Le Tragedie Pitacoriche – Tekra

Tekra, 422 a.C.

I cittadini di Tivoli vivono assediati nelle rispettive villette per via dell’emergenza sanitaria causata da un bando rifiuti inadeguato. Due fazioni, tra odio e vendette, si contendono l’utilizzo dell’ultimo cassonetto rimasto intatto: i Mirmina antichi discendenti di Achille e i Linguanti, trasferitisi lì dalla lontana via Corinto. Per regolamentare l’utilizzo del cassonetto superstite, le due fazioni decidono di rivolgersi all’Oracolo di Cozzo Pantano. Il responso non da adito a dubbi: il matrimonio tra Concetta, la figlia secondogenita dei Mirminna e Iano, il rampollo dei Linguanti darà vita ad una nuova dinastia che regnerà su Tivoli e metterà pace alla faida del cassonetto. Tutto sembra procedere per il meglio ma Ture, un maniscalco di Canicattini Bagni, follemente innamorato di Concetta, tenterà di sabotare il volere dell’oracolo mettendo in giro la voce che Iano Linguanti non solo è puppo, ma non paga manco la Tari. È la fine. I Linguanti, offesi nell’onore, radunano un esercito pronto a scagliare l’attacco finale. Quando la battaglia sembra inevitabile, le donne delle due fazioni rivali intonano un canto straziante e invocano la dea Tekra che mentendo spudoratamente, preannuncerà l’arrivo risolutore della raccolta porta a porta e dei mastelli personali.

Le Tragedie Pitacoriche – Edipo in Colonia

Edipo in colonia, 465 a.C.

Una storia senza tempo che narra la parabola criminale di Edipo – un pusher diciassettenne della Costanzo, pluribocciato, violento e attaccabrighe, costretto dai servizi sociali ad un periodo di riabilitazione in una colonia per adolescenti problematici – e il suo amore per Elena, una sedicenne del Nautico, cleptomane e bugiarda. I due trascorreranno insieme giornate di passione e bullismo sfrenato ai danni dei ragazzi più deboli. Con la promessa solenne di rivedersi fuori e di trascorrere la vita insieme all’insegna del crimine, Edipo confiderà a Elena – poco prima che questa lasci la colonia – il nascondiglio segreto dei suoi proventi della droga. Purtroppo però gli dei sono avversi al giovane malacarne che, inconsapevole, conta i giorni che lo separano dalla sua amata. Al termine del suo percorso riabilitativo, Edipo scoprirà che Elena l’ha tradito, che non ricambia il suo amore e che si è pure fatta zita con Ermete, lo spacciatore di Bosco Minniti, suo acerrimo nemico. Ferito nell’orgoglio, umiliato nell’anima e col cuore spezzato, Edipo abbandonerà la città e troverà rifugio in un comune degli Iblei, dove a fatica, metterà su un piccolo giro di ricettazione.

Ci siamo

Ci siamo, anche quest’anno il momento è arrivato, si scorgono all’orizzonte con le Cinquecento e le Citroen a noleggio, hanno le Lonely Planet evidenziate sotto il braccio e gli occhi pieni di meraviglia e stupore. Presto, scongeliamo il pescato di frodo, facciamo rinvenire quella ricotta acida, scomponiamo i cannoli, prepariamo quel chiacco. La stagione turistica è cominciata e Ortigia è un fermento: cultura contro profitto, Luna Park o dormitorio, libertà d’espressione contro libertà d’espressione. Chi farà la prima mossa? Il ristoratore spregiudicato, il musicista integralista, l’Amministrazione imbelle o il residente frustrato? Pitacoricamente spero sempre che qualcuno riesca a mediare tra gli eccessi, ma la disillusione, negli anni, ha spazzato via i miei sogni come un foglio di stagnola soffiato via dal vento nello slargo deserto di un paninaro su ruota.

Caravaggio – I prodromi per una Crocifissione di Sant’Andrea

Vendo prestigioso bozzetto autografo de “La Crocifissione di Sant’Andrea” di Caravaggio, già appartenuto alla collezione Strummerleaks-Tekra. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Inda, giornate siracusane: tutte le novità

Al via le “giornate siracusane” della Fondazione Inda, sei appuntamenti dedicati ai cittadini residenti che potranno avvalersi di importanti agevolazioni in chiave siracusana. Dopo una mirata ricerca di mercato, sondaggi tra la popolazione e un torneo di pari e dispari tra i componenti del Cda Inda, ecco le proposte lanciate dalla fondazione:

Inda Drive In

L’attaccamento del siracusano alla propria macchina è leggendario, per questo motivo il secondo martedì di giugno, avrà la possibilità di entrare comodamente con la propria auto nella cavea del V secolo e di godersi lo spettacolo seduto all’interno dell’abitacolo, appagando così uno dei sogni più inconfessabili. L’automobilista potrà strombazzare il clacson per sottolineare l’intervento del deus ex machina, sgasare a più non posso per dimostrare apprezzamento per il coro o, se completamente coinvolto nella storia, segnalare all’eroe intrighi e agguati ad opera dei suoi antagonisti con gli abbaglianti.

Mezza porzione

Per troppi siracusani una tragedia intera è troppo. Per questo motivo i vertici Inda hanno deciso di proporne una versione ridotta. Il terzo giovedì di giugno, il pubblico siracusano potrà recarsi normalmente a teatro, accomodarsi nel posto assegnato e godersi quella che a tutti gli effetti sembra una normale tragedia. Dopo circa 40 – 45 minuti, ad un cenno concordato del regista, il protagonista morirà improvvisamente o farà ritorno alla sua isola natia e dagli altoparlanti partirà a tutto volume la sigla della Champions League. Il Siracusano, preso alla sprovvista, si sperticherà in applausi e si lancerà in ardimentosi “bravi”, gridati con nonchalance  e “forza Eschilo”, ritornando poi a casa felice.

Scolaresche

Il primo lunedì di giugno sarà la volta delle scolaresche aretusee. Dato il disinteresse millenario degli studenti siracusani per gli spettacoli classici, la Fondazione Inda – dopo essere stata visibilmente colpita dalla composizione datata 2012 d.C. raffigurante l’incisione del motto “Savvuccio ama Jennifer” e la secca risposta apocrifa “porci e zauddi” – ha lanciato un concorso a premi dedicato alla migliore incisione con chiodo su monumento. La corretta ortografia non da diritto a punteggio suppletivo.

Sabato dance

Chi ha detto che la cultura classica non ha appeal sul popolo della notte? Con il Sabato Dance, la Fondazione Inda si scrolla di dosso tabù millenari e lancia Ellenika, la prima tragedia live con dj Menelao. Cinque ore di Euripide sparato a 180 bpm faranno tremare le pietre della cavea e le gambe degli avventori. Luci stroboscopiche, pessimi long drink e l’attesissimo match sul fango “Ifigenia vs Medea”, rigorosamente vietato ai minori.

Vip

Solo per certi siracusani! È la proposta Inda per la gente che conta. Abito griffato, calzari tipo antico Egitto, tre etti di pietre preziose e licenza media per lei; completo di lino, mocassino di maialino dei Nebrodi, prototipo google glass e avviso di garanzia per lui. I vip siracusani sono stanchi di contendersi un cuscino o un biglietto gratis, pratica ormai ritenuta troppo volgare. “Se la cultura ci vuole sa dove trovarci” aveva dichiarato il presidente del Circolo Unione degli Amici dei Giardinetti, prima di essere posto agli arresti domiciliari. Per non scontentare questa fascia di pubblico, la Fondazione Inda dedica loro il secondo venerdì di giugno. Per l’occasione attori e maestranze si sposteranno sulla cavea per fare spazio sul proscenio a tavoli di Bridge, Chemin de fer, Black Jack e Burraco.

Pensionati

Da sempre bistrattati e considerati l’ultima ruota del carro, ai pensionati viene dedicato l’ultimo mercoledì di luglio. A ciclo di rappresentazioni finite, i pensionati saranno condotti con l’inganno all’interno del Teatro Greco, sedati con ingenti porzioni di pizza al taglio salatissima e di vino “pista e ammutta” da 16,5 gradi a temperatura ambiente e una volta annichiliti, saranno costretti a sorbirsi le esibizioni scartate dal programma della kermesse Siracusadamare.

Totuccio e la destagionalizzazione turistica

Dato per scomparso da ritorno a casa dopo 4 anni. È l’incredibile storia del Sig. Totuccio, il pensionato Enel inghiottito da una voragine il 6 marzo 2015, mentre si trovava al Villaggio Miano per acquistare della sinapa e ricomparso questa mattina da un cratere di Santa Teresa Longarini.

Il mazzo di sinapa ancora intatto e la convinzione dell’uomo di essere mancato per pochi istanti, lasciano presagire una qualche anomalia spazio temporale.

Per Palazzo Vermexio si aprono scenari inediti di destagionalizzazione e delocalizzazione turistica. Per questo motivo, un commando di volontari capitanato dal Sindaco e dall’Assessore al ramo sarà calato nel cratere per esplorarne i meandri. Non si esclude l’ipotesi di incontrare altre forme di vita, per questo motivo ogni volontario sarà dotato di un kit di sopravvivenza che comprende:

Coltellino sbizzero;

Foto del Senatore Lo Curzio con autografo;

Barattolo sugo matalotta;

Pass Ztl Ortigia;

Coupon per due notti presso B&B “A Fanusa”;

Sintesi bando rifiuti;

Brick latte di mandorla;

Magnete frigo parcheggio Talete.

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Scusate lo sfogo

Ma tu che problemi hai che vivi a Ortigia? Ultimamente mi sento rivolgere questa domanda provocatoria sempre più spesso, come se Ortigia fosse un’oasi di benessere e civiltà, come se vivere qui equivalesse a stare dentro una sfera di cristallo. Sì, c’è un momento in cui potrebbe essere vero, quando esco di casa la mattina presto e mi affaccio sul lungomare con il sole che sorge a levante e i colori che mozzano il fiato e non c’è nessuno per strada e si sente il rumore del mare, beh, la cosa mi emoziona ancora tanto e riconosco che non ci sono tantissimi altri posti così. Però, diciamolo una volta per tutte, il luogo comune secondo il quale a Ortigia vada tutto bene e il centro storico goda di attenzioni e controlli particolari, è assolutamente da sfatare. Le condizioni dell’isolotto sono problematiche, esattamente come quelle del resto della città. Anche qui la spazzatura è abbandonata senza remore dal padre di famiglia che accompagna i figli a scuola o lanciata direttamente a mare dalla moglie del malacarne della piazza di spaccio. Sedie e tavoli spaiati sono ovunque e occupano strade e marciapiedi; gli ombrelloni Coca Cola mortificano scorci suggestivi; i dehors, regnano sovrani e di suolo pubblico ne è rimasto ben poco da calpestare. Nel tentativo di non scontentare nessuno, la singhiozzante e pavida Ztl ha fallito senza appello, riuscendo a scontentare tutti: quelli pro e quelli contro. Le auto, sfrontate, continuano a parcheggiare in divieto su corso Matteotti, in piazza Archimede, in piazza Pancali e in seconda fila in corso Umberto, rendendo l’unica arteria per uscire dal centro, un budello caotico e infernale. I posteggiatori abusivi pascolano indisturbati nelle distese di Nazario Sauro e negli anfratti del mercato; nei fine settimana poi, i pescatori di frodo approntano il loro bazar, per la gioia di grandi e piccini:

– Papà, papà, che pesce è quello lì?

– Amore mio, è un piccolo cerniotto reale, una specie protetta!

Le discoteche improvvisate suonano a volumi spropositati e senza licenze ed i karaoke, sfacciati, ripropongono hit neomelodiche fino alle prime luci dell’alba. Il piano di zonizzazione acustica è un mistero della fede, con un’aurea tra il mitico e il mistico, tipo miracolo del sangue di San Gennaro. Gli ambulanti abusivi, spiaggiati davanti ai monumenti, espongono un’offerta merceologica da fare invidia al Floresta dei tempi d’oro e seguono il fil rouge estetico di sciatteria, imposto dalla kasbah con le luci al neon che commercia in cianfrusaglie e copricapi di cartone pressato e che occupa, da tempo immemore, il versante nord del tempio d’Apollo, il più antico tempio dorico siciliano. Nessuno controlla, nessuno fa niente. Tutto intorno, una luce unica, un mare invitante, un cielo terso e nell’aria, un persistente fetore di fritto.

Se ne stanno antanto

Della pizzeria vicino casa mia ho parlato in passato, quando iniziarono i lavori per la costruzione del dehor più grande del mondo: un ecomostro in alluminio e compensato, inspiegabilmente autorizzato dalla Soprintendenza. Lo scorcio parziale del mare cattura qualche turista che si avventura in questo lato dell’isola, ma per lo più, i frequentatori del dehor della pizzeria sotto casa mia sono autoctoni. A giudicare dalle auto che guidano, sono anche molto facoltosi ma purtroppo scevri di senso civico. Gli avventori che cenano nella pizzeria vicino casa mia trovano conveniente parcheggiare il loro Suv in seconda fila, di fianco al dehor, possibilmente nei pressi del tavolo che hanno scelto. Di fatto, è come cenare in garage ma a loro sta bene così. Una sera, una giovane coppia che sfoggiava una Bmw X5 nuova di zecca, aveva lasciato il finestrino abbassato e l’autoradio accesa a volume sostenuto, costringendo tutti gli altri a sentire uno sfacciato mix dance con ritornelli neomelodici.

Quando sono passato di lì e ho notato le espressioni sconvolte della famiglia mitteleuropea che cenava nel tavolo accanto, mi sono sentito mortificato. Il capofamiglia ha chiamato il cameriere e in un discreto italiano gli ha chiesto, per favore, di intervenire. Il cameriere ha fatto di sì con la testa ma sembrava infastidito, ha raggiunto il tavolo dei torpi con l’X5 e ha detto:

“Picciotti mi dispiace ma chistu sta scassannu a minchia”.

“Chi fazzu? Stutu?”. Ha chiesto il torpo con un briciolo di rimorso.

“No – ha fatto il cameriere – abbassa tanticchia, tanto se ne stanno antanto”.

Soddisfazioni

– Preco?

– Ehm… due orate, per favore.

– Come le devi fare, al fonno?

– Sì, me le pulisci.

– Cetto. 7 euro.

– Aspetta, ho dimenticato il portafogli a casa, me le metti di lato? Sto qui a Ortigia… dieci minuti e torno.

– Non c’è bisogno, u sapemu cu si: Archimete Pitacorico, chiddu ri Facebook… appoi mi potti.

– Grazie, veramente, sono commosso.

Formazioni

“No, Patanè è in ferie, le conviene rivolgersi al sostituto, il dottor Agosta, stanza 22.” Io devo essere rimasto immobile e con un sorrisetto ebete sulle labbra per un tempo abbastanza lungo tanto che l’usciere ha dovuto scandire: “Ha capito? Patanè in ferie, Agosta, stanza 22”. “Certo – ho detto io – Patanè, Agosta… ho presente”. Poi, mentre percorrevo il lungo corridoio che portava alla stanza 22, mi sono chiesto che fine avessero fatto.

Erano 71 ed erano squadre di calcio, formazioni complete, composte ciascuna da 11 nomi e trascritte a penna in 71 foglietti numerati. La particolarità? Non erano campioni, non erano nemmeno calciatori, erano 781 cognomi messi insieme in base a precisi parametri. Queste formazioni avevano una cosa in comune: suonavano bene. Leggendole scorrevano fluide come la melodia nelle opere di Puccini, come il vibrafono di Milton Jackson quando parte lo swing, come la formazione della Juve del ’82, quella di Zoff, Gentile e Cabrini.

I cognomi li raccoglievo con mio padre e poi lavoravamo di cesello, affinavamo, spostavamo, sostituivamo fino a ottenerne l’armonia che stavamo cercando, la cadenza perfetta. Provenivano da vari contesti: mi iscrivevo al nuoto alla Cittadella dello Sport? Bene, squadra con i compagni di corso. Oppure, i pazienti di mio padre di via Bainsizza e via Isonzo o ancora, squadra di tutti quelli che conoscevamo che guidavano la Fiat 127; quelli che facevano le vacanze in Camper o Roulotte, i colleghi di mia madre al Gargallo, gli avventori del Bar di largo Dicone, e via dicendo. Era una faticaccia, ma col senno di poi, un’opera monumentale, enciclopedica, d’avanguardia, una cosa che manco Diderot e D’Alembert, un patrimonio incommensurabile, un deposito araldico e genealogico senza precedenti che avremmo dovuto donare a Carmelo Bene e poi vedere cosa ci avrebbe tirato fuori.

Come Paperon de Paperoni anche noi avevamo la nostra “Numero 1”, la prima, l’inestimabile, la preferita, il mantra, quella da cui tutto ebbe inizio e che ancora oggi, come un vecchio vinile, suona da Dio e fa così:

Patanè (C),

Agosta e Bonaiuto,

Scirè, Bazzano e Micalizzi,

Tinè, Calì, Alì, Miccichè e Campailla.

Grazie a tutti, sipario.