Assopanini, Confcavallo, Comune di Siracusa e Noi Albergatori celebrano il secondo anniversario dell’istallazione di “Cavallo Corinzio e Sbizzero”, la scultura entrata nel cuore di tutti i siracusani. Per la critica, l’opera, la cui poetica mette in relazione cultura e sviluppo economico, vuole simbolicamente rappresentare il trait d’union tra mito e sassaemayoness.
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Pasquetta
Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: ho visto file di auto incolonnate ai bastioni di Cassibile e le teglie di pasta al forno e di scacciate con gli aiti trasportate alla Fanusa, ho visto lapilli di fuoco provenire da braci poderose e il fumo denso e pungente della diavolina affumicare le ombrose verande del Plemmirio. Ho visto sasizza sputtusata con la forchetta, i pipi ammuddicati e le mulininciane con la mentuccia balenare sulle tavole di Tivoli. Ho visto divorare cannoli di ricotta e intere guantiere di dolci con tanta foga da non risparmiare nemmeno i diplomatici; ho visto caffettiere da 32 tazze sul fuoco e stormi di colombe volare dentro stomaci di ferro. Ho visto litri di vino e cicchetti di amaro e di limoncello stordire gli uomini più vigorosi mentre le donne, stoiche, facevano la cucina. Ho visto lo zio Cammelo, 67 anni, 1 metro e 52 per 124 kg, alzarsi felino dalla sdraio, riceve in bagher, triangolare e schiacciare vincente alla partita di volley sul prato. E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come un foglio di stagnola trasportato dal vento in un parcheggio desolato di paninaro su ruota. È tempo di Coronavirus.
Ferla, la Pasqua e il Coronavirus
Ferla è un piccolo comune dei monti Iblei, i miei nonni materni sono nati e cresciuti lì ma io non ci avevo mai messo piede fino a quando non ho conosciuto Michelangelo Giansiracusa, il giovane Sindaco che ha preso in mano le redini del Comune disastrato e grazie alle sue idee e alla sua amministrazione illuminata, l’ha trasformato in un paese modello di buone pratiche. Rifiuti, sostenibilità, turismo diffuso, politiche energetiche, edilizia scolastica, integrazione sociale, niente è stato tralasciato e Ferla ha cominciato ad essere studiata nelle università e dagli amministratori delle altre città come un esempio da seguire.
Sì, perché al di là dei meriti politici e amministrativi, l’aspetto più sorprendente e importante di Ferla è il senso di comunità che si è venuto a creare, una piccola rivoluzione antropologica che ha coinvolto anche i più scettici. I cittadini di Ferla sono consapevoli, motivati e si sentono parte attiva di una comunità di persone. Sono fattivi, agili e veloci, si riuniscono in assemblee pubbliche, decidono una cosa, si suddividono il lavoro e lo portano a termine. Sconvolgente.
Come molti altri comuni siciliani, anche Ferla sente molto la Pasqua e ogni anno, in questi giorni, dà il meglio di sé. La Sciaccariata è un evento unico, uno dei più spettacolari della Pasqua ferlesse e consiste nel correre, nel cuore della notte, appresso al simulacro del Cristo risorto (U Gesùmaria) brandendo un ramo di sterpaglie infuocate (la sciaccara) per la via principale del paese, su, su, fino al convento dei Cappuccini dove si arriva trafelati, con gli occhi rossi per il fumo e il fiatone per la corsa in salita. Lì, al convento, ogni anno si assiste a un miracolo laico, ovvero compaiono dal nulla i deputati regionali, alcuni fingono di avere il fiatone, altri si racchiudono in preghiera mentre la loro assistente cerca l’angolo migliore per scattare una foto che finirà in tempo reale sui profili social, altri stringono mani e promettono prebende. Poi, d’improvviso, come sono arrivati, spariscono, diretti verso il Comune successivo e verso la prossima funzione religiosa. La Sciaccariata non è uno scherzo, ci sono quattrocento cristiani che urlano e corrono come scalmanati e centinaia di roghi e falò, bisogna muoversi veloci e attenti, facendo attenzione a non prendere fuoco o a non dare fuoco al turista di Dussendorlf col giubbbottino Hi-tech infiammabilissimo che – cassatella di ricotta in una mano e smartphone nell’altra- è fermo in mezzo alla strada a fotografare l’evento, senza rendersi minimamente conto dell’orda mistica e infervorata che lo sta per travolgere e spazzare via.
Negli ultimi anni, il clamore di questa Pasqua ha fatto prima il giro della provincia, poi della regione e poi ha dilagato nel mondo portando a Ferla comitive teutoniche e scandinave che avevano prenato una delle poche strutture ricettive o usufruito del servizio di albergo diffuso. Anche io e Donatella, un paio di volte, ne abbiamo usufruito.
C’è questo simulacro della Madonna che gira tutta la notte con un mantello nero addosso, gira alla ricerca del figlio e poi poco prima dell’alba, arriva in via Garibaldi – che è dove posteggio la macchina di solito – e aspetta che un raggio di sole la colpisca in viso e quando succede la statua inizia a brillare e tutti esultano e la gente affacciata applaude e si commuove e allora si può ripartire alla ricerca del Cristo risorto. Nel mezzo ci sono messe, funzioni religiose e un corollario di eventi sacri che, da ateo quale sono, sconosco completamente. C’è trasporto e devozione, ci sono sacro e profano, la vedova sconsolata e la coppia di fidanzati che può stare in giro tutta la notte.
La mattina di Pasqua il paese vestito a festa si da appuntamento per la messa e per prepararsi ad assistere a “U Scontru”. I bar sono presi d’assalto e producono migliaia di caffè e sfornano cornetti e dolci di tutte le forme, le signore calzano tacchi vertiginosi, alcuni uomini hanno riciclato il vestito damascato del matrimonio e le suore svicolano veloci tra la folla. Perfino i due vigili urbani del paese, per l’occasione in alta uniforme, cercano di guadagnare la posizione migliore, un punto di vista privilegiato per assistere a quello che è indubbiamente il momento più emozioante.
I due simulacri, quello di Gesù e quello di Maria, si muovono dagli estremi del corso e procedono lentamente l’uno verso l’altra. La tensione cresce poco a poco, ad un certo punto si cominciano a scorgere le statue che avanzano e quella della Madonna sembra davvero che stia cercando qualcuno, i suoi movimenti, i piegamenti a destra e sinistra contribuiscono a creare questo immaginario. Poi, quando la tensione ha raggiunto l’apice, le due statue, come se si fossero scorte e riconosciute, accelerano vertiginosamente, corrono una verso l’altra ed esattamente un istante prima di abbracciarsi, la Madonna fa cadere il velo nero che ha indossato tutta la notte e la gente grida tutta la sua emozione, alcuni, stremati dalla tensione, piangono e le statue girano su loro stesse e sembrano abbracciarsi e saltare di felicità.
Con il passare dei minuti la commozione lascia il passo all’allegria e tutti si abbracciano e si baciano, prendono in braccio i bambini, tengono per mano le nonne, si fanno gli auguri e iniziano a dirigersi verso le case con le tavole imbandite, lì, è un tripudio di sugo di maiale, ricotta, arrosti, sasizza, vino locale e dolci.
La situazione sanitaria di quest’anno e l’emergenza Coronavirus rischiavano di compromettere lo svolgimento della Pasqua ferlese. Nessun assembramento di persone è consentito, nessuna sciaccara può essere accesa, e men che meno, nessuna processione potrà percorre le stradine del borgo. Per la prima volta dal 1861 Ferla rischiava di non celebrare la sua festa più sentita. Poi l’idea, la trovata risolutrice. Mi immagino i cittadini di Ferla collegati su Zoom per discuterne. Qualcuno avrà chiesto: “Sintaco, ma allura pi Pasqua nun facemu nenti? Manco a Sciaccariata?”. “Tanino, ma come la possiamo fare se è vietato uscire in strada?”. E poi un brainstorming di idee e alla fine, la trovata: lanterne cinesi. Costruiamole, compriamole, prepariamo un tutorial da mettere in rete e da inviare su whatsapp per aiutare i meno pratici. Tanino ne fa 50, lo zio Carmelo addirittura 103. Appuntamento sabato a mezzanotte, ogni famiglia sul suo balcone, ci sarà un cenno, la prima lanterna si alzerà in volo e le altre la seguiranno, il silenzio irreale sarà rotto da un applauso scrosciante e Ferla tornerà ad illuminarsi in segno di rinascita e speranza.
Lettera Firmata
Succede che all’indomani delle feroci polemiche sulla vicenda dell’Ospedale di Siracusa dopo il servizio di Report, l’Asp fa uscire una nota per chiarire, una volta per tutte, la situazione dell’emergenza epidemiologica in provincia. L’ho letta con attenzione e sono rimasto sgomento. Nella nota si sciorinano dati, numeri e percentuali di ammalati, di ricoverati e si fanno paragoni, tantissimi paragoni con la situazione nelle altre province siciliane. Il dato generale che ne viene fuori è che le province di Siracusa e Ragusa, sono le meno colpite dal virus e che qui da noi, la media di ammalati su diecimila abitanti è di 1,99, mentre nel resto della Sicilia è di 3,27. Sono numeri esaltanti, numeri magici, come talismani. Non so cosa ne pensiate voi, ma io deduco solamente che abbiamo avuto fortuna sfacciata, sì insomma, un gran colpo di culo!
Quando mio nonno Santo si ammalò, venne a scoprire dell’esistenza di un amuleto miracoloso che veniva preparato ad hoc da un mago del messinese. L’amuleto costava tipo 99mila e 900 lire e prometteva guarigioni strabilianti, garantendo rinascite fisiche e psicologiche “fino al 98%”, così diceva la scritta lampeggiante in tv. Mio nonno, che non era stupido, decise di prendere carta e penna e di scrivere una lettera personale al sedicente mago. Spiegò dettagliatamente la sua situazione e chiese di avere l’amuleto in prova, da uomo di altri tempi qual era, aveva una sola parola e si impegnava, con tutto il suo onore a corrispondere la cifra per intero nel caso di risultati soddisfacenti o di riconsegnarlo intonso al mittente, nel caso non avesse sortito alcun effetto.
I numeri per loro natura sono sterili, spietati, incontrovertibili e sicuramente ci aiutano a tracciare un quadro generale dell’epidemia nella nostra regione. Ora, però, farci credere che questi numeri scaturiscano da un’azione coordinata e dall’efficenza del nostro sistema sanitario provinciale, per me è una forzatura bella e buona, che forse, visto il clima esasperato di questi giorni, si poteva e si doveva evitare. Non mi aspettavo di trovarci delle scuse in questa nota o delle assunzioni di responsabilità, giammai! Ma l’impegno a fare meglio e quello a provare a ricostruire la fiducia con gli utenti dell’ospedale e con i cittadini, quelli sì.
La nota dell’Asp invece è netta, tagliente ed asettica come non lo è mai stato nemmeno l’ospedale. Non c’è umanità, non c’è nessuna empatia, c’è solamente la lettura arida di alcuni dati che sancirebbero il grande successo del modello di sanità siracusano che, a questo punto, aggiungo io, andrebbe esportato in tutta Italia. Insomma, credere che questi numeri siano merito della perfetta organizzazione sanitaria è come credere che il Mago do Nascimiento o il Mago Francois possano davvero risolvere i problemi d’amore e di salute solo perché ogni tanto, anche loro ci prendono.
A dire il vero ci sono due passaggi che condivido: il primo riguarda le difficoltà che i sistemi sanitari di tutto il mondo hanno avuto e che continuano ad avere nel fronteggiare il virus; il secondo, è una domanda, semplicissima mo molto efficace: ma la politica dov’era? Che facevano tutti i deputati di ieri e di oggi per migliorare questa situazione e mettere Asp e medici nelle condizioni di lavorare in una struttura funzionante e con le giuste risorse? Accuse, quest’ultime, condivisibili se non fosse che sembrano – ma è una opinione maliziosa – rivolte solo a quelli che hanno denunciato la situazione dell’ospedale di Siracusa, forse in ritardo, forse non con la dovuta convinzione e non certamente verso gli altri, quelli che questo sistema e questi problemi hanno contribuito a generarli.
Nella nota della direzione sanitaria dell’Asp non si fa alcun cenno alle circolari che vietavano al personale di indossare le mascherine per non spaventare i pazienti; si tralascia la vicenda dell’infermiere – risultato poi positivo – che con un video aveva denunciato la situazione, a suo dire incresciosa, in cui era costretto a lavorare il personale sanitario e che è stato accusato di essere un fake, un provocatore, uno che non era nemmeno dipendente dell’Asp. Trincerandosi dietro all’indagine della procura, non c’è nemmeno una parola sulla triste vicenda Rizzuto e della sua collaboratrice, la signora Ruggeri e sul caos che ne è scaturito dopo i ritardi clamorosi nell’esecuzione dei tamponi e nel disporre le quarantene per i dipendenti della Sovrintendenza. Non si parla dell’argomento tamponi in generale: quanti ne sono stati effettuati, quanti no, quanti sono andati persi e quanti sono ancora in attesa di un risultato, perché si aprirebbe una voragine da cui difficilmente si potrebbe venire fuori. Non c’è, infine, alcun riferimento all’utilizzo promiscuo del Pronto soccorso, né al Covid team inviato da Palermo per cercare di porre rimedio ad una serie di errori e ritardi.
Dispiace che la toppa che è stata scelta per coprire il clamore di Report sia peggiore dello sbraco stesso. Perfino il mago di mio nonno ebbe uno slancio di sincerità.
Carissimo Santino – gli rispose dopo qualche giorno – con il cuore in mano ti scrivo che l’amuleto non ha alcun poter magico o medicale, è solo un espediente per sbarcare il lunario. Sai, la gente è ormai diffidente e sono in pochi quelli che vengono in studio da me, per fare le carte, per farsi togliere il malocchio o per qualche filtro d’amore. Con mia moglie, che mi aiuta nelle questioni di marketing, abbiamo deciso di puntare sui numeri e quel 98% di guarigioni che lampeggia durante la mia trasmissione è solo uno specchietto per le allodole. Ti consiglio di rivolgerti ad un buon medico e di lasciare perdere numeri e percentuali miracolose. Ti auguro il meglio…
Lettera firmata
Ficara e Marteddu se ne ano andare ai casi – Il glossario dei commenti social sull’emergenza Coronavirus
– Vi dovete dimettere tu ficarra e picone
– Esci i soddi dei buoni spesa gia veli avete ammuccato
– In ospetale ce una pompa ad oroligeria
– Sei solo ghiacchere
– Ma lo dice lei che lospedale e coppa di una classe politica???? Ma noi i cittadini che paghiamo i politici ma perche? che cosa possiamo fare se pensano appoi in questo ospedale e al cittadino????
– Invece e ora il momento di puntare tutti iditi
– Te ne stai lavanto le mani come ha ponzi pelato
– Per me la colpa c’è l’anno i cittadini siracusani che quando c sono state le elezioni lo anno votato ma fortunatamente che nn o votato a nessuno e continuerò a nn votare a nessuno
– Iprocrita
– Senti a mia mettiti na maschera na facci ca nn si cosa mancu pi fare a pasta a broru i puppo ca siti tutti imbroglioni
– Buona sera noi invece ne avevamo bisogno di sapere nelle mani di chi siamo?
– Io fosse in lei non avrei risposto … ne fatto questo video ci facevuti chi ficura
– Basta, chiachierie, L’ospedale e un fuoco laio te le firi a santificare tutto e poi a fare i tamponi a tempersta. te la firi se non tela firi a casa ora e mettiamo unaltra sindaco i cittadini sono stanchi e discustati!
– Concordo ha chi a sbagliato e deve pacare
– Tu sei il capo di siracusa è quindi sei il capo dell’ospedale di siracusa reascisci come a de luco
– Nei mao mao l’ospetale funziona meglio sicuro
– Rispunni testa i minchia
– Ma u materiale ca puttaro ra Cina tu sta sabbannu a casa to?
– Ortigia e piena di mascherine che le hai date tu mentre alla pizzuta non c’è ne. cittadini di seriaa e b
– O spitale miscunu sauri e euope
– Non credere più ha voi
– Motti vanno nelle villette ammucciune io li vedo e nessuno controlli?
– A farmacia caruso avi i tamboni?
– Ho fatti un pezzo i sonnoooo. Ca na banunastiiiii a tuttiii sei un sindachello piccolo picolo
– Mutta i vettici dell’ asp al ospetale
– Hanno infettato pure il reparto di gerarchia bastardi
– Ficara e Marteddu se ne ano andare ai casi
– Sindaco ai visto a televisione ieri sul 3 cera reporti ai visto percaso?
Report
I fatti, anche quelli che conosciamo già, hanno tutto un altro peso quando ci vengono spiattellati in faccia senza mezzi termini, senza ossequi cortigiani e senza colpi al cerchio e alla botte. C’è un emergenza che è stata gestita come peggio non si poteva, ci sono dei morti, ci sono i malati – molti anche tra il personale medico – ci sono risposte importanti da dare alla città e responsabilità che non possono essere nascoste dietro ad un “no comment”.
Report non ci dice nulla di nuovo di quello che non sapessimo già, ma ha il pregio di tratteggiare a tinte più vivide la sconvolgente situazione della sanità a Siracusa. Il quadro che ne viene fuori è desolante, è come girare il coltello nella piaga, è come sparare sulla croce rossa. Sì, perchè di questa situazione ne eravamo tutti a conoscenza e l’emergenza Coronavirus ha solamente fatto esplodere il carico di mediocrità, di servizi scadenti, pessima organizzazione, menzogne, inefficienza, disinteresse e ignavia.
Qualcuno può ancora negarlo? Conoscete molte persone che potendosi permettere di andare a Milano o Bologna, solo per fare degli esempi, hanno scelto di programmare un intervento importante, una visita specialistica o un accertamento dirimente all’ospedale di Siracusa? È un andazzo tristissimo che non comincia certo oggi, è una nomea asfissiante che ha avvolto l’ospedale in una nube tossica e ha travolto anche i medici bravi e coscienziosi, gli infermieri, i dipendenti, i tecnici di laboratorio preparati e scrupolosi. Noi non siamo esenti da responsabilità, abbiamo nicchiato e fatto finta di niente. Come ho già scritto altrove, ci siamo assuefatti al degrado, l’abbiamo normalizzato. Ci hanno fatto credere che quello era il massimo che potessero offrirci e che dovevamo accontentarci e ringraziare, perchè alla fine, dopo tutto, eravamo ancora vivi. Invece avremmo dovuto gridare, denunciare, pretendere, reclamare i diritti, la dignità, le competenze. Come in un circolo vizioso, ci abbiamo messo anche del nostro, perchè il degrado chiama degrado e allora abbiamo iniziato a parcheggiare dentro, a fumare sulle scale, ad usare gli ascensori delle barelle, a sabotare porte allarmate, a entrare in dodici prima degli orari di visita, ad uscire tardi, a scrivere sui muri e distruggere le sedie. Con questi comportamenti abbiamo fornito l’alibi e per loro è stato facile dire: “non possiamo fare niente perché tanto qui, distruggono tutto”.
Report si concentra sul fatto di cronaca ma in realtà, mette in evidenza tutti i limiti di una sanità regionale devastata dalla politica, umiliata dalle nomine di manager non all’altezza, paralizzata dall’assenza di concorsi per le posizioni sanitarie di vertice, svuotata, anno dopo anno, di risorse economiche e umane. Di cosa ci stiamo lamentando se poi mettiamo un like al post sfacciato e indignato del politico che ha contribuito a creare tutto questo?
Del servizio di ieri continuano a tornarmi in mente due elementi strettamente legati tra loro. Il primo riguarda la sconcertante perdita di tempo: c’era un vantaggio rispetto agli ospedali del nord, c’erano dei protocolli da seguire e nel caso, da migliorare , c’era la possibilità di pianificare le scelte e di adottare soluzioni efficaci e di buon senso. Questo non è stato fatto e qualcuno un giorno dovrebbe risponderne. L’altro elemento ha a che fare proprio con la mancanza di risposte. Ieri abbiamo avuto sotto gli occhi l’immagine impietosa di quello che significa vivere qui e oggi: un muro di gomma invalicabile che rimbalza ogni cosa. Nessuna empatia, nessun coraggio, nessuna assunzione di responsabilità.
8000
Non smetterò mai di ringraziarvi! Quando ho aperto la pagina e il blog non potevo immaginare nulla del genere, il fatto che 8000 persone, in piena emergenza sanitaria, seguano quotidianamente Archimete Pitacorico è la dimostrazione di come la nostra società vada ripensata completamente. La cosa però, lo ammetto, mi rende estremamente felice, per cui, per ringraziarvi dell’affetto e della perseveranza che dimostrate, invierò a ciascuno di voi il kit pitacorico “speciale coronavirus” contenente:
– Porzione lievito madre da rigenerare;
– Mascherina d’amare;
– Colomba pasquale artigianale al gusto cavallo e sbizzero;
– Finta divisa Vigile Urbano per passeggiare indisturbato;
– Certificato medico per esenzione raccolta differenziata;
– Salta code Lidl via Elorina;
– Dispenser ogghiurepipi disinfettante da parete;
– Magnete frigo Parcheggio Talete;
– Funchetto porta fortuna.
Vergognomi assai ma necessito soldi droga

Sono tutti peri peri – Il glossario dei commenti social sull’emergenza Coronavirus
– A dittu curricula!!! e curriculum sindaco si bestia
– Sindaco ai creato pure il foconaio a ongolocia si dimetti che è meglio
– Dicci quello che sappiamo merda
– Che il dio ti aiuta e ti proteggi sindaco
– Ti sta parrannu i sopra testa di minchia
– Caro sindaco e giusto secondo lei che le prendono la multa amio nipote perché e uscitò ha comprare ilpane e l’altra volta i sigaretti
– Ce uno che vuole fare la santificazione e tu ai detto ocaca
– Perche nn date la autorizione per infettare le strade a quel signore?
– Ha quello gli avete perso il tampone qualche tre settimane fà e ancora stai parlanto nesci u tapone
– Ma quali controli state facento hai soliti noti ammucciati
– U dutturi mio non risponte sta merda
– A santa panacia e zone limitrofi tutti peri peri
– U ferramente di via piave vente mascarine?
– Vattene a messina ha fermare gli sbarghi condi luca
– La serit continua a tartasacci colle raccomantate
– Perche non parli dell Asb?
– Mpare su quattro dirette ca manco m’arrispunni!
– Ora dobbiamo essere tutti uniti a contro il conoravirus senza politica e senza io di qua e tu dila poi quando finisce te ne puoi andare a fare inculo
– State pulizianto solo ortigia e un pizzuddo di borgata perche
– Questo ospetale e uno scantalo chiamate il gabbibbo di striscio o quela grossa col cane a petis
Dilemmi
Se una fake news viene smentita da una news ufficiale e poi si scopre che la news ufficiale era in realtà una fake news e la fake news era invece una notizia vera, si crea un cortocircuito percettivo di elevata complessità. Sembra proprio quello che è successo a Siracusa dove, alla fine, è stato accertato che il finto infermiere del video denuncia era in realtà un vero infermiere e che quindi, il comunicato ufficiale dell’Asp nel quale si sosteneva che il vero infermiere fosse un finto infermiere e che la vera video denuncia fosse una finta video denuncia, non era vero. Dato che il vero comunicato ufficiale dell’Asp risultato poi falso non è stato mai smentito dai vertici dell’Asp, non è che a questo punto – è il sospetto è legittimo – ad essere finti sono i vertici dell’Asp?
Il grande cinema Pitacorico ai tempi del Coronavirus – Terza Parte
L’Onore dei Puzzo
Ianuzzo e Rita Puzzo sono due insegnanti in pensione costretti ad affrontare la quarantena a casa, da soli. I figli, ormai grandi, vivono fuori con le rispettive famiglie ed i Puzzo, non avvezzi alle tecnologie, riescono solamente a contattarli telefonicamente. I coniugi Puzzo sono delle persone per bene: comunisti ortodossi, credono ancora nel sindacato e sono attivi nel sociale, fanno volontariato, beneficenza e sostengono come possono la cooperazione internazionale, pagano tutte le tasse molti giorni prima della scadenza e si indignano per le storture di questa società. Una mattina di un giorno come tanti, il suono del citofono avverte che la spesa della settimana è arrivata a domicilio. Ianuzzo, si precipita giù, detesta fare aspettare le persone, lo trova una mancanza di rispetto. Al momento di pagare in contanti, il colpo di scena, a Ianuzzo mancano un euro e sessantotto centesimi. Sono momenti terribili e a nulla valgono le rassicurazioni del picciotto della spesa: “non si preoccupi signò Puzzo, appoi me li dà alla prossima settimana.”. L’affronto è totale, anche perchè, alla scena ha assistito la moglie di Prazio, del terzo piano, una famiglia gretta e sparrittera. Ianuzzo torna a casa, parla con Rita e insieme prendono una decisione: saldare il debito con il Supermercato. Senza giustificazione, senza mascherina (ha donato quelle che possedeva al 118) Ianuzzo intraprende un pericoloso viaggio in auto che lo porterà fino al Conad Formisano. Lì, deriso e offeso dagli altri clienti perchè non dotato di mascherina, sarà costretto ad affrontare un fila di due ore. Nessuno vuole credere alla sua storia, nessuno lo vuole fare passare avanti, nonostante le sue spiegazioni, ma alla fine, pagherà il debito e il suo onore sarà salvo.
Quel che resta del tonno
Intimista, inesorabile, sincero. Interamente girato in bianco e nero e con camera a spalla, “Quel che resta del tonno” è una struggente storia d’amore e di stenti tra due clochard avvinazzati e intransigenti che rifiutano qualsiasi tipo di aiuto. Fedeli alla loro filosofia di vita, Antoine (ex giocoliere e lanciatore di diablo) e Georgette (una problematica ragazza di buona famiglia, in rotta con le convenzioni) vivono all’interno del parcheggio Talete sostenendosi con quel poco che riescono a racimolare dalle elemosine dei cittadini. Il lockdown li colpisce duramente fino a prosciugare le loro già misere scorte. Una sera, davanti ad un cartone di Tavernello rosé e all’ultima scatoletta di tonno, decideranno insieme di abbandonare questa vita di stenti e dare fondo al bancomat di Georgette.
Il Miglio verde
Giuseppina è una casalinga scrupolosa, efficiente e molto intelligente. Ha cresciuto 4 figli senza fargli mancare mai nulla e ha sempre onorato e rispettato il marito Salvatore. La sua è una famiglia perfetta. Giuseppina è una grande osservatrice e possiede innate capacità di apprendimento veloce: osserva bene e impara in fretta. Nel corso degli anni è diventata una cuoca provetta, una sarta impeccabile, un’esperta in disinfestazioni e pulizie, una ragioniera tutto fare specializzata in bilanci di famiglia e una appassionata di commercio online. Intuendo in anticipo il periodo di loock down, decide di acquistare a un prezzo conveniente delle scorte di cibo online. Cereali e legumi assortiti, trenta chili di granaglie che, secondo le sue stime, contribuirebbero a garantire il sostentamento della sua famiglia fino al 2021. Il giorno della consegna, però, Giuseppina è alle prese con una maionese e non può lasciare, così, incarica il marito Salvatore di scendere a controllare il carico. Ma il marito, timido e riservato, compulsato dal corriere che vuole solo andare via, firmerà la bolla senza controllare i prodotti. Salvatore scaricherà sul pavimento della cucina trenta chili di miglio verde e ammuffito dando inizio ad una delle tragedie familiare più strazianti dai tempi di Sofocle.
Paura e Delirio alla Bussola
Fraggetta, Scapellato, Urso, Germanà e Gallitto, sono 5 le famiglie che prima del lockdown sancito dal Governo, decidono di trasferirsi nelle proprie residenze a mare, per trascorre il periodo di quarantena distanti dal caos e dalla pressione antropica della città. Le cinque famiglie però, non avevano fatto i conti con Kevin, il primogenito dei Germanà, un ragazzo dissoluto e prepotente che prima, saccheggia e vandalizza le villette vuote e poi, comincia ad organizzare festini a base di alcool e droghe, insieme ad un gruppo di giovani malacarni di Cassibile. La vita dissoluta e la promiscuità con i malacarni di Cassibile lo faranno ammalare. Kevin è spaventasissimo, riflette sulla sua vita, prega moltissimo e promette a tutti che se dovesse scamparla, metterà la testa a posto e prenderà finalmente quel diploma alla scuola privata. I suoi genitori lo accolgono e lo mettono in quarantena in una villetta saccheggiata ma le altre quattro famiglia non sono d’accordo, non si fidano e per paura di contagi, chiedono ai Germanà, di allontanare il figlio degenerato. Solo la grande arte oratoria del Signor Germanà e la stima che riscuote, riusciranno a placare le ire delle famiglie. Per fortuna, quella di Kevin è solo una banale influenza stagionale e in meno di 24 ore, tornerà a scorrazzare impenitente e pieno di droghe con i suoi amici malacarni.






