Gourmet

Illustrissimo ristoratore,

ho apprezzato la cura che hai messo nell’impiattamento, ma la tua “Spicola in sassa di limone con veddure croccanti” purtroppo era molto deludente. Quando con sei venuto a chiedere se stava “antanto tutto pene”, con molto tatto ti ho fatto notare che la “spicoletta” era stopposa, la “sassa” di limone, slavata e le verdure erano tutto fuorché croccanti. Ti sei offeso a morte rimarcando stizzito che da te non si lamenta mai nessuno e che evidentemente era un problema solo mio. Non sei più passato dal mio tavolo e mi hai fatto pervenire il conto – rigorosamente su foglietto a quadretti – ancor prima che l’avessi richiesto. Quando ti ho raggiunto alla cassa per pagare e ti ho chiesto la ricevuta mi hai lanciato uno sguardo di odio e hai bofonchiato: “manco il limoncello ci offro”.

Il piano B

Rappresentazioni Classiche: è stallo tra Parco Archeologico e Inda. La richiesta di un canone maggiorato è giudicata troppo esosa dal Dramma Antico e mette a rischio la stagione teatrale. Per cercare una soluzione alternativa d’emergenza – nel caso dovessero fallire i tentativi di mediazione con il direttore del Parco e con il Presidente Musumeci – il Cda dell’Inda si è riunito in seduta straordinaria senza però raggiungere l’unanimità nel voto. L’idea del Sovrintendente Calbi, di allestire gli spettacoli presso la pizzeria Dafne, è stata soppiantata dalla proposta del Sindaco Italia che gli ha preferito il dehors del mulunaro Parisi. Già pronta la campagna Adv commissionata ad una importante agenzia di Milano: “Se il teatro classico vuoi gustare da Parisi devi andare… Tragedia con prova.”.

 

7000

Grazie! Quando ho aperto la pagina e il blog non potevo immaginare nulla del genere, il fatto che 7000 persone seguano quotidianamente Archimete Pitacorico è la dimostrazione di come l’umanità sia ormai sull’orlo del baratro. La cosa però, lo ammetto, mi rende estremamente felice, per cui, per ringraziarvi dell’affetto e della perseveranza che dimostrate, invierò a ciascuno di voi il kit pitacorico contenente:

– Vasetto caponata d’amare;

– Cintolino placcato oro forma sbizzero;

– Certificato medico per esenzione raccolta differenziata;

– Kit falsificazione pass Ztl Ortigia;

– Dispenser griffato per Sassaemayoness;

– Brick latte di mantola;

– Magnete frigo Parcheggio Talete;

– Funchetto porta fortuna.

Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Salutamu

Veramente vorreste dirmi che solo a me “Why your next vacation should be in Sicily”, l’articolo apparso sulle pagine on line della sezione travel del Washington Post, è sembrato banale, scontato e zeppo di luoghi comuni e di inesattezze? Ma davvero nel XXI secolo si può ancora suggerire di venire in Sicilia e di usare “salutamu” al posto di “buongiorno” o di un più colloquiale e semplice “ciao?”.

L’ho letto due volte per vedere se mi sfuggiva qualcosa, se non riuscivo ad afferrarne l’importanza, se  il testo nascondeva un modello stratificato che le mie nozioni di semiotica non riuscivano a scalfire, ma niente, anche dopo la seconda lettura il sentimento di delusione non è mutato. Anzi, mi è salito  “u nibbuso” perchè non riuscivo a capacitarmi del perché avesse ottenuto un tale tam tam mediatico anche sui canali istituzionali. Tra l’altro su Siracusa dice proprio due cose in croce, le solite: Teatro Greco, Tempio d’Apollo, Orecchio di Dionisio, Piazza Duomo, insomma, le uniche attrazione che qualsiasi turista, anche il più sprovveduto, visiterebbe comunque, anche solo per sbaglio.

Ma se da un lato latitano le informazione storico culturali, dall’altro, l’articolo è zeppo di nozioni socio-antropologiche. Per esempio tiene a sottolineare che anche quando la Mafia governava la Sicilia, la maggior parte della popolazione non era affiliata ad una cosca ma viveva comunque sottomessa al crimine organizzato. Sarà per questo che suggerisce di non fare battute sulla Mafia e visto che ci siamo, di non fare riferimento ai siciliani come se fossero italiani. Prendiamone atto.

Purtroppo non sono obiettivo, ma quando i musicisti tradizionali siciliani (Bummolo, tamburelli e fischietti assortiti) entrano in pizzeria, mi prende lo sconforto e la depressione, però, voglio dire, la Sicilia ha una tradizione musicale di tutto rispetto, non dico che nella sezione playlist uno debba metterci per forza Scarlatti o Bellini, ma che so, Marcella e Gianni Bella? Il Maestro Battiato? Roy Paci o Colapesce per rimanere nell’attualità? Niente, l’articolo suggerisce invece di attraversare la Sicilia in auto, con 40 gradi all’ombra, ascoltando musica folkloristica con la ciaremella. Però, a sua discolpa, infrange un mito d’oltreoceano e tende a chiarire, una volta per tutte, che purtroppo la colonna sonora del Padrino contiene solo lievissimi accenni alla tradizione musicale siciliana e che quindi non può considerarsi tale.

Infine, scopriamo che in Sicilia la lingua italiana è compresa e questo è molto rassicurante. Mettetevi nei panni della signora Esther Winger, una casalinga della Virginia che ha passato tutti i martedì sera, per tre mesi, a prendere lezioni di italiano nel retro della parrocchia di padre Talbott. Da anni voleva organizzare un viaggio in Sicilia e finalmente si era decisa, aveva convinto suo marito Dereck e l’amica del cuore Lucille, rimasta vedova. Poi un giorno al market di Mr Pomeroy, un piazzista di lucido da scarpe Perryman se ne esce con ‘sta cosa che in Sicilia non si parlerebbe manco l’italiano. Sai che collera! La signora Winger non vuole credere alle sue orecchie, ma quello, il piazzista, insiste e dice che suo cugino, l’anno scorso, è stato a Palermo e pure a Ficarazzi a trovare dei parenti e assicura che da quelle parti l’italiano non lo conosce nessuno. A Esther crolla il mondo addosso, che fare? Torna a casa, ripone la spesa, suo marito Dereck si accorge che qualcosa non va ma lei non gli da nemmeno il tempo di chiedere, si tira dietro la porta ed esce di nuovo. Si dirige verso la biblioteca Warren dove con la sua tessera da casalinga può usufruire gratuitamente di una postazione internet. È fuori di se, vuole cancellare le prenotazioni, è disposta perfino a perdere dei soldi, non le importa più niente. Clicca sul browser e si apre l’homepage del Washington Post, lì in bella vista, nella colonna di destra, compare l’articolo sulla Sicilia. Esther lo legge e in un attimo la tensione si scioglie, lo legge più e più volte, il personale della biblioteca le fa presente che è tardi e stanno per chiudere. Prima di uscire Esther stampa un paio di copie dell’articolo, una vuole darla a Lucille. Fa ritorno a casa, cammina tranquilla godendosi ogni passo, non ha nemmeno preparato la cena ma pazienza, stasera accomoderanno. Entra in casa, ad aspettarla c’è Dereck, la guarda preoccupato, lei ricambia lo sguardo e sorridendo gli dice: “salutamo.”. Dereck resta serio, sta morendo di fame e risponde: “salutamo ‘sta minchia!”. 

Emperador Francisco

Il sindaco Francesco Italia ha incontrato Rodriguez Ruiz, il Ceo cubano della multinazionale Havana Club. Firmato l’accordo per la produzione e la commercializzazione di “Emperador Francisco”, il cocktail on the rocks su base Rum, con latte di mandorla, limone femminello, olive cunzate e una lacrima di ogghiurepipi. La bevanda, che ha già suscitato l’apprezzamento da parte dell’International Bartenders Association, sintetizza la sontuosa magnificenza della cultura siracusana: il furto del limone, la brace dei peperoni dell’ambulante a centro di strada e la delicata essenza dei condimenti di un paninaro su ruota.

L’offerta Gastronomica

Quando ordino il fritto misto e mi portano solo i calamari e io lo faccio presente e il proprietario se la prende come se lo avessi offeso o quando ordini due piatti di pasta e mezzo litro di vino della casa, chiedi il conto e il gestore arriva sorridente e compiaciuto porgendoti un foglietto a quadretti dove con un tratto di penna ha sbarrato 72 euro e sotto c’ha scritto 35, come se uno sconto del genere fosse credibile. O ancora, quando dopo una cena mediocre, il proprietario ti chiede: “Allora come è antata?” e se tu gli dici che non è andata poi così bene, risponde sempre piccato: “Qui ta noi non si lamenta mai nessuno!”, oppure “Noi la pasta alla siracusana la facciamo così”. Per carità, va bene, ma se poi ti offendi, allora non mi chiedere niente.

Per non parlare del vino e del suo rituale spesso immotivato.

– Chi lo assaggia?

– Guardi, non è il caso, è una bottiglia senza pretese, tra l’altro la conosciamo benissimo, a posto così.

– No, insisto!

Allora ti tocca la pantomima dell’annusata, lo sguardo attraverso un calice sbagliato, il sorso contenuto e l’immancabile sorriso con cenno d’intesa:”perfetto, grazie.”. Solo una volta ho azzardato un timido “guardi, francamente è molto acido e sa di tappo.” per ricevere in tutta risposta un perentorio: “Pultroppo non ci possiamo fare più niente, non ce lo posso campiare pecche ommai l’abbiamo apetto”.

Ci ammancava u coranovirus – Il glossario dei commenti sull’epidemia e il rientro dalla Cina del giovane siracusano

– Fosse stiamo morento tutti e manco celo dicono a certo intanto ci chiedono le tasse

– U virus l’anno i cinesi lasciate in pace sto povero racazzo

– Dice che sto cannaluvirus lo vedono dopo quindici giorni quindi sto picciotto può combinare un acio

– Dovei sbarcare a Germania così li uccidevi tutti ah ah ah bastaddi tedeschi

– Meglio uno motto alla cina che tuti i siracusani o no?

– Maria maria male mi sento santa lucia protecigi

– Io lo manderei a calci nel culo alla cina e macari al ciappone

– Speriamo che ci facessero i controlli nell’isolamento

– Bastano chi ci compra nei negozzi cinesi? perchè sono assai e ci vuole ammazzare incoscienti

– Azziccatelo nella ciella dell’ospetale coibentatta

– Devono scancellare gli aeri di Pachino e Roma

– Prima i niuri ora i cinisi basta si ano a chiudere tutti i frontere è basta

– Sperando che si sottoponca ai controlli prima che ce lo troviamo allauscian…….

– Troppo facile pigliare l’aereo è tornare a casa. se era tuo padre ti dicevo no mpare ora ti stai docu chista e a zita

– Il sindaco deve chiudere la città e l’ospedale deve dire la verità perchè è una cosa seria va no così

– Pessi semu ci ammancava u coranovirus

– Mangiano tutte le poccherie possibbili e immagginabbili vermi ,pappapani cani gatti ,toppi , retili senza gontrollo ,sono spochi  due miliardi , le formiche in comfronto sono una minima parte .Si ammalano con tutto quello che mangiano ,per poi rompere le scatole agli altri ,che muoino a casa loro .

– Italia dimettiti! portatelo al Vermexio

– Infatti fanno un feto i negozi cinesi che ci doveva essere qualche virus per forza

– Ma co con tutta la munnizza e a luddia ca ce a siracusa fosse muore i virus prima