Nominato il super consulente Alvise Villadoro. Ex portantino assenteista, Villadoro è stato per anni l’autista di influenti personaggi politici e malavitosi, scampato all’arresto un paio di volte, si è reinventato sciamano e guaritore su Tele Navajo, una tv locale di sua proprietà. Villadoro, sostenitore di tarocchi e mavarìe, in qualità di nuovo Medical Chief Covid-19 Team and Tech Administrator for Business, Health, porterà avanti una rivoluzione sanitaria senza precedenti. “Punteremo sulla medicina alternativa e sulla magia degli indiani d’America – ha dichiarato – non c’è malattia che non possa essere sconfitta con un amuleto o una pozione. Con me la superstizione prenderà il posto di scienza e ragione”.
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Ferla, la Pasqua e il Coronavirus
Ferla è un piccolo comune dei monti Iblei, i miei nonni materni sono nati e cresciuti lì ma io non ci avevo mai messo piede fino a quando non ho conosciuto Michelangelo Giansiracusa, il giovane Sindaco che ha preso in mano le redini del Comune disastrato e grazie alle sue idee e alla sua amministrazione illuminata, l’ha trasformato in un paese modello di buone pratiche. Rifiuti, sostenibilità, turismo diffuso, politiche energetiche, edilizia scolastica, integrazione sociale, niente è stato tralasciato e Ferla ha cominciato ad essere studiata nelle università e dagli amministratori delle altre città come un esempio da seguire.
Sì, perché al di là dei meriti politici e amministrativi, l’aspetto più sorprendente e importante di Ferla è il senso di comunità che si è venuto a creare, una piccola rivoluzione antropologica che ha coinvolto anche i più scettici. I cittadini di Ferla sono consapevoli, motivati e si sentono parte attiva di una comunità di persone. Sono fattivi, agili e veloci, si riuniscono in assemblee pubbliche, decidono una cosa, si suddividono il lavoro e lo portano a termine. Sconvolgente.
Come molti altri comuni siciliani, anche Ferla sente molto la Pasqua e ogni anno, in questi giorni, dà il meglio di sé. La Sciaccariata è un evento unico, uno dei più spettacolari della Pasqua ferlesse e consiste nel correre, nel cuore della notte, appresso al simulacro del Cristo risorto (U Gesùmaria) brandendo un ramo di sterpaglie infuocate (la sciaccara) per la via principale del paese, su, su, fino al convento dei Cappuccini dove si arriva trafelati, con gli occhi rossi per il fumo e il fiatone per la corsa in salita. Lì, al convento, ogni anno si assiste a un miracolo laico, ovvero compaiono dal nulla i deputati regionali, alcuni fingono di avere il fiatone, altri si racchiudono in preghiera mentre la loro assistente cerca l’angolo migliore per scattare una foto che finirà in tempo reale sui profili social, altri stringono mani e promettono prebende. Poi, d’improvviso, come sono arrivati, spariscono, diretti verso il Comune successivo e verso la prossima funzione religiosa. La Sciaccariata non è uno scherzo, ci sono quattrocento cristiani che urlano e corrono come scalmanati e centinaia di roghi e falò, bisogna muoversi veloci e attenti, facendo attenzione a non prendere fuoco o a non dare fuoco al turista di Dussendorlf col giubbbottino Hi-tech infiammabilissimo che – cassatella di ricotta in una mano e smartphone nell’altra- è fermo in mezzo alla strada a fotografare l’evento, senza rendersi minimamente conto dell’orda mistica e infervorata che lo sta per travolgere e spazzare via.
Negli ultimi anni, il clamore di questa Pasqua ha fatto prima il giro della provincia, poi della regione e poi ha dilagato nel mondo portando a Ferla comitive teutoniche e scandinave che avevano prenato una delle poche strutture ricettive o usufruito del servizio di albergo diffuso. Anche io e Donatella, un paio di volte, ne abbiamo usufruito.
C’è questo simulacro della Madonna che gira tutta la notte con un mantello nero addosso, gira alla ricerca del figlio e poi poco prima dell’alba, arriva in via Garibaldi – che è dove posteggio la macchina di solito – e aspetta che un raggio di sole la colpisca in viso e quando succede la statua inizia a brillare e tutti esultano e la gente affacciata applaude e si commuove e allora si può ripartire alla ricerca del Cristo risorto. Nel mezzo ci sono messe, funzioni religiose e un corollario di eventi sacri che, da ateo quale sono, sconosco completamente. C’è trasporto e devozione, ci sono sacro e profano, la vedova sconsolata e la coppia di fidanzati che può stare in giro tutta la notte.
La mattina di Pasqua il paese vestito a festa si da appuntamento per la messa e per prepararsi ad assistere a “U Scontru”. I bar sono presi d’assalto e producono migliaia di caffè e sfornano cornetti e dolci di tutte le forme, le signore calzano tacchi vertiginosi, alcuni uomini hanno riciclato il vestito damascato del matrimonio e le suore svicolano veloci tra la folla. Perfino i due vigili urbani del paese, per l’occasione in alta uniforme, cercano di guadagnare la posizione migliore, un punto di vista privilegiato per assistere a quello che è indubbiamente il momento più emozioante.
I due simulacri, quello di Gesù e quello di Maria, si muovono dagli estremi del corso e procedono lentamente l’uno verso l’altra. La tensione cresce poco a poco, ad un certo punto si cominciano a scorgere le statue che avanzano e quella della Madonna sembra davvero che stia cercando qualcuno, i suoi movimenti, i piegamenti a destra e sinistra contribuiscono a creare questo immaginario. Poi, quando la tensione ha raggiunto l’apice, le due statue, come se si fossero scorte e riconosciute, accelerano vertiginosamente, corrono una verso l’altra ed esattamente un istante prima di abbracciarsi, la Madonna fa cadere il velo nero che ha indossato tutta la notte e la gente grida tutta la sua emozione, alcuni, stremati dalla tensione, piangono e le statue girano su loro stesse e sembrano abbracciarsi e saltare di felicità.
Con il passare dei minuti la commozione lascia il passo all’allegria e tutti si abbracciano e si baciano, prendono in braccio i bambini, tengono per mano le nonne, si fanno gli auguri e iniziano a dirigersi verso le case con le tavole imbandite, lì, è un tripudio di sugo di maiale, ricotta, arrosti, sasizza, vino locale e dolci.
La situazione sanitaria di quest’anno e l’emergenza Coronavirus rischiavano di compromettere lo svolgimento della Pasqua ferlese. Nessun assembramento di persone è consentito, nessuna sciaccara può essere accesa, e men che meno, nessuna processione potrà percorre le stradine del borgo. Per la prima volta dal 1861 Ferla rischiava di non celebrare la sua festa più sentita. Poi l’idea, la trovata risolutrice. Mi immagino i cittadini di Ferla collegati su Zoom per discuterne. Qualcuno avrà chiesto: “Sintaco, ma allura pi Pasqua nun facemu nenti? Manco a Sciaccariata?”. “Tanino, ma come la possiamo fare se è vietato uscire in strada?”. E poi un brainstorming di idee e alla fine, la trovata: lanterne cinesi. Costruiamole, compriamole, prepariamo un tutorial da mettere in rete e da inviare su whatsapp per aiutare i meno pratici. Tanino ne fa 50, lo zio Carmelo addirittura 103. Appuntamento sabato a mezzanotte, ogni famiglia sul suo balcone, ci sarà un cenno, la prima lanterna si alzerà in volo e le altre la seguiranno, il silenzio irreale sarà rotto da un applauso scrosciante e Ferla tornerà ad illuminarsi in segno di rinascita e speranza.
Lettera Firmata
Succede che all’indomani delle feroci polemiche sulla vicenda dell’Ospedale di Siracusa dopo il servizio di Report, l’Asp fa uscire una nota per chiarire, una volta per tutte, la situazione dell’emergenza epidemiologica in provincia. L’ho letta con attenzione e sono rimasto sgomento. Nella nota si sciorinano dati, numeri e percentuali di ammalati, di ricoverati e si fanno paragoni, tantissimi paragoni con la situazione nelle altre province siciliane. Il dato generale che ne viene fuori è che le province di Siracusa e Ragusa, sono le meno colpite dal virus e che qui da noi, la media di ammalati su diecimila abitanti è di 1,99, mentre nel resto della Sicilia è di 3,27. Sono numeri esaltanti, numeri magici, come talismani. Non so cosa ne pensiate voi, ma io deduco solamente che abbiamo avuto fortuna sfacciata, sì insomma, un gran colpo di culo!
Quando mio nonno Santo si ammalò, venne a scoprire dell’esistenza di un amuleto miracoloso che veniva preparato ad hoc da un mago del messinese. L’amuleto costava tipo 99mila e 900 lire e prometteva guarigioni strabilianti, garantendo rinascite fisiche e psicologiche “fino al 98%”, così diceva la scritta lampeggiante in tv. Mio nonno, che non era stupido, decise di prendere carta e penna e di scrivere una lettera personale al sedicente mago. Spiegò dettagliatamente la sua situazione e chiese di avere l’amuleto in prova, da uomo di altri tempi qual era, aveva una sola parola e si impegnava, con tutto il suo onore a corrispondere la cifra per intero nel caso di risultati soddisfacenti o di riconsegnarlo intonso al mittente, nel caso non avesse sortito alcun effetto.
I numeri per loro natura sono sterili, spietati, incontrovertibili e sicuramente ci aiutano a tracciare un quadro generale dell’epidemia nella nostra regione. Ora, però, farci credere che questi numeri scaturiscano da un’azione coordinata e dall’efficenza del nostro sistema sanitario provinciale, per me è una forzatura bella e buona, che forse, visto il clima esasperato di questi giorni, si poteva e si doveva evitare. Non mi aspettavo di trovarci delle scuse in questa nota o delle assunzioni di responsabilità, giammai! Ma l’impegno a fare meglio e quello a provare a ricostruire la fiducia con gli utenti dell’ospedale e con i cittadini, quelli sì.
La nota dell’Asp invece è netta, tagliente ed asettica come non lo è mai stato nemmeno l’ospedale. Non c’è umanità, non c’è nessuna empatia, c’è solamente la lettura arida di alcuni dati che sancirebbero il grande successo del modello di sanità siracusano che, a questo punto, aggiungo io, andrebbe esportato in tutta Italia. Insomma, credere che questi numeri siano merito della perfetta organizzazione sanitaria è come credere che il Mago do Nascimiento o il Mago Francois possano davvero risolvere i problemi d’amore e di salute solo perché ogni tanto, anche loro ci prendono.
A dire il vero ci sono due passaggi che condivido: il primo riguarda le difficoltà che i sistemi sanitari di tutto il mondo hanno avuto e che continuano ad avere nel fronteggiare il virus; il secondo, è una domanda, semplicissima mo molto efficace: ma la politica dov’era? Che facevano tutti i deputati di ieri e di oggi per migliorare questa situazione e mettere Asp e medici nelle condizioni di lavorare in una struttura funzionante e con le giuste risorse? Accuse, quest’ultime, condivisibili se non fosse che sembrano – ma è una opinione maliziosa – rivolte solo a quelli che hanno denunciato la situazione dell’ospedale di Siracusa, forse in ritardo, forse non con la dovuta convinzione e non certamente verso gli altri, quelli che questo sistema e questi problemi hanno contribuito a generarli.
Nella nota della direzione sanitaria dell’Asp non si fa alcun cenno alle circolari che vietavano al personale di indossare le mascherine per non spaventare i pazienti; si tralascia la vicenda dell’infermiere – risultato poi positivo – che con un video aveva denunciato la situazione, a suo dire incresciosa, in cui era costretto a lavorare il personale sanitario e che è stato accusato di essere un fake, un provocatore, uno che non era nemmeno dipendente dell’Asp. Trincerandosi dietro all’indagine della procura, non c’è nemmeno una parola sulla triste vicenda Rizzuto e della sua collaboratrice, la signora Ruggeri e sul caos che ne è scaturito dopo i ritardi clamorosi nell’esecuzione dei tamponi e nel disporre le quarantene per i dipendenti della Sovrintendenza. Non si parla dell’argomento tamponi in generale: quanti ne sono stati effettuati, quanti no, quanti sono andati persi e quanti sono ancora in attesa di un risultato, perché si aprirebbe una voragine da cui difficilmente si potrebbe venire fuori. Non c’è, infine, alcun riferimento all’utilizzo promiscuo del Pronto soccorso, né al Covid team inviato da Palermo per cercare di porre rimedio ad una serie di errori e ritardi.
Dispiace che la toppa che è stata scelta per coprire il clamore di Report sia peggiore dello sbraco stesso. Perfino il mago di mio nonno ebbe uno slancio di sincerità.
Carissimo Santino – gli rispose dopo qualche giorno – con il cuore in mano ti scrivo che l’amuleto non ha alcun poter magico o medicale, è solo un espediente per sbarcare il lunario. Sai, la gente è ormai diffidente e sono in pochi quelli che vengono in studio da me, per fare le carte, per farsi togliere il malocchio o per qualche filtro d’amore. Con mia moglie, che mi aiuta nelle questioni di marketing, abbiamo deciso di puntare sui numeri e quel 98% di guarigioni che lampeggia durante la mia trasmissione è solo uno specchietto per le allodole. Ti consiglio di rivolgerti ad un buon medico e di lasciare perdere numeri e percentuali miracolose. Ti auguro il meglio…
Lettera firmata
Ficara e Marteddu se ne ano andare ai casi – Il glossario dei commenti social sull’emergenza Coronavirus
– Vi dovete dimettere tu ficarra e picone
– Esci i soddi dei buoni spesa gia veli avete ammuccato
– In ospetale ce una pompa ad oroligeria
– Sei solo ghiacchere
– Ma lo dice lei che lospedale e coppa di una classe politica???? Ma noi i cittadini che paghiamo i politici ma perche? che cosa possiamo fare se pensano appoi in questo ospedale e al cittadino????
– Invece e ora il momento di puntare tutti iditi
– Te ne stai lavanto le mani come ha ponzi pelato
– Per me la colpa c’è l’anno i cittadini siracusani che quando c sono state le elezioni lo anno votato ma fortunatamente che nn o votato a nessuno e continuerò a nn votare a nessuno
– Iprocrita
– Senti a mia mettiti na maschera na facci ca nn si cosa mancu pi fare a pasta a broru i puppo ca siti tutti imbroglioni
– Buona sera noi invece ne avevamo bisogno di sapere nelle mani di chi siamo?
– Io fosse in lei non avrei risposto … ne fatto questo video ci facevuti chi ficura
– Basta, chiachierie, L’ospedale e un fuoco laio te le firi a santificare tutto e poi a fare i tamponi a tempersta. te la firi se non tela firi a casa ora e mettiamo unaltra sindaco i cittadini sono stanchi e discustati!
– Concordo ha chi a sbagliato e deve pacare
– Tu sei il capo di siracusa è quindi sei il capo dell’ospedale di siracusa reascisci come a de luco
– Nei mao mao l’ospetale funziona meglio sicuro
– Rispunni testa i minchia
– Ma u materiale ca puttaro ra Cina tu sta sabbannu a casa to?
– Ortigia e piena di mascherine che le hai date tu mentre alla pizzuta non c’è ne. cittadini di seriaa e b
– O spitale miscunu sauri e euope
– Non credere più ha voi
– Motti vanno nelle villette ammucciune io li vedo e nessuno controlli?
– A farmacia caruso avi i tamboni?
– Ho fatti un pezzo i sonnoooo. Ca na banunastiiiii a tuttiii sei un sindachello piccolo picolo
– Mutta i vettici dell’ asp al ospetale
– Hanno infettato pure il reparto di gerarchia bastardi
– Ficara e Marteddu se ne ano andare ai casi
– Sindaco ai visto a televisione ieri sul 3 cera reporti ai visto percaso?
Report
I fatti, anche quelli che conosciamo già, hanno tutto un altro peso quando ci vengono spiattellati in faccia senza mezzi termini, senza ossequi cortigiani e senza colpi al cerchio e alla botte. C’è un emergenza che è stata gestita come peggio non si poteva, ci sono dei morti, ci sono i malati – molti anche tra il personale medico – ci sono risposte importanti da dare alla città e responsabilità che non possono essere nascoste dietro ad un “no comment”.
Report non ci dice nulla di nuovo di quello che non sapessimo già, ma ha il pregio di tratteggiare a tinte più vivide la sconvolgente situazione della sanità a Siracusa. Il quadro che ne viene fuori è desolante, è come girare il coltello nella piaga, è come sparare sulla croce rossa. Sì, perchè di questa situazione ne eravamo tutti a conoscenza e l’emergenza Coronavirus ha solamente fatto esplodere il carico di mediocrità, di servizi scadenti, pessima organizzazione, menzogne, inefficienza, disinteresse e ignavia.
Qualcuno può ancora negarlo? Conoscete molte persone che potendosi permettere di andare a Milano o Bologna, solo per fare degli esempi, hanno scelto di programmare un intervento importante, una visita specialistica o un accertamento dirimente all’ospedale di Siracusa? È un andazzo tristissimo che non comincia certo oggi, è una nomea asfissiante che ha avvolto l’ospedale in una nube tossica e ha travolto anche i medici bravi e coscienziosi, gli infermieri, i dipendenti, i tecnici di laboratorio preparati e scrupolosi. Noi non siamo esenti da responsabilità, abbiamo nicchiato e fatto finta di niente. Come ho già scritto altrove, ci siamo assuefatti al degrado, l’abbiamo normalizzato. Ci hanno fatto credere che quello era il massimo che potessero offrirci e che dovevamo accontentarci e ringraziare, perchè alla fine, dopo tutto, eravamo ancora vivi. Invece avremmo dovuto gridare, denunciare, pretendere, reclamare i diritti, la dignità, le competenze. Come in un circolo vizioso, ci abbiamo messo anche del nostro, perchè il degrado chiama degrado e allora abbiamo iniziato a parcheggiare dentro, a fumare sulle scale, ad usare gli ascensori delle barelle, a sabotare porte allarmate, a entrare in dodici prima degli orari di visita, ad uscire tardi, a scrivere sui muri e distruggere le sedie. Con questi comportamenti abbiamo fornito l’alibi e per loro è stato facile dire: “non possiamo fare niente perché tanto qui, distruggono tutto”.
Report si concentra sul fatto di cronaca ma in realtà, mette in evidenza tutti i limiti di una sanità regionale devastata dalla politica, umiliata dalle nomine di manager non all’altezza, paralizzata dall’assenza di concorsi per le posizioni sanitarie di vertice, svuotata, anno dopo anno, di risorse economiche e umane. Di cosa ci stiamo lamentando se poi mettiamo un like al post sfacciato e indignato del politico che ha contribuito a creare tutto questo?
Del servizio di ieri continuano a tornarmi in mente due elementi strettamente legati tra loro. Il primo riguarda la sconcertante perdita di tempo: c’era un vantaggio rispetto agli ospedali del nord, c’erano dei protocolli da seguire e nel caso, da migliorare , c’era la possibilità di pianificare le scelte e di adottare soluzioni efficaci e di buon senso. Questo non è stato fatto e qualcuno un giorno dovrebbe risponderne. L’altro elemento ha a che fare proprio con la mancanza di risposte. Ieri abbiamo avuto sotto gli occhi l’immagine impietosa di quello che significa vivere qui e oggi: un muro di gomma invalicabile che rimbalza ogni cosa. Nessuna empatia, nessun coraggio, nessuna assunzione di responsabilità.
Dilemmi
Se una fake news viene smentita da una news ufficiale e poi si scopre che la news ufficiale era in realtà una fake news e la fake news era invece una notizia vera, si crea un cortocircuito percettivo di elevata complessità. Sembra proprio quello che è successo a Siracusa dove, alla fine, è stato accertato che il finto infermiere del video denuncia era in realtà un vero infermiere e che quindi, il comunicato ufficiale dell’Asp nel quale si sosteneva che il vero infermiere fosse un finto infermiere e che la vera video denuncia fosse una finta video denuncia, non era vero. Dato che il vero comunicato ufficiale dell’Asp risultato poi falso non è stato mai smentito dai vertici dell’Asp, non è che a questo punto – è il sospetto è legittimo – ad essere finti sono i vertici dell’Asp?
Tanto qui distruggono tutto
Avrei voluto scrivere un pezzo carico d’indignazione sull’ospedale e sull’emergenza Coronavirus, sul video dell’infermiere, sulla risposta dell’Asp e sull’arrivo dei medici da Palermo che di fatto, commissariano la sanità siracusana e ne sanciscono il fallimento. In queste ore però ne sono stati scritti tanti, condivisibili e molto dettagliati, per cui sarei stato ridondante.
C’è un aspetto però che mi lascia interdetto ed è lo sgomento di una parte della popolazione. Ma veramente volete farmi credere che non vi eravate accorti di quanto fosse basso il livello sanitario e organizzativo dell’Ospedale di Siracusa? Ma nessuno di voi è mai stato al Pronto Soccorso o a trovare qualcuno ricoverato? Sparare a zero in maniera indiscriminata e fare generalizzazioni, non serve a niente e del resto, è evidente come anche Siracusa ci siano medici coscienziosi, primari preparati, infermieri scrupolosi e reparti che funzionano dignitosamente, prendendosi cura dei pazienti, mettendo toppe ai buchi del sistema, facendo i conti con la carenza di budget e le ruberie perpetrate negli anni dalla politica, dal suo sottobosco e dai baronati.
Al di là della veridicità del video virale dell’infermiere o presunto tale, al di là della risposta ufficiale dell’Asp, i problemi dell’ospedale di Siracusa sono lì da tempo, da anni, da sempre e l’emergenza Coronavirus li ha solo portati in superficie. C’è anche una nostra responsabilità in tutto questo? Secondo me sì! Evidente. Per troppo tempo abbiamo fatto finta di niente, abbiamo nicchiato, alzato le spalle e detto: “che schifo! Però, va bè… che ci possiamo fare noi?”. Per anni abbiamo continuato a scegliere quelli che hanno contribuito a ridurlo così, alimentando clientele e bloccando i concorsi, per anni abbiamo osannato manager inefficienti e senza competenze. Ma veramente adesso ci stupiamo?
Quando qualche anno fa, in primavera, ricoverarono mia nonna a Siracusa, la portarono in un reparto fatiscente: i bagni erano luridi, non c’era carta igienica, non c’erano fazzoletti di carta per asciugarsi le mani, non c’era nemmeno il sapone e il personale paramedico era sottodimensionato. Le quattro degenti della stanza, erano completamente abbandonate a loro stesse, tutto gravava sulle spalle delle famiglie, che dovevano fare i turni, accudirle, imboccarle, accompagnarle in bagno. Ma la famiglia può sopperire a tutte le mancanze di un sistema marcio? Cosa deve fare chi è solo? Chi non ha qualcuno pronta a lasciare tutto per correre in suo soccorso? Come deve fare chi lavora e non può prendersi cura di una persona cara? Ma che società è mai questa? Provate a mettere piede nella sala d’aspetto di un pronto soccorso a Berlino, tra tossici e ubriachi e restare inebriati dal profumo di pulito e dalla gentilezza del personale che non parla nemmeno la tua lingua. Minchia, a Monza, dopo un’intervento, l’infermiera spazzolava i capelli di mia mamma, un gesto che quando ci ripenso, mi commuove ancora.
In quel reparto, quella primavera, a Siracusa, l’unico conforto per mia nonna e per gli altri pazienti, era dato da una donna rumena, che a pagamento – e non tutti potevano permettersela – accudiva i pazienti con grande umanità e professionalità. Lavava, spugnava, faceva addirittura iniezioni e medicazioni. Era una di fuori, questa sì non aveva nessun rapporto con l’Asp eppure stava lì, a fare il lavoro che avrebbe dovuto fare qualcun altro. Non lo faceva di nascosto, estorcendo denaro e minacciando, no, lo faceva alla luce del sole, con il il beneplacito della caposala e del primario. Già, il primario. All’inizio del reparto c’era la sua stanza, sopra la porta, una luce rossa sempre accesa lasciava credere che fosse impegnato a visitare qualcuno o impegnato in una riunione. Non l’abbiamo mai visto. Mia nonna è morta nel letto di casa sua e dopo tante sofferenze, aveva finalmente un’espressione serena. La donna rumena invece, qualche tempo dopo, è stata brutalmente assassinata dal suo ex compagno che pretendeva il denaro che lei guadagnava accudendo clandestinamente i pazienti di un reparto dell’ospedale di Siracusa.
La verità è che ci siamo assuefatti al degrado, l’abbiamo normalizzato. Ci hanno fatto credere che quello era il massimo che potessero offrirci e che dovevamo accontentarci e ringraziare, perchè alla fine, dopo tutto, eravamo ancora vivi. Invece avremmo dovuto gridare, denunciare, pretendere, reclamare i diritti, la dignità, le competenze. Come in un circolo vizioso, ci abbiamo messo anche del nostro, perchè il degrado chiama degrado e allora abbiamo iniziato a parcheggiare dentro, a fumare sulle scale, ad usare gli ascensori delle barelle, a sabotare porte allarmate, a entrare in dodici prima degli orari di visita, ad uscire tardi, a scrivere sui muri e distruggere le sedie. Con questi comportamenti abbiamo fornito l’alibi e per loro è stato facile dire: “non possiamo fare niente perché tanto qui, distruggono tutto”.
Come affogare
Tuffarsi nei commenti alla diretta social del Sindaco e rischiare di annegarci dentro, è stato come naufragare in un mare in tempesta, puoi solo cercare di restare a galla e sopravvivere.
Ci sono migliaia di famiglie senza reddito e migliaia letteralmente senza un euro. C’è paura, preoccupazione, fame e miseria. Le situazioni più drammatiche hanno a che fare con chi lavorava in nero, saltuariamente, e adesso è alla canna del gas e teme per la propria famiglia. C’è anche tantissima ignoranza, spocchia, pressappochismo e violenza. C’è omofobia, razzismo verso gli extracomunitari, ma anche nei confronti di chi è andato a cercare fortune al Nord: “Se lasci la Sicilia per lavorare – scrive Domenico – diventi uno straniero e poi calci nel culo peggio per te”. Le città del Sud sono delle polveriere pronte a esplodere e ho paura che a nulla serviranno le misure economiche messe in campo dal Governo, dato che molte di queste persone nemmeno le riceveranno, perché vivono ai confini della realtà e perché nessuno li aiuterà e li metterà nelle condizioni di sapere, e di pretendere qualcosa di cui hanno diritto.
C’è un cortocircuito in atto, ci sono un Sindaco e una amministrazione che fanno quello che possono, forse di più e lo fanno con grande spirito di sacrificio, c’è una fascia di popolazione che può permettersi di restare in casa senza grossi problemi, ci sono gli ultimi che si sentono abbandonati a loro stessi e poi ci sono i peggiori, i provocatori, quelli che speculano sulle disgrazie.
Occorrerebbe precisare che Il Comune di Siracusa non ha nessuna voce in capitolo sulla gestione della sanità e dell’ospedale, né può emanare decreti o legiferare per annullare le bollette di luce e gas. Quello che può fare e che ha fatto è attivare e firmare protocolli per fornire servizi utili ai cittadini e alle persone più a rischio, posticipare la scadenza delle imposte locali, sanificare le strade, potenziare i servizi sociali e organizzare i volontari della Protezione civile sul campo. Ma di fronte alla paura, di fronte alla violenza, la solidarietà, l’accoglienza e l’altruismo sono concetti vuoti, privi di senso e soppiantati dall’egoismo. La disperazione però non può giustificare i toni esasperati e il disprezzo indiscriminato verso coloro i quali: volontari, Banco Alimentare, Caritas, forze dell’ordine, medici, infermieri e personale sanitario, stanno facendo di tutto, ognuno con i propri mezzi, per scongiurare la catastrofe.
Mi sono chiesto quante persone non capissero realmente di cosa si stesse parlando, quanti fossero distratti da altro, quanti erano lì, collegati a vedere quel video, solo per sfogare rabbia e frustrazione. Così, in maniera velleitaria, ho cominciato a cliccare sui profili delle persone per tentare di capire, per provare ad immaginare cosa potesse esserci alle spalle. Il primo che mi ha incuriosito era di una donna, aveva l’immagine di un fucile a pompa. Dalle sue foto si evince che presta servizio nelle forze dell’ordine, il suo commento trasuda violenza, della più becera. Per lei, i siciliani bloccati a Villa San Giovanni sono tutti infetti e quindi devono essere sterminati. Scrive proprio così: sterminati. Non le interessa conoscerne le motivazioni, non le importa nemmeno sapere che la legge consente a queste persone di raggiungere il loro domicilio, lei vuole solo vedere scorrere del sangue. Ho segnalato il commento a Facebook ma quello che avrei dovuto fare sarebbe stato scrivere al Ministro dell’Interno, cercare qualche deputato inesistente e chiedere che agenti del genere vengano immediatamente radiati dalle forze dell’ordine, perchè i cittadini hanno bisogno di servitori dello Stato equilibrati e con la testa sulle spalle e non certo di gentaglia esaltata e violenta.
C’è una che continua a chiedere insistentemente di avere “moduli della Partita Iva”, la sua è una richiesta compulsiva, si ripresenta ogni cinque o sei commenti, e va avanti per un’ora intera di diretta. A nulla valgono le risposte di qualche cittadino mosso a compassione che le suggerisce che i moduli che sta cercando sono scaricabili sul sito dell’Inps. A lei non frega un cazzo. Li vuole ora e subito. Dice che sul sito dell’Inps non ci sa andare e che questo Sindaco è una vergogna per il mondo intero.
C’è una costante nell’escalation di porcherie e turpiloquio, più gli utenti espongono madonne, picciriddi, croci, rosari e immaginate sacre, più sono violenti e assetati di sangue. Anche i profili di coppia non le mandano a dire, sono quegli account coi nomi lunghissimi tipo “Savvuccio Infantino Rosinella Carrubba amore per sempre”. Mi sono sempre chiesto come si gestisca un profilo del genere: scrive uno e l’altro e d’accordo o fanno un post ciascuno? In questo caso, chi sarà stato a commentare “bastaddo leggi pure i commenti di chi ti dice merda”. Savvuccio o Rosinella?
Molte domande concernono l’emergenza sanitaria. Alla luce dei due ultimi decessi, la fiducia nelle gestione della crisi da parte dell’Ospedale è ai minimi termini. Chiedono che il sindaco relazioni sulla situazione dei reparti ospedalieri e sul numero degli infetti, in tanti chiedono di sapere con che fine abbiano fatto i tamponi di fatti in una data precisa. Anita, ad esempio, ha le idee chiare: “Sindaco devi fare come De Luca e farli ricoverare prima che il virus si attacca ai polmoni!”. L’argomento De Luca è gettonatissimo, una vera e propria ossessione. Al sindaco di Messina viene attribuito tutto: dallo stop ai traghetti, all’apertura delle acque dello stretto. Cateno avrebbe poteri taumaturgici, misurerebbe ad uno ad uno le temperature di tutti i clienti dei supermarket di Messina, porterebbe personalmente assegni di migliaia di euro e spese abbondanti (no come qua tre pacchi di pasta e due buatte di sassa e il grana patano), avrebbe stretto accordi sanitari e commerciali con la Russia e perfino con “l’Arzerbangiam” come sostiene Giancarlo. In questo immaginario collettivo, De Luca è sempre in strada a risolvere problemi, mentre Italia è seduto sulla sua bella poltrona con il culo comodo a rubare i soldi dei siracusani. C’è chi fa notare che anche De Luca fa le dirette seduto dietro la scrivania, ma viene accusato di comunismo, di fascismo e di essere addirittura ONG.
C’è un nutrito gruppo di utenti che sostiene di essersi collegato per vedere fatti e non per sentire parole, chi vuole aprire i “negozianti” e chi chiede se la pista ciclabile l’hanno aggiustata e riaperta. Orazio, è uno dei tanti omofobi: “non ai capito una minchia spunnata – dice fiero – sei puppo di merda e non sei cosa di fare il sindaco”. Dal suo profilo si evince che ha studiato presso Juventus Football Club e che svolga due lavori: uno presso “se stesso” e l’altro presso “cazzi miei”. Deborah non ha dubbi, ma ha un conflitto di interessi grande quanto una casa: “devi andare a zappare sei bestia”, commenta acclarata, ma è la proprietaria di una azienda agricola. Giovanna è la peggiore di tutte, insulta a raffica, lo fa di continuo, ogni quaranta secondi, non le interessa cosa si dica, non ascolta nemmeno, è un fiume in piena. Non c’è un filo conduttore nei suoi commenti, è come un profondo e lancinante Stream of Consciousness. La sua galleria fotografica è una lunga carrellata di selfie con espressioni che nemmeno Antony Perkins nei provini per interpretare Norman Bates. I suoi commenti: “parole parole”, “buffone”, “testa di minchia”, “i fatti dove sono” “scendi in strada a proteggere i siracusani come deluca” sono decine, forse centinaia. Carmelo, avrà sicuramente esperienza nella gestione complessa delle crisi e non lo manda a dire: “i numeri di telefono celi giochiamo all’otto devi gerenalizzare i compiti da controllare babbo”. Marcello invece è deluso, sta perdendo solo del tempo, vorrebbe maggiore concretezza, un livello della discussione più alto, non ne può più e lo grida ai quattro venti: “Sei più ignorate di queli che ti anno votato”.
Il Sindaco continua ad aggiornare sulla situazione, parla di banco alimentare, di reddito di cittadinanza, dello spostamento dei tributi locali e incassa gragnole di insulti, come un pugile sul ring, schiva offese gratuite, colpisce con qualche jab per tenere le distanze e ogni tanto va in clinch e prende fiato.
Angela ha studiato, ci tiene a sottolinearlo, nell’immagine di copertina ha una pergamena di laurea in economia e da sfoggio della sua preparazione: “Ma stai parlando da mezz’ora di banco alimentare! sei un fallito devi pensare alle persone che non hanno soldi e che non possono mangiare, come le aiuti?”.
C’è quella che pretende che il Comune, intervenga su un problema condominiale e c’è Marilena, che dopo 20 giorni di lockdown non ha ancora capito il perché non si possa uscire con la macchina per andare a trovare le altre mamme con i bimbi, è esausta perchè non riceve risposta ed a un certo punto sbotta: “Questo si sente alto e locato mentre alti sindaco ci mettono le faccia”. C’è chi chiede perché la posta di Belvedere è chiusa e chi vuole sapere perché alla filiale del Monte dei Paschi di Siena si deve prendere l’appuntamento, c’è chi pretende pene esemplari per quelli del Decò che non stanno rispondendo al telefono e chi vuole sapere se deve fare la revisione alla macchina.
Le domande più numerose sono di natura economica: mutui, bollette, tasse, iva, imposte locali. Ci sono quelli che vogliono denaro, ora e subito, quelli che pretendono di non pagare, alcuni piangono miseria e sfoggiano fotografie a bordo di bolidi da sessantamila euro. Alcuni sono molto precisi e chiedono: “Buongiorno Sindaco, ci sono novità sulla prima rata della Tari? Il pagamento resta fissato per il 31 marzo o è prevista una proroga? Grazie.”. Ma la gentilezza, la normalità è vista molto male e uno scalmanato risponde serafico: “ma che cazzo centra la tari ora ci devono dare i soldi che si fottono”. Lucia è indignata: “Di bollette nonne parli bastardo!”. Alessandro tenta di mediare: “Non chiedete tutto al Sindaco, chiamate i vostri gestori, informatevi”, ma Lucia non ci sta: “Sono tasse e colpa sua del sindaco”. Il branco ha deciso, il Sindaco è il capro espiatorio, il responsabile di tutti i problemi, le storture, i fallimenti, i lavori sotto pagati, le delusioni e gli errori fatti nel corso di una vita.
Ogni tanto ci si imbatte in un commento salvifico, come un raggio di sole dopo la tempesta, come un salvagente lanciato in mare un attimo prima di affogare. La signora Giuseppina è una minoranza silenziosa che riempie il cuore di speranza. “Noi viviamo di pensione che sarà regolarmente accreditata – scrive con la fierezza di un Winston Churchill – quindi la TARI la pagherò regolarmente, credo che il Comune ne avrà ancora più bisogno in questo periodo!”. Non l’avesse mai scritto, la quantità di insulti che riceve è spropositata, disarmante, feroce.
Alla fine della diretta sono svuotato, sbigottito. Prendo aria. Ci vuole un grande senso di responsabilità da parte di tutti affinché la situazione non degeneri. Cosa potrebbe succedere se anche solo una minima parte di questa violenza si riversasse fuori dai social? C’è sempre una strategia nell’aizzare le persone le une contro le altre, nel fomentare il caos, nell’alzare i muri ed esasperare gli animi. I tempi sono duri e se ne uscirà solamente restando uniti, aiutando i più deboli e facendo comunità. Il resto, gli show, le dichiarazioni al vetriolo, le facili verità che alcuni personaggi stanno propinando, sono solo fuffa, pericolosissima fuffa.
Quale futuro?
Fino a quando si tratta di dati su un bollettino, numeri su una cartina geografica o curve di un grafico da dover decifrare, tutti quei morti hanno una valenza diversa, ma quando invece muore una persona che conosci, è tutta un’altra storia. Calogero Rizzuto non era un mio amico, l’ho incrociato in un paio di occasioni, diversi anni fa, abbiamo scambiato qualche parola formale e quando ci siamo rivisti, tempo dopo, non ci siamo nemmeno salutati. Eppure la sua scomparsa mi ha profondamente colpito. Leggere i pensieri di chi con lui ha lavorato, vedere quelle foto private, che lo ritraggono in contesti diversi da quello formale, mi ha lasciato un senso di sconforto opprimente che si è affievolito solo in serata.
Apprendere che ci sarebbero stati dei ritardi nei risultati del tampone, degli errori grossolani, delle mancanze e che la sanità siciliana, ancora una volta, si sarebbe dimostrata inaffidabile è, nella situazione terribile che stiamo vivendo, un pugno nello stomaco. Il pensiero che Calogero Rizzuto, che era un dirigente regionale, il presidente del parco archeologico di Siracusa, sia stato vittima di malasanità nonostante le attenzioni di un deputato regionale e poi perfino dell’assessore competente, lasciano completamente di stucco e portano inevitabilmente a farsi una domanda: ma cosa potrebbe succedere a un disgraziato qualsiasi?
Questo però non è il momento della polemica, non serve a niente fomentare odio, aizzare gli animi e innescare paure. La Procura della Repubblica di Siracusa ha aperto un fascicolo e farà le sue indagini, a noi, non resta che mantenere alta l’attenzione e restare in casa il più possibile. Stiamo vivendo un’emergenza che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare, non è una guerra, è vero, non ci sono bombardamenti, esecuzioni sommarie e il cibo e i medicinali non scarseggiano, c’è un fronte però, una prima linea fatta di medici, infermieri e personale sanitario allo stremo che è l’unico baluardo a difesa del nostro mondo e c’è una fascia di popolazione molto povera che si trova in enorme difficoltà.
Il trend dei contagi degli ultimi giorni lascerebbe spazio a un leggerissimo ottimismo, i numeri di oggi sono il risultato di quello che è accaduto dieci giorni fa, segno che il lockdown, qualche risultato lo starebbe portando. Il virus passerà e avremo un vaccino e dei farmaci brevettati affinché tutto questo non si ripeta un’altra volta. Passerà e potremmo tornare ad abbracciarci e baciarci, a prendere il caffè al bar, a trovare i nonni, passeggiare, andare in ufficio, viaggiare e scoprire il mondo.
Si faranno delle analisi e verranno attribuite delle responsabilità su tutto ciò che inevitabilmente non è andato come doveva, per fatalità, errori, leggerezze e sottovalutazioni. C’è un problema sistemico in questo Paese ed è la gestione della cosa pubblica: istruzione, giustizia e sanità, più di tutte, sono state umiliate e depredate in favore d’interessi particolari ed a discapito di quelli generali. L’aspetto più importante sarà comprendere che basi getteremo per costruire il futuro. Questa pandemia non è solamente un’emergenza sanitaria ma anche sociale e ci ha spiattellato in faccia e ha reso evidenti a tutti, i terribili limiti e le storture delle nostre società: povertà ingiustificata, cittadini senza tutele, stipendi da fame, lavoro nero e bassa scolarizzazione. Raccogliere i cocci non obbliga a sistemare tutto come era prima ma anzi, permette di progettare dei cambiamenti, di ripensare, riformare e di ridisegnare le prospettive. Questa è la sfida del futuro, sapremo affrontarla senza affidarci a marpioni, arruffapopoli e squallidi arrivisti?
Liu Xiaodong, Things aren’t as bad as they could be (2017; olio su tela, 250 x 465 cm; Courtesy Liu Xiaodong e Massimo De Carlo)
Checkpoint Ciane
L’intervento dell’esercito in Sicilia, chiamato per aiutare le forze dell’ordine a fare rispettare quattro prescrizioni elementari, è la dimostrazione di come da queste parti, il buon senso, il bene comune e il rispetto delle regole siano ancora visti come qualcosa di inutile, d’irrilevante, stronzate ad uso e consumo dei più stupidi. Loro invece, i furbi, gli spacchiosi, di regole e prescrizioni se ne fottono. Hanno sempre fatto così e alla fine, gli è sempre andata bene. L’emergenza Coronavirus non è che una parentesi, un esempio lampante di un modo di vivere molto diffuso: sono quelli che non hanno mai fatto un sacrificio, che sono evasori totali ma pretendono la sanità pubblica gratis, parcheggiano negli stalli dei disabili e gettano dal finestrino il pacchetto di sigarette vuoto, lavorano in nero e prendono il reddito di cittadinanza al posto di qualcuno veramente bisognoso o campano con i soldi della pensione della nonna e se la sparano in Gratta e Vinci e sale scommesse. Sono imprenditori che non sanno cosa voglia dire fare impresa, campano di imbrogli e guidano giganteschi Suv di cui non pagano le rate, sfruttano il lavoro dei disgraziati che hanno la sventura di incontrarli. Sono quelli che dicono “e io pago”, ma non pagano mai niente. Sono i primi a mettere la bandiera italiana, parlano di patriottismo ma sono vigliacchi e sempre pronti a scaricare qualsiasi responsabilità sugli altri: immigrati, politici, Europa, mondo.
I militari avranno l’ordine di sparare alle gomme? Attueranno dei rastrellamenti? Ci saranno coprifuoco e checkpoint? insomma, riuscirà l’esercito a debellare questo mix esplosivo di strafottenza e ignoranza? Io credo di no. Si tratta di un processo troppo lungo e che necessita di tempo e pazienza. C’è un problema culturale grande quanto una casa e servirebbero più maestri e più insegnanti capaci di innescare una trasformazione antropologica nelle prossime generazioni. Abbiamo comprato armamenti e caccia F35 e invece avremmo dovuto investire in istruzione e sanità. Anche perché, non so se vi ricordate, ma l’ultima volta che c’è stato l’esercito sulle strade siciliane, i detriti di Capaci e di via D’Amelio erano ancora fumanti, e sui balconi, le persone avevano esposto le immagini di Falcone e Borsellino. C’erano questi ragazzi in divisa, fucile in spalla, che presidiavano crocicchi e punti sensibili, stavano fermi, immobili, ore e ore di piantone in attesa di una camionetta che li rilevasse per dargli il cambio. All’inizio la popolazione accusò il colpo e qualcuno cominciò ad indossare il casco. Dopo due giorni non incutevano più nessun timore, erano diventati elementi d’arredo; una settimana dopo, la gente ci posteggiava la vespa davanti (così nessuno me la fotte); dopo due settimane i malacarni sugli scooter gli sfrecciavano davanti, tiravano uova e petardi, stampavano dei gran crigni e gli gridavano: “Suca” oppure, facendo schioccare le dita: “scoppia bastaddo!”.






