Viva Grottasanta

Prima di tutto vennero a portarci il mastello dell’umido e i sacchi della plastica e fui contento. Poi ci dissero di leggere un libretto che spiegava come differenziare le varie tipologie di rifiuti e io non lo feci perché a mia non m’antaressa. Poi portarono i carrellati condominiali e li misero davanti alla scala A e non dissi niente perché lì ci vivono Matarazzo e Cugno che sono uno puppo e l’altro buonista. L’ultimo giorno si vennero a prendere tutti i cassonetti e nessuno c’aveva capito un cazzo!

 

Cetto Cetto, Giusto Giusto

Il fatto è questo, quando mi sono affacciato nella sala dove è posizionato il macchinario che distribuisce i sacchetti per la raccolta differenziata, ho trovato una signora in preda ad una crisi di panico perché non riusciva ad ottenerli. Certo, c’è da dire che la signora, forse per le troppe ore trascorse davanti alla tv in periodo di quarantena, immaginava evidentemente che la macchina, dopo aver eseguito una scansione total body, ed un esame della retina, potesse riconoscerla come contribuente del Comune di Siracusa e mettere in funzione la procedure per la consegna dei sacchetti. Purtroppo per lei, la realtà dei fatti è meno tecnologica e il macchinario, per mettersi in funzione, necessità dell’ormai vetusta tessera sanitaria/codice fiscale. 

Stavo dicendo che quando mi sono affacciato nella sala dove è posizionato il macchinario che distribuisce i sacchetti della raccolta differenziata, ho trovato la signora intenta a chiedere spiegazioni ad un tizio in mascherina ma senza tesserino, senza alcun elemento di riconoscimento. Chi era? Un usciere, un inserviente, un impiegato, un dirigente, l’assessore, un ispettore regionale? Purtroppo non ci è dato sapere  perché i dipendenti pubblici non debbano portare un tesserino di riconoscimento resta un mistero). Alla richiesta di spiegazioni della signora, l’impiegato in questione si è girato infastidito, mettendo in evidenza che a lui non spettava dare alcuna informazioni sul funzionamento della macchina dei sacchetti della differenziata, che il suo compito era un altro (purtroppo non ha svelato quale) e che se proprio voleva, la signora doveva chiamare il numero scritto su un foglio A4 affisso lì, sul muro. Detto questo, ha sfilato dalla tasca un mazzo di chiavi agganciato ad un moschettone, ha aperto una porta ed è sparito dentro. Io, che avevo assistito alla scena e che avevo anche una certa fretta, mantenendo la distanza di sicurezza e triplicandola per precauzione, ho provato a dare le giuste indicazioni alla signora ma, appena ho aperto bocca, sono stato redarguito da un altro impiegato venuto fuori dal nulla. Questo indossava dei pantaloni beige, una camicia grigia, una mascherina al braccio (tipo lutto) e non aveva guanti.

L’impiegato, con un piglio contrariato, mi ha invitato ad uscire perchè, come era scritto in un’altro foglio A4 affisso sulla porta a vetri, era consentito l’ingresso ad un utente per volta. Io ho subito obbedito, ma ho fatto presente che se mi ero affacciato dentro, era per dare indicazioni alla signora che si trovava lì da dieci minuti senza sapere cosa fare. Lui si è risentito e mi ha detto che non dovevo preoccuparmi, che ora c’era lui e che dovevo accomodarmi fuori immediatamente. Io non ero per niente preoccupato e quindi, senza fare polemica, sono uscito e ho aspettato il mio turno. Quando la signora ha terminato ed è stata accompagnata alla porta dall’impiegato che continuava a non indossare né guanti né mascherina, mi sono spostato di lato è ho aspettato che l’ingresso fosse libero. Una volta dentro, l’impiegato si è avvicinato per spiegarmi come funzionava il macchinario ma io gli ho risposto che non c’era bisogno, che sapevo perfettamente come fare e che preferivo che mantenesse la distanza di sicurezza. Mi sono voltato e ho fatto i 4 passi che mi separavano dalla macchina, ho sfilato il portafoglio dalla tasca, estratto la tessera sanitaria e mentre ero pronto ad inserirla nell’apposita fessura, l’impiegato, piombatomi alle spalle, sempre senza guanti e mascherina, con un gesto velocissimo me l’ha tolta dalle mani e mi ha detto: “vete che non lo sa fare? Ora c’è il lettore ottico!”. Ha passato la mia tessera e in 10 secondi la macchina ha elargito i sacchetti. Io sono rimasto basito, non certo per il lettore ottico ma perché l’impiegato continuava a parlarmi a distanza ravvicinata e senza mascherina. Mi sono ripreso la tessera e ho cominciato ad indietreggiare e ogni passo indietro che facevo lui ne faceva uno e mezzo avanti e così non ciò visto più e gli ho detto: “Ma che cazzo fa? Deve stare lontano da me! Ha capito?”. Lui ha fatto una faccia come a dire: ma talè a chistu… incrato!

“Ma lei l’ha capito che questo è un luogo pubblico, chiuso e che ha l’obbligo di indossare la mascherina e di mantenere le distanze? Ma come si è permesso di scipparmi la tessera dalle mani? Si metta la mascherina – ho minacciato – o vado a cercare il suo dirigente.”. Lui l’ha sfilata dal braccio e l’ha indossata mentre balbettava cose tipo: “ma io… du minuti… a mascherina… pe facilitari… i sacchetti.”. Mi è sembrato piuttosto mortificato e io mi sono sentito un po’ in colpa allora, prima di uscire, gli ho detto: “Lei qui svolge un ruolo fondamentale e non può sottovalutare niente… ha visto la signora di prima, lei è un faro, l’utenza ha bisogno di lei e lei ha la responsabilità di dare l’esempio.”. Queste parole devono averlo rincuorato perché con mezza mascherina a coprirgli il viso ha accennato un sorriso e ha detto: “cetto cetto, giusto giusto.”.

 

Cronaca di un tracollo annunciato

I segnali c’erano tutti, lo si intuiva dalla luce sinistra negli occhi di una grande fetta di popolazione. Son bastati tre giorni, non uno di più, per costringere l’Amministrazione a tornare sui suoi passi e chiudere l’unica lingua di verde e mare di questa città che annega nella cafonaggine, nella maleducazione e nel cemento.

L’ordinanza che sancisce, per la seconda volta, la chiusura della pista ciclabile e dello slargo del monumento ai caduti, è una tegola in testa e un sonoro vaffanculo urlato in faccia a chiunque abbia affrontato questa zoppicante Fase 2 con criterio e nel pieno rispetto delle disposizioni di legge. Ora tutti i cafoni e gli incivili che si assembravano lì, incuranti delle più elementari regole igieniche e di buonsenso, si sposteranno a bivaccare sul lungomare Alfeo. Il Sindaco aspetterà un paio di giorni e poi sarà costretto ad emanare un’ altra ordinanza per chiudere anche quello. I cafoni e gli incivili, imperterriti, transumeranno verso la Marina, dove pasceranno e si moltiplicheranno fino a raggiungere il limite antropico tollerato e l’Amministrazione, sentito il parere dell’Ufficio tecnico e del Comandante dei Vigili Urbani, emetterà ancora un’ordinanza per chiudere la storica passeggiata dei siracusani. I vigili urbani, grazie a un percorso obbligato realizzato con bancarella di calia e simenza e camioncini di incrasciati, convoglieranno la mandria verso l’area del Porto Spero, approntata per lo scopo. Nei piani dell’Amministrazione, i cafoni e gli incivili, dovrebbero stanziare lì fino alla fase 8, ma le continue scorribande al Decò di via Elorina e al Lidl, costringeranno il Sindaco a chiedere aiuto delle altre istituzioni e degli stakeholders. Sperando di sfruttare il potere deterrente della fede e della superstizione, si opterà per inviare l’Arcivescovo in loco che, preceduto da un finto simulacro di Santa Lucia, permetterà di incanalare la mandria in via Columba e spingerla verso l’ex circuito dove nel frattempo, i tecnici avranno allestito il villaggio d’emergenza per i lavoratori stagionali che doveva essere montato a Cassibile. Poi, nel corso di una gigantesca riunione fiume in prefettura, dopo aver preso in considerazione l’idea di sfruttare il loro passeggiare ossessivo avanti e indietro, come diserbante naturale per l’area del parco archeologico, si opterà per suddividere i cafoni e gli incivili in gruppi da 15/20 soggetti e di affidarli ai ristoratori siracusani che potranno obbligarli, anche con la forza, a consumare pranzo e cena, legati ai tavoli di spropositati dehors, fino ad un massimo di 65 giorni di detenzione. Messi al corrente della terribile evenienza, i cafoni e gli incivili, decideranno di arrendersi e dopo aver giurato fedeltà al DPCM, faranno ritorno alle rispettive case fino ad una nuova ordinanza che riaprirà la pista ciclabile e lo slargo del monumento ai caduti e tutto ricomincerà da capo, nei secoli dei secoli.

Via Pietro Novelli, svelato il mistero dell’ordigno

La relazione degli artificieri non lascia adito a dubbi, non si tratterebbe di un vero e proprio ordigno ma di un agglomerato di rifiuti altamente instabile che il Sig Patanè (nome di fantasia), un cittadino siracusano, evasore totale Tari, avrebbe abbandonato nottetempo sul ciglio della strada. “Non mi hanno concesso le chiavi dei carrellati e non sapevo cosa fare.” sono queste le prime parole del Patanè ai cronisti. Dagli esami scientifici, l’ordigno, racchiuso all’interno di un resistente involucro di stagnola, sarebbe stato confezionato con 40 giorni di avanzi di carne di cavallo, sbizzero, valdostane, pollo, funchetti, ogghiu re pipi, tabasco, patatine e sassaemayoness, tutti cibi di cui il Patanè sarebbe ghiotto. Interrogato dagli inquirenti, il sospettato, avrebbe confessato il mancato pagamento della tari dal 2008 e lo stato di esasperazione nel non potersi liberare dei rifiuti per via dello stato di quarantena e per lo scrupolo di un amministratore di condominio zelante.  

Lettera Firmata

Succede che all’indomani delle feroci polemiche sulla vicenda dell’Ospedale di Siracusa dopo il servizio di Report, l’Asp fa uscire una nota per chiarire, una volta per tutte, la situazione dell’emergenza epidemiologica in provincia. L’ho letta con attenzione e sono rimasto sgomento. Nella nota si sciorinano dati, numeri e percentuali di ammalati, di ricoverati e si fanno paragoni, tantissimi paragoni con la situazione nelle altre province siciliane. Il dato generale che ne viene fuori è che le province di Siracusa e Ragusa, sono le meno colpite dal virus e che qui da noi, la media di ammalati su diecimila abitanti è di 1,99, mentre nel resto della Sicilia è di 3,27. Sono numeri esaltanti, numeri magici, come talismani. Non so cosa ne pensiate voi, ma io deduco solamente che abbiamo avuto fortuna sfacciata, sì insomma, un gran colpo di culo!

Quando mio nonno Santo si ammalò, venne a scoprire dell’esistenza di un amuleto miracoloso che veniva preparato ad hoc da un mago del messinese. L’amuleto costava tipo 99mila e 900 lire e prometteva guarigioni strabilianti, garantendo rinascite fisiche e psicologiche “fino al 98%”, così diceva la scritta lampeggiante in tv. Mio nonno, che non era stupido, decise di prendere carta e penna e di scrivere una lettera personale al sedicente mago. Spiegò dettagliatamente la sua situazione e chiese di avere l’amuleto in prova, da uomo di altri tempi qual era, aveva una sola parola e si impegnava, con tutto il suo onore a corrispondere la cifra per intero nel caso di risultati soddisfacenti o di riconsegnarlo intonso al mittente, nel caso non avesse sortito alcun effetto.

I numeri per loro natura sono sterili, spietati, incontrovertibili e sicuramente ci aiutano a tracciare un quadro generale dell’epidemia nella nostra regione. Ora, però, farci credere che questi numeri scaturiscano da un’azione coordinata e dall’efficenza del nostro sistema sanitario provinciale, per me è una forzatura bella e buona, che forse, visto il clima esasperato di questi giorni, si poteva e si doveva evitare. Non mi aspettavo di trovarci delle scuse in questa nota o delle assunzioni di responsabilità, giammai! Ma l’impegno a fare meglio e quello a provare a ricostruire la fiducia con gli utenti dell’ospedale e con i cittadini, quelli sì. 

La nota dell’Asp invece è netta, tagliente ed asettica come non lo è mai stato nemmeno l’ospedale. Non c’è umanità, non c’è nessuna empatia, c’è solamente la lettura arida di alcuni dati che sancirebbero il grande successo del modello di sanità siracusano che, a questo punto, aggiungo io, andrebbe esportato in tutta Italia. Insomma, credere che questi numeri siano merito della perfetta organizzazione sanitaria è come credere che il Mago do Nascimiento o il Mago Francois possano davvero risolvere i problemi d’amore e di salute solo perché ogni tanto, anche loro ci prendono.

A dire il vero ci sono due passaggi che condivido: il primo riguarda le difficoltà che i sistemi sanitari di tutto il mondo hanno avuto e che continuano ad avere nel fronteggiare il virus; il secondo, è una domanda, semplicissima mo molto efficace: ma la politica dov’era? Che facevano tutti i deputati di ieri e di oggi per migliorare questa situazione e mettere Asp e medici nelle condizioni di lavorare in una struttura funzionante e con le giuste risorse? Accuse, quest’ultime, condivisibili se non fosse che sembrano – ma è una opinione maliziosa – rivolte solo a quelli che hanno denunciato la situazione dell’ospedale di Siracusa, forse in ritardo, forse non con la dovuta convinzione e non certamente verso gli altri, quelli che questo sistema e questi problemi hanno contribuito a generarli.

Nella nota della direzione sanitaria dell’Asp non si fa alcun cenno alle circolari che vietavano al personale di indossare le mascherine per non spaventare i pazienti; si tralascia la vicenda dell’infermiere – risultato poi positivo – che con un video aveva denunciato la situazione, a suo dire incresciosa, in cui era costretto a lavorare il personale sanitario e che è stato accusato di essere un fake, un provocatore, uno che non era nemmeno dipendente dell’Asp. Trincerandosi dietro all’indagine della procura, non c’è nemmeno una parola sulla triste vicenda Rizzuto e della sua collaboratrice, la signora Ruggeri e sul caos che ne è scaturito dopo i ritardi clamorosi nell’esecuzione dei tamponi e nel disporre le quarantene per i dipendenti della Sovrintendenza. Non si parla dell’argomento tamponi in generale: quanti ne sono stati effettuati, quanti no, quanti sono andati persi e quanti sono ancora in attesa di un risultato, perché si aprirebbe una voragine da cui difficilmente si potrebbe venire fuori. Non c’è, infine, alcun riferimento all’utilizzo promiscuo del Pronto soccorso, né al Covid team inviato da Palermo per cercare di porre rimedio ad una serie di errori e ritardi.

Dispiace che la toppa che è stata scelta per coprire il clamore di Report sia peggiore dello sbraco stesso. Perfino il mago di mio nonno ebbe uno slancio di sincerità. 

Carissimo Santino – gli rispose dopo qualche giorno – con il cuore in mano ti scrivo che l’amuleto non ha alcun poter magico o medicale, è solo un espediente per sbarcare il lunario. Sai, la gente è ormai diffidente e sono in pochi quelli che vengono in studio da me, per fare le carte, per farsi togliere il malocchio o per qualche filtro d’amore. Con mia moglie, che mi aiuta nelle questioni di marketing, abbiamo deciso di puntare sui numeri e quel 98% di guarigioni che lampeggia durante la mia trasmissione è solo uno specchietto per le allodole. Ti consiglio di rivolgerti ad un buon medico e di lasciare perdere numeri e percentuali miracolose. Ti auguro il meglio… 

Lettera firmata

Sono tutti peri peri – Il glossario dei commenti social sull’emergenza Coronavirus

– A dittu curricula!!! e curriculum sindaco si bestia

– Sindaco ai creato pure il foconaio a ongolocia si dimetti che è meglio

– Dicci quello che sappiamo merda

– Che il dio ti aiuta e ti proteggi sindaco

– Ti sta parrannu i sopra testa di minchia

– Caro sindaco e giusto secondo lei che le prendono la multa amio nipote perché e uscitò ha comprare ilpane e l’altra volta i sigaretti

– Ce uno che vuole fare la santificazione e tu ai detto ocaca

– Perche nn date la autorizione per infettare le strade a quel signore?

– Ha quello gli avete perso il tampone qualche tre settimane fà e ancora stai parlanto nesci u tapone

– Ma quali controli state facento hai soliti noti ammucciati

– U dutturi mio non risponte sta merda

– A santa panacia e zone limitrofi tutti peri peri

– U ferramente di via piave vente mascarine?

– Vattene a messina ha fermare gli sbarghi condi luca

– La serit continua a tartasacci colle raccomantate

– Perche non parli dell Asb?

– Mpare su quattro dirette ca manco m’arrispunni!

– Ora dobbiamo essere tutti uniti a contro il conoravirus senza politica e senza io di qua e tu dila poi quando finisce te ne puoi andare a fare inculo

– State pulizianto solo ortigia e un pizzuddo di borgata perche 

– Questo ospetale e uno scantalo chiamate il gabbibbo di striscio o quela grossa col cane a petis

 

Dilemmi

Se una fake news viene smentita da una news ufficiale e poi si scopre che la news ufficiale era in realtà una fake news e la fake news era invece una notizia vera, si crea un cortocircuito percettivo di elevata complessità. Sembra proprio quello che è successo a Siracusa dove, alla fine, è stato accertato che il finto infermiere del video denuncia era in realtà un vero infermiere e che quindi, il comunicato ufficiale dell’Asp nel quale si sosteneva che il vero infermiere fosse un finto infermiere e che la vera video denuncia fosse una finta video denuncia, non era vero. Dato che il vero comunicato ufficiale dell’Asp risultato poi falso non è stato mai smentito dai vertici dell’Asp, non è che a questo punto – è il sospetto è legittimo – ad essere finti sono i vertici dell’Asp?

Come affogare

Tuffarsi nei commenti alla diretta social del Sindaco e rischiare di annegarci dentro, è stato come naufragare in un mare in tempesta, puoi solo cercare di restare a galla e sopravvivere.

Ci sono migliaia di famiglie senza reddito e migliaia letteralmente senza un euro. C’è paura, preoccupazione, fame e miseria. Le situazioni più drammatiche hanno a che fare con chi lavorava in nero, saltuariamente, e adesso è alla canna del gas e teme per la propria famiglia. C’è anche tantissima ignoranza, spocchia, pressappochismo e violenza. C’è omofobia, razzismo verso gli extracomunitari, ma anche nei confronti di chi è andato a cercare fortune al Nord: “Se lasci la Sicilia per lavorare – scrive Domenico – diventi uno straniero e poi calci nel culo peggio per te”. Le città del Sud sono delle polveriere pronte a esplodere e ho paura che a nulla serviranno le misure economiche messe in campo dal Governo, dato che molte di queste persone nemmeno le riceveranno, perché vivono ai confini della realtà e perché nessuno li aiuterà e li metterà nelle condizioni di sapere, e di pretendere qualcosa di cui hanno diritto.

C’è un cortocircuito in atto, ci sono un Sindaco e una amministrazione che fanno quello che possono, forse di più e lo fanno con grande spirito di sacrificio, c’è una fascia di popolazione che può permettersi di restare in casa senza grossi problemi, ci sono gli ultimi che si sentono abbandonati a loro stessi e poi ci sono i peggiori,  i provocatori, quelli che speculano sulle disgrazie.

Occorrerebbe precisare che Il Comune di Siracusa non ha nessuna voce in capitolo sulla gestione della sanità e dell’ospedale, né può emanare decreti o legiferare per annullare le bollette di luce e gas. Quello che può fare e che ha fatto è attivare e firmare protocolli per fornire servizi utili ai cittadini e alle persone più a rischio, posticipare la scadenza delle imposte locali, sanificare le strade, potenziare i servizi sociali e organizzare i volontari della Protezione civile sul campo. Ma di fronte alla paura, di fronte alla violenza, la solidarietà, l’accoglienza e l’altruismo sono concetti vuoti, privi di senso e soppiantati dall’egoismo. La disperazione però non può giustificare i toni esasperati e il disprezzo indiscriminato verso coloro i quali: volontari, Banco Alimentare, Caritas, forze dell’ordine, medici, infermieri e personale sanitario, stanno facendo di tutto, ognuno con i propri mezzi, per scongiurare la catastrofe.

Mi sono chiesto quante persone non capissero realmente di cosa si stesse parlando, quanti fossero distratti da altro, quanti erano lì, collegati a vedere quel video, solo per sfogare rabbia e frustrazione. Così, in maniera velleitaria, ho cominciato a cliccare sui profili delle persone per tentare di capire, per provare ad immaginare cosa potesse esserci alle spalle. Il primo che mi ha incuriosito era di una donna, aveva l’immagine di un fucile a pompa. Dalle sue foto si evince che presta servizio nelle forze dell’ordine, il suo commento trasuda violenza, della più becera. Per lei, i siciliani bloccati a Villa San Giovanni sono tutti infetti e quindi devono essere sterminati. Scrive proprio così: sterminati. Non le interessa conoscerne le motivazioni, non le importa nemmeno sapere che la legge consente a queste persone di raggiungere il loro domicilio, lei vuole solo vedere scorrere del sangue. Ho segnalato il commento a Facebook ma quello che avrei dovuto fare sarebbe stato scrivere al Ministro dell’Interno, cercare qualche deputato inesistente e chiedere che agenti del genere vengano immediatamente radiati dalle forze dell’ordine, perchè i cittadini hanno bisogno di servitori dello Stato equilibrati e con la testa sulle spalle e non certo di gentaglia esaltata e violenta.

C’è una che continua a chiedere insistentemente di avere “moduli della Partita Iva”, la sua è una richiesta compulsiva, si ripresenta ogni cinque o sei commenti, e va avanti per un’ora intera di diretta. A nulla valgono le risposte di qualche cittadino mosso a compassione che le suggerisce che i moduli che sta cercando sono scaricabili sul sito dell’Inps. A lei non frega un cazzo. Li vuole ora e subito. Dice che sul sito dell’Inps non ci sa andare e che questo Sindaco è una vergogna per il mondo intero.

C’è una costante nell’escalation di porcherie e turpiloquio, più gli utenti espongono madonne, picciriddi, croci, rosari e immaginate sacre, più sono violenti e assetati di sangue. Anche i profili di coppia non le mandano a dire, sono quegli account coi nomi lunghissimi tipo “Savvuccio Infantino Rosinella Carrubba amore per sempre”. Mi sono sempre chiesto come si gestisca un profilo del genere: scrive uno e l’altro e d’accordo o fanno un post ciascuno? In questo caso, chi sarà stato a commentare “bastaddo leggi pure i commenti di chi ti dice merda”. Savvuccio o Rosinella?

Molte domande concernono l’emergenza sanitaria. Alla luce dei due ultimi decessi, la fiducia nelle gestione della crisi da parte dell’Ospedale è ai minimi termini. Chiedono che il sindaco relazioni sulla situazione dei reparti ospedalieri e sul numero degli infetti, in tanti chiedono di sapere con che fine abbiano fatto i tamponi di fatti in una data precisa. Anita, ad esempio, ha le idee chiare: “Sindaco devi fare come De Luca e farli ricoverare prima che il virus si attacca ai polmoni!”.  L’argomento De Luca è gettonatissimo, una vera e propria ossessione. Al sindaco di Messina viene attribuito tutto: dallo stop ai traghetti, all’apertura delle acque dello stretto. Cateno avrebbe poteri taumaturgici, misurerebbe ad uno ad uno le temperature di tutti i clienti dei supermarket di Messina, porterebbe personalmente assegni di migliaia di euro e spese abbondanti (no come qua tre pacchi di pasta e due buatte di sassa e il grana patano), avrebbe stretto accordi sanitari e commerciali con la Russia e perfino con “l’Arzerbangiam” come sostiene Giancarlo. In questo immaginario collettivo, De Luca è sempre in strada a risolvere problemi, mentre Italia è seduto sulla sua bella poltrona con il culo comodo a rubare i soldi dei siracusani. C’è chi fa notare che anche De Luca fa le dirette seduto dietro la scrivania, ma viene accusato di comunismo, di fascismo e di essere addirittura ONG. 

C’è un nutrito gruppo di utenti che sostiene di essersi collegato per vedere fatti e non per sentire parole, chi vuole aprire i “negozianti” e chi chiede se la pista ciclabile l’hanno aggiustata e riaperta. Orazio, è uno dei tanti omofobi: “non ai capito una minchia spunnata – dice fiero – sei puppo di merda e non sei cosa di fare il sindaco”. Dal suo profilo si evince che ha studiato presso Juventus Football Club e che svolga due lavori: uno presso “se stesso” e l’altro presso “cazzi miei”.  Deborah non ha dubbi, ma ha un conflitto di interessi grande quanto una casa: “devi andare a zappare sei bestia”, commenta acclarata, ma è la proprietaria di una azienda agricola. Giovanna è la peggiore di tutte, insulta a raffica, lo fa di continuo, ogni quaranta secondi, non le interessa cosa si dica, non ascolta nemmeno, è un fiume in piena. Non c’è un filo conduttore nei suoi commenti, è come un profondo e lancinante Stream of Consciousness. La sua galleria fotografica è una lunga carrellata di selfie con espressioni che nemmeno Antony Perkins nei provini per interpretare Norman Bates. I suoi commenti: “parole parole”, “buffone”, “testa di minchia”, “i fatti dove sono” “scendi in strada a proteggere i siracusani come deluca” sono decine, forse centinaia. Carmelo, avrà sicuramente esperienza nella gestione complessa delle crisi e non lo manda a dire: “i numeri di telefono celi giochiamo all’otto devi gerenalizzare i compiti da controllare babbo”.  Marcello invece è deluso, sta perdendo solo del tempo, vorrebbe maggiore concretezza, un livello della discussione più alto, non ne può più e lo grida ai quattro venti: “Sei più ignorate di queli che ti anno votato”.

Il Sindaco continua ad aggiornare sulla situazione, parla di banco alimentare, di reddito di cittadinanza, dello spostamento dei tributi locali e incassa gragnole di insulti, come un pugile sul ring, schiva offese gratuite, colpisce con qualche jab per tenere le distanze e ogni tanto va in clinch e prende fiato.

Angela ha studiato, ci tiene a sottolinearlo, nell’immagine di copertina ha una pergamena di laurea in economia e da sfoggio della sua preparazione: “Ma stai parlando da mezz’ora di banco alimentare! sei un fallito devi pensare alle persone che non hanno soldi e che non possono mangiare, come le aiuti?”.

C’è quella che pretende che il Comune, intervenga su un problema condominiale e c’è Marilena, che dopo 20 giorni di lockdown non ha ancora capito il perché non si possa uscire con la macchina per andare a trovare le altre mamme con i bimbi, è esausta perchè non riceve risposta ed a un certo punto sbotta: “Questo si sente alto e locato mentre alti sindaco ci mettono le faccia”. C’è chi chiede perché la posta di Belvedere è chiusa e chi vuole sapere perché alla filiale del Monte dei Paschi di Siena si deve prendere l’appuntamento, c’è chi pretende pene esemplari per quelli del Decò che non stanno rispondendo al telefono e chi vuole sapere se deve fare la revisione alla macchina.

Le domande più numerose sono di natura economica: mutui, bollette, tasse, iva, imposte locali. Ci sono quelli che vogliono denaro, ora e subito, quelli che pretendono di non pagare, alcuni piangono miseria e sfoggiano fotografie a bordo di bolidi da sessantamila euro. Alcuni sono molto precisi e chiedono: “Buongiorno Sindaco, ci sono novità sulla prima rata della Tari? Il pagamento resta fissato per il 31 marzo o è prevista una proroga? Grazie.”. Ma la gentilezza, la normalità è vista molto male e uno scalmanato risponde serafico: “ma che cazzo centra la tari ora ci devono dare i soldi che si fottono”. Lucia è indignata: “Di bollette nonne parli bastardo!”. Alessandro tenta di mediare: “Non chiedete tutto al Sindaco, chiamate i vostri gestori, informatevi”, ma Lucia non ci sta: “Sono tasse e colpa sua del sindaco”. Il branco ha deciso, il Sindaco è il capro espiatorio, il responsabile di tutti i problemi, le storture, i fallimenti, i lavori sotto pagati, le delusioni e gli errori fatti nel corso di una vita.

Ogni tanto ci si imbatte in un commento salvifico, come un raggio di sole dopo la tempesta, come  un salvagente lanciato in mare un attimo prima di affogare. La signora Giuseppina è una minoranza silenziosa che riempie il cuore di speranza. “Noi viviamo di pensione che sarà regolarmente accreditata – scrive con la fierezza di un Winston Churchill – quindi la TARI la pagherò regolarmente, credo che il Comune ne avrà ancora più bisogno in questo periodo!”. Non l’avesse mai scritto, la quantità di insulti che riceve è spropositata, disarmante, feroce.

Alla fine della diretta sono svuotato, sbigottito. Prendo aria. Ci vuole un grande senso di responsabilità da parte di tutti affinché la situazione non degeneri. Cosa potrebbe succedere se anche solo una minima parte di questa violenza si riversasse fuori dai social? C’è sempre una strategia nell’aizzare le persone le une contro le altre, nel fomentare il caos, nell’alzare i muri ed esasperare gli animi. I tempi sono duri e se ne uscirà solamente restando uniti, aiutando i più deboli e facendo comunità. Il resto, gli show, le dichiarazioni al vetriolo, le facili verità che alcuni personaggi stanno propinando, sono solo fuffa, pericolosissima fuffa.

  

Il Mercatino Pitacorico – In strada come se nulla fosse…

Per passeggiate indisturbate senza dare nell’occhio, vendo, da fondo magazzino carnevale, divise forze dell’ordine, vigili del fuoco, cavalieri medievali, supereroi e porporati. 100% acrilico! Vergognomi assai ma necessito soldi droga. 

Il grande cinema Pitacorico ai tempi del Coronavirus – Seconda Parte

I Predatori dell’H Perduta

Arrivano dal nulla, sono in mezzo a noi, non sentono ragioni, non riconoscono competenze e autorità, non capiscono quello che leggono e non riescono a scrivere un pensiero di senso compiuto. Sono suscettibili, incazzusi e hanno la pretesa di avere la verità dalla loro parte. Cosa succede quando un tranquillo forum Facebook di provincia viene preso d’assalto da una banda di analfabeti funzionali? Tutte le contromisure di buon senso saranno inutili e chi proverà a dialogare verrà annichilito. I Predatori dell’H Perduta è un cannibal horror, violento e crudele che veicola un giudizio negativo sul mondo dei social e sulla scuola pubblica. Il finale aperto ha fatto sbizzarrire la critica che è pronta a scommettere su un sequel.

La La OpenLand (Il Musical)

Un cast stellare e una storia coinvolgente che hanno garantito al film ben 9 nomination ai Villa Reimann Awards. Ilary e Kevin sono due cantanti neomelodici che si incontrano per caso su una chat di Whatsapp utilizzata per segnalare i posti di blocco delle forze dell’ordine per l’emergenza Coronavirus. Tra conversazioni zoppicanti, emoticon a muzzo, gattini e tazzine di caffè, tra i due nascerà un amore profondo e disarticolato. I due amano trascorrere tutto il loro tempo cantandosi struggenti frasi d’amore in videochiamata o scattando selfie che si inviano a vicenda. I giorni trascorro lenti e sempre uguali e dopo la chiusura del Grande Fratello Vip, i ragazzi avvertono con sempre maggiore pressione il desiderio di incontrarsi di persona. Ma come fare? Il DPCM parla chiaro e vieta qualsiasi tipo di spostamento. Quando la speranza sembra ormai persa, Savvuccio, un giovane boss emergente uscito dal carcere, contatterà Kevin ingaggiandolo per per un festone clandestino e segretissimo all’OpenLand. Kevin accetterà il rischio ma ad una condizione: poter dividere il palco con la sua amata. La notte della festa, qualcosa sembra andare storto: Ilary è in ritardo e non risponde al telefono, ma Savvuccio non sente ragione e ordina che lo spettacolo abbia inizio. Kevin è sul palco, è confuso, ha il cuore a pezzi, inizia a cantare ma non riesce a trovare l’intonazione, stecca, sbaglia delle parole, confonde i testi e il pubblico di malacarni rumoreggia, comincia a fischiare. Kevin si sente con le spalle al muro ma da nulla, un acuto impazzito sottolinea l’arrivo di Ilary, i due si abbracceranno e in duetto termineranno la hit neomelodica. Un applauso scrosciante farà da cornice a un lungo bacio appassionato che suggella l’amore tra i due cantanti, un momento prima che i lacrimogeni sparati dalla polizia facciano disperdere gli intervenuti campagne campagne nel tentativo di sottrarsi alla retata.

Auchan Buyers Club

Sono stati abbandonati senza remore, lasciati da soli, buttati fuori di casa per fare spazio a nipoti impenitenti con le zite piene di tatuaggi. Li hanno depredati dei propri risparmi e infilati in una fatiscente casa di cura dalle parti di Villasmundo. Sono i nanni di Auchan Buyers Club, organizzati, spietati, pronti a tutto. Erano con le spalle al muro ma hanno deciso di reagire: affanculo il Coronavirus, non ci fermerete! Ciccio, Iano e Bice sono tre ultraottantenni che scorrazzano per le strade della città su una Seicento bianca senza revisione. Forzano posti di blocco, violano tutti i protocolli di sicurezza e soprattuto vanno a fare la spesa giornalmente e tutti insieme all’Auchan. La critica ha già gridato al capolavoro, tra citazioni di Bertolucci e Truffaut, il film è un affresco spietato dei nostri giorni. Il finale- chiaro omaggio a Thelma e Lousie – è mozzafiato e allo stesso tempo struggente, con lo sputo dissacrante di Iano a un Carabiniere e la fuga in macchina verso la pista ciclabile e l’infinito.