Bocconcini cu l’ali

Siracusa, disposta la chiusura di un panificio per gravi carenze igieniche: insetti blatte e attrezzature arrugginite. Le indagini scattate dopo i sospetti di un cliente Carabiniere. 

– Buongionno desitera? 

– Buongionno, mi rassi uno scollo e 6 bocconcini.

– Pronti Brigadiere… attro?

– A posto così, grazie. Però, mi scusi, ma picchi i bocconcini stana scappannu???

Plastic Free

Siracusa, plastica monouso: tolleranza zero. Da aprile multe fino a 500 euro ma solo per i soliti 4 sfigati. Niente sanzioni per gli esercizi commerciali gestiti da malacarni.

Sono già azzato

Quando mio papà suonava il sax con i Mammasantissima, c’erano alcune serate in cui mi era concesso andare a sentirli. Sebbene fossi ancora un bambino, il mondo della musica mi affascinava moltissimo, tanto che avrei potuto passare ore ed ore a osservare una prova, un soundcheck, una scaricata di strumenti, a sentire quelle storie. Questa mia propensione all’ascolto e all’osservazione aveva spinto i miei a prendere in considerazione per il mio futuro l’ipotesi di comprare una bottega, una putìa di frutta e verdura o una salumeria alla Borgata, così, una volta cresciuto, avrei potuto sedermi fuori e conversare con i clienti, ascoltare storie e raccontarne altre. Poi cambiarono idea e io mi iscrissi all’università, ma col senno di poi, adesso, quella putìa mi avrebbe fatto comodo. Comunque, proprio in virtù della mia giovane età, le serate dovevano soddisfare alcuni parametri: scuola chiusa il giorno dopo e venue cittadina. Altrimenti, niente. Nelle due ore di musica, cabaret e meraviglioso cazzeggio dei Mammasantissima, oltre alle pubblicità – Mangiate i biscotti della nonna, finché la nonna non si incazza; Valda, la presa della pastiglia – il momento che preferivo era quello della presentazione della band. Non che le presentazioni dei musicisti siano un momento particolarmente emozionante dello spettacolo, anzi, il più delle volte sono una pratica triste e sconfortante. Se mettiamo di lato il jazz e la sua liturgia, a chi può fregare di sapere – se non ai parenti più stretti che li conoscono già – che Carmelo Pappallardo è al basso o Enrico Li Causi alla pianola? Andiamo, siamo seri, a nessuno. E quel tristissimo: e io sono Mario, alla voce. Proferito con imbarazzo e la sala già mezza vuota. Lasciamo stare, per favore.

La presentazione dei Mammasantissima invece era irresistibile e sempre uguale a se stessa, come il repertorio che fu la loro fortuna e sventura. Ma questo è un altro discorso.  A un certo punto, uno dei leader della band (Enzo, Massimo o Bruno), diceva con decisione: “alla batteria, Turuzzo Filippino!”. Ora, va detto che Turuzzo è stato un batterista eccezionale: uomo di media statura, aveva iniziato da piccolo, in un circo rivista e poi non aveva più smesso di suonare quei tamburi. Oggi riascoltando alcune registrazioni di allora, si nota subito una propensione naturale per i tempi dispari – forse dovuta alla fatalità di un braccio leggermente più corto dell’altro – e un’estrema sensibilità di tocco. Azzardando un paragone, lo accosterei ad Agostino Marangolo.

“Alla batteria, Turuzzo Filippino!”. Dal fondo del palcoscenico Turuzzo partiva con un tempo incalzante in 2/4, tutto cassa, rullo e charleston aperto.

“Aspetta un momento – lo interrompevano gli altri – saluta il pubblico. Azzati Turuzzo, azzati!”.

Al che Turuzzo rispondeva candidamente: “ma sono già azzato!”.

“Ah, è già azzato, è già azzato.”, facevano eco gli altri.

Il pubblico scoppiava in una risata fragorosa, Turuzzo, contava ad alta voce: “uan, tu, tri, fox” e con una rullata in paradiddle (che poi i Blonde Redhead hanno ripreso identica per l’intro di Maddeing Cloud), riprendeva il 2/4 di prima e uno dopo l’altro entravano in crescendo tutti gli strumenti e anche se ero un bambino e l’avevo capito che era una gag che ripetevano in ogni serata, minchia, ma che finale pazzesco era?

 

Svendo tutto

Capodanno Siracusa: svendo 12 casse Drecker e Wuberbraü da 66 cl; 6 casse Asti Cinzano 2008 spumante dolce; 4 bottiglie come nuove Amaro Petrus; 2 Vov astucciato vintage. Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Natale al Parco Robinson

Natale Insieme al Parco Robinson, la festa della cittadinanza attiva e della condivisione. Nella foto, il Sindaco Italia immortalato con il suo staff, prima di eseguire una delicata operazione al menisco del Sig. Molfetta, pensionato Enasarco e residente in zona.

Confcavallo contro OMS

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, inserisce insaccati e carni lavorate nella lista dei cancerogeni alla stregua di amianto e sigarette. Immediata presa di posizione della Confcavallo, l’associazione di categoria dei paninari su ruota, che lancia una campagna mediatica per scongiurare il tracollo.

– Sbizzero?

– No, mettici funchetti, ogghiu re pipi e sassaemayones.

Confcavallo ha già incassato la solidarietà della Ong “Vaschette” e di Assopanini

Teoria Gender, non si placano le polemiche

Dopo lo scandalo del gioco dell’oca, si teme per la riapertura dell’Istituto musicale Privitera con i nuovi corsi di teoria della musica gender. Insorgono le destre: Un Sol è un Sol, no alle blue note. Genitori inferociti manifestano sotto il Vermexio. Il padre di Tony, studente e pusher diciassettenne: da quando c’è la teoria gender a mio figlio ci piacciono i Queen. Comparse le prime scritte di contestazione: Schubert e Schumann pezzi di puppi; W Sturm und Drung; Erano Papageno e Papagena no Papageno e Papageno.

Complotti, diffidenze e paradossi

Chissà se questo andazzo di mettere in discussione la scienza, di confutare i progressi che la civiltà ha faticosamente acquisito nella medicina, nelle scienze sociali, nell’ingegneria e negli altri campi dell’attività umana, ha una correlazione con il ritorno delle televendite.

Sia chiaro, in alcuni casi si tratta di onesti prodotti testati fiera dopo fiera, mercatino dopo mercatino e finalmente approdati in tv. Il mio preferito è sempre stato il Superpanno magico. C’era un uomo che diceva una cosa tipo: con il panno magico non dovrete più svegliarvi un’ora prima per andare ad asciugare tutta l’acqua che di notte si è andata ad accumulare sotto i mobili. L’intento era dimostrare come rispetto ad un panno tradizionale, il Superpanno magico riuscisse ad assorbire quantità smodate di liquidi e in una sola passata. Nel tentativo di rendere il prodotto indispensabile ai consumatori, la narrazione si faceva distopica e descriveva un mondo in pericolo, invaso dall’acqua, una civiltà costretta a vivere rifugiata, in costante conflitto con la natura. Ogni giorno, la massaia era costretta a raccogliere acqua e asciugare superfici, contro tutto e contro tutti. Ogni giorno la massaia sopravviveva solo grazie al Superpanno magico.

Nel periodo a cavallo tra le elementari e le medie, quando le giornate si accorciavano e faceva freddo per scendere in cortile a giocare, passavo le domeniche pomeriggio con mio padre. Acquisiti i risultati delle partite del campionato di Serie A, mettevamo in scena una finta trasmissione radio: microfoni, mixer, piatto e una doppia piastra per registrarci. Avevamo chiamato il programma Domenica Sport. Il format consisteva in collegamenti dai campi principali per un sunto e un commento sulla partita appena terminata. Ovviamente nessuno di noi aveva visto la partita – per i gol bisognava aspettare 90° minuto – quindi inventavamo di sana pianta. Dato che eravamo solo in due e mia mamma partecipava raramente, avevamo aggiunto altri inviati che interpretavamo a turno: Nannovjić, Batalock e Vincenzo, che poi in realtà, non erano altro che i soprannomi di alcuni miei amici. Nannovjić era il fratello più grande di un mio compagno di classe e per la sua età, era un ragazzo posato, maturo e riflessivo. Batalock abitava nel palazzo ed era allampanato totale. Vincenzo era Vincenzo, un bambino che faceva nuoto con me. Tra un collegamento e l’altro mandavamo brani musicali e qualche volta mio padre suonava il piano.

Dopo il boom degli anni ’80 – ’90, gli scandali, le truffe, il mago Do Nascimento e il forzato dimenticatoio, molti canali televisivi hanno nuovamente dedicato alle televendite fasce importanti di palinsesto. Picciotti, i tempi sono maturi – avrà detto qualcuno – riproviamoci. Cafuddiamo e vediamo che succede. Sono andato a vedere i dati e in Italia, quello dei prodotti in tv, è un mercato in continua crescita che nel 2017 ha mosso affari per quasi un miliardo di euro.

C’è una relazione tra i No vax e il Rotowash? Tra il Gruppo Bilderberge il Magic Harry? Tra Soros e Chef Tony? Cosa lega la Tap con il ritorno sul mercato di Shogun, i coltelli giapponesi forgiati con una lega segretissima? Chi può ancora comprare a 59.90 euro un frullatore minuscolo e alimentato a corda come il motore di un gommone? C’è davvero qualcuno che acquisterebbe, convinto di fare un affare, una scopa magica rotante al posto di un aspirapolvere? Con tutta la buona volontà, come si può credere che quel robot da cucina sia così potente e abbia lame così affilate da ridurre in polvere un blocco di granito in pochi secondi? Ma se fosse vero, nessuno ha pensato a come questo mostro potrebbe ridurre le nostre verdure?

Come la massaia del Superpanno magico, viviamo in un’epoca di paura e sospetto. Il complottismo ha ribaltato il significato delle informazioni e il normale, l’ordinario, sono diventati qualcosa da guardare con diffidenza. Il paradosso è proprio che chi sviluppa questo criterio interpretativo della realtà, finisce per rifugiarsi nell’improbabile, nel totalmente inattendibile e poi, acquista convinto il frullatore a corda. L’andazzo, purtroppo, è estremamente preoccupante.

Con il passare delle domeniche e il rodarsi del programma, decidemmo di aggiungere a Domenica Sport, anche alcuni spot per pubblicizzare le attività commerciali della zona. C’era il Mondo dei Giocattoli, c’era l’edicola di Panebianco, e poi c’era lui: Concetto Li Noce. Li Noce era il titolare di un’autocarrozzeria in via Grottasanta e lo spot è indelebile nella mia memoria. Iniziava con rumori che simulavano un incidente: confusione, martello, chiave inglese, bottiglie. Oh no! Ho ammaccato la mia macchina, diceva il personaggio interpretato da mio padre. Non ti preoccupare – intervenivo io – vai da Concetto Li Noce, ti riparerà la macchina anche se schiacciata come una noce. Poi nuovamente rumori, ma stavolta veramente esagerati: un glang, glang, deng infernale. Ma che fai? Chiedevo allarmato a mio padre e lui, al culmine della tensione emotiva rispondeva: schiaccio la mia macchina.