Elezioni Sicilia, il decalogo pitacorico per candidati a prova di esami di quinta elementare

Hai paura di finire nella blacklist delle cantitature tei cantitati incantitappili? Sei passato dal facchissi a Feisbus ma ancora non ti raccapezzi con l’inglese? Difetti nella costruzioni di frasi semplici di senso compiuto? La coniugazione dei verbi ti fa uscire fuori dai gangheri?

Non disperare, supera i tuoi limiti, annienta le tue gravi lacune con i Dieci passi di Archimete Pitacorico per candidati a prova di esami di quinta elementare.

È garantito, con i Dieci passi di Archimete Pitacorico per candidati a prova di esami di quinta elementare, quella poltrona all’ARS sarà tua.

I dieci passi

  • La forma con il verbo essere “Io mi sono diplomato” è preferibile a quella con il verbo avere “Io mi ho diplomato”.
  • Occorre porre un freno alla sostituzione delle consonanti. È un’impresa ardua ma non impossibile, comincia da qui: “barrare il simbolo” NON “sparrare il simpolo”.
  • Vuoi azzardare un congiuntivo imperfetto? Ricorda che la forma corretta è “che egli stesse” NON “che lui stasse”.
  • Il presente indicativo “Incomincio a mettere mani alla catta bollata” può essere sostituito agevolmente dal più appropriato futuro semplice “Mi rivolgerò ai miei legali”.
  • Quello scranno sarà tuo, ma per scaramanzia… “Se dovessi vincere” NON “Se io avrò vinto”.
  • Il latino è una lingua morta ma mantiene una dignità, non darle il colpo di grazia: “Repetita iuvant” NON “Repetita Juve”.
  • L’Inglese ti fa sembrare cosmopolita, ma togliere e aggiungere vocali e consonanti a piacimento non serve. Ripeti con me: Budget NO Bagge; Startup NO Startappi; Staff NO StaffiBrand NO Brendi.
  • Il condizionale è una brutta bestia. “Mi porti uno che io c’ho regalato un frigorifero” va assolutamente sostituito con la forma corretta “Mi porti qualcuno a cui avrei regalato un frigorifero”.
  • L’ego è importante, ma non esagerare. Sforzati di rimpiazzare “Io secondo me si potrebbe” con i più lineari “Io penso che si potrebbe” o “Secondo me si potrebbe”.
  • Per finire… Fonti energetiche, ok; Fonti di guadagno, va bene; Fonti attendibili, perfetto; ma mai, MAI Fonti Europei.

Il Deserto dei Tartarini di Dino Bazzano

I grandi incipit della letteratura Pitacorica

Il Deserto dei Tartarini 

di Dino Bazzano

Nominato Vigile Urbano, Giovanni Drago partì una mattina di settembre dalla Fanusa, dove abitava, per raggiungere Piazzale Sgarlata, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di vigile urbano. Come schermata-2017-02-20-alle-09-35-27 ebbe finito, alla luce di una lampada a neon si guardò nello specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Pensava alle giornate squallide alla sala scommesse della Borgata, si ricordò delle amare sere imbottigliato in via Malta quando vedeva fuori dall’auto passare a piedi la gente libera e presumibilmente felice. Ricordò la pena di contare le monete, che sembrava non finissero mai, per pagare il parcheggio del Molo. Adesso era finalmente Vigile Urbano, poteva superare gli ingorghi con la paletta e non pagare il parcheggio, eppure tutto questo era passato. Tutti quei giorni, che gli erano sembrati odiosi, si erano oramai consumati per sempre, formando mesi ed anni che non si sarebbero ripetuti mai. Sì, adesso egli era Vigile Urbano, avrebbe avuto tredici mensilità, le ferie pagate, la malattia, il sindacato, le donne lo avrebbero forse guardato, ma in fondo ‐ si accorse Giovanni Drago ‐ il tempo migliore, la prima giovinezza, era probabilmente finito. […]Perché girava per la camera con inconcludente nervosismo, senza riuscire a trovare l’orologio, lo smartphone d’ordinanza, il berretto, che pure si trovavano al loro giusto posto? Non partiva certo per la guerra! Decine di vigili urbani come lui, avevano prestato servizio a Piazzale Sgarlata per la fiera del mercoledì, come se andassero a una festa. I timori che porta con sé ogni mutamento, la commozione di salutare la mamma, gli riempivano sì l’animo, ma su tutto ciò gravava un insistente pensiero, che non gli riusciva di identificare, come un vago presentimento di cose fatali, quasi egli stesse per cominciare un viaggio senza ritorno…

Picciuttazzi di Pier Paolo Patanè

I grandi incipit della letteratura Pitacorica.

Picciuttazzi

di Pier Paolo Patanè

Era una caldissima giornata di luglio. Savvuccio che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s’era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Dione coi calzoni lunghi grigi lucidi e la camicetta bianca con saetta arancione fluo, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un malacarne quando se ne va a ballare alla discoteca…

I grandi incipit della letteratura Pitacorica – Neapolis Psyscho

Neapolis Psycho

di Bruno Ernesto Bellis

Niente a Senso”, sta scritto scarabocchiato a grandi lettere nere sbiadite su un muro tra la ASL e il Credito Siciliano, nei pressi american-psycho_scalich_04dell’incrocio tra Via Brenta e via Oglio; e l’iscrizione è tanto vistosa che la si legge comodamente dall’interno dell’auto, che avanza a piccoli strappi nel traffico caotico, proveniente da Corso Gelone. Patrizio Belfiore ha fatto appena in tempo a leggerla, quand’ecco che una motoape si affianca all’auto e gli chiude la visuale. L’ape reca sulla fiancata il cartello “la tua invidia è la mia fortuna”. A questo punto, Belfiore – che ha ventisei anni ed è disoccupato – alza il volume della radio che sta trasmettendo una compilation Disco Samba…

Le 10 cose senza le quali non si dovrebbe vivere

– Il blog della Costamagna sul Fatto Quotidiano.it

– Le termiti di Villa Reiman

– Gli anni d’oro di Bufardeci

schermata-2017-02-02-alle-07-57-49– L’esasperazione polisemica del concetto di satira attribuita a rutti e piriti. (Vladimir Jankélévitch perdonaci)

– Le concezioni di Ztl dell’Assessore Abela ed il terzo segreto di Fatima

– I rappresentanti di spicco dei movimenti civici d’opposizione che buttano la spazzatura fuori orario… incivili

– La sostituzione stocastica delle consonanti B – P – D – T – nei discorsi di Crocetta

– Gli articoli del filosofo Diego Fusaro e quelli che ci cliccano “mi piace”

– Le liti interne al PD, avvincenti come le puntate della Schiava Isaura, sceneggiate come Jersey Shore (The Situation)

– Uno vale uno e l’indicativo vale il congiuntivo.

Siracusa, le tracce della maturità 2016

 

  • La comparsa miracolosa del numero legale in Consiglio Comunale e l’iter per la beatificazione dei consiglieri. Il candidato ripercorra le tappe che hanno portato al raggiungimento del numero legale nella seduta del 23 maggio 2016 di Palazzo Vermexio e le metta in relazione con quelle che hanno anticipato i miracoli di Medjugorje e della Madonnina di Siracusa.
  • I solarium di Ortigia: elementi architettonici da tramandare ai posteri o cacate pazzesche? Il candidato esprima la sua opinione sulla comparsa dei famigerati solarium in città districandosi tra le tesi di Le Courbosier, del Bauhaus, del Demanio marino e della Soprintendenza BB. CC. AA.
  • Ermeneutica Crocettiana: la sostituzione stocastica delle consonanti d, p, t, sviluppa maturita-aggiornamentoforse una nuova concezione semiotica? Il candidato individui le strutture retorico-testuali e le conseguenti strategie di interpretazione.
  • Piazza Pancali, atlante geopolitico di Siracusa e specchio di civiltà? Il candidato argomenti la trattazione con opportuni riferimenti alle proprie conoscenze ed esperienze empiriche e di studio.
  • Sento parlare Gennuso alla radio: ed è subito sera” è uno dei versi più celebri di Archimete Pitacorico. Il candidato si soffermi sugli aspetti linguistico lessicali della poesia e analizzi la visione del mondo, espressa nel testo ermetico pitacorico.

 

Scegli la traccia che preferisci, vota il Sontaccione 

L’Eschilo Pop di Ovadia

A me Le Supplici di Eschilo per la regia di Moni Ovadia è piaciuta tanto. Un’opera coinvolgente, dinamica, con musiche azzeccate, costumi stupendi e tematiche di grande attualità. Sarà che per me l’ultima rappresentazione della stagione ha sempre qualcosa di significativo, che spesso è più incisiva della prima stessa. Sarà perché si respira un’atmosfera più serena, come se chi doveva partecipare esclusivamente all’evento mondano, ha finalmente fatto posto ad un pubblico diverso, più attento, più IMG_7143interessato. Un pubblico normale, che rumoreggia per il ritardo accumulato, ma che poi si lascia conquistare completamente dalla forza evocativa di quei canti che catturano lo spettatore dal primo minuto e non lo lasciano più distrarre, anche al netto dei cali di tensione fisiologici in uno spettacolo di novanta minuti. Non me ne vogliano i puristi, i filologi veri o quelli con la terza media che mi avevano sconsigliato di vedere Le Supplici, ma io credo di aver assistito a uno spettacolo che ha mostrato un possibile futuro della rappresentazione classica. Non sto parlando di un modo corretto o di uno sbagliato di pensare una tragedia, ma di un modo diverso, rivoluzionario se volete. E nella diversità c’è sempre qualcosa da imparare. La scelta di rappresentare Eschilo mischiando siciliano e greco moderno, melodie tradizionali e balli etnici, rappresenta un’operazione di grande valore culturale ed artistico. Rileggere un classico e reinterpretarlo lasciando inalterato il significato e la poetica alla base non è un’operazione semplice, tanto più se lo si trasforma in una grande opera pop. Io mi sono emozionato come non mi accadeva da anni. Sicuramente, il motivo dell’accoglienza dei profughi, così come quello della violenza sulle donne, ha giocato un ruolo fondamentale nel generare emozioni così forti, ma in generale, quello che viene fuori è la forza drammatica delle tematiche che Eschilo, duemilacinquecento anni fa, ha piazzato nel suo testo. Democrazia, libertà, accoglienza, volontà del popolo sono sempre presenti, si fanno largo nella nostra coscienza, anche quando Pelasgo canta in greco e non dovremmo capirlo ma sappiamo benissimo cosa sta dicendo o quando, nel parapiglia della cattura delle supplici, l’unico punto di riferimento è la musica ed il suo incedere ostinato. Ben vengano interpretazioni di questo tipo, capaci di comunicare a tutti, di ridare luce a valori universali, di smuovere gli animi, di ricordarci da dove veniamo e quanto è stato travagliato il percorso della nostra civiltà che non può e non deve fermarsi al parcheggio in doppia fila per consumare una carne di cavallo e sbizzero, al gratta e vinci che ci cambia la vita ed alle ricariche telefoniche consumate inviando freneticamente emoticon dei quali ignoriamo il significato.

Breviario figure retoriche per dire la propria sul caso Gettonopoli

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Allitterazione: ripetizione di una lettera o sillaba in parole successive. Es.: Basta bastaddi coppi di bastone ci vogliono…

Crasi: è la contrazione di una vocale o di un dittongo alla fine di una parola con una vocale o dittongo all’inizio della parola seguente. Es.: Fallo dimettere a su testiminchia!

Iperbole: consiste nell’esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplifichino. Es.: Si futteru scientuscinquanta miliuni ri euro tutti di gettoni d’oro

Ossimoro: antitesi di parole differenti fra loro che vengono accostate per dare un senso paradossale. Es.: Mischini, senza gettone nun ponu campare…

Ellissi: all’interno di una frase, consiste nell’eliminazione di alcuni elementi al fine di dare al periodo concisione e coesione. Es.: Ora viremu a Procura…

Antonomasia: consiste nel sostituire un nome proprio con un nome comune o una perifrasi; oppure, viceversa, sostituire un nome comune con un nome proprio o una perifrasi che ricordi in modo univoco la qualità della persona o cosa stessa. Es.: Il capogruppo o un suo delegato per (inserisci il nome del tuo consigliere comunale preferito)

Prosopopea: quando si attribuiscono qualità o azioni umane ad animali, oggetti, o concetti astratti. Es.: State fanno piangere questa città, tutte cose vi siete manciati

Perifrasi: sequenza di parole per indicare una persona o una cosa. Es.: Talé a chissu, sa futtutu tanti ri ssi gettoni ca mi sta parennu na cabbina ro telefono

Pleonasmo: espressione che non aggiunge niente, qualitativamente, nella frase in cui è inserita. Es.:Chi spacchiu mi nni futti a mia?

Antitesi: contrapposizione di idee espressa mettendo in corrispondenza parole di significato opposto o in contrasto. Es.: Ittati vuci, ma picca budello!

Preterizione: figura retorica che consiste nel fingere di voler tacere ciò che in realtà si dice. Es.: Non ti rico u buddellu ca sta succerenno na su palazzu!

Polisindeto: consiste in una sequenza molto marcata di congiunzioni fra due o più parole. Es.: Rapi u giunnali e ci su i gettoni, i rimbossi, i soddi, i bullette, i bandi, i proroghi…

Onomatopea: è un vocabolo o un’espressione che tenta di riprodurre per mezzo del suono una determinata imitazione. Es.: Chiddi ra Finanza sana misu a lima sudda… e zuchiti zuchiti zuchiti.

Epanortosi: consiste nel ritornare su una determinata affermazione, vuoi per attenuarla, vuoi per correggerla. Es.: Chisti su pazzi. Pazzi? Su scattiati.

Allusione: figura retorica consistente nel dire una cosa per farne intendere un’altra. Es.: Dice che hanno fiducia nell’operato della magistratura…

Tramonto ortigiano

Lo scooter montato Leovince si immise a velocità sostenuta nel parcheggio della Marina. Era un tardo pomeriggio di giugno e il sole stava per lasciare spazio ad una luna timida e sfocata che avrebbe portato con se il fresco della sera. Il pilota schivò qualche passante e posteggiò tra le auto e l’inizio del marciapiede. Dallo scooter scesero in due: lei, vestitino bianco e coprispalla fucsia, calzava delle scarpe tipo espadrillas ma con molto tacco; lui indossava un coraggioso abito in poliestere grigio luccicante con una giacca oscenamente corta e una scarpa stringata a punta di diamante. Il sole tramontava, i due si sorrisero, si sfiorarono quasi imbarazzati, poi lui prese coraggio, la fissò negli occhi e disse: ouh, mettici a catina.