione di “Cavallo Corinzio e Sbizzero”, la scultura entrata nel cuore di tutti i siracusani. Per la critica, l’opera, la cui poetica mette in relazione cultura e sviluppo economico, vuole simbolicamente rappresentare il trait d’union tra mito e sassaemayoness.

Turismo Forzato

– Sì pronto, buongionno era pe dalle la confemma pella stanza bed e brecchiifast lito ti Noto… Confemma?

– No, guardi, deve aver sbagliato numero.

– Non è il 339…

– No.

– Ma lei è la signora Rinaddi?

– Evidentemente no…

– Me la può passare un minutino?

– No aspetti, forse non  ha capito: ha sbagliato numero! 

– E ora io comu fazzu per il bed e brecchiifast?

– Non so come aiutarla, non ha una e-mail, un altro contatto?

– Me figghia si scuddò tutti cosi.

– MI dispiace, vedrà che sicuramente si farà viva la signora Rinaldi…

– Se… ma a lei non ci interesserebbe per il weekent di ferracosto una stanza bed e brecchiifast lito ti Noto?

– Guardi sono onorato ma no, non mi interessa.

– Si fa u bellu bagnu…

– Davvero, no.

– Ammira le bellezze del parocco!

– Grazie, ma no.

– Si mancia la granita di mantola!

– La prego, basta, ho detto no.

– Va be’, ma se conosce qualcuno che ci interessa mi fa chiamare?

– Senz’altro, arrivederci.

– Aspittassi, allora mi rassi u nome, così intanto ci prenoto la stanza.

– Ma a chi?

– Ai suoi amici.

– …

– Pronto?

– Si scusi, eccomi, metta Rinaddi, due adulti e un bambino. Il numero è 349…

– Peffetto allora li chiamo pe confemma, grazie.

– A lei.