A Part of the Day

Mi capita quando ascolto musica in modalità random: la canzone parte a tradimento e mi ritrovo catapultato in un altro luogo, in un altro tempo. Mi è successo con A Part of the Day, un pezzo del 2001 di una demo che incidemmo con i Mersenne a Scordia in provincia di Catania. Lì c’era – e credo ci sia ancora – un ottimo studio di registrazione con strumentazione all’avanguardia, personale competente e ottimo rapporto qualità/prezzo se paragonato agli studi equivalenti di Milano o Bologna.

A quel tempo non avevamo i soldi per produrre un album vero e proprio, quindi entravamo in sala, suonavamo dal vivo e il primo take, di solito, era quello buono. Non siamo mai stati una band da sala d’incisione, sebbene tentassimo di comporre canzoni con un minimo di struttura, avevamo un’attitudine punk che faceva dell’immediatezza la nostra migliore qualità.

Certo, eravamo sprovveduti e Leo, per una immotivata paura di essere fregato, si spacciava per uno del posto e continuava a ripetere con marcato accento bolognese “tziamo tutti tzitziliani” a chiunque gli si parasse davanti, però la registrazione di questa demo fu una specie di spartiacque con tutto quello che avevamo fatto prima. A Part of the Day non faceva eccezione anzi, è proprio un brano sui generis, con una lunga intro strumentale, una strofa spezzata e un ponte con batteria, basso e chitarra che si rincorrono e che sembrano andare da nessuna parte. 

Qualche mese dopo, a Bologna, aprimmo un concerto di Eugene Kelly dei The Vaselines. L’ultimo brano della nostra scaletta era proprio A Part of the Day. Durante il cambio palco, mentre eravamo intenti a smontare le nostre cose il più velocemente possibile per permettere ai tecnici di montare l’altro set, Kelly si avvicinò sorridendo e mi disse una cosa tipo: “Your last song rocks!”, o forse era “Your last song sucks!”. Il fatto è che il dj aveva sparato la musica a palla e io da diciotto anni ho ancora sto dubbio.

Radio Stars

Nel periodo a cavallo tra le elementari e le medie, quando le giornate si accorciavano e faceva freddo per scendere in cortile a giocare, passavo le domeniche pomeriggio con mio padre. Acquisiti i risultati delle partite del campionato di Serie A, mettevamo in scena una finta trasmissione radio: microfoni, mixer, piatto e una doppia piastra per registrarci. Il format consisteva in collegamenti dai campi principali per un sunto e un commento sulla partita appena terminata. Ovviamente nessuno di noi aveva visto la partita – per i gol bisognava aspettare 90° minuto – quindi inventavamo di sana pianta. Dato che eravamo solo in due e mia mamma partecipava occasionalmente, avevamo aggiunto altri inviati che interpretavamo a turno: Nannovjić, Batalock e Vincenzo, che poi in realtà, non erano altro che i soprannomi di alcuni miei amici. Nannovjić era il fratello più grande di un mio compagno di classe e per la sua età, era un ragazzo posato, maturo e riflessivo. Batalock abitava nel palazzo ed era allampanato totale. Vincenzo era Vincenzo, un bambino che faceva nuoto con me. Tra un collegamento e l’altro mandavamo brani musicali e qualche volta mio padre suonava il piano.

Con il passare delle domeniche e il rodarsi del programma, decidemmo di aggiungere anche alcuni spot per pubblicizzare le attività commerciali della zona. C’era il Mondo dei Giocattoli (puoi comprare anche lui, il proprietario), c’era l’edicola di Panebianco (allegria, simpatia, cortesia), e poi c’era Concetto Li Noce. Li Noce era il titolare di un’autocarrozzeria in via Grottasanta e lo spot è indelebile nella mia memoria. Iniziava con rumori che simulavano un incidente: confusione, martello, chiave inglese, bottiglie. “Oh no! Ho ammaccato la mia macchina” diceva il personaggio interpretato da mio padre. “Non ti preoccupare – intervenivo io – vai da Concetto Li Noce, ti riparerà la macchina anche se schiacciata come una noce”. Poi nuovamente rumori, ma stavolta veramente esagerati: un glang, glang, deng infernale. “Ma che fai?”, chiedevo allarmato e mio padre, al culmine della tensione emotiva rispondeva: “Schiaccio la mia macchina”.

Disagi a Fontanarossa, il SAPN non ci sta

Al via i lavori all’aeroporto di Catania, molti voli dirottati su Comiso. Secca la presa di posizione del SAPN, il Sindacato autonomo parenti numerosi che dichiara: continueremo ad affollare gli arrivi come se nulla fosse. Nel 2018 abbiamo raggiunto una media di 6,3 parenti per ogni viaggiatore atterrato, non possiamo permettere che gli interventi su pista e terminal ostacolino i nostri diritti e le nostre tradizioni di accoglienza esasperata.

 

L’Amore in TV

Il messaggio che ho ricevuto con l’annuncio del casting a Siracusa per un nuovo programma televisivo con Giorgia Palmas e Filippo Magnini diceva: “Sei segretamente innamorato ma non hai ancora avuto il coraggio di dichiararti? Un nuovo programma televisivo sull’amore ti può aiutare”. Ho pensato al tempo che passa, alla voglia di andare in tv a fare i cretini e di conseguenza a Stefano e ai primi anni universitari a Bologna, a quando cioè scrivevamo per partecipare a qualsiasi trasmissione televisiva.

Stefano, che adesso insegna filosofia all’università, aveva il coraggio di metterci la faccia, io coltivavo la mia passione autoriale e mi occupavo dei testi. Esordimmo con una sua strepitosa esibizione alla Corrida di Corrado e del Maestro Pregadio, proponendo una imitazione ridicola e surreale di alcuni animali. L’esibizione si concludeva con un climax finale ricco di pathos con Orso bianco (ruggito anonimo e movimento predatorio della braccia verso destra) e Orso bruno (stesso ruggito anonimo e movimento predatorio della braccia ma stavolta a sinistra). Mediaset continua ancora a mandarla in onda in quei nastroni estivi che non si è ben capito se alla fine siano “il meglio di” o “il peggio di”.

Comunque, nel nostro curriculum avevamo Amici, quando il programma della De Filippi era ancora un talk per “noi giovani”, dove proponemmo la tematica della vasectomia: io avrei dovuto interpretare l’amico parrinaro contrario per dogma; Forum con una lite temeraria su un accappatoio cacato; ma soprattutto Stranamore, con la buonanima di Alberto Castagna.

La storia che presentammo era semplice: a Bologna, Stefano, studente siracusano fuori sede si era innamorato di Valeria, studentessa a Cesena. Stefano e Valeria si amavano veramente e ora sono felicemente sposati ma questo alla redazione non lo scrivemmo. A differenza delle altre storie, dove di solito una coppia si lasciava e poi uno dei due scriveva al programma per poter riconquistare il suo amore perduto, la nostra storia era inedita. Stefano, grazie all’intervento di Stranamore avrebbe trovato finalmente il coraggio di dichiararsi alla sua amata attraverso una canzone. Tutto fu studiato nei minimi dettagli, anche la composizione di “Canzone per la mia migliore amica”, che era un compendio armonico e lessicale dei peggiori luoghi comuni della storia dell’umanità. Quando ci comunicarono che la troupe sarebbe venuta a casa nostra per registrare l’esterna, fummo presi dal panico. Non tanto per la paura di non essere all’altezza, ma perché il tinello della nostra casa bolognese era tappezzato di foto trash e di articoli di settimanali Cairo Editore. C’era una parete dedicata ai principini William e Harry; foto di Maurizio Costanzo in piscina, il bassista dei Queen, Toto Cutugno commosso e altre amenità di questo tipo. Insomma, non volevamo destare sospetti quindi, dapprima, come nel film La Stangata con Newman e Redford, pensammo di pagare Luca, un nostro amico, e travestirlo da imbianchino intento a rinfrescare le pareti di quella stanza, poi, per mancanza di budget, optammo per coprire la nostra galleria di immagini trash con dei cartelloni sui quali scrivemmo massime e aforismi che attribuimmo a caso ai vari Dalai Lama, Enzo Papa e JFK.

Quando la troupe e gli autori del programma arrivarono a casa nostra, provarono in un primo momento a sottoporci una loro sceneggiatura, ma ben presto si accorsero che la nostra era nettamente superiore. Inutile dire che quel camper brandizzato Stranamore parcheggiato davanti casa, creò stupore e scompiglio tra i residenti del nostro stabile. Perfino il capo condominio Venturini, pensionato settantenne che aveva fatto la resistenza e firmava gli avvisi che lasciava nell’androne con il suo nome di battaglia: “Lupo”, era emozionatissimo.

La registrazione andò una meraviglia e l’indomani la troupe si spostò a Cesena alla ricerca di Valeria che sebbene fosse innamorata di Stefano e sebbene fosse legata a me da sincera amicizia, ci comunicò che non sarebbe stata complice di questa follia, che avrebbe incontrato la troupe, guardato il videomessaggio con la canzone, ma che mai e poi mai avrebbe acconsentito di andare in trasmissione a Milano. Il Corriere di Cesena ci dedicò la spalla in prima: “Stranamore in città” e l’intera pagina quattro del quotidiano con due lunghi articoli, le foto del camper e una foto di Valeria.

Qualche tempo dopo Stefano fu chiamato in studio a Milano per registrare la puntata ma noi sapevamo già che Valeria non sarebbe andata. Stefano fu chiuso in un camerino, la storia che precedeva la nostra si prolungò oltremisura e gli venne detto che sarebbe stato ricontattato dopo due settimane per una nuova registrazione. Poi, purtroppo Castagna ebbe un malore e il programma fu sospeso.

Dopo quell’avventura fummo presi da altre cose: zite, esami all’università, la musica e smettemmo di scrivere alle redazioni dei programmi, poi una sera, intorno alle 19:00, squillò il telefono, rispondemmo ed era la redazione di Sarabanda che cercava un concorrente particolare, uno da eliminare subito ma abbastanza pazzoide da creare scompiglio. Che soddisfazione, evidentemente si era sparsa la voce.

 

Carnevale

Ogni anno, ad un certo punto, qualcuno mi dice una cosa tipo: vedi che oggi è giovedì grasso, che fai stasera? Festa in maschera? Ed io non so mai che rispondere perché, prima di tutto non ho ancora compreso il calendario religioso e non so cosa rappresentino e quando cadano la pentecoste, la quaresima, l’assunzione o gli altri appuntamenti dell’anno liturgico; in secondo luogo perché non vado ad una festa in maschera da più di vent’anni.

Lo confesso, sulle tematiche religiose sono sempre stato confuso e svagato e ho sviluppato, sin da piccolo, una forma di rigetto da quando, in prima elementare, la maestra ci chiese di disegnare la nostra santa preferita. Tutti i bambini della mia classe scelsero Santa Lucia, alcuni Santa Rita, quattro o cinque la Madonna, io invece optai per Immacolata Concezione, che per me era nome e cognome di una santa famosa. Al momento di presentare i lavori, i miei compagni si misero a ridere e anche la maestra Lupo, che era una donna eccezionale, faceva fatica a restare seria. Mia mamma mi consolò, mi disse che il tratto del mio disegno era netto e appassionato e che non dovevo prendermela se i miei compagni si erano messi a ridere perché in filosofia c’era una branca che si chiamava estetica e che studiava l’arte e il bello e si fondava sul concetto di polisemia. Io sul momento non ci capii niente, ma qualcosa mi dovette restare in testa perché molto tempo dopo, tipo rivalsa, in estetica mi ci laureai. Da quel momento, dopo essermi esposto al pubblico ludibrio, abbandonai definitivamente qualsiasi contatto con la religione e le sue festività tranne che per gli aspetti rigorosamente pagani: mangiate, scampagnate, regalie varie.

Comunque, per essere precisi, l’ultima volta che sono andato a una festa in maschera ero vestito da Slash, il chitarrista dei Guns n’ Roses, avevo 17 anni ed i capelli lunghi e ricci. Negli anni precedenti ero stato Coccinella; Superman; Sceriffo con doppia pistola a caps; Zorro; Punk londinese in una versione sui generis, molto più simile agli stilemi glam di Jem and the Holograms che ai Sex Pistols o ai Clash; Mimì Metallurgico e Cardinale.

Il carnevale è stato una festività molto importante per la mia esistenza e per la mia crescita: adoravo i coriandoli e le stelle filanti, la schiuma da barba e la polverina per starnutire che non ha mai fatto starnutire nessuno, ma più di tutto amavo indossare i vestiti che faceva mia nonna Michela. Sì perché mia nonna Michela confezionava degli abiti in maschera strepitosi, li faceva per i suoi tre nipoti e prima li aveva fatti per due figlie ed i rispettivi ziti. Erano abiti talmente belli e perfetti in ogni dettaglio che un paio di questi (Cicisbeo del ‘700 e Principessa Indù) mia mamma li conserva ancora.

L’abilità di mia nonna Michela con il cucito e il ricamo era sopraffina, tanto che in quella famiglia nessuno ha mai comprato un vestito. Con la sua macchina Singer, mia nonna era capace di confezionare qualsiasi tipo di abito: dal vestito da sera per la festa di una figlia, al completo gessato per il marito; dal cappotto sartoriale doppio petto, foderato e con spacco centrale, ai golf e alle camicie di tutte le fogge. Il mio vestito di Zorro, per esempio, era composto da una camicia di seta con le maniche a sbuffo e i polsini ricamati, i pantaloni di raso nero, un mantello con i bottoni al collo e nel suo insieme toglieva il fiato. Ovunque entrassi, tutti i bambini e tutte le mamme si voltavano a guardarmi. Poi ci avevamo aggiunto la sciabola d’ordinanza dell’Accademia Militare di Livorno di mio padre (naturalmente con lama senza filo) e fu proprio grazie a questo outfit irresistibile che ad una festa, al Trabocchetto, diedi il mio primo bacio ad una principessa molto profumata.

Il carnevale in qualche modo ha sancito il passaggio da bambino a giovane uomo, ma non per l’episodio del bacio alla principessa profumata, quanto per quello che avvenne qualche anno dopo, a Palazzolo Acreide. Durante la sfilata dei carri allegorici, in mezzo alla bolgia di maschere che saliva verso la piazza centrale del paese, mio padre indicò una persona e mi disse: “guarda quello, si è vestito a Bazzano”. Ma come è possibile pensai, Bazzano era un amico di mio nonno, giocavano insieme a carte, vestiva sempre in maniera impeccabile e zoppicava vistosamente dalla gamba destra. Mica era uno famoso! Mi voltai per osservare quest’uomo che indossava un completo grigio, un cappello di feltro grigio e che affrontava la strada in salita con passo inconfondibile. Rimasi attonito per qualche secondo, poi improvvisamente capii: era proprio Bazzano, quello vero.

Scritto Corsaro

A 5 anni dalla sua pubblicazione, ripropongo una delle pagine più belle e accorate di denuncia civile mai lette nella mia vita. Il punto interrogativo del titolo potrebbe spiazzare, ma le idee sono chiarissime e l’esposizione magistrale. Una visione d’insieme, uno sguardo dall’alto così nitido e netto che ricorda il Pasolini degli Scritti Corsari. Buona Lettura.

RINASCITA ARETUSEA ORGOGLIO SIRACUSANO. APPELLO AL QUESTORE, AL PREFETTO E AL SINDACO: “SICUREZZA SUBITO O FACCIAMO LE RONDE CIVILI DELLA LEGALITA? ”

(CS)Siracusa, 5 aprile 2014 – Questo Movimento Politico interviene facendo appello al Sindaco di Siracusa, al Signor Questore di Siracusa e a sua ecc.za Prefetto di Siracusa, personalità in cui confidiamo, per la grave situazione di emergenza che stà attraversando la nostra città. Pur essendo rispettosi e solidali, con chi viene da territori dove ci sono guerre in atto, non possiamo più condividere la situazione che ormai da mesi siamo costretti a subire nella nostra città. In tutta la città persone extracomunitarie camminano a gruppi (cosa che dovrebbe essere vietata dalla Legge Italiana) , creando in alcuni casi panico tra la gente che passeggia serenamente tra le nostre vie principali. In ogni semaforo, l’automobilista viene tartassato da presenza costante ed in qualsiasi ora, da extracomunitari che bussano ai finestrini, esibendosi anche a balletti, chiedendo soldi e quindi mendicando. Ultimamente una Guardia Giurata è stata aggredita da due africani, che volevano rubargli la pistola di certo non per chiedere elemosina e carità. Le aggressioni e i furti in appartamento sono aumentati e nutriamo forti dubbi , sperando di sbagliarci, che non si tratta dei soliti ladri del territorio, visto che, come nell’ultimo caso , una persona viene uccisa con un metodo da veri criminali e non da semplici ladruncoli territoriali. Nella zona della Pizzuta, la sera alcuni immigrati, bevono e buttano le bottiglie di vetro ovunque, ed in alcuni casi urinano e lasciano anche escrementi in giro, senza manco curarsi della presenza in zona di gente e ragazzi che di certo non sono abituati ad assistere a tali atti. Vogliamo che ci sia più sicurezza nelle strade, che la gente stia serena a casa senza il rischio di essere aggredita ed in alcuni casi uccisa, che i nostri figli escano senza il rischio di imbattersi in gruppi di immigrati che possano impaurirLi. Vogliamo andare in supermercato senza essere disturbati da chi, extracomunitario, staziona regolarmente sul posto e cerca soldi. Non vogliamo essere definiti inospitali, razzisti o senza solidarietà verso chi viene da altre nazionalità, siamo semplicemente stanchi di assistere a quello che accade giorno dopo giorno nella nostra città. Non ce ne frega di chi si sta arricchendo con i Centri immigrati sparsi nel territorio, gli affari li facciano sudandosi i soldi e non attraverso gli sbarchi. Al Comandate della Polizia Municipale di Siracusa rivolgiamo un appello; Abbiamo visto come la Polizia Municipale interviene e multare molti cittadini Siracusani e non, che parcheggiano in modo, magari senza occupare carreggiate, fuori dagli spazi consentiti, e per pochi minuti entrando in supermercati (esempio Via Brenta) o per consumare un caffè. Mentre, contrariamente, non vediamo interventi, per chi mendica soldi, nei semafori e negli incroci, dove fanno zig-zag tra le autovetture e nessuna autorità nessuno li invita a spostarsi dal posto. Vogliamo aggiungere altresì, molti che si improvvisano parcheggiatori abusivi, come nell’area della riva della poste, il Sabato sera, al campo scuola Pippo Di Natale, e nei pressi dell’ospedale ecc. Essendo noi ossequiosi della Legge e del rispetto della legalità, non vorremmo essere costretti a far nascere delle ronde civili di legalità, per difendere e tutelare la nostra sicurezza, pertanto chiediamo un intervento urgente.

Epica, Etica e Pathos

Gli adolescenti alla guida non li sopporto. Guidano malissimo, come è giusto che ogni adolescente debba guidare, ma anziché infilarti sulla destra in sella a un motorino, lo fanno a bordo di odiose microcar. Le strade sono diventate più pericolose da quando gli adolescenti alla guida delle odiose microcar si sono aggiunti alle suore con la Panda o con la Kangoo. I genitori, probabilmente, saranno più tranquilli sapendo che i figli scorazzano a bordo di una pseudo auto, ma il resto della popolazione vive nel terrore. Il fatto è che questi ragazzi possiedono odiose microcar ma pensano di guidare degli scooter, per cui compiono manovre pericolosissime, tagliano la strada senza freccia, salgono sui marciapiede, parcheggiano appiccicati alla tua macchina impedendoti di salire a bordo. Però, se li osservi un po’, quello che noti è uno sguardo spento, senza fremiti, senza emozione, almeno così mi pare, sembrano già adulti, con altri pensieri, altre preoccupazioni.

Nel 1991, se mi fossi presentato a scuola con una microcar, sarei stato preso per il culo, senza pietà, fino al diploma e forse oltre. Erano altri tempi, la stragrande maggioranza dei ragazzi guidava il Sì o la Vespa, si andava in due e senza casco, la miscela si faceva al 2% in inverno e al 3% in estate, e l’unica preoccupazione era legare bene la moto per non farsela fregare.

Ora, pare che questi adolescenti con le odiose Microcar, una cosa l’abbiano mutuata da quelli della generazione Vespa: la montatina. I dati della stradale non lasciano adito a dubbi, una percentuale sconsiderata di microcar risulta truccata: marmitte speciali, serbatoi supplementari, clacson polifonici, cerchi in lega da 16 pollici ma soprattutto, motori elaborati per avere più potenza, più velocità e più ripresa. Come negli anni ’90, questi adolescenti guidano bolidi pimpati e fuorilegge.

Anche il mio Sì di seconda mano era truccato, 41. Lo feci elaborare una mattina d’estate, affidandomi al know how del Cugino Malacarne. Lui conosceva tutti i meccanici della città e stabilì che Masino, vicino al mercato d’Ortigia, avrebbe fatto al caso mio. Devo ammettere che la cosa non m’interessava in modo particolare, avevo quasi quindici anni di lì a poco mi sarei preso il Vespone 125 di mio padre. Altri invece ci credevano veramente: la Vespa di Luciano faceva 140 km/h e Andrea aveva fatto modificare il pacco lamellare del suo Sì ed era diventato leggenda. Io lo feci per status symbol e scelsi di truccare il mio motorino il minimo indispensabile, giusto per migliorarne le prestazioni, senza strafare. Sì perché il Sì lanciato in velocità e su strada pianeggiante era affidabile, agile e maneggevole, il problema sorgeva al semaforo rosso e in prossimità di strade in salita. Capitava che nonostante i calcoli, le traiettorie, le strategie per arrivare all’incrocio con la luce del semaforo verde, qualche fatalità lo impedisse. Erano guai seri. Affrontare una salita con partenza da fermo, in due, era una sfida impegnativa. Come per la Macigno-mobile dei fratelli Slang, al Sì occorreva energia supplementare: il passeggero posteriore allargava le spalle per non fare cadere gli zaini della scuola – io avevo una borsa militare con la scritta “Kiss Pack You See” lungo la tracolla – e cominciava a pedalare come un forsennato. Il Sì si scomponeva e ondeggiava a destra e sinistra, la manopola del gas era a fondo, si contavano i colpi come l’equipaggio di un K2 alle Olimpiadi e in cima alla salita, alla fine, ci si sentiva come Bartali sullo Stelvio.

L’elaborazione del mio Sì non fu un gran successo, il ciclomotore aveva le stesse prestazioni di prima e neanche con la sostituzione della marmitta originale con una a curva larga, migliorò granché. In compenso aumentarono notevolmente le vibrazioni tanto che il parafango anteriore si sezionò a metà nel tentativo di rimuoverlo, fui costretto ad attorcigliarlo su stesso trasformandolo in una specie di unicorno che all’occorrenza fungeva anche da arma bianca.

Il problema era proprio questo, più il motore era truccato maggiore era la manutenzione e la possibilità di guasti e avarie. Anche per le odiose microcar è lo stesso, più sono elaborate, maggiore è la probabilità di vederle annaspare con il motore in fumo, come mi è capitato ieri, sull’acchianata Ambra. Il giovane pilota era sceso dall’abitacolo, sembrava un uomo d’affari e stava chiamando suo padre o più probabilmente l’assicurazione o il carro attrezzi, aveva l’aria rassegnata e indifferente come quella di un cinquantenne con l’auto in leasing.

Ma noi eravamo così? Direi più inconsapevoli, boh, sicuramente meno smart. Una volta un’auto che scendeva da viale Teracati bruciò il semaforo rosso nella direzione opposta alla nostra ed io fui costretto a frenare per non farmi travolgere. Era il 14 agosto del 1992, era ora di pranzo e Io e Ignazio ci trovammo ad affrontare l’acchianata Ambra senza nessuna rincorsa. Il Sì era allo stremo, la biella chiedeva pietà ed a nulla servivano le pedalate secche di Ignazio. Le operazioni erano ancora più complicate perché quella volta, trasportavamo nelle rispettive tracolle morbide, un basso Sakura truccato (aveva una finta borchia Fender sulla paletta) e una Squier Stratocaster. Arrancavamo, stavamo per capitolare, Ignazio continua a gridare: non ci dobbiamo fermare, non ci dobbiamo fermare, a nessun costo. All’improvviso l’illuminazione: un varco sulla destra, un cancello aperto. Sterzammo bruscamente e c’’infilammo nel cortile di una Villa, i proprietari erano seduti a tavola, in veranda, non ebbero nemmeno il tempo di capire cosa stava succedendo: facemmo due giri di lancio intorno al cortile, prendemmo velocità e schizzammo fuori dal cancello, pronti ad aggredire l’acchianata, la vita e senza pensieri di auto in leasing.

 

Glossario – Sea-Watch 3

Non fateli scendere ha terra

Emigranti dell africa nera tunisina

la Libbia

I radical sit

Fassi immigranti

Servagi

Portatevli ha case vostre

io soddi non vi ne do piu

Viva Salvini viva la Leca

Affontaleli tutti

Buonisti suca

Il Sindaco si dovrebbe vergognarsi di tuto

Ci devono provare a farmi prendere ha casa un negro

Macari a Prestigicoma dicalafici 

Italia e Prestigiacomo ora siti ca malattie ci vunu i vaccini

Io stho coi cinguestele

Acchianò pure manico i scupa

La pacchio è finita

Vedete che molti sono terroristi di Alcantara

Prima i talian

Sti volontari pigliano 3000 euro o misi bastaddi

Unni c’è a pila i chiappari

Ma picchì su minorenni?

Ci anno tolto la dignità ma di chi parramuuuuuu

Sindaco xche non ti azi oni per Sira cusa ni sara ke ci dv ma ngiar anche tu

La colpa e di ong, cunnutu.