C’è l’ok del Comune: un nuovo solarium con annesso chiosco bar, sorgerà sullo specchio d’acqua della scenografia dell’Elena di Euripide. Come da convenzione stipulata, gli attori si sposteranno un po’ sulla sinistra per lasciare spazio al conglomerato di tubi innocenti , teak e musica di merda. L’avveneristico protocollo d’intesa con un imprenditore senza scrupoli, rielabora e ridefinisce i parametri delle sinergie tra pubblico e privato. Soddisfazione dal Vermexio: “puntiamo a creare nuove opportunità per elevare gli standard dell’offerta turistica cittadina”. Malori, tre ricoveri e una prognosi riservata tra “Gli amici dell’Inda”.
Categoria: mai più senza
I Soliti Bordelli
Caro amico ti scrivo
Carissimo,
non abbiamo avuto la possibilità di conoscerci bene, ma le poche volte che ci siamo incontrati, ho subito percepito che in te si annidava qualcosa di ambiguo, non so dire esattamente cosa. Forse il mocassino sfacciato, magari il fatto che parcheggi sempre in doppia fila anche quando c’è il posto libero; forse l’elettropompa senza serbatoio che hai fatto installare per tirare illegalmente l’acqua dalla rete idrica o più probabilmente, tutte queste cose messe insieme. Comunque, da qualche anno hai deciso di trasformare il tuo appartamento in un’accogliente casa vacanze: l’hai arredato shabby chic, l’hai inserito sui portali più inflazionati e l’hai affidato ad una “agenzia” locale che si occupa dell’accoglienza degli ospiti e delle pulizie. Fino a qualche anno fa, tutto andava bene: si sono alternati ospiti deliziosi e ospiti cafoni, famiglie svedesi con bambini bellissimi, la coppia di nanni del nord Italia, le sportive tutte jogging e Sup e il gruppo di amici che non è mai uscito da casa perché stordito dai fumi dell’hashish e dal Corvo Glicine. La vita insomma scorreva placida fino a quando, malauguratamente, il Comune di Siracusa, in ritardo di vent’anni, ha deciso di introdurre la raccolta differenziata porta a porta. È stata la fine, l’aggiramento della linea Maginot, la caduta della dinastia dei Ming, la distruzione della Morte Nera, l’asteroide che colpisce la terra e spazza via i dinosauri, insomma, da quel momento non ci avete capito più un cazzo.
Ora, sono certo che avrai le tue buone ragioni (Etiche? Finanziarie? Politiche?) per non spiegare ai tuoi ospiti il funzionamento del porta a porta, pratica che con tutta probabilità, eseguono già nelle loro città di provenienza, ma la situazione, credimi, è davvero sfuggita di mano. Se in passato, dopo ogni check out, la signora baffuta con le Crocs faceva le pulizie e conferiva indistintamente tutti i rifiuti in un saccone nero che nella migliore delle ipotesi andava a buttare in qualche cassonetto fuori Ortigia, adesso le cose sono drammaticamente peggiorate. La baffuta non passa più (ma che fine ha fatto?) e i tuoi ospiti si autogestiscono. Alcuni conferiscono a muzzo nei mastelli degli altri condomini, altri bussano e chiedono spiegazioni, altri ancora – e sono sempre più numerosi – abbandonano spudoratamente la spazzatura sulle scale in attesa che qualcuno della fantomatica agenzia li ritiri. Quando capita, siamo costretti a parlare con i tuoi ospiti pregandoli di tenersi a casa i loro rifiuti, ma purtroppo, alcune volte li abbandonano prima di lasciare la casa e se intercorre un lasso di tempo cospicuo tra l’uscita di un ospite e l’arrivo del successivo, la spazzatura rimane lì, a fetere sulle scale, a richiamare pappapani con le ali e topi, perché nessuno, purtroppo, passa a ritirarla.
Questa mia personale è per pregarti di intervenire per porre fine a questa spiacevole situazione e ripristinare i rapporti di buon vicinato. Mi permetto di suggerirti una cosa: fai lasciare ai tuoi ospiti i sacchetti in balcone, sarà poi vostra cura smaltirli nei modi e nei luoghi che riteniate più opportuni. In cuor mio, credimi, non ti avrei mai voluto disturbare per una simile sciocchezza, ma le denunce che ho sporto sono andate perdute nel tempo come lacrime nella pioggia… dice che devono fare i controlli incrociati, che i data base non si sincronizzano e che il piano d’intervento necessita di rodaggio, insomma… puoi stare tranquillo – se questo è il tuo timore – non ti troveranno mai.
Tanto ti dovevo, cordialità.
Le nuove frontiere dell’inquinamento
Il clamore suscitato dalle indagini della magistratura, sommato alle inchieste giornalistiche e ad una nuova presa di coscienza dell’opinione pubblica, ha drasticamente modificato la maniera in cui le multinazionali del petrolio vengono percepite nella nostra zona. Se in passato poteva bastare sponsorizzare un evento patrocinato da Comune, Provincia o Regione, per pulirsi la coscienza e rendere felici quattro manciatari disperati, adesso la situazione è notevolmente peggiorata. Gli esperti della comunicazione dei grandi colossi industriali hanno individuato i nuovi target, gli scenari ed i personaggi su cui ricostruire la credibilità perduta.
Padre Masaniello
Ex sindacalista pentito, prende i voti religiosi con un corso espresso cinque anni in uno. Originario di Bagnoli, Masaniello è stato per anni il sacerdote della Chiesa dei Santi Scianel e Lelluccio dell’Italisider. Fermo sostenitore del progresso industriale a qualsiasi costo, è noto per aver sostituito la mise en place per la celebrazione dell’eucarestia (calice, pisside, patena, ampolle) con oggetti benedetti di plastica dura e ghisa. Acerrimo nemico di Padre Prisutto sin dai tempi del seminario, Masaniello è stato chiamato dai vertici industriali per controbilanciare il clamore mediatico suscitato dall’Arciprete di Augusta, con una campagna che riavvicini i fedeli al polo petrolchimico. Nelle omelie di Masaniello, il paradiso e il riposo eterno al cospetto dell’Altissimo sono l’unico vero premio di una vita terrena consumata tra peccati e malvagità. Vivere in un territorio altamente inquinato è un dono di Dio, un’indulgenza che garantisce una corsia preferenziale al regno dei cieli.
Influencer
È la figura professionale del nuovo millennio, capace di condizionare le masse grazie a un paio di scatti fotografici, a un post su Facebook o un thread su Twitter. Gli industriali hanno puntato su Samhanthah Carnemollah, una sventola di ventidue anni di Partinico, col culo sodissimo, il seno rifatto, tatuaggi alla moda e una licenza di quinta elementare ottenuta alla scuola privata. A lei il compito di occuparsi dei millenials e di obnubilarne le menti. Samhanthah lancia hashtag di tendenza e ama farsi fotografare in costume intero – più piccolo di due taglie – nelle location industriali più disparate: all’uscita del turno notturno dei metalmeccanici, #Afterhour; in spiaggia a Marina di Melilli, #FunnucoNovuIsTheNewDubai; in prospettiva mentre finge di sorreggere una ciminiera sullo sfondo, #LeDimensioniContano #FunnyGirl; al depuratore consortile, #Spa #Relax #Fanghi #Regeneration; mentre sorseggia un drink al bar del benzinaio dell SP 114, #AperitivoENonSolo #ILoveMyLife.
È il Prof. Maria Concetto Atanasio Bombardier, economista assurto alle cronache nazionali per l’invenzione dei Fondi SuperCipe, un corposo stanziamento statale che dovrebbe sovvenzionare un progetto per scoprire che fine abbiano fatto i fondi Cipe. Atanasio Bombardier cita dati a convenienza, mischia metodo empirico e superstizione, confuta teorie macro e microeconomiche e venera il gioco del Burraco. Per lui, il vero acronimo di SIN non è Sito d’Interesse Nazionale ma bensì, Sito Intonso e Naturale. È fermamente convinto che l’inquinamento non esista e che non sia un vero problema ma solamente una macchinazione dei radical chic e dei puppi ambientalisti, abituati a vivere le loro vite dorate, tra le caste e senza conoscere i veri bisogni del popolo. Le sue tesi più importanti sono sviluppato nel volume “Ma quali miasmi, è gelsomino”. Per lui, solo un ricco figlio di papà con la pancia piena può permettersi il lusso di fare lo schizzinoso e scandalizzarsi per un pesce malformato o per l’inquinamento della falda acquifera. Il radical chic non ha la minima idea di quanto valga – in termini di risparmio per una famiglia monoreddito – la possibilità di fare una zuppetta o un fumetto con un pesce a due teste o di dare da mangiare ai figli una patata al piombo, che notoriamente sazia fino a cinque volte in più rispetto a una patata normale.
La controinformazione
Le inchieste giornalistiche hanno rotto i coglioni. Questo in sintesi il risultato di una ricerca di mercato commissionata dal board degli Amministratori Delegati riuniti. Occorre investire in una controinformazione locale, puntuale e senza refusi, che sia capace di rispondere colpo su colpo e ribaltare l’opinione generale che tende ormai ad associare industria ad inquinamento. La drammatica e miserevole condizione economica dei giornalisti della provincia, sottopagati, vilipesi e sfruttati, è terreno fertile per la nascita di due nuove realtà giornalistiche che pagano a cottimo: il quotidiano online “Oro Nero” e il settimanale di approfondimento “Il Pontile”. Entrambe le testate hanno il compito di inoculare nel dibattito pubblico – senza sembrare sfacciatamente schierate pro industria – i germi della controinformazione e di far ricadere tutte le responsabilità sulla pessima qualità dei canister per campionare l’aria e sugli ambientalisti, specialmente se con le ville sul mare.
Maniace: è tutti contro tutti
Con la nuova stagione turistica, ritorna in tutto il suo splendore la polemica sul Bar Maniace e con essa, le soluzioni Pitacoriche prospettate negli incontri segreti intercorsi tra le parti.
Drastica
Gogna, rogo e vandalizzazione della costruzione. È l’ipotesi caldeggiata dall’associazione “Ortigia Sangue Blu”, da sempre contraria alla realizzazione di qualsiasi opera che non sia prima stata approvata in seduta plenaria. Forte dell’appoggio di esponenti dell’intellighenzia aretusea di alcuni nobili decaduti, richiede a gran voce – come stabilito nel R.D.Lgs n.7 del 1921 – un rogo purificatore e l’abbattimento a colpi di mazza chiodata del “Bar Monstre” ad opera di cittadini sorteggiati tra i più abbienti. La soluzione finale prevede l’esautorazione e la gogna del Sindaco, della sua Giunta. In attesa delle elezioni amministrative del 2023, la città sarà retta da un comitato di saggi nominato da una elite intellettuale di residenti in Ortigia.
Sociale
Demolizione dell’opera architettonica e sua ricostruzione all’interno del Parco Robinson. È la proposta dell’associazione “Dame d’altri tempi” e della “Casa del Popolo Gianni Agnelli”. I due soggetti associativi puntano al recupero della struttura e al suo impiego in un contesto sociale periferico dove potrà essere utilizzata come sede della prima scuola di alta specializzazione in spaccio e borseggio intitolata a Polini, Giannelli, Arrow e LeoVince. Il contesto esotico e la presenza di popolazione indigena – che le dame e i compagni della casa del popolo trovano pittoreschi in maniera intrigante – fanno del Parco Robinson il luogo ideale per la formazione delle nuove generazioni di malacarni aretusei.
Concessione
Chiusura coatta della struttura e ridistribuzione delle attrezzature e delle forniture. Perché sprecare una così bella struttura con i frigoriferi integrati? E tutte le sedie e i tavolini, che fine faranno? Se lo chiede il consorzio “10, 100, 1000 sedie e tavolini spaiati” che riunisce i proprietari dei dehors abusivi. Il consorzio ritiene che la costruzione possa essere data in concessione ad un manipolo di esercenti ortigiani. “Un’opera di tale fattura – dicono i rappresentanti del Consorzio – potrebbe rendere unico e dare lustro all’immondo bordello di Piazza Pancali o creare un’affascinante divertissement architettonico in un vicolo ortigiano“. Il contratto capestro abbozzato dal Consorzio prevede, oltre alle spese di ricostruzione a carico della cittadinanza, l’esenzione totale dalla raccolta differenziata e dal pagamento della Tari, il suolo pubblico gratuito fino alla 4 generazione e l’assimilazione della struttura a luogo di culto per non pagare l’Ici.
Fideistica
Prevede l’istallazione del manufatto architettonico all’interno del Parco delle sculture della pista ciclabile e la sua trasformazione in mausoleo per la venerazione di Francesco Italia. La struttura resterebbe in gestione al concessionario che allestirebbe un museo di cimeli per alimentare il culto del Sindaco. Tra i pezzi in esposizione: la prima bici con le rotelle; il saio di corda degli anni universitari; un paio mocassini dismessi; l’album con le foto di tutte le processioni a cui ha partecipato nel mondo, un lampadario D&G, i guanti di camoscio con le tracce di presunte stimmate e il biglietto di aucuroni degli ex consiglieri comunali Malignaggi e Rabbito.
Il Tweet
My Ideal Crash
Ne scrivo adesso perché se poi sarà una delusione, so già che per quello che mi hanno dato in passato e per quanto gli sono ancora riconoscente, non riuscirei a parlarne male. Non l’ho fatto con la reuinion dei Pixies, non l’ho fatto coi Pavement e non lo potrei fare per il tour del ventesimo anniversario di The Ideal Crash, il capolavoro dei dEUS, che si esibiranno stasera a Berlino. I dEUS sono stati una delle mie band preferite, il nostro incontro – ma forse sarebbe meglio dire scontro – risale al 1994: io ero un po’ prevenuto e invece mi piacquero subito, al primo ascolto e tra noi nacque un’intensa storia d’amore. Worst Case Scenario, il loro primo album, fu foriero di grandi soddisfazioni: era potente e intimista, sguaiato e dolcissimo, noisy ed essenziale. Era come mi sentivo io a 17 anni. La sintesi di quell’album, sta tutta in un paio di pezzi che continuano a trovare spazio nelle mie playlist digitali: Suds & Soda, schizzata e impertinente e Hotellounge, inesorabile, profonda e confidenziale.
Il loro secondo album, In a Bar under the Sea, non fece altro che alimentare questa passione, ma fu con The Ideal Crash, il loro capolavoro, che la sintonia divenne totale. Ogni traccia di quel disco era intimamente connessa a qualche mia fibra. The Ideal Crash rappresentava un passo in avanti per la poetica della band, era un disco complesso, sofferente, ma anche strafottente e ironico. Un connubio perfetto di musica e testi, una piccola meraviglia che ad ogni ascolto lasciava un senso di inquietudine sotto la pelle. Per dire, con il finale di Instant Street e con la sua chitarra caracollante e debosciata, ci feci la sigla del mio primo programma radiofonico e questo “ideal crash”, questo “scontro ideale”, influenzò anche la composizione di Frank’s Wild Years, uno dei brani dei Mersenne (la band in cui suonavo) a cui sono più legato.
Poi, come accade anche nelle storie d’amore più intense, improvvisamente ci siamo prima allontanati e poi persi e ognuno è andato per la sua strada. Io sono stato attratto da nuovi generi, loro hanno sfornato altri album, discreti, per carità, ma non siamo più riusciti a ricreare quell’armonia che c’era tra noi.
Un paio di volte ci siamo incontrati nel corso di quelle meravigliose Feste dell’Unità che fiorivano in estate, nelle campagne della provincia emiliana – ma non quella maestosa di Bologna, che aveva sempre un cartellone di spettacoli straordinario – parlo di quelle minori, quelle di posti come Crevalcore, Nonantola, Vignola, dove poteva capitare di ascoltare artisti del calibro di Ani Di Franco, Damien Jurado o che so, i Karate.
In queste occasioni però, ognuno di noi e rimasto sulle sue, giusto un cenno, così, da lontano. Del resto, la vita va veloce e ti mette davanti tali e tante cose che inevitabilmente alcune ti sfuggono tra le mani, anche se non vorresti.
Di tempo ne è passato tanto, vent’anni non sono pochi, ma il ricordo di quello che è stato è cristallizzato nelle loro canzoni e nelle sensazioni che mi porto dietro da allora. Stavolta credo il nostro incontro sarà differente dagli ultimi, come se si fosse chiuso un cerchio. Certo, all’inizio sarà un po’ imbarazzante, ma poi, sono sicuro che ci riconosceremo e ci sorrideremo.
Le Tragedie Pitacoriche – I Supplici
I Supplici, 463 a.C.
Dopo decenni di pace e prosperità, le mire dei malacarni catanesi si spostano sugli introiti delle strisce blu della zona archeologica di Siracusa. Un esercito imponente di parcheggiatori abusivi accampato alla Playa, viene inviato dal Re di Catania nella città di Archimede, per gestire il racket e scalzare i parcheggiatori abusivi locali. I Siracusani non ci stanno e guidati da Savvuccio, il maggiore di tre fratelli della Mazzarrona, decidono di resistere con tutte le forze all’avanzata catanese: ne scaturisce una guerra spietata e senza esclusione di colpi. Ogni giorno, per ingraziarsi gli dei, i siracusani sacrificano davanti alla statua del Prometeo Incatenato, un cavallo adornato a festa con sbizzero, sassaemayonese, funchetti e ogghiu re pipi. Quando i catanesi si accorgono che nelle vittorie dei siracusani c’è lo zampino divino, manderanno Agatos, il loro eroe più malacarne, a trafugare la statua di Prometeo lasciando i siracusani nello sconforto. Durante la battaglia campale, quando tutto sembra ormai perduto, l’intervento del Deus Ex Machina sarà risolutore: la provvidenziale entrata in scena di una squadra di Vigili Urbani, sovvertirà le sorti dello scontro e porrà le basi per una sacra alleanza tra siracusani e catanesi. Le due compagini di posteggiatori abusivi, adesso unite per volere degli dei, si scaglieranno come un sol uomo contro gli agenti della municipale assediandoli nella vicina Casina Cuti per giorni e sbaragliandoli definitivamente, causandone la ritirata. Savvuccio e Agatos, ormai alleati, negozieranno una tregua e si spartiranno le rispettive zone d’interesse.
Galantuomini
– Excuse Me, Officer…
– Aspettare preco, plis uan moment, prima finire qui, contravvenzione.
– …
– Preco miss, ora parlare, dove posteggiare lei plis? Qui solo resident. Ottiggia.
– I left the car on the right side, just a few dozen steps ahead. Please could You help me? I left inside it my wallet, my passport and my luggage. Has the car been stolen? Please, I don’t know what to do, help me.
– Ok, ok, No probblem, ora io spiegare. Allora, eschiusmi plis, deris the car?
– … Over there…
– Quindi the car deris? Qui? Lato mare ha detto? Se era qui ormai rimossa, Ri-Mu-Ved.
– Did the police remove the car? But… Why?
– Yes, yes. Qui divieto! Solo resident. C’è il cattello. Ormai macchina portata via: deposito, via Olivieri, Teatro Greco, zona atta, viale Teracati… lì vicino.
– Oh my God! But… how can i get to the garage? Ehm… Comi andari noi? a piede vicino?
– Nain, a piedi lontano. Meglio tacchìssi… 10 minuti.
– It’s a big trouble! My wallet is in the backpack inside the car.
– You monei in de car? Non avere soddi?
– I’m so sorry but…
– (Rivolto al collega) Senti, chi facemu? A cummpagnamo nuautri? Avanti va, mischina…
– (collega) E avanti, fall’acchianare…
– Ehm… Signorina… miss, ok, no probblem, andare macchina insieme… cam tugheder.








