Teatro Greco, si cambia

Teatro Greco di Siracusa, non solo Inda: la Regione apre a concerti ed eventi. Si parla già di “Edipo a Sacchitello”, la pièce teatrale di Toti e Tonino e del monologo di Litterio “C’ho detto Eschilo”. Sul versante musicale, fibrillazione per il concerto del giovane Ancelo, il quattordicenne di viale Tunisi capace di scandire nitidamente “Siracusa d’amare” e “Avanti insieme” coi rutti e per questo divenuto a furor di popolo ambasciatore della siracusanità nel mondo. Ancelo dovrebbe esibirsi accompagnato dal maestro Vessicchio che lo dirigerà in una suite di stornelli per orchestra e rutti. Infine, grazie all’ONG Tabasco, si profila il grande ritorno di Andrea Bocelli per un concerto benefico per dire basta alla vaschetta di plastica monouso per la carne di cavallo.

 

Alla Catanese

Mentre la polizia ammanettava e portava fuori i facinorosi, sono tornato indietro per recuperare il drink di Donatella, rimasto miracolosamente intatto nonostante la gigantesca rissa appena sedata. Il mio ero riuscito a salvarlo un attimo prima di essere sfiorato da un bestione calvo e tatuato che si scagliava contro un altro malacarne del posto. Non mi sono trattenuto e ho chiesto al bar tender: «wich kind of fight is it?». Lui mi ha fulminato con lo sguardo e mentre con un panno asciugava il bancone e raccoglieva pezzi di vetro, ha risposto: «It’s a fucking brawl, buddy». Allora ho detto: «Where I come from we call it catanese style». E lui, stavolta senza nemmeno guardarmi, serissimo ha replicato: «We don’t». Ho capito che la conversazione era terminata lì. Eravamo al bar del Padre Hotel di Bakersfield, California, l’indomani avremmo dovuto raggiungere Yosemite e io non vedevo una rissa con gente che si partiva alla catanese da più di vent’anni.

Accapparsi alla catanese significa affrontare il nemico con forza bruta e accecato dall’ira. Senza strategie, senza colpi precisi. Accapparsi alla catanese è una valanga di tumpulate, una gragnuola di pugni e pedate alla rinfusa: come un rullo compressore, avanzare sempre e indietreggiare mai. La frequenza dei colpi di chi si accappa alla catanese è tale da rendere complicato qualsiasi tentativo di difesa o contrattacco. Fronteggiare uno che si accappa alla catanese diventa impegnativo anche per un karateka o un judoka abituato ad allenarsi in un dojo di provincia. Ma quale Sensei e Sensei, mpare, quello che hai davanti è un pazzo scattiato e ti vuole scippare la testa per un futile motivo. Per i pugili forse è diverso, loro sanno incassare e se solo trovano lo spiraglio giusto, abbaullano anche quello che si parte alla catanese, non lo so. Il massimo, comunque, è quando tutti i contendenti si accappano alla catanese: l’ira di Dio.

Chi è stato adolescente negli anni ’90 a Siracusa sa di cosa sto parlando: è stato un periodo buio e difficile. Se da un lato quella generazione ha assistito e contribuito alla rinascita di Ortigia, dall’altro è stata vessata da picciuttazzi e malacarni assortiti. Le cappotte violente in piazza Duomo, i furti di giubbotti, orologi e perfino di scarpe. Bastava un pretesto per fare scoppiare il finimondo. Perfino le ragazze avevano le proprie gang. Una volta un mio amico, persona rispettabilissima, fu affiancato – zona piazza Adda – da uno zip truccato, in sella una coppia di ragazze tutte meches, scatush ed extension. Quella alla guida gli chiese: mpare, hai fumo? Lui, preso alla sprovvista, fece un’espressione stupita, come a dire: non ho capito. E l”altra seduta dietro, spazientita: lassalu peddiri, nun u viri ca è na facc’i minchia?

Ristabilita la calma nel bar del Padre Hotel di Bakersfield, California, un agente di polizia si è avvicinato per chiedere anche a noi cosa fosse successo. Donatella, che parla inglese molto meglio di me, gli ha detto che era stato un attimo: prima era tutto tranquillo, poi improvvisamente si è scatenato il caos, ma non sapevamo dire per quale ragione o chi avesse cominciato. L’agente ci ha detto di restare dove eravamo e si è allontanato per andare a parlare con il sergente. Io sono rimasto immobile in attesa che qualcuno mi congedasse e mi sono sentito come quando un nugulo di malacarni motorizzati ci intimo di accostare in viale Zecchino. Ero con Gianluca, in pieno pomeriggio. Il dialogo che ne scaturì fu surreale.

– Aipezz?

– Scusa?

– Aipezz?

– Ma… non… non capisco.

– Ouh, test’iminchia, ti stai ricennu: Aipezz?

– No, mi dispiace.

– Rap’a sella, fozza.

Gianluca, come se si trattasse di un controllo delle forze dell’ordine, ubbidì sollevando la sella della sua Vespa pk. Il capo dei malacarni sgranò gli occhi e in tono canzonatorio, rivolto al branco disse: «Ah, l’avipezz!». Solo allora capimmo che cercava un panno per pulire lo sbuffo di miscela che era scolato sul fianco del suo scooter rubato. Presa la pezza, il capo si allontanò per riunirsi in conciliabolo con il branco, li sentivamo confabulare, avevamo mancato di rispetto e loro stavano deliberando la pena da infliggerci. Noi aspettavamo la sentenza, lì, ai lati della strada. Poi finalmente devono aver trovato un accordo perché più voci hanno esclamato all’unisono: «ramuci a tumpulata». Così fu, pena scontata.

Il poliziotto è tornato con un mezzo sorriso e ci ha detto che potevamo andare. Siccome eravamo turisti si è perfino scusato a nome del Dipartimento di Polizia di Bakersfield, California, dicendo che in città stavano cercando di debellare questi rigurgiti di violenza con assistenti sociali e taser.

Col passare del tempo, a Siracusa, si sviluppò un vero e proprio movimento di resistenza clandestina che faceva proseliti tra gli studenti e si alimentava di racconti, locali sicuri, caratteristiche dei malacarni: nomi, cognomi, quartiere, moto guidata, luogotenenti, cosa li faceva imbufalire, pretesti, soprusi, punti deboli. Una vera e propria letteratura partigiana. Le migliori menti di quella generazione si misero all’opera per studiare il fenomeno e trovare una soluzione. Se eri uno che non voleva avere e creare problemi, il consiglio era di non rispondere a provocazioni, di rendersi invisibile e fare in modo che nessun malintenzionato notasse la tua presenza o quella dei tuoi amici. Oppure, se la tipologia di aggressore lo permetteva, intavolare un dialogo per far capire al sanguinario piantagrane che in fondo non ne valeva la pena, che picchiandoti avrebbe sprecato il suo tempo e che c’erano sicuramente delle attività criminali più interessanti da compiere. Il succo era: non dare l’impressione di sentirsi migliori del malacarne. Quindi, umiltà e portare a casa la pellaccia.

La letteratura dell’epoca racconta che i primi che provarono empiricamente questa teoria furono Giovanni e i suoi amici. Nel tentativo di entrare in macchina per fare ritorno a casa, Giovanni riuscì a calarsi nell’abitacolo sfiorando con lo sportello un Vespone parcheggiato a venti centimetri dalla sua auto. Un gruppo di scalmanati – insieme al proprietario del Vespone – sembravano non aspettare altro, uscirono dal bar dove erano rintanati e si scagliarono come fulmini contro l’auto di Giovanni: urla, sputi, offese, pugni sul cofano. Il proprietario voleva conto e ragione e con la faccia a due centimetri dal finestrino gridava: «Cu è u chiù spacchiuso ca rintra?».

Giovanni, barricato in auto, forte delle lezioni teoriche, non perse la calma, azionò la manovella del finestrino fino ad aprirne uno spiraglio e disse: «no mpare, tranquillo, ca semu tutti test’i minchia».

Al via il servizio di refezione scolastica

L’amministrazione corre ai ripari e firma l’accordo con Assocavallo e Confpanini che si occuperanno dell’alimentazione nelle scuole dell’infanzia. Per i nutrizionisti del Comune, l’apporto energetico fornito dal Menù Kids – un pasto completo che comprende: Panino Maremonti con cavallo, camperetti, funchetti, ogghiorepipi e sassaemayoness, una vaschetta patatine fritte, una lattina di Coca Cola e un frutto – sarebbe perfettamente bilanciato e indicato per lo sviluppo di una sana siracusanità nei più piccini. Pronto all’intesa il Comitato mamme che chiede di modificare il menù con l’inserimento di un Cosciotto o di una Vaddostana due volte alla settimana.

Decoro Urbano

Telecamere, fototrappole, selfie mossi, tagliole e multe salatissime. La nuova ordinanza rifiuti e decoro urbano messa in campo dal Vermexio punta a colpire i siracusani che abbandonano i rifiuti e fare cassa multando quei cittadini che in estate vanno in giro con i pantaloni pinocchietto, la canotta con il claim glitter e il borsello. Non contemplati dall’ordinanza, restano fuori i chioschi ambulanti e i dehor diroccati e realizzati con materiale di risulta che entrano di diritto nella lista delle eccellenze siracusane.

Campiamenti

Sono sempre ammirato dalla capacità repentina di alcuni di passare dal servilismo sfrenato al giacobinismo più spinto e intransigente, mantenendo tuttavia vistosi errori grammaticali, sintassi ballerine e parentesi come voragini. Basterà un caffè lunco, una raviola colla ricotta o un somprero coi funchi, offerto al bar dal signorotto di turno, per tornare in modalità zerbino.

Freddo nelle scuole: ecco la soluzione

Roghi di cassonetti e rifiuti nelle classi. È questa la soluzione temporanea individuata dopo il brainstorming in Prefettura per risolvere tempestivamente l’emergenza ghiaccio nelle scuole siracusane. In attesa dei sopralluoghi tecnici – le cui relazioni sono attese per i primi mesi del 2021 – e fino a nuova circolare dal MIUR, i dirigenti scolastici saranno autorizzati ad utilizzare il personale Ata e gli insegnati di religione per appiccare e gestire i piccoli incendi necessari.

Scuole ghiacciate, scatta la protesta

“Ouh! Viriti ca cà s’aggiggigia ppi daveru!”. È la denuncia del comitato studenti aretusei all’indomani della polemica sullo stato degli impianti di riscaldamento nelle scuole siracusane. “Nei scoli dela città stama murennu ri friddu. I temmosifoni su tutti rutti e dalle finestre trase u veleno. Chiddi re paisi ca venuno che mutura non si pono manco quariare picchì è tuttu astutatu e spatti non si pono puttari a cupetta picchì non ci trase sutt’asella. Ouh! Viriti ca ieri u temmometro ro telefono signava 8 gradi! Ma vi sta parennu ca stama babbiannu? Qua si deve fare quacche cosa subbito, basta. Accussì non si pono fari i lezioni e siamo costretti a fare sciopero e a manifestazione. I studenti a stu coppu sono uniti coi nsegnanti e i bidelli e u segretario picchì macari iddi stana murennu ro friddu. Chietiamo limmediata accensione di tutti gli impianti pi fari cauru. Basta scuse. L’appuntamento per la manifestazione è al bar di cosso Gelone, facemu anticchia i buddello e poi, che mutura, scinnemo a Ottiggia pe pallare cu l’Assessore”. Immediate le risposte del Vermexio e del Libero Consorzio che hanno avviato le verifica degli impianti. Arriva anche la solidarietà del Sindaco: se hanno freddo dategli dei Moncler!

Disguidi

Si ritrova l’auto trasformata in un opera d’arte e chiede i danni al Comune. È l’incredibile storia del sig. Parrinello, pensionato siracusano solito parcheggiare l’auto in divieto di sosta in Corso Matteotti per sorbire i suoi numerosissimi caffè con gli amici. Sfortunatamente, a causa di un disguido nel capitolato di gara, la sua auto è stata considerata alla stregua di un jersey e resa unica dal maestro Accolla.

Sono già azzato

Quando mio papà suonava il sax con i Mammasantissima, c’erano alcune serate in cui mi era concesso andare a sentirli. Sebbene fossi ancora un bambino, il mondo della musica mi affascinava moltissimo, tanto che avrei potuto passare ore ed ore a osservare una prova, un soundcheck, una scaricata di strumenti, a sentire quelle storie. Questa mia propensione all’ascolto e all’osservazione aveva spinto i miei a prendere in considerazione per il mio futuro l’ipotesi di comprare una bottega, una putìa di frutta e verdura o una salumeria alla Borgata, così, una volta cresciuto, avrei potuto sedermi fuori e conversare con i clienti, ascoltare storie e raccontarne altre. Poi cambiarono idea e io mi iscrissi all’università, ma col senno di poi, adesso, quella putìa mi avrebbe fatto comodo. Comunque, proprio in virtù della mia giovane età, le serate dovevano soddisfare alcuni parametri: scuola chiusa il giorno dopo e venue cittadina. Altrimenti, niente. Nelle due ore di musica, cabaret e meraviglioso cazzeggio dei Mammasantissima, oltre alle pubblicità – Mangiate i biscotti della nonna, finché la nonna non si incazza; Valda, la presa della pastiglia – il momento che preferivo era quello della presentazione della band. Non che le presentazioni dei musicisti siano un momento particolarmente emozionante dello spettacolo, anzi, il più delle volte sono una pratica triste e sconfortante. Se mettiamo di lato il jazz e la sua liturgia, a chi può fregare di sapere – se non ai parenti più stretti che li conoscono già – che Carmelo Pappallardo è al basso o Enrico Li Causi alla pianola? Andiamo, siamo seri, a nessuno. E quel tristissimo: e io sono Mario, alla voce. Proferito con imbarazzo e la sala già mezza vuota. Lasciamo stare, per favore.

La presentazione dei Mammasantissima invece era irresistibile e sempre uguale a se stessa, come il repertorio che fu la loro fortuna e sventura. Ma questo è un altro discorso.  A un certo punto, uno dei leader della band (Enzo, Massimo o Bruno), diceva con decisione: “alla batteria, Turuzzo Filippino!”. Ora, va detto che Turuzzo è stato un batterista eccezionale: uomo di media statura, aveva iniziato da piccolo, in un circo rivista e poi non aveva più smesso di suonare quei tamburi. Oggi riascoltando alcune registrazioni di allora, si nota subito una propensione naturale per i tempi dispari – forse dovuta alla fatalità di un braccio leggermente più corto dell’altro – e un’estrema sensibilità di tocco. Azzardando un paragone, lo accosterei ad Agostino Marangolo.

“Alla batteria, Turuzzo Filippino!”. Dal fondo del palcoscenico Turuzzo partiva con un tempo incalzante in 2/4, tutto cassa, rullo e charleston aperto.

“Aspetta un momento – lo interrompevano gli altri – saluta il pubblico. Azzati Turuzzo, azzati!”.

Al che Turuzzo rispondeva candidamente: “ma sono già azzato!”.

“Ah, è già azzato, è già azzato.”, facevano eco gli altri.

Il pubblico scoppiava in una risata fragorosa, Turuzzo, contava ad alta voce: “uan, tu, tri, fox” e con una rullata in paradiddle (che poi i Blonde Redhead hanno ripreso identica per l’intro di Maddeing Cloud), riprendeva il 2/4 di prima e uno dopo l’altro entravano in crescendo tutti gli strumenti e anche se ero un bambino e l’avevo capito che era una gag che ripetevano in ogni serata, minchia, ma che finale pazzesco era?