Cronaca di un tracollo annunciato

I segnali c’erano tutti, lo si intuiva dalla luce sinistra negli occhi di una grande fetta di popolazione. Son bastati tre giorni, non uno di più, per costringere l’Amministrazione a tornare sui suoi passi e chiudere l’unica lingua di verde e mare di questa città che annega nella cafonaggine, nella maleducazione e nel cemento.

L’ordinanza che sancisce, per la seconda volta, la chiusura della pista ciclabile e dello slargo del monumento ai caduti, è una tegola in testa e un sonoro vaffanculo urlato in faccia a chiunque abbia affrontato questa zoppicante Fase 2 con criterio e nel pieno rispetto delle disposizioni di legge. Ora tutti i cafoni e gli incivili che si assembravano lì, incuranti delle più elementari regole igieniche e di buonsenso, si sposteranno a bivaccare sul lungomare Alfeo. Il Sindaco aspetterà un paio di giorni e poi sarà costretto ad emanare un’ altra ordinanza per chiudere anche quello. I cafoni e gli incivili, imperterriti, transumeranno verso la Marina, dove pasceranno e si moltiplicheranno fino a raggiungere il limite antropico tollerato e l’Amministrazione, sentito il parere dell’Ufficio tecnico e del Comandante dei Vigili Urbani, emetterà ancora un’ordinanza per chiudere la storica passeggiata dei siracusani. I vigili urbani, grazie a un percorso obbligato realizzato con bancarella di calia e simenza e camioncini di incrasciati, convoglieranno la mandria verso l’area del Porto Spero, approntata per lo scopo. Nei piani dell’Amministrazione, i cafoni e gli incivili, dovrebbero stanziare lì fino alla fase 8, ma le continue scorribande al Decò di via Elorina e al Lidl, costringeranno il Sindaco a chiedere aiuto delle altre istituzioni e degli stakeholders. Sperando di sfruttare il potere deterrente della fede e della superstizione, si opterà per inviare l’Arcivescovo in loco che, preceduto da un finto simulacro di Santa Lucia, permetterà di incanalare la mandria in via Columba e spingerla verso l’ex circuito dove nel frattempo, i tecnici avranno allestito il villaggio d’emergenza per i lavoratori stagionali che doveva essere montato a Cassibile. Poi, nel corso di una gigantesca riunione fiume in prefettura, dopo aver preso in considerazione l’idea di sfruttare il loro passeggiare ossessivo avanti e indietro, come diserbante naturale per l’area del parco archeologico, si opterà per suddividere i cafoni e gli incivili in gruppi da 15/20 soggetti e di affidarli ai ristoratori siracusani che potranno obbligarli, anche con la forza, a consumare pranzo e cena, legati ai tavoli di spropositati dehors, fino ad un massimo di 65 giorni di detenzione. Messi al corrente della terribile evenienza, i cafoni e gli incivili, decideranno di arrendersi e dopo aver giurato fedeltà al DPCM, faranno ritorno alle rispettive case fino ad una nuova ordinanza che riaprirà la pista ciclabile e lo slargo del monumento ai caduti e tutto ricomincerà da capo, nei secoli dei secoli.

U Cupittuni – Diario del nanno col giubbotto blu

8 maggio 2020

Ninni continuava a suonare il clacson della lapa dello zu Iano come un ossesso, quando mi sono affacciato, mi ha gridato euforico: “scinni, scinni cha ti fazzu viriri na cosa!”. Ho indossato le scarpe, preso guanti a mascherina e sono sceso, ho girato l’angolo e mi sono avvicinato alla lapa. Lo zu iano mi ha sorriso e Ninni, fuori di se dalla gioia, ha detto: “Talè ca! Chi bello rialo ci fazzu al nostro amico… u sai ri cu è sta rota?”. Nel cassone della lapa, sotto una vecchia coperta di lana, c’era la ruota di una macchina con tutto il cerchione in lega. “No! – ho detto stupito – gli hai fottuto la ruota a quello del palazzo?”. “Sì – ha risposto con un sorriso beffardo – u cupittuni ra Nissan Cascài ri sa test’iminchia i Sicuso.”. “Ma sei impazzito? – ho detto io – e se ti ha visto qualcuno?”. “Nonzi – ha fatto lui – lavoro di fino abbiamo fatto, vero zu Iano?”. “Io ci vuleva scuppiari macari l’autri tri roti – ha detto lo zu Iano – ma poi, passò uno e non mi fici viriri”. “Vergognatevi – ho detto – siete degli incivili e dei criminali.”. “Ouh, statti cammo – ha detto Ninni – è un recalo per lui, in questi giorni ha stato troppo nibbusu pi sta cosa ra machina, ora si po rilassare… se tu nunnu capisci, su cazzi toi.”. “Cetto – ha detto lo zu Iano – ci ama risotto un pobblema, chissu fanu gli amici.”. “E come glielo avete risolto sto problema? – ho chiesto con aria di sfida – ora Sicuso sa machina cu tri rote non la sposta più!”. “Minchia vero! – ha detto Ninni – Iano, iemucci a rimuntari stu cupittuni prima ca sinn’adduna quaccaruno, piffauri!”. Lo zu Iano si è messo al volate e Ninni gli si è seduto accanto, poi sono partiti in una nuvola di fumo bianco.

Il posto davanti al portone – Diario del nanno col giubbotto blu

7 maggio 2020

Il nanno col giubbotto blu camminava molto lentamente e trascinava il passo, sembrava parecchio giù di morale, dietro di lui, a distanza di circa un paio di metri, sua moglie Silvana, che invece zampettava euforica e sorridente, con un vistoso foulard animalier annodato in testa per proteggersi dal vento. Li ho salutati con ampi cenni della mano e ho anche sorriso, ma il nanno non era proprio dell’umore giusto. “C’è qualcosa che non va?” ho chiesto preoccupato. “Nzu – ha fatto il nanno svogliato – fosse… un poco ti malinconia.” ha sospirato. “È tri ghionna ca è nibbuso, tuttu siddiatu, non ci si può pallare.”, ha detto Silvana scoraggiata. “Ma è successo qualcosa di brutto? A me può dirlo.”, gli ho chiesto guardandolo negli occhi. “Ammia mi piaceva chiassài a fase uno – ha detto con lo sguardo rivolto verso il basso – stu fatto ca tutti su peri peri, ca pigghiunu a machina mi spara cà… stamatina, pe coppa ri Sicuso, su pagghiazzu ra scala B, macari male maiu sintutu.”. “Vero è – è intervenuta Silvana, faceva trasi e nesci ro baccuni, come un pazzo e ci acchianò tutto l’acito, tipo uccera, ch’appi a dari a Cittrositina ma nenti, non ci passava, allora chiamai u dutturi e iuddu mi rissi di rarici u Puscopan o docu, comu si chiama, u Maloss e poi si stinnicchiò tanticchia no divano e ci passò”. “Ma che le ha fatto sto Sicuso?”, ho chiesto incuriosito. “Stu cretino, a capo i matina, m’ha fattu truvari a machina posteggiata ravanti o puttuni, no posto mio!”. “Che incivile, ma scusi, glielo dica, avverta l’amministratore… se i posti sono assegnati…”. “A quale amministratore, a quali posti assegnati, chissu è u posto mio e basta, e su cunnutu a machina non la sposta, io u canusciu… è tinto! Ma no ca finisce accussì…”. “Avanti, basta – ha detto Silvana – ca ti senti n’autra vota male, facemuni sta passiata e quannu tunnamu ci rumpi l’antenna.”.

Il Diario del nanno col giubbotto blu

Questa è la storia del nanno col giubbotto blu, è scritta sotto forma di diario, giorno e ora, e rappresenta la fotografia sbiadita di un pezzo di lockdown per come l’ho vissuto io. C’è un balcone, una strada e una moltitudine di umanità in movimento nonostante i divieti. Questo è il racconto, giorno dopo giorno, della nascita di una amicizia, se così si può chiamare, e della sorprendente scoperta del nanno col giubbotto blu. La storia è iniziata per caso, i primi di marzo, quando siamo stati costretti a rimane in casa per non rischiare il contagio da Coronavirus  e riflette gli umori, le debolezze, le frustrazioni e le emozioni di questo strano periodo. 

11 marzo 2020 ore 11:04

Sotto casa mia è un via vai di nanni che passeggiano in gruppi! Gli butto voci dal balcone: “itavinni e case!” ma non sentono o forse non vogliono sentire… Ce n’è uno in particolare, indossa un giubbotto blu, a differenza degli altri non tiene lo sguardo basso per la vergogna, mi fissa dritto negli occhi e non batte ciglio.


16 marzo 2020 ore 10:45

Ogni volta che mi affaccio c’è un gruppo di nanni che passeggia chiacchierando… Buttare voci non serve a niente, sono scorbutici, strafottenti e irascibili! Sembrano organizzati, credo che il loro capo sia il nanno col giubbotto blu.

22 marzo 2020 ore 19:12

Non chiamate Chi l’ha Visto! Volevo rassicurare tutti i parenti del nanno con il giubbotto blu. Il vostro congiunto non è scomparso ma passeggia tranquillo sul lungomare di Ortigia, chiaccherando con un coetaneo.

26 marzo 2020 ore 17:00

Le avete viste le immagini di Siracusa deserta e ripresa dal drone? Si vede il nanno col giubbotto blu che cammina sotto casa mia!!!

29 marzo 2020 ore 11:05

Il nanno col giubbotto blu, quando passa e mi vede al balcone, ormai mi saluta.

30 marzo 2020 ore 11:31

Pioviggina e il nanno con il giubbotto blu, oggi passeggia sfoggiando un ombrello dell’Agip.

30 marzo 2020 ore 17:45

Il nanno col giubbotto blu oggi pomeriggio non è ancora passato e io comincio a stare in pensiero!

30 marzo ore 18:02

Alla fine il nanno col giubbotto blu è passato anche oggi pomeriggio, era in compagnia di un gruppo composto da altri 2 nanni, ogni tanto si fermavano a parlare e poi si rimettevano in marcia. Sotto al balcone mi ha salutato con il solito cenno della mano. Deve avermi visto in ansia perchè dopo pochi passi è tornato indietro e ha detto: “C’è l’ora legale… ce la prentiamo con comoto.”.

31 marzo ore 11:23

Il nanno col giubbotto blu oggi è di buon umore, canta “bellezza in bicicletta”, inforca un paio di occhiali da sole e cammina sbrechisi, con il giubbotto blu dietro la spalla destra.

1 aprile ore 11:12

Il nanno col giubbotto blu oggi è venuto direttamente in macchina, mi ha salutato e ha detto: “a lassù cà, mi fazzu na passiata a Marina e tonno.”. Quando gli ho fatto notare che quello era uno stallo residenti e che non poteva parcheggiare, mi ha risposto: “vabbè… se passunu i vigili lei ci mpicchiassi ca sugnu resitente e che staiu tunnannu.”. Mi ha fatto un cenno di saluto ed è andato via.

1 aprile ore 17:55

Il nanno col giubbotto blu oggi aveva un appuntamento. Ha aspettato paziente per una buona mezz’ora un altro nanno che è arrivato a bordo di una vespa. I due hanno confabulato tra di loro, poi il nanno col giubbotto blu ha tirato furi una banconota da dieci euro e l’ha data al nanno con la vespa. Questo, ha aperto il bauletto e ne ha tirato fuori un sacchetto di plastica con del pesce, dal balcone si riconoscevano triglie di scoglio, mazzoni, perchie e vavuse. Concluso l’affare i due nanni si sono abbracciati affettuosamente e sono andati via.

2 aprile ore 15:55

Il nanno col giubbotto blu dice che ai suoi tempi, le restrizioni le rispettavano tutti, non come ora.

3 aprile ore 10:43

A levante tira vento forte e il nanno col giubbotto blu non può passeggiare senza che l’ombrello dell’Agip gli si pieghi al contrario. Ha fatto un paio di tentativi e poi si è arreso, è entrato nella sua Matiz e ha messo una cassetta con i successivi di Johnny Dorelli. Lo sento cantare a squarciagola e in alcuni momenti mi pare che la voce gli si spezzi e che si commuova.

3 aprile ore 18:11

Il nanno col giubbotto blu oggi pomeriggio è in brodo di giuggiole, fischietta il canto degli arditi e marcia col passo lesto. Ha una fascia al braccio destro e l’ombrello dell’Agip tenuto chiuso a mo’ di manganello. EIA EIA EIA ALALA – mi ha gridato dalla strada – pieni poteri, per mettere fine a sto’ schifìo che ognuno fa quello che vuole”.

4 aprile ore 11:55

Il nanno col giubbotto blu ha fatto un buco nella mascherina per infilarci la sigaretta… ha ripreso a fumare da poco e una a stuta e n’autra adduma…

5 aprile ore 11:00

Esco in balcone e non c’è. Poi, in lontananza, nell’angolo, nascosto dietro una Jeep Renegade, lo vedo, è lui, il nanno col giubbotto blu. Sta tutto accucciato e con la mano mi indica qualcosa e mi fa segno di no. Mi volto e vedo una signora sulla sessantina, vestita bene, molto elegante. Passeggia nervosamente avanti e indietro e ogni tanto guarda l’orologio del telefono che tiene dentro una borsetta clutch. La signora è spazientita, prende coraggio e mi chiede: “ha visto per caso un signore distinto con un giubbotto blu?”. Io tentenno e poi le faccio: “no, non oggi, mi dispiace.”. La signora ha le lacrime agli occhi e va via a passo spedito: “lo sapevo – le sento dire – sempre la stessa storia ed io stupida che ci casco ogni volta.”. “Ma perchè si comporta così? Ma chi era la signora?”, chiedo infastidito al nanno col giubbotto blu. Lui sorride beffardo e dice: “a niente, una simpatia… però è una gran scassamichia.”.

5 aprile ore 18:49

Il nanno col giubbotto blu precedeva di qualche passo un gruppo di nanni, in mano stringeva una borsa di nylon coi laccetti. La comitiva avanzava a passo lento, alcuni tenevano le braccia dietro la schiena, sembravano sofferenti, boccheggianti. Il nanno col giubbotto blu mi fatto un cenno di saluto, io ho ricambiato. Quando è arrivato sotto al balcone gli ho chiesto se tutto andasse bene. Lui si è addumato una sigaretta, ha respirato a pieni polmoni e mi ha detto: “stama scuppiannu! abbiamo fatto una rimpatriata tutti insieme e finito di manciare ora ora, vero picciotti?”. Tutti i nanni hanno cominciato ad annuire e ridere: alcuni tossivano e sgraccavano, altri si tenevano la panza o prendevano fiato. Il nanno col giubbotto blu ha capito la situazione e rivolto alla comitiva ha detto: “avanti picciotti, finemuni sti buttigghi.” e tra gli applausi, ha tirato fuori dalla borsa una bottiglia di Vecchia Romagna e una di Amaro Petrus ancora intonse.

6 aprile ore 12:26

Il nanno col giubbotto blu oggi è passato solo per un saluto veloce, dice che anche se a lui la pensione la accreditano direttamente sul conto corrente, alla Posta ci va lo stesso per assicutare le femmine.

6 aprile ore 19:31

L’avete visto lo spot di Barilla con la voce fuoricampo della Loren e Piazza Duomo deserta? Non è deserta, si vede il nanno col giubbotto blu in fondo a via Picherali!

7 aprile ore 11:22

Il nanno col giubbotto blu avanzava a passo spedito, fumava nervoso e imprecava contro santi e dei. Mi ha salutato con il solito cenno della mano e poi, una volta giunto sotto al balcone mi ha detto: “scusa, ho finito il cretito del telefono… ma che fa, si sono dimessi i manascer ri l’asp?”. “No – ho risposto – che io sappia no.”. “Pagghiazzi!” ha chiosato allontanandosi indignato.

8 aprile ore 10:38

Oggi il nanno col giubbotto blu era tutto compito, passeggiava a braccetto di una donna robusta con leggins neri e un sandalone gioiello calzato con collant. Al mio cenno di saluto ha ricambiato, si è avvicinato e ha detto: “ci presento a mia moglie… ni facemu na passiata o meccatu.”. “Buongiorno signora – ho risposto io – molto lieto di conoscerla.”. “Buoncionno – ha detto lei – finalmente ni potemmo fari na passiata ca mio marito non vuole nesciri mai e va sempre no garasch”. Io devo aver avuto un’espressione incredula perchè il nanno col giubbotto blu ha subito detto: “Fozza, Sivvana, non ni mittemu a convessazione… amuninni.” e l’ha trascinata via. Dopo pochi passi si è voltato con l’indice davanti alle labbra come a dire: statti muto, ah!

9 aprile ore 10:44

Oggi il nanno col giubbotto blu non è passato, ha mandato un altro nanno, un amico suo con un cappellino con la scritta “Legnami Marino” calcato sulla testa, per dirmi che si scusava ma un imprevisto l’aveva trattenuto a Cugni e che non dovevo preoccuparmi.

9 aprile ore 16:03

Il nanno si è fermato sotto al balcone in una nuvola di fumo bianco, era a bordo di una lapa bicolor, blu e ruggine. Alla guida, un tale Zu Iano, presentatomi come viticoltore amatoriale. Nel cassone due damigiane di vino e delle bottiglie di plastica sfuse. Il nanno mi ha chiamato fino a farmi affacciare e poi mi ha detto: “c’ho pottato un recalo, il vino ro Zu Iano… Pistammutta di Pachino genuino.”. “Grazie – ho risposto incredulo – ma le devo qualcosa?”. “Mi rassi tri euro pa miscela ra lapa ro Ziu Iano… avanti, calassi u panaro.”.  “Prima che si allontanasse non mi sono trattenuto e gli ho chiesto: “ma lei oggi non era a Cugni?”.  “Ma cui, iu?” ha detto stupito. “Così mi aveva detto il suo amico stamattina – ho ribattuto io – quello col cappellino di Legnami Marino.”. “Ma quale! Chiussu Ninni è… spara minchiate.” ha sentenziato prima di andare via.

10 aprile ore 12:03

Il nanno col giubbotto blu era molto agitato, non è arrivato con la sua Matiz ma a bordo di un berlinone Bmw dei primi del 2000 guidato da due tipi loschissimi. Non mi ha neanche salutato e mi ha subito chiesto: “Ha vistu a Ninni? Sa fatto viriri stamatina?”. “No – gli ho detto – ma non so nemmeno se lo riconoscerei, l’ho visto mezza volta.”. “Stu testeminchia – ha ripreso lui – sa mugghieri u sta ciccannu… fosse s’addunò re soddi re scommesse re cavaddi!”. “Ma… clandestine?” ho chiesto timidamente. “Sè! Aieri sira a Ciuriddia, ha pesso quacchi 300 euri.”. “Posso fare qualcosa… che so, un’ambasciata?”. “Se u viri ricci ca non ha passare ra casa e che u staiu aspittanno ni Rutilosso… unni c’è u rattacielo.”. “Ma dove, alla torre AZ?”, ho fatto io. “No! – ha detto scocciato mentre si infilava in macchina – a via Antonello di Messina… non ti preoccupare, iddu u sapi.”.

11 aprile ore 11:34

Il nanno col giubbotto blu oggi era particolarmente socievole: “ma tu non nesci mai? Manco pi Pasqua?”, mi ha chiesto con un sorriso che sembrava la vetrina di un compro oro e argento della via Piave. “No, io no – ho risposto piccato – c’è il lockdown… varrebbe per tutti.”. “Bii non ti siddiare – ha detto beffardo – avanti, ora ti pottu na bella colompa attiggianale.”. “No guardi, non è il caso”, ho ribattuto serio. “Un recalo è un recalo” ha chiosato lui”. “Ma le fa lei?”, ho chiesto incredulo. “A quale! – ha risposto – i piglia me ienneru, ni Brancato, ci rialunu picchì è Carrabbineri.”.

12 aprile ore 12:07

Il nanno col giubbotto blu era vestito tutto alliicchittato, ma in maniera improbabile, ha fatto un giro su stesso è ha detto: “Talè… Ah! Un ficurino”. Indossava un improbabile abito gessato tipo gangster, una camicia viola button down ma con il colletto bianco, cravatta animalier e naturalmente, l’imprescindibile giubbotto blu, adagiato sulle spalle come fosse la mantella di un ufficiale sabaudo dell’unità d’Italia. Mi ha mostrato la colomba che voleva regalarmi, ha chiesto che gli calassi il panaro per mettercela dentro e ha specificato: “vedi che questa nun è chidda scassa ro supermeccato, chista a fa u funnu rarreri a Santa Bonacia c’è pistacchio, zabaione, fracoline e cioccolato.”. “Grazie – ho risposto – ma non la prendeva da Brancato?”. “Chista è megghiu – ha ribattuto lui – ne ho prese attre 4 e anche tre uovi di pasqua per i picciriddi… i pottu ni me soro, picchi oggi manciamu da.“. “Ma me la toglie una curiosità? – ho chiesto io – ma come fate con la quarantena, gli spostamenti, i controlli…”. “A nenti, colla chat dei posti di blocco su uotzappi… tu nun l’hai? Ti infito?”. “Non si disturbi, io qua non esco mai.”. “Va be – ha concluso lui – si fici taddu, scappo… domani matina mi fazzu na passiata presto e ni salutamu, che poi semu a Fanusa na villetta ri Ninni… aanti… facemuni st’aucuri: Buona Pasqua!. “Grazie, anche per la colomba… la prego di porgere i miei auguri anche alla signora Silvana.”. “Riferiró”, ha detto allontanadosi a passo svelto.

13 aprile ore 11:20

Il nanno col giubbotto blu è passato strombazzando a bordo di un vecchio Fiat Ducato, era euforico, è sceso dal mezzo, ha aperto la grande portiera centrale facendola scorrere lungo la fiancata e dal ventre del furgone sono scesi dei bambini. Nell’ordine: Johnata e Hilary, i nipoti del nanno col giubbotto blu; Marietto e Mariuccia, compagni di gioco di questi; Kevin e Silvester, nipoti della sorella del nanno col giubbotto blu; Asia e Morgan, figli di secondo letto di Ninni; Affieddu e Justine del catechismo, Zlatan, Lucia Hadid, Gisele e Vincenzo, tutti bambini del condominio del nanno col giubbotto blu. I bambini fremevano per andare via e gridavano in coro, tipo stadio, “La Fanusa alè alè, la Fanusa alè alè!”. Il nanno, che si sarebbe intrattenuto volentieri, mi ha guardato e con un sorriso sornione e mi ha detto: “me ne tevo antare… chisti su pazzi…”. Poi, si è girato di scatto verso i ragazzi e ha detto: “Kevin! posa su palluni ca ninni stama iennu… aanti.”. Io l’ho salutato: “vada vada, non si preoccupi, passi una bella giornata.”. “Salutate il signore mio amico.” ha detto il nanno col giubbotto blu, ma i ragazzi sono rimasti impassibili, solo Affieddu ha fatto cenno con la mano mentre guardava altrove. Saliti sul furgone, Hilary, che era seduta davanti ha detto: “Nonno, metto il cd di Sfera e Basta, ok?”. “Ma completamente!”, ha ribattuto lui, poi ha inserito nel lettore un disco masterizzato ed è partita a tutto volume “Se bruciasse la Città” di Massimo Ranieri, si è adunato una sigaretta, ne ha aspirato una boccata profonda, ha poggiato il braccio sinistro fuori dal finestrino ed è partito sgommando e cantando a squarciagola.

14 aprile ore 12:32

Il nanno col giubbotto blu oggi era molto schivo, passeggiava in lontananza ed era poco incline a conversazioni. Gli ho fatto cenno da lontano e l’ho dovuto pregare per farlo avvicinare poi, sinceramente interessato, gli ho chiesto: “Allora? Come è andata la scampagnata di ieri? Vi siete divertiti?”. Lui mi ha guardato torvo e ha replicato serafico: “Quaccaruno fici a spia… elicottero ra Finanza ca furriava, machini ra Polizia, vigili ubbani… unfennu! Pareva na retata, pi tanticchia di canne na brace”. Per un attimo ho pensato che sospettasse di me e stavo per dirgli: no, guardi che io nemmeno lo so dov’è la villetta del signor Ninni e poi si figuri se mi sarei mai permesso di fare un gesto del genere.  Lui ha continuato a parlare e con gli occhi socchiusi per via del fumo di sigaretta ha detto: “ma io u sacciu cu ha statu!”. “Chi?”, ho chiesto io con ansia. “Cugno e so cugnatu Spampinato – ha detto lui – vivono na stratuzza state e invennu e ci pari ca su i patruni!”. “Ma come lo sa? Ha delle prove?”, ho chiesto sollevato. “U sacciu e basta.”, ha replicato come una sentenza. “Mi dispiace per la giornata rovinata, chissà che delusione per i bambini, ma soprattutto, chissà che multa che vi hanno fatto”, ho detto io con aria dispiaciuta. “Ra multa – ha risposto il nanno col giubbotto blu – minni stai futtennu, ma fazzu luvari ri me ienneru ca è carrabbineri.”. “Beh, meglio di niente”, ho fatto io. “Non finisce qui, li devo incagghiare a sti bastaddi – ha concluso arraggiato, prima di andarsene – ci tagghiu i corna a buccunedda.”.

15 aprile ore 11:15

Oggi hanno suonato al citofono, c’era un pacco da ritirare. Sono sceso di corsa, mi aspettavo un corriere invece c’era la lapa dello Zu Iano, quello del vino. Mi ha guardato senza sorridere, mi sono avvicinato a un metro e lui mi ha dato una sacchetto. Era da parte del nanno col giubbbotto blu e dentro c’era un uovo di Pasqua gigante, un parallelepipedo di caciocavallo ragusano di 5 chili e un biglietto. Lo Zu Iano serafico ha detto: “u liggissi.”. L’ho aperto, era scritto a stampatello con una grafia tremante e diceva: Ho risotto il pobblema con Cugno e Spampinato ma non mi faccio vedere per un po’. Se qualcuno ti avesse a chietere quacchecosa, ieri sono stato tutto il giorno con te qua sotto. Ti omaggio di un recalino per significare l’unione tra la mia famiglia e la tua famiglia. Ho cominciato a sudare freddo! Lo Zu Iano ha chiesto: “c’è replica, ci devo dire riferire cosa?”.  Ho balbettato sconclusionato: “ma… ma… ma io non voglio entrarci proprio in questa storia? Si riprenda questi regali! Ma siete pazzi? Ma che ha fatto il nanno, li ha ammazzati? Sto chiamando la polizia!”. Lo Zu Iano, senza cambiare espressione ha detto: “ma chi sta dicennu? Si hanno messi d’accordo per rifarsi il muretto della villetta e per mettere la pompa per arrubarsi l’acqua direttamente dell’acquetotto… cose così… stana travagghiuannu.”. “E perchè tutta sta pantomima?” ho chiesto incazzato. U Zu Iano mi guardato schifato e ha detto: “ma chi è sta pantominchia?”. “Pantomima – ho fatto io – i regali, il biglietto, l’alibi!”. “Ah, chissu! pi sa mugghieri Silvana… siccome iddu si cucca fora e ni Cugno ci sunu i rumene, idda se u sapi si siddia picchì è troppu gelosa”. “Va bene, non mi interessa – ho detto in maniera sbrigativa – io non faccio il ruffiano di nessuno, si riprenda stu fummaggiu e sinni issi.”. “Manco l’ovo ri pasqua si pigghia? – ha chiesto u Zu Iano stupito – virissi ca ci resta male, ci runa na collera”. “Me ne sto fottendo!” ho risposto piccato chiudendomi il portone alle spalle.

16 aprile ore 10:45

Oggi il nanno col giubbotto blu non si è fatto vedere. In lontananza ho scorto Ninni, stava pescando dal muraglione del lungomare di levante, più volte gli ho dovuto fare cenno per farlo avvicinare e alla fine, molto schivo, è venuto sotto al balcone e mi ha detto: “Non ci posso parlare con te, gli hai mancato di rispetto rifiutanto i recali”. “Io!? – ho risposto incredulo – ma ti pare che mi devo trovare in una situazione del genere senza manco conoscerlo, io non so manco come si chiama il nanno!”. “Io non te lo posso dire – ha fatto lui – speriamo che gli passa e così fate pace, solo il tempo vi dirà.” ed è andato via scuotendo la testa.

17 aprile ore 16:10

Il nanno col giubbotto blu è passato nel primo pomeriggio, camminava lento con le braccia dietro la schiena, poi ha preso il telefono e iniziato a parlare, faceva di tutto per non guardare nella mia direzione. Sono stato indeciso su cosa fare mai poi, il fatto che continuasse a camminare avanti e indietro nei pressi del mio balcone, mi è sembrato un gesto di pacificazione, allora sono sceso giù e l’ho affrontato. Mi sono fermato a un metro da lui e gli ho detto: “Buongiorno, che facciamo, l’ammugghiamo? Guardi che se l’è presa per niente.”. “Pi mia a putemu macari ammugghiari però i recali non si rifiutano mai e i cosi i manciari mai e poi mai.” ha sentenziato lui. “Ma non è questione di rifiuto, lei mi aveva messo in una situazione imbarazzante, anche nei confronti di sua moglie Silvana.”. “Ma picchì tu non ni rici mai minchiate? io pi ttia u facissi… subbito!” ha risposto con aria di sfida. “Certo che sparo minchiate – gli ho detto – ma non così, decontestualizzate…”. “Ouh! Viri ca non ho offeso nessuno, ah!”, mi ha interrotto lui. “Ma quale offesa, decontestualizzato… a muzzo! Ma poi me lo fa venire a chiedere ro Zu Iano… ma chi lo conosce, ma che modi sono” ho continuato spazientito. “C’era u biglietto e c’erano i riali in segno di fratellanza e rispetto e ringraziamento.”. “Senta – gli ho proposto – facciamo così: se vuole, io sono disposto a chiederle scusa per il mio rifiuto che lei ha trovato irrispettoso e lei si impegna a non mettermi più in una situazione del genere. Va bene?”. Lui mi ha guardato fisso negli occhi, poi ha accennato un sorriso e ha iniziato a venire verso di me, si avvicinava ed io indietreggiavo, faceva un passo in avanti e io due indietro. “Ma chi è stu balletto – mi ha detto scocciato – ci dobbiamo dare la mano e n’ama abbrazzari.”. “No, assolutamente no, ma poi lei non indossa nessun dispositivo di protezione.”. “Secondo me – ha fatto lui – sto coronavirus è tutta una fassa, comunque la mascherina Silvana me l’aveva data, ma addivintò tutta niura picchì ci fici un puttusu pa sicaretta.”. “Guardi – ho concluso – facciamo una stretta di mano virtuale e amici come prima, ok?”. “Va bene – ha detto lui – sono contento, sei un bravo racazzo… però u caciocavallo te lo devi prentere… nzanò m’affennu… te lo potto domani.”.

18 aprile ore 11:16

Il nanno col giubbotto blu ha organizzato le cose in grande. A infisso ancora chiuso, sentivo che gridava disposizioni: tu mettiti lì, voi fate la foto, zu Iano tu pronto col clacson della lapa a festa! Mi sono affacciato ed erano già tutti lì, oltre al nanno c’erano: Silvana in leggins neri e pile viola con un cappellino da cerimonia color pesca e con velina, tipo british country club, Ninni in abito scuro con la seconda moglie Concita, u zu Iano con la lapa, Cugno quello della villetta alla Fanusa con due ragazze rumene in jeans attillati e zeppe, i nipoti del nanno: Johnata e Hilary, in sella a due scooter e Asia e Morgan, i figli di secondo letto di Ninni. Il nanno, visibilmente emozionato, mi ha fatto segno di scendere. Donatella, che sentiva questo frastuono provenire da fuori mi ha chiesto: “ma che sta succedendo?”. Niente – le ho risposto – è il nanno col giubbotto blu, credo che abbia organizzato una cerimonia solenne per la consegna del caciocavallo.”. “Scusa – mi fa lei – ma tu non gli regali niente?”. “Certo – ho fatto io – ma che gli porto, un libro?”. “Beh, un libro… – ha fatto lei – non so, forse ci vorrebbe qualcosa di simbolico, non credi? Io mi sono guardato un po’ in giro e ho optato per una copia doppione dei Buddenbrooks di Thomas Mann. Ho sceso le scale, aperto il portone e me li sono trovati davanti. Il nanno col giubbotto blu era fermo davanti agli altri, appena mi ha visto ha fatto un gesto e Johnata e Hilary hanno messo in moto gli scooter e cominciato a fare delle evoluzioni tipo frecce tricolore. Il nanno reggeva questo gigantesco parallelepipedo di caciocavallo e si è avviato verso di me seguito da Silvana, mi ha mostrato il formaggio, io ho annuito, poi Silvana ha aiutato il nanno col giubbotto blu a metterlo dentro un sacchetto grande del Decò. Io ho preso la sporta e ho ringraziato sentitamente, poi ho porto il libro al nanno e ho detto imbarazzato: questo è un regalo per lei, con stima e affetto.”. Il nanno col giubbotto blu era compiaciuto ma non quanto mi sarei aspettato, allora ho detto: “sono i Buddenbrooks… è una grande epopea familiare mitteleuropea .”. “Lo so, ha fatto lui, già l’ho letto… non ti preoccupare…”. “No – ho fatto io – non posso regalarle qualcosa che ha già!”. Allora ho infilato la mano in tasca, preso le chiavi di casa, armeggiato con l’anello che le conteneva, ho sfilato la chiave del portone: “tenga – ho detto – la chiave del portone per suggellare la nostra amicizia!”. Il nanno stavolta era visibilmente commosso, ha tirato su con il naso e ha sgraccato per terra. Silvana era una fontana di lacrime, tutti applaudivano e u zu Iano suona il clacson della lapa. Io e il nanno ci siamo guardati negli occhi e abbiamo annuito, come se ci fossimo scambiati una promessa a vicenda: non ti deluderò. Poi è stato un turbinio di saluti, di grazie e di a prestissimo. Stavo per tornare su quando Silvana ha esclamato: “Buttigghia i sa soru!”. Mi sono voltato e c’era lei che si avvicinava a passo svelto, ciaf, ciaf, ciaf, sentivo il rumore delle piante dei piedi che sbattevano sulla suola delle ciabbatone. “Mi stavo scortanto! – mi ha detto – ci deve dire a sua moglie che i caciocavallo lo taglia a fette e se lo consevva nel fritz.”.

20 aprile ore 12:45

Il nanno col giubbotto blu era fuori di sé, brandiva l’ombrello dell’Agip e mentre vibrava fendenti nell’aria, gridava: “bastaddi!”, “risgraziati!” e “cose ti pazzi!”. “Ma quinti tu sei Archimete Pritacorico – ha chiesto il nanno – a picchì non m’ha rittu prima?”. “Ma veramente non c’è stata mai occasione – gli ho risposto – comunque sì, sono io.”. “Aieri me niputi Jonatha mi cuntó tutti cosi  e che ti amano addenunciato e iu era accussì nibbusu ca pigghiai u telefono pì chiamare a chiddi ri l’Asp ma non risponteva nuddu.”. “Ma no, ma si figuri, la cosa è rientrata subito, non si doveva disturbare.”. “No, a quale – ha proseguito il nanno – a mia i cosi stotti mi sparano ca, allora fici u nummeru ro sintaco e iddu arrispunniu subbitu… pareva tuttu addummisciuto e allora ci rissi ca era u Papa e u babbu ci crirìu”. “Ma sta scherzando – ho detto stupito – si è spacciato per il Papa?”. “Ha statu na cosa a motte subbitanea – ha detto prima di andare via – mi vinni u coppa ra liscìa, va.”.

22 aprile ore 11:31

Il Nanno col giubbotto blu è passato a braccetto con Ninni, erano assorti in una discussione su qualcosa di importante ma che non sono riuscito a captare. Quando sono passati sotto al balcone ci siamo salutati e io ho detto: “ieri abbiamo fatto la pizza e abbiamo usato il caciocavallo che mi ha regalato… molto buono… glielo dica anche a sua moglie Silvana, ci tenevamo a ringraziare”. “Pizza russa?”, ha chiesto il nanno interessato. “Sì – ho fatto io – Margherita…”. “Veni megghiu ne scacciati: broccoli, aiti, spinacia… provolo e poi mu rici.”. Allora è intervenuto Ninni e ha detto: “a me mi piace coi quattro fommaggi che si mescolano tutti… ci metto caciocavallo, pammiggiano e sbizzero.”. “E poi?”, ha chiesto il nanno. “Bonucchiù!” ha fatto Ninni. “Ma accussì su tri fommaggi.”. “Picchì?”, ha chiesto Ninni. “Ca sbizzero, caciocavallo e pammiggiano fano tri.”. “Aspè.” ha detto Ninni dubitativo. “Ma c’aspittari – ha detto il nanno col giubbotto blu mentre deluso, cominciava ad andare via – minchia Ninni, quannu si accusi stunatu fa passare u piaciri… amuninni”.

 

Ficara e Marteddu se ne ano andare ai casi – Il glossario dei commenti social sull’emergenza Coronavirus

– Vi dovete dimettere tu ficarra e picone

– Esci i soddi dei buoni spesa gia veli avete ammuccato

– In ospetale ce una pompa ad oroligeria 

– Sei solo ghiacchere

– Ma lo dice lei che lospedale e coppa di una classe politica???? Ma noi i cittadini che paghiamo i politici ma perche? che cosa possiamo fare se pensano appoi in questo ospedale e al cittadino????  

– Invece e ora il momento di puntare tutti iditi

– Te ne stai lavanto le mani come ha ponzi pelato 

– Per me la colpa c’è l’anno i cittadini siracusani che quando c sono state le elezioni lo anno votato ma fortunatamente che nn o votato a nessuno e continuerò a nn votare a nessuno

– Iprocrita

– Senti a mia mettiti na maschera na facci ca nn si cosa mancu pi fare a pasta a broru i puppo ca siti tutti imbroglioni

– Buona sera noi invece ne avevamo bisogno di sapere nelle mani di chi siamo?

– Io fosse in lei non avrei risposto … ne fatto questo video ci facevuti chi ficura

– Basta, chiachierie,  L’ospedale e un fuoco laio te le firi a santificare tutto e poi a fare i tamponi a tempersta. te la firi se non tela firi a casa ora e mettiamo unaltra sindaco i cittadini sono stanchi e discustati!

– Concordo ha chi a sbagliato e deve pacare

– Tu sei il capo di siracusa è quindi sei il capo dell’ospedale di siracusa reascisci come a de luco

– Nei mao mao l’ospetale funziona meglio sicuro

– Rispunni testa i minchia

– Ma u materiale ca puttaro ra Cina tu sta sabbannu a casa to?

– Ortigia e piena di mascherine che le hai date tu mentre alla pizzuta non c’è ne. cittadini di seriaa e b

– O spitale miscunu sauri e euope

– Non credere più ha voi

– Motti vanno nelle villette ammucciune io li vedo e nessuno controlli?

– A farmacia caruso avi i tamboni?

– Ho fatti un pezzo i sonnoooo. Ca na banunastiiiii a tuttiii sei un sindachello piccolo picolo

– Mutta i vettici dell’ asp al ospetale

– Hanno infettato pure il reparto di gerarchia bastardi

– Ficara e Marteddu se ne ano andare ai casi

– Sindaco ai visto a televisione ieri sul 3 cera reporti ai visto percaso?

Sono tutti peri peri – Il glossario dei commenti social sull’emergenza Coronavirus

– A dittu curricula!!! e curriculum sindaco si bestia

– Sindaco ai creato pure il foconaio a ongolocia si dimetti che è meglio

– Dicci quello che sappiamo merda

– Che il dio ti aiuta e ti proteggi sindaco

– Ti sta parrannu i sopra testa di minchia

– Caro sindaco e giusto secondo lei che le prendono la multa amio nipote perché e uscitò ha comprare ilpane e l’altra volta i sigaretti

– Ce uno che vuole fare la santificazione e tu ai detto ocaca

– Perche nn date la autorizione per infettare le strade a quel signore?

– Ha quello gli avete perso il tampone qualche tre settimane fà e ancora stai parlanto nesci u tapone

– Ma quali controli state facento hai soliti noti ammucciati

– U dutturi mio non risponte sta merda

– A santa panacia e zone limitrofi tutti peri peri

– U ferramente di via piave vente mascarine?

– Vattene a messina ha fermare gli sbarghi condi luca

– La serit continua a tartasacci colle raccomantate

– Perche non parli dell Asb?

– Mpare su quattro dirette ca manco m’arrispunni!

– Ora dobbiamo essere tutti uniti a contro il conoravirus senza politica e senza io di qua e tu dila poi quando finisce te ne puoi andare a fare inculo

– State pulizianto solo ortigia e un pizzuddo di borgata perche 

– Questo ospetale e uno scantalo chiamate il gabbibbo di striscio o quela grossa col cane a petis

 

Dilemmi

Se una fake news viene smentita da una news ufficiale e poi si scopre che la news ufficiale era in realtà una fake news e la fake news era invece una notizia vera, si crea un cortocircuito percettivo di elevata complessità. Sembra proprio quello che è successo a Siracusa dove, alla fine, è stato accertato che il finto infermiere del video denuncia era in realtà un vero infermiere e che quindi, il comunicato ufficiale dell’Asp nel quale si sosteneva che il vero infermiere fosse un finto infermiere e che la vera video denuncia fosse una finta video denuncia, non era vero. Dato che il vero comunicato ufficiale dell’Asp risultato poi falso non è stato mai smentito dai vertici dell’Asp, non è che a questo punto – è il sospetto è legittimo – ad essere finti sono i vertici dell’Asp?