Il manuale del leghista di governo – Una guida x il Siracusano

Le edizioni Pitacoriche presentano: “Il manuale del leghista di governo” la pratica guida per il siracusano senza arte né parte. Un testo semplice e puntuale per apprendere l’ABC leghista in poche piccole mosse. Una ricca sezione dedicata alle esercitazioni e un customer service h24.

Inizia la tua scalata nel partito, stupisci tutti ordinando una granita di mandorla con un unico rutto. Chiedi sempre il salame milano nella pasta alla Norma.

Scopiazza qualche slogan altrui e fallo tuo: “Bus navetta solo per i siracusani”; “Parcheggi gratis per le famiglie tradizionali, no puppi e coppie di fatto”; “Padroni in casa nostra” anche se non paghi l’affitto da mesi.

Parole poche, fatti concreti: se dovessi incappare in una discussione più articolata, mostra il dito medio e fai presente che ce l’hai duro.

Trasmetti agli altri la paura per il diverso, odia i neri e guarda con sospetto tutti quelli con la pelle più scura della tua, anche se si chiamano Spinoccia, Prazio, Miraglia e Mangiafico.

Mostrati sostenitore orgoglioso dell’uscita dall’Euro e della Flat Tax anche se il tuo unico introito e la pensione di mamma.

Utilizza sempre l’articolo prima di qualsiasi nome proprio: il Turuzzola Concettinail Pippo, ma anche Il Frittittalo Scapellatoil Cugno.

Il momento è propizio, diventa leghista, non avere timori: la matrice cristiana della tua cultura leghista non ti costringerà ad imparare il latino.

Ai primi cento in regalo la medaglietta placcata oro del Dio Po e un selfie con un dirigente provinciale!

 

Il futuro dell’Europa

– Ciao Mpare come semu?

– Oh, ciao … tutto bene, grazie.

– Stai antanto a votare?

– Sì.

– Sto antanto pure io. Ouh, mi raccumannu, vutamu bonu ah… che dobbiamo uscire di questa medda di Europa.

– No guarda, io in Europa ci voglio proprio restare.

– Veramente?

– Sì.

– Ma picchì?

– Perché è la più grande opportunità che abbiamo per vivere meglio e in pace, tutti quanti. Tu invece perché no?

– Chi sacciu… Senti, veti che io mi fito ti te. Ti leggiu sempre. Chi fazzu? Canciu voto?

– Guarda, fai zoccu voi… come ti senti tu…

– Vabbé, mi hai convinto, voto Sì.

– Ma non è un referendum Sì/No, devi votare un partito.

– Infatti ti stava addumannannu… Ma quinti come funziona? Ci devo mettere a X su pattito?

– Scegli un partito e lo voti con la X oppure, all’interno dello spazio accanto al simbolo stesso, puoi esprimere fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di gender… cioè praticamente puoi votare…

– U sacciu chi è u gender! Quinti ci signu unu masculu, na femmina e unu puppu… Ahahahah. Giusto?

– Non avrei saputo dire meglio…

– Grazie mpare, sempre nummero 1

– Grazie a te.

 

La città a misura di delocalizzazione

Il bordello infernale che caratterizza il centro storico, con orde di turisti depredati e avvelenati da ristoratori improvvisati, i dehors abusivi sui sagrati delle chiese, via Malta e piazza Pancali con più traffico del Raccordo anulare nell’ora di punta, le cover band heavy metal nelle pizzerie per famiglie e i terribili vini bianchi serviti a temperatura ambiente, hanno riacceso il dibattito sulla delocalizzazione turistica a Siracusa. Le nuove linee guida del PRG, tracciate a matita dal Consiglio Comunale, si sono cancellate permettendo a politici, maître à penser e sfacinnati vari, di riprogettare la città.

Pizzuta d’amare

La rivoluzione 2.0 che tutti quanti stavano aspettando. Stop ai quartieri dormitorio e senza servizi, largo alla movida, ma sempre senza servizi. È questa l’idea per rilanciare la Pizzuta e renderla glamour per il popolo della notte. Nuove concessioni trentennali per solarium con pessima musica a volumi atroci, cinquecento licenze d’amare per ristorantini di pescato di frodo, sono solo alcune delle iniziative messe in campo dalle istituzioni coinvolte. Una nuova Ztl senza pass né orari contribuirà a creare la tipica atmosfera caotica dell’isolotto, un trenino su gomma percorrerà le arterie principali collegandole con due nuovi parcheggi di interscambio che – garantisce il Comune – assicureranno gli stessi disservizi di Talete e Molo S. Antonio. I residenti sono già sul piede di guerra e hanno fondato il comitato Pizzuta Sostenibile chiedendo a gran voce che l’insopportabile bordello venga deviato in zona Zecchino.

Ex Parcheggio Mazzanti

Grande opera pubblica incompiuta e fiore all’occhiello della politica del non fare, il Parcheggio Mazzanti verrà rimesso a nuovo e trasformato in una sala polivalente, attrezzata per spettacoli, concerti, sport e per la finale del Premio Tiche. Il bonus licenze commerciali e la defiscalizzazione della carne di cavallo e dell’olio esausto per le zippole, sommati al ricco cartellone di eventi d’amare, saranno la spinta propulsiva alla rinascita commerciale della zona. Per diventare immediatamente eseguibile però, il progetto dell’Ex Parcheggio Mazzanti, prevede la costruzione limitrofa e in calcestruzzo depotenziato, di un nuovo parcheggio multilevel per i fruitori dell’ex Parcheggio Mazzanti.

La Borgata

Se Ortigia è il salotto buono della città, per troppo tempo la Borgata è stata il cucinotto non abitabile. Bistrattata, vilipesa e ingannata per anni sulla sistemazione definitiva del Caravaggio, la Borgata merita di meglio e gli ultimi dissesti idrogeologici hanno aperto nuovi spiragli di crescita economica e di rilancio. Il progetto, votato all’unanimità dal Consiglio Comunale di Siracusa, è ambizioso e rivoluzionario e prevede l’invaso dello storico quartiere e la sua trasformazione in bacino per la pesca sportiva di mucco e scoppolaricchi. Lo studio di fattibilità commissionato dalle Commissioni bilancio e attività produttive del Comune ad un compro oro di via Bainsizza, prospetta un vero e proprio New Deal.

Parco Robinson

Il fenomeno delle baby gang merita di essere “attenzionato” nella speranza possa diventare anche esso eccellenza siracusana. Per questo motivo, con un bando truccato e dei finanziamenti a fondo perduto sottratti con dolo alla Comunità Europea, il Parco Robinson sarà affidato ad una cooperativa senza Durc di picciotti di squadra. Un polo d’eccellenza che, sfruttando i buchi della fumosa alternanza scuola-lavoro, sarà capace di formare le nuove generazioni di malacarni attraverso un complesso programma didattico incentrato su scippo e borseggio, impennata molesta, piccola estorsione, spaccio, inglese, pesca di frodo e sfruttamento della prostituzione.

Colazioni

– Quinti ricapitolanto sono: due caffè per cui uno macchiato, un cappuccino e una granita di mandola, giusto?

– No, un caffè macchiato, un cappuccino, un caffè americano con latte freddo a parte e una granita.

– Apposto… qualche cosa di mangiare?

– Un cornetto integrale miele e una brioche.

– Tonta o lunca?

– Scusi…

– La brioscia, tonta o lunca?

– Non saprei, lei che ci consiglia?

– Se è per la granita meglio quella tonta.

– Vada per la tonta allora, grazie

– Preco.

 

 

 

 

Ciak, si gira

Primo ciak per il nuovo spot della campagna social del Comune di Siracusa sul mancato aumento della tassa del suolo pubblico. Centinaia le comparse coinvolte, 4 capigruppo dell’opposizione, la Giunta al completo, 16 vigili urbani imboscati, la Carrozza del Senato, il quartetto dei musicisti tipici siciliani, Vinciullo, due zingarelle coi pappagallini, una comitiva di turisti sbizzeri, 32 tavoli e sedie spaiate in plastica vari colori, 5 lanciatori di elica fosforescente, 18 opere d’arte della Mostra “Ciclopica” utilizzate come posacenere, 8 kg di pescato di frodo, ricci e scoppolaricchi, 4 dispenser di sassaemayoness e un giudice della Corte dei Conti. Numeri da record per una produzione maestosa e tutta siracusana che la critica più attenta ha paragonato a quella del colossal Ben Hur. Lo spot, affidato alla regia del primo dei non classificati nel bando Start Up 2018, è già in fase di montaggio ed è stato finanziato distraendo i fondi per il rifacimento della basale di Corso Umberto.

Le Tragedie Pitacoriche – Agamennule

Agamennule, 407 a.C.

Agamennule, sovrano di Cugni, è alla guida di una carovana che trasporta mandorle, olive e carrube alla Fiera del Sud, il più grande mercato dell’antichità sorto all’ombra delle maestose mura dionigiane di Siracusa. Accampatosi per la notte nel parcheggio della Frateria, viene sorpreso da un gruppo di malintenzionati guidati da Oreste – il re del Villaggio Miano – che fa razzia dei prodotti, buca le gomme della lapa di Agamennule e la vilipende con scritte offensive e graffiti a forma di crigno. Al risveglio Agamennule è incredulo. Eppure gli dei avevano predetto per lui fortuna e commercio propizio. Cos’era accaduto? Li aveva forse oltraggiati senza rendersene conto?

La disperazione lo assale fino a quando Zezetta, la sua figlia primogenita, vinta dal rimorso, gli confesserà che Salvuccio, nipote prediletto ed erede al trono di Cugni, ha tramato contro di lui organizzando l’agguato e confidando ad Oreste la posizione dell’accampamento.

Funestato dall’ira e dal nibbuso più totale, Agamennule prepara la sua terribile vendetta. Dapprima, imprigionando il nipote Salvuccio e costringendolo in esilio forzato in un campo di lavoro alla Fanusa, poi, sgheggiando la macchina di Oreste ed infine, con Zeus, Eolo e Poseidone dalla sua parte, scaglierà la sua maledizione sul Villaggio Miano, che da quel giorno in poi si allagherà alla minima pioggia.

L’amore ai tempi del Gilera

Lo scooter con marmitta elaborata entrò a velocità sostenuta alla Marina. Era un tardo pomeriggio e il sole stava per lasciare spazio ad una luna timida e sfocata. Il pilota schivò qualche passante e posteggiò in bella vista. Dal mezzo scesero in due: lei, vestitino bianco e coprispalla fucsia, calzava delle scarpe tipo espadrillas ma con molto tacco; lui indossava uno sfrontato abito in poliestere grigio luccicante, con una giacca oscenamente corta e una scarpa stringata a punta di diamante. Il sole tramontava, i due si sorrisero, si sfiorarono quasi imbarazzati, poi lui prese coraggio, la fissò negli occhi e indicando lo scooter le disse: “ouh, mettici a catina”.

Suolo Pubblico, si opti per il sorteggione

È una personalissima osservazione ma, al netto delle indicazioni della Corte dei Conti, io questa polemica sull’aumento degli oneri per la concessione del suolo pubblico non la capisco. Cioè, prima una pizza Crutaiola (per dire) me la facevate pagare 4 mila lire, adesso la servite a 13 euro o anche di più. Per fare i conti della serva: 13 euro equivarrebbero a 26 mila lire del vecchio conio, quindi un aumento del 650%. Ora – direte voi – ma questo che utilizza nella stessa frase “conti della serva” e “vecchio conio” che cosa ci vuole venire a dire, che alzare le tasse è giusto?

No, certo che no, ma vorrei sottolineare come a fronte di quel 650% di aumento dei prezzi, il 100% di aumento della concessione sulle strade di prima categoria e il 200% sulle strade “super” (che immagino voglia dire tipo Piazza Duomo) non mi sembra poi una percentuale esorbitante. In linea di principio assomiglia ad una ridistribuzione di ricchezza che se utilizzata per incrementare i servizi essenziali della città, potrebbe contribuire a mettere in moto quel circolo virtuoso di cui tutti parlano ma che da queste parti, nessuno ha mai visto.

Certo aggiungerete voi, ma così vengono penalizzati solo gli esercenti che pagano già le tasse, mentre non si fa nulla per contrastare gli evasori. È vero, o comunque si fa troppo poco. Forse, contestualmente, si sarebbero potute aumentare del 200% anche le multe da comminare a chi esercita e occupa suolo pubblico in maniera abusiva. Del resto li conosciamo tutti, sappiamo perfettamente quali sono le pizzerie che srotolano a perdita d’occhio tavoli e sedie lungo i vicoli ortigiani e i ristoranti che avanzano con i coperti e conquistano metri come in una partita di rugby. Li conosciamo tutti ma questi stanno sempre lì a farsi beffe di noi, tanto nessuno fa niente, che vergogna.

Comunque, per come la vedo io, camminare su un marciapiede senza dover scavalcare tavoli e menù scritti su enormi lavagne, dovrebbe essere un diritto di tutti, esattamente come dovrebbe esserlo affittare un locale di 8 metri quadrati e decidere di farci un ristorante. Avere per due spiccioli il suolo pubblico e piazzarci 40 coperti, no. Niente di personale ma fosse per me, stabilirei ogni anno un numero massimo di concessioni (che ne so, 80, lo dico a caso) e organizzerei un mega sorteggione pitacorico per aggiudicarsele. A ‘sto punto, che sia il fato a decidere. Lo so, sembra terribile, ma non è che è un obbligo di legge avere un dehor in Ortigia o quanto meno… non ancora.

 

Sinergie

C’è l’ok del Comune: un nuovo solarium con annesso chiosco bar, sorgerà sullo specchio d’acqua della scenografia dell’Elena di Euripide. Come da convenzione stipulata, gli attori si sposteranno un po’ sulla sinistra per lasciare spazio al conglomerato di tubi innocenti , teak e musica di merda. L’avveneristico protocollo d’intesa con un imprenditore senza scrupoli, rielabora e ridefinisce i parametri delle sinergie tra pubblico e privato. Soddisfazione dal Vermexio: “puntiamo a creare nuove opportunità per elevare gli standard dell’offerta turistica cittadina”. Malori, tre ricoveri e una prognosi riservata tra “Gli amici dell’Inda”.

Caro amico ti scrivo

Carissimo,

non abbiamo avuto la possibilità di conoscerci bene, ma le poche volte che ci siamo incontrati, ho subito percepito che in te si annidava qualcosa di ambiguo, non so dire esattamente cosa. Forse il mocassino sfacciato, magari il fatto che parcheggi sempre in doppia fila anche quando c’è il posto libero; forse l’elettropompa senza serbatoio che hai fatto installare per tirare illegalmente l’acqua dalla rete idrica o più probabilmente, tutte queste cose messe insieme. Comunque, da qualche anno hai deciso di trasformare il tuo appartamento in un’accogliente casa vacanze: l’hai arredato shabby chic, l’hai inserito sui portali più inflazionati e l’hai affidato ad una “agenzia” locale che si occupa dell’accoglienza degli ospiti e delle pulizie. Fino a qualche anno fa, tutto andava bene: si sono alternati ospiti deliziosi e ospiti cafoni, famiglie svedesi con bambini bellissimi, la coppia di nanni del nord Italia, le sportive tutte jogging e Sup e il gruppo di amici che non è mai uscito da casa perché stordito dai fumi dell’hashish e dal Corvo Glicine. La vita insomma scorreva placida fino a quando, malauguratamente, il Comune di Siracusa, in ritardo di vent’anni, ha deciso di introdurre la raccolta differenziata porta a porta. È stata la fine, l’aggiramento della linea Maginot, la caduta della dinastia dei Ming, la distruzione della Morte Nera, l’asteroide che colpisce la terra e spazza via i dinosauri, insomma, da quel momento non ci avete capito più un cazzo.

Ora, sono certo che avrai le tue buone ragioni (Etiche? Finanziarie? Politiche?) per non spiegare ai tuoi ospiti il funzionamento del porta a porta, pratica che con tutta probabilità, eseguono già nelle loro città di provenienza, ma la situazione, credimi, è davvero sfuggita di mano. Se in passato, dopo ogni check out, la signora baffuta con le Crocs faceva le pulizie e conferiva indistintamente tutti i rifiuti in un saccone nero che nella migliore delle ipotesi andava a buttare in qualche cassonetto fuori Ortigia, adesso le cose sono drammaticamente peggiorate. La baffuta non passa più (ma che fine ha fatto?) e i tuoi ospiti si autogestiscono. Alcuni conferiscono a muzzo nei mastelli degli altri condomini, altri bussano e chiedono spiegazioni, altri ancora – e sono sempre più numerosi – abbandonano spudoratamente la spazzatura sulle scale in attesa che qualcuno della fantomatica agenzia li ritiri. Quando capita, siamo costretti a parlare con i tuoi ospiti pregandoli di tenersi a casa i loro rifiuti, ma purtroppo, alcune volte li abbandonano prima di lasciare la casa e se intercorre un lasso di tempo cospicuo tra l’uscita di un ospite e l’arrivo del successivo, la spazzatura rimane lì, a fetere sulle scale, a richiamare pappapani con le ali e topi, perché nessuno, purtroppo, passa a ritirarla.

Questa mia personale è per pregarti di intervenire per porre fine a questa spiacevole situazione e ripristinare i rapporti di buon vicinato. Mi permetto di suggerirti una cosa: fai lasciare ai tuoi ospiti i sacchetti in balcone, sarà poi vostra cura smaltirli nei modi e nei luoghi che riteniate più opportuni. In cuor mio, credimi, non ti avrei mai voluto disturbare per una simile sciocchezza, ma le denunce che ho sporto sono andate perdute nel tempo come lacrime nella pioggia… dice che devono fare i controlli incrociati, che i data base non si sincronizzano e che il piano d’intervento necessita di rodaggio, insomma… puoi stare tranquillo – se questo è il tuo timore – non ti troveranno mai.

Tanto ti dovevo, cordialità.