Asp: è caccia all’epidemiologo mascherato!

Il dispaccio:  A tutto il personale Asp, segnalazione codice 10-7-9. È in atto un attacco vergognoso scagliato tramite l’utilizzo di dati farlocchi che disinformano e allarmano la cittadinanza tutta. La nostra intelligence segnala una berlina Dodge color bianco e nero del 1974, diretta a sud su Scala Greca. L’auto è stata notata nei pressi degli ospedali della provincia mentre, dall’enorme altoparlante montato sul tetto, sciorina numeri e ipotesi non confermate. A bordo del veicolo si trova un velleitario epidemiologo mascherato. L’identikit del soggetto è stato affisso in tutte le strutture sanitarie della provincia. Attenzione! È da considerarsi estremamente pericoloso. Codice 10-7-9 sempre vigente. Il veicolo si sta avvicinando ai confini territoriali dell’Umberto I. La dirigenza provinciale consiglia di contattare i distretti di corso Gelone per intercettazione locale. Procedere con tutti i mezzi. Il ricorso alla violenza anche non necessaria per l’arresto del velleitario epidemiologo mascherato è ammesso e approvato.

Precisazione Stampa

“Mi trovo costretto a smentire pitacoricamente le dichiarazioni del Dott. Madeddu circa una nostra presunta amicizia, rilasciate nel corso dell’intervista a Gianni Catania all’interno della trasmissione radiofonica Doppio Espresso.”. (Clicca e vedi video). Lo dichiara Archimete Pitacorico, il blog noto per la satira che non fa ridere nessuno, men che meno quelli dell’Asp. “Ho ascoltato con vivo interesse i suoi apprezzamenti e farò tesoro dei suggerimenti, ma in questo modo, paventando una tale amicizia, si rischia di disorientare i cittadini, tanto che mi ha chiamato mia mamma per chiedermi: “Ma davvero sei amico del Dott. Madeddu? Perchè non me l’hai mai detto?” e io le ho dovuto rispondere: “No mamma, ma quale! Non lo conosco, non ci hanno presentati mai, l’avrà detto così… come un modo di dire.”.   

Grazie

Ieri è stato un pomeriggio surreale, scandito dall’evoluzione di una serie di comunicati, notizie e smentite che si sono rincorse e susseguite freneticamente. Il Grande Lebowski, il capolavoro dei fratelli Coen che dà il via a tutta questa vicenda, inizia con una voce fuori campo che introduce la storia a cui lo spettatore assisterà. C’è una veduta dall’alto di Los Angeles e poi un particolare di una strada deserta dove rotola una palla di sterpaglie e una voce fuori campo che dice: “… però posso dirvi una cosa, dopo aver visto Los Angeles e vissuto la storia che sto per raccontarvi, beh, penso d’aver visto quanto di più stupefacente si possa vedere in tutti quegli altri posti e in tutto il mondo. Perciò posso morire con un sorriso, senza la sensazione che il Signore mi abbia fregato.”.

Ecco, la mia storia non è stupefacente come quella del Drugo ma è questa qua: Me ne stavo spaparanzato sul divano, dormicchiando e guardando per l’ennesima volta Il Fuggitivo, con Harrison Ford, quando all’improvviso, rompendo questa quiete sonnolenta, mi è arrivato un messaggio su Whatsapp con una nota stampa che mi accusa di disorientare i cittadini con satira e fake news e che sarei finito dentro un fascicolo posto all’attenzione dell’autorità competente. Non scherzo, sono saltato in aria. Il primo pensiero, istintivo, è stato: sono finito, rovinato, scappo a Dubai, in qualche emirato arabo, affanculo il caldo che manco a Bosco Minniti in pieno agosto, lì ci sono un sacco di latitanti, troverò la mia strada. Poi ho pensato: ma se chiamassi Peppe? Magari sta progettando la sua fuga in barca a vela e vado con lui, ci potremmo rifare una vita a Panama, che so, io mi farei chiamare Ramon e lui Bahiano, potremmo mettere su un commercio di carne di cavallo equo e solidale e di totò neri e bianchi per la festa dei morti, potremmo anche brevettare una sassaemayoness tutta nostra e fare i soldi, costruire un impero come gli Heinz. L’idea era allettante e avevo già messo il costume da bagno e la maglietta da marinaretto con le righine bianche e blu in valigia quando ho incrociato lo sguardo di mia figlia di 5 mesi e i suoi occhioni dolcissimi mi parlavano e dicevano: papà, non andare con Peppe, avà, resta qui con me. Come avrei potuto deluderla? Allora insieme a Donatella abbiamo cominciato a leggere e rileggere il messaggio e ci siamo divisi il lavoro: io mi occupavo dell’analisi semantica e lei di mettere sù un collegio difensivo. Ha cominciato a fare delle telefonate esplorative, ma poi è successa una cosa strabiliante, erano gli avvocati che chiamavano noi, telefonavano direttamente, davano la loro disponibilità incondizionata ad affrontare qualsiasi giudizio, in qualsiasi sede. Nel frattempo ho cominciato a ricevere messaggi e telefonate di solidarietà da parte di colleghi giornalisti, c’era chi rideva a crepapelle, chi era indignato, chi invidioso perchè a suo dire mi sarei arricchito con i risarcimenti. Poi, quando la situazione era ormai sfuggita di mano e mia mamma, collegata su Skype, con le lacrime agli occhi, mi aveva detto: “vai figlio mio, vai e fai valere i tuoi diritti sanciti dalla Costituzione”, verso l’ora di cena, tutto si è sgonfiato come un soufflé venuto male, come una mayoness impazzita. Una nuova nota stampa precisava che c’era stato un misunderstanding e che nessuno aveva intenzione di sporgere denuncia contro Archimete Pitacorico.

Lo ammetto, ho tirato un sospiro di sollievo. In tanti anni non mi ero mai trovato in una situazione simile e quindi la cosa mia aveva agitato per tutto il giorno e avevo la maglietta completamente sudata. Per me è stato come essere sparato in un’altra dimensione dove era possibile considerare il post di un blog satirico una fake news; dove l’immagine tratta da un frame de Il grande Lebowski con Jeff Bridges e John Goodman che mostrano al giovane Larry e alla domestica Pilar, il compito in classe di sociologia, ritrovato nella macchina rubata di Drugo, potesse essere scambiata per una foto di Patti e del suo avvocato; dove occorreva precisare che non esiste nessuna circolare che vieta al personale ospedaliero di curare tutti gli uomini che si chiamano Patti fino al 2021. 

Comunque, tutte le esperienze lasciano qualcosa di buono e questa mi ha lasciato la consapevolezza di poter contare su  tanti colleghi, su Assostampa che si è subito mossa con una nota di solidarietà ed a cui adesso, a scanso di malafiure bestiali, dovrò iscrivermi per forza e soprattutto su tutti voi che leggete questo blog e che mi avete innondato di solidarietà, di stima, di spontanei “Je suis Archimete Pitacorico” e di tanto, tantissimo affetto.

Grazie, non lo dimenticherò… vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Vostro, Archimete Pitacorico

 

Un po’ di Rassegna Stampa in aggiornamento:

Siracusanews

La Civetta

Strummerleaks

Siracusapost

Siracusatimes

Libertà

Error404.online – Contro ogni Censura

La Sicilia

 

 

L’arrocco

Leggendo certi commenti alla notizia delle minacce di morte ricevute dal Sindaco di Siracusa, mi prende sempre un senso di sconforto e di sfiducia e anche se lo so già, ogni volta ci ricasco e vado a vedere i profili degli autori di questi commenti e ogni volta, giurò, si tratta sempre di papà amorevoli, mamme a tempo pieno e amanti degli animali. 

Nel caso specifico, la violenza più greve, gli insulti sessisti, l’odio profondo e scomposto era concentrato nei commenti di alcune donne, mamme e cristiane. Ecco, io mi auguro che qualcuno dei loro figli riesca ad andarsene via: lasciare la città, il quartiere e la famiglia, fare esperienze altrove, allargare la mente, magari a Milano, a Berlino, a Oslo, a Singapore o in culo al mondo, ovunque possano entrare in contatto con un altra realtà e immergersi nella profonda bellezza della diversità e della moltitudine. La vita non è quella confinata tra la discarica abusiva davanti al portone e la carcassa dello scooter rubato, c’è molto altro e tutti dovrebbero avere il diritto di andarlo a scoprire. Spero che alcuni di loro abbiano la forza di imporsi e facciano tutti i sacrifici per continuare a studiare, perchè se lo meritano, perché sono bravi e spero che gli altri riescano a trovare un lavoro dignitoso e gratificante e capiscano, una volta per tutte, cosa siano i diritti e i doveri di un cittadino.

Le colpe non sono certo dei loro genitori o forse, lo sono solo in parte, la verità è che c’è una società che non funziona più e uno Stato che ha ghettizzato come reietti i figli degli ultimi in scuole di quarto livello abbandonate a se stesse. Ci sono insegnanti che hanno gettato la spugna ma anche offerte formative di tutto rispetto che vengono snobbate dai genitori delle “famiglie per bene” perché loro, lì, in quella scuola, in mezzo a quelle persone, i loro bambini non glieli iscriveranno mai e forse sbagliano o forse no ed io per primo, gliela iscriverei mia figlia? Non lo so, davvero e siamo sempre punto e accapo e il sole sorge ogni giorno e il degrado si somma al degrado e l’ignoranza, la disoccupazione, il lavoro in nero, la prostituzione minorile, lo spaccio della coca, l’arrocco, il sospetto, il ghetto e la violenza, che come sempre, genera altra violenza.

 

Prosegue la querelle Patti vs ASP

Peppe Patti e il suo avvocato mostrano all’inviato di Teletris la presunta circolare dell’ASP che per ripicca, vieterebbe al personale medico e paramedico di tutte le strutture sanitarie della provincia, la somministrazione di qualsiasi tipo di cura agli uomini di cognome Patti fino al 2021!

Arriva il super manager Villadoro

Nominato il super consulente Alvise Villadoro. Ex portantino assenteista, Villadoro è stato per anni l’autista di influenti personaggi politici e malavitosi, scampato all’arresto un paio di volte, si è reinventato sciamano e guaritore su Tele Navajo, una tv locale di sua proprietà. Villadoro, sostenitore di tarocchi e mavarìe, in qualità di nuovo Medical Chief Covid-19 Team and Tech Administrator for Business, Health, porterà avanti una rivoluzione sanitaria senza precedenti. “Punteremo sulla medicina alternativa e sulla magia degli indiani d’America – ha dichiarato – non c’è malattia che non possa essere sconfitta con un amuleto o una pozione. Con me la superstizione prenderà il posto di scienza e ragione”.

Pasquetta

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: ho visto file di auto incolonnate ai bastioni di Cassibile e le teglie di pasta al forno e di scacciate con gli aiti trasportate alla Fanusa, ho visto lapilli di fuoco provenire da braci poderose e il fumo denso e pungente della diavolina affumicare le ombrose verande del Plemmirio. Ho visto sasizza sputtusata con la forchetta, i pipi ammuddicati e le mulininciane con la mentuccia balenare sulle tavole di Tivoli. Ho visto divorare cannoli di ricotta e intere guantiere di dolci con tanta foga da non risparmiare nemmeno i diplomatici; ho visto caffettiere da 32 tazze sul fuoco e stormi di colombe volare dentro stomaci di ferro. Ho visto litri di vino e cicchetti di amaro e di limoncello stordire gli uomini più vigorosi mentre le donne, stoiche, facevano la cucina. Ho visto lo zio Cammelo, 67 anni, 1 metro e 52 per 124 kg, alzarsi felino dalla sdraio, riceve in bagher, triangolare e schiacciare vincente alla partita di volley sul prato. E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come un foglio di stagnola trasportato dal vento in un parcheggio desolato di paninaro su ruota. È tempo di Coronavirus.

Ferla, la Pasqua e il Coronavirus

Ferla è un piccolo comune dei monti Iblei, i miei nonni materni sono nati e cresciuti lì ma io non ci avevo mai messo piede fino a quando non ho conosciuto Michelangelo Giansiracusa, il giovane Sindaco che ha preso in mano le redini del Comune disastrato e grazie alle sue idee e alla sua amministrazione illuminata, l’ha trasformato in un paese modello di buone pratiche. Rifiuti, sostenibilità, turismo diffuso, politiche energetiche, edilizia scolastica, integrazione sociale, niente è stato tralasciato e Ferla ha cominciato ad essere studiata nelle università e dagli amministratori delle altre città come un esempio da seguire.

Sì, perché al di là dei meriti politici e amministrativi, l’aspetto più sorprendente e importante di Ferla è il senso di comunità che si è venuto a creare, una piccola rivoluzione antropologica che ha coinvolto anche i più scettici. I cittadini di Ferla sono consapevoli, motivati e si sentono parte attiva di una comunità di persone. Sono fattivi, agili e veloci, si riuniscono in assemblee pubbliche, decidono una cosa, si suddividono il lavoro e lo portano a termine. Sconvolgente.

Come molti altri comuni siciliani, anche Ferla sente molto la Pasqua e ogni anno, in questi giorni, dà il meglio di sé. La Sciaccariata è un evento unico, uno dei più spettacolari della Pasqua ferlesse e consiste nel correre, nel cuore della notte, appresso al simulacro del Cristo risorto (U Gesùmaria) brandendo un ramo di sterpaglie infuocate (la sciaccara) per la via principale del paese, su, su, fino al convento dei Cappuccini dove si arriva trafelati, con gli occhi rossi per il fumo e il fiatone per la corsa in salita. Lì, al convento, ogni anno si assiste a un miracolo laico, ovvero compaiono dal nulla i deputati regionali, alcuni fingono di avere il fiatone, altri si racchiudono in preghiera mentre la loro assistente cerca l’angolo migliore per scattare una foto che finirà in tempo reale sui profili social, altri stringono mani e promettono prebende. Poi, d’improvviso, come sono arrivati, spariscono, diretti verso il Comune successivo e verso la prossima funzione religiosa. La Sciaccariata non è uno scherzo, ci sono quattrocento cristiani che urlano e corrono come scalmanati e centinaia di roghi e falò, bisogna muoversi veloci e attenti, facendo attenzione a non prendere fuoco o a non dare fuoco al turista di Dussendorlf col giubbbottino Hi-tech infiammabilissimo che – cassatella di ricotta in una mano e smartphone nell’altra- è fermo in mezzo alla strada a fotografare l’evento, senza rendersi minimamente conto dell’orda mistica e infervorata che lo sta per travolgere e spazzare via.

Negli ultimi anni, il clamore di questa Pasqua ha fatto prima il giro della provincia, poi della regione e poi ha dilagato nel mondo portando a Ferla comitive teutoniche e scandinave che avevano prenato una delle poche strutture ricettive o usufruito del servizio di albergo diffuso. Anche io e Donatella, un paio di volte, ne abbiamo usufruito.

C’è questo simulacro della Madonna che gira tutta la notte con un mantello nero addosso, gira alla ricerca del figlio e poi poco prima dell’alba, arriva in via Garibaldi – che è dove posteggio la macchina di solito – e aspetta che un raggio di sole la colpisca in viso e quando succede la statua inizia a brillare e tutti esultano e la gente affacciata applaude e si commuove e allora si può ripartire alla ricerca del Cristo risorto. Nel mezzo ci sono messe, funzioni religiose e un corollario di eventi sacri che, da ateo quale sono, sconosco completamente. C’è trasporto e devozione, ci sono sacro e profano, la vedova sconsolata e la coppia di fidanzati che può stare in giro tutta la notte.

La mattina di Pasqua il paese vestito a festa si da appuntamento per la messa e per prepararsi ad assistere a “U Scontru”. I bar sono presi d’assalto e producono migliaia di caffè e sfornano cornetti e dolci di tutte le forme, le signore calzano tacchi vertiginosi, alcuni uomini hanno riciclato il vestito damascato del matrimonio e le suore svicolano veloci tra la folla. Perfino i due vigili urbani del paese, per l’occasione in alta uniforme, cercano di guadagnare la posizione migliore, un punto di vista privilegiato per assistere a quello che è indubbiamente il momento più emozioante. 

I due simulacri, quello di Gesù e quello di Maria, si muovono dagli estremi del corso e procedono lentamente l’uno verso l’altra. La tensione cresce poco a poco, ad un certo punto si cominciano a scorgere le statue che avanzano e quella della Madonna sembra davvero che stia cercando qualcuno, i suoi movimenti, i piegamenti a destra e sinistra contribuiscono a creare questo immaginario. Poi, quando la tensione ha raggiunto l’apice, le due statue, come se si fossero scorte e riconosciute, accelerano vertiginosamente, corrono una verso l’altra ed esattamente un istante prima di abbracciarsi, la Madonna fa cadere il velo nero che ha indossato tutta la notte e la gente grida tutta la sua emozione, alcuni, stremati dalla tensione, piangono e le statue girano su loro stesse e sembrano abbracciarsi e saltare di felicità.  

Con il passare dei minuti la commozione lascia il passo all’allegria e tutti si abbracciano e si baciano, prendono in braccio i bambini, tengono per mano le nonne, si fanno gli auguri e iniziano a dirigersi verso le case con le tavole imbandite, lì, è un tripudio di sugo di maiale, ricotta, arrosti, sasizza, vino locale e dolci. 

La situazione sanitaria di quest’anno e l’emergenza Coronavirus rischiavano di compromettere lo svolgimento della Pasqua ferlese. Nessun assembramento di persone è consentito, nessuna sciaccara può essere accesa, e men che meno, nessuna processione potrà percorre le stradine del borgo. Per la prima volta dal 1861 Ferla rischiava di non celebrare la sua festa più sentita. Poi l’idea, la trovata risolutrice. Mi immagino i cittadini di Ferla collegati su Zoom per discuterne. Qualcuno avrà chiesto: “Sintaco, ma allura pi Pasqua nun facemu nenti? Manco a Sciaccariata?”. “Tanino, ma come la possiamo fare se è vietato uscire in strada?”. E poi un brainstorming di idee e alla fine, la trovata: lanterne cinesi. Costruiamole, compriamole, prepariamo un tutorial da mettere in rete e da inviare su whatsapp per aiutare i meno pratici. Tanino ne fa 50, lo zio Carmelo addirittura 103. Appuntamento sabato a mezzanotte, ogni famiglia sul suo balcone, ci sarà un cenno, la prima lanterna si alzerà in volo e le altre la seguiranno, il silenzio irreale sarà rotto da un applauso scrosciante e Ferla tornerà ad illuminarsi in segno di rinascita e speranza.

Lettera Firmata

Succede che all’indomani delle feroci polemiche sulla vicenda dell’Ospedale di Siracusa dopo il servizio di Report, l’Asp fa uscire una nota per chiarire, una volta per tutte, la situazione dell’emergenza epidemiologica in provincia. L’ho letta con attenzione e sono rimasto sgomento. Nella nota si sciorinano dati, numeri e percentuali di ammalati, di ricoverati e si fanno paragoni, tantissimi paragoni con la situazione nelle altre province siciliane. Il dato generale che ne viene fuori è che le province di Siracusa e Ragusa, sono le meno colpite dal virus e che qui da noi, la media di ammalati su diecimila abitanti è di 1,99, mentre nel resto della Sicilia è di 3,27. Sono numeri esaltanti, numeri magici, come talismani. Non so cosa ne pensiate voi, ma io deduco solamente che abbiamo avuto fortuna sfacciata, sì insomma, un gran colpo di culo!

Quando mio nonno Santo si ammalò, venne a scoprire dell’esistenza di un amuleto miracoloso che veniva preparato ad hoc da un mago del messinese. L’amuleto costava tipo 99mila e 900 lire e prometteva guarigioni strabilianti, garantendo rinascite fisiche e psicologiche “fino al 98%”, così diceva la scritta lampeggiante in tv. Mio nonno, che non era stupido, decise di prendere carta e penna e di scrivere una lettera personale al sedicente mago. Spiegò dettagliatamente la sua situazione e chiese di avere l’amuleto in prova, da uomo di altri tempi qual era, aveva una sola parola e si impegnava, con tutto il suo onore a corrispondere la cifra per intero nel caso di risultati soddisfacenti o di riconsegnarlo intonso al mittente, nel caso non avesse sortito alcun effetto.

I numeri per loro natura sono sterili, spietati, incontrovertibili e sicuramente ci aiutano a tracciare un quadro generale dell’epidemia nella nostra regione. Ora, però, farci credere che questi numeri scaturiscano da un’azione coordinata e dall’efficenza del nostro sistema sanitario provinciale, per me è una forzatura bella e buona, che forse, visto il clima esasperato di questi giorni, si poteva e si doveva evitare. Non mi aspettavo di trovarci delle scuse in questa nota o delle assunzioni di responsabilità, giammai! Ma l’impegno a fare meglio e quello a provare a ricostruire la fiducia con gli utenti dell’ospedale e con i cittadini, quelli sì. 

La nota dell’Asp invece è netta, tagliente ed asettica come non lo è mai stato nemmeno l’ospedale. Non c’è umanità, non c’è nessuna empatia, c’è solamente la lettura arida di alcuni dati che sancirebbero il grande successo del modello di sanità siracusano che, a questo punto, aggiungo io, andrebbe esportato in tutta Italia. Insomma, credere che questi numeri siano merito della perfetta organizzazione sanitaria è come credere che il Mago do Nascimiento o il Mago Francois possano davvero risolvere i problemi d’amore e di salute solo perché ogni tanto, anche loro ci prendono.

A dire il vero ci sono due passaggi che condivido: il primo riguarda le difficoltà che i sistemi sanitari di tutto il mondo hanno avuto e che continuano ad avere nel fronteggiare il virus; il secondo, è una domanda, semplicissima mo molto efficace: ma la politica dov’era? Che facevano tutti i deputati di ieri e di oggi per migliorare questa situazione e mettere Asp e medici nelle condizioni di lavorare in una struttura funzionante e con le giuste risorse? Accuse, quest’ultime, condivisibili se non fosse che sembrano – ma è una opinione maliziosa – rivolte solo a quelli che hanno denunciato la situazione dell’ospedale di Siracusa, forse in ritardo, forse non con la dovuta convinzione e non certamente verso gli altri, quelli che questo sistema e questi problemi hanno contribuito a generarli.

Nella nota della direzione sanitaria dell’Asp non si fa alcun cenno alle circolari che vietavano al personale di indossare le mascherine per non spaventare i pazienti; si tralascia la vicenda dell’infermiere – risultato poi positivo – che con un video aveva denunciato la situazione, a suo dire incresciosa, in cui era costretto a lavorare il personale sanitario e che è stato accusato di essere un fake, un provocatore, uno che non era nemmeno dipendente dell’Asp. Trincerandosi dietro all’indagine della procura, non c’è nemmeno una parola sulla triste vicenda Rizzuto e della sua collaboratrice, la signora Ruggeri e sul caos che ne è scaturito dopo i ritardi clamorosi nell’esecuzione dei tamponi e nel disporre le quarantene per i dipendenti della Sovrintendenza. Non si parla dell’argomento tamponi in generale: quanti ne sono stati effettuati, quanti no, quanti sono andati persi e quanti sono ancora in attesa di un risultato, perché si aprirebbe una voragine da cui difficilmente si potrebbe venire fuori. Non c’è, infine, alcun riferimento all’utilizzo promiscuo del Pronto soccorso, né al Covid team inviato da Palermo per cercare di porre rimedio ad una serie di errori e ritardi.

Dispiace che la toppa che è stata scelta per coprire il clamore di Report sia peggiore dello sbraco stesso. Perfino il mago di mio nonno ebbe uno slancio di sincerità. 

Carissimo Santino – gli rispose dopo qualche giorno – con il cuore in mano ti scrivo che l’amuleto non ha alcun poter magico o medicale, è solo un espediente per sbarcare il lunario. Sai, la gente è ormai diffidente e sono in pochi quelli che vengono in studio da me, per fare le carte, per farsi togliere il malocchio o per qualche filtro d’amore. Con mia moglie, che mi aiuta nelle questioni di marketing, abbiamo deciso di puntare sui numeri e quel 98% di guarigioni che lampeggia durante la mia trasmissione è solo uno specchietto per le allodole. Ti consiglio di rivolgerti ad un buon medico e di lasciare perdere numeri e percentuali miracolose. Ti auguro il meglio… 

Lettera firmata