Alla Matalotta

Il vigile urbano alla matalotta non è una odiosa generalizzazione ma purtroppo ci si avvicina. Il vigile urbano alla matalotta non è nemmeno un’eccellenza siracusana, anche se in questo campo diamo il meglio di noi. Il vigile urbano alla matalotta ha dentro di sé qualcosa di unico: affascinante e respingente, intrigante e scabroso. Il vigile urbano alla matalotta dà l’impressione di essere sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato e, se il posto è quello giusto, appare fuori contesto.

Se non è al bar o intento a scrollare sul telefonino, il vigile urbano alla matalotta guarda sempre dall’altra parte, non usa il fischietto, non è pratico nell’arte sublime della paletta, non corregge comportamenti sbagliati e se lo fa, ad andarci di mezzo sono quelli che non c’entrano un cazzo. Per esempio, un vigile urbano alla matalotta posto davanti all’ingresso di una scuola non batterà ciglio davanti agli scooter con famigliole senza casco che gli sfrecciano a trenta centimetri dalla faccia; non muoverà un passo per multare il gigantesco SUV senza contrassegno, abbandonato con spregio, a spina di pesce, sullo stallo disabili, da una mamma con bigiotteria vistosa che accompagna un “cannaluari” di tredici anni fin dentro la scuola.

Un vigile urbano alla matalotta farà spallucce davanti ai motoveicoli parcheggiati sui camminamenti pedonali che impediscono ai bambini di passare; non riterrà opportuno intervenire per evitare che genitori zelanti parcheggino le auto in doppia fila stringendo la carreggiata e trasformandola in un budello. Il vigile urbano alla matalotta invece, se proprio dovrà intervenire, sarà solerte nel richiamare e sgridare con perentori “si metta di lato non vede che sta bloccando le macchine?”, genitori disperati che con bambini al seguito e trolley da spedizione sull’Himalaya senza sherpa, sono costretti a estenuanti gimcane nel traffico mefistofelico, tra miasmi, pm10 e la strafottenza degli altri genitori in auto che li puntano e sgasano e, se potessero, li metterebbero sotto, anche se quei pargoli sono compagni di classe dei figli.

In definitiva il vigile urbano alla matalotta sembra avere metri di valutazione completamente sballati. Ma perché? Cosa spinga il vigile urbano alla matalotta a lasciarsi scivolare tutto addosso?

Etica e morale hanno ancora un significato condiviso oppure sono diventate concetti inutili, gusci vuoti pronunciati con solennità ma privi di sostanza? Siamo ancora capaci di distinguere il bene comune dalla convenienza personale o il guazzetto dell’indifferenza ha ormai coperto ogni altro sapore, anestetizzando coscienze e responsabilità?

Ogni giorno mi arrovello e assisto sempre allo stesso pattern di situazioni, come Prometeo: condannato a vedere il proprio fegato divorato in eterno. Cambiano le facce, cambiano le auto, cambiano le stagioni, ma la scena resta identica. Ogni mattina lo stesso menefreghismo, ogni sera la stessa rassegnazione che si trasforma in speranza e ricresce durante la notte per essere nuovamente divorata il giorno dopo.

Forse il vigile urbano alla matalotta è solo lo specchio di questa società che ha guadagnato moltissimo in termini di tecnologia ma ha perso tantissimo a livello umano. Una società iperconnessa ma completamente scollegata, pronta a indignarsi sui social ma incapace di un gesto di civiltà a motore spento. Una società dove la furbizia è scambiata per intelligenza, l’arroganza per carattere, l’omissione per prudenza.

E allora il vigile urbano alla matalotta non è un’eccezione, ma una conseguenza. Non è la causa del disordine: ne è il prodotto, il sintomo, la fotografia impietosa. Perché alla fine, diciamocelo chiaramente, c’è un po’ di matalotta in ognuno di noi.

Festa Vigili Urbani, cerimonia in Duomo e inno intonato dagli alunni delle primarie

In concomitanza con i festeggiamenti per San Sebastiano, torna a furor di popolo la Festa del Corpo della Polizia municipale. In piazza Duomo si terrà il tradizionale schieramento alla presenza del sindaco Francesco Italia, dell’assessore Dario Tota, di Assopanini e Confcavallo e delle autorità civili e militari della città. Gli alunni delle scuole primarie della città hanno voluto dedicare un inno che sarà intonato nel corso della cerimonia.

Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’,

e siccome siamo vigili urbani inutile che telefonerò.

Da quando sei in pensione c’è una grossa novità,

le body cam e lo street control, ma nessuno le userà…

Si esce poco la sera, dopo le 19,

e c’è chi ha messo i mastelli di carta vicino alla finestra.

E si sta senza multare per intere settimane,

e con gli smartphone si gioca a Sudoku

e di tempo ne rimane…

Ma il sindaco Italia ha detto che il nuovo anno

porterà una turnazione e tutti quanti stiamo già spasando.

Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno

aumenteranno gli straordinari

ed i permessi a tutto tondo.

Ci saranno raviole e caffè tutto il giorno,

e un Crodino ogni tanto stappare

mentre molti già lo fanno.

Vedi caro amico, cosa ti scrivo e ti dico

e come sono contento

di essere vigili urbano in questo momento

vedi, vedi, vedi, vedi,

vedi amico mio, cosa mi devo inventare

per poter riderci sopra e continuare a lavorare

e se quest’anno poi mi metto in malattia,

col certificato,

come diventa importante

che all’Inps ci sia mio cognato.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà

e io mi sto preparando sai

con delle nuove App.

Poesie

Pioggia che cadi acida sulla città d’amare,

avvolgi quel semaforo intelligente che regola senza regole

il caos di un mattino di novembre.

Lo strillare impunito dei clacson impazziti si fa canto soave e s’addensa

e accompagna l’attesa incompiuta del verde contemplare di luci.

Solo una mano può metterci in salvo,

solo la tua, Vigile Urbano. 

È arrivato il momento di lasciare quel bar.

L’offerta formativa

Siracusa, aperte le iscrizioni al primo master di II livello “Parcheggio a spina di pesce su stalli per bus e disabili”. Il Master è rivolto a tutti i cittadini interessati ad annullare l’etica nel campo della convivenza civile. Il percorso didattico sotto la guida di illustri docenti (pregiudicati, vigili urbani, ex assessori alla mobilità) garantirà l’acquisizione delle principali regole di pirateria del codice della strada. La prova finale prevede il parcheggio contromano e in retromarcia a spina di pesce su stallo riservato con lancio di sacchetto di rifiuti indifferenziati e svuotamento posacenere auto.

Ferie Pagate

Piove,

semaforo verde,

passano le auto zizzagando sul corso,

lentamente, nella pioggia d’autunno

stanno, in colonna con lampi di freccia ai lati di Zara

in attesa di un amore scontato.

 

Vien per la strada un figuro,

un vigile urbano che il lento passo trascina,

non interviene, non si frappone, fa finta di niente

e s’allontana.

 

Quanti giorni sprecati, quante pensieri,

la nostalgia di una vita perduta,

il sentimento di esser nati stanchi,

la certezza delle ferie pagate.

Visita Mattarella, non erano vigili urbani ma comparse dell’Inda

Visita del Presidente Mattarella, siracusani stupiti dalla massiccia presenza di polizia municipale (1 agente ogni 3 cittadini) dispiegata lungo il tragitto presidenziale. Non erano vigili urbani ma comparse dell’Inda: la sconvolgente scoperta attribuita al Sig. Augusto Carnemolla, pensionato della Giudecca, insospettito dal fatto che la maggior parte del personale in divisa indossasse calzari antichi e fosse equipaggiato con lance, archi e frecce.

Il raggiro del Comune, smascherato quando lo smaliziato Carnemolla, irritato per aver dovuto spostare l’auto da via Logoteta, avrebbe chiesto ad un presunto vigile urbano quando sarebbe terminata “‘sta camurria”, ricevendo in tutta risposta una citazione tratta da I persiani di Eschilo: “Umane sventure certo possono agli umani toccare; e molte sventure ai mortali vengon dal mare e molte poi dalla terra, se il tempo di vita in là si prolunghi”.

Fenomenologia ed eterno ritorno del vigile urbano in una città a vocazione turistica

Il vigile urbano alle prese con le richieste di chiarimento della turista inglese in merito alla rimozione della sua autovettura mostra tutta la sua fragilità. Dapprima utilizza, scandendolo con tono perentorio l’infinito, perché nell’immaginario questa forma verbale è il passepartout per tutti gli idiomi.

Aspettare preco, aspettare plis, uan moment, prima finire qui”.

10676398_10205092533582693_8074606812451449399_nPoi, rivolto alla collega, vira sul dialetto e quasi sottovoce bofocchia: “Mmm n’autra nglisa. Oggi è a tezza ca mi capita. Ma chi fici ri male iu?”.

Nglisi, insieme a russo e cinisi, forma le macrocategorie geopolitiche in uso a queste latitudini. Nglisi equivale genericamente all’Europa occidentale, Oceania ed America del Nord; con la macrocategoria Russo si intendono le popolazioni dell’Europa orientale ed in generale i biondi; con Cinisi, l’intera Asia.

Preco, parlare, dove posteggiare lei plis? Qui solo resident. Ottiggia”.

La turista cerca di spiegarsi, di farsi capire a gesti ma inevitabilmente la barriera linguistica è insormontabile. Il vigile urbano comincia a guardarsi intorno alla ricerca di qualcuno che possa tradurre le istanze della signorina e facilitare la comprensione, ma la strada sembra un deserto. L’uomo sa di essere dalla parte della ragione ma allo stesso tempo percepisce l’angoscia della giovane turista che teme che la sua auto a noleggio possa essere stata rubata.

Allora deglutisce e si lancia: “Eschiusmi mister plis”. Indica la fila di auto parcheggiate alla sua destra, unisce la punta delle dita di una mano e muovendo il polso su e giù si esibisce in un trionfale: “Deris the car?”.

La malcapitata, con le ultime forze fa segno di no, cerca di dire qualche parola, per un istante sembra anche infastidita, ma lui la incalza: “Deris the car? Deris? Qui? A destra? A Left? Deris the car signorina? Se era qui ormai è stata rimossa e pottata a paccheggio, via Olivieri, Teatro greco, viale Teracati… lì vicino”, mimando con la mano la strada da fare a piedi.

La ragazza è confusa, non ha capito niente, saluta e imprecando sottovoce si allontana, presumibilmente verso il suo alloggio alla ricerca di qualcuno che possa farle capire. Il vigile urbano allarga le braccia dispiaciuto, avrebbe voluto aiutarla veramente, farle capire che trovandosi in zona rimozione la macchina è stata sicuramente rimossa e che avrebbe dovuto fare più attenzione. Si rivolge alla collega e vulnerabile dice: “Certo ca stu inglisi però navissimu nsignari…” e la collega, che ha assistito a tutta la scena senza intervenire, replica fatalista: “Oramai è troppo tardi chi ta nsignari…su i turisti c’avissiru a sapiri l’italiano”. I due stanno per risalire a bordo della loro auto quando un omaccione biondo si sbraccia per catturare la loro attenzione: “Excuse me officer”.

No! Macari u russo. Ma nun potti finiri sta iurnata…” .