Latri Tutti – il glossario sui commenti al rimpasto di giunta

– Vi siete mangiati tutte cose dimettitti Siracusa Calcio sei il sindaco più vergogno della storia Aretusea

– Senza iabbu

– Peri posto fisso questi si pono inventare la qualsiasi no che poi ci diconon che non ce lavoro opure sooldi che invece i soldi per le casse di questi in banca si trovano sempre guarda unpo

– Buffoni vi ano manciari i cani

– Ritono perché ora si vanno a manciare la citta

– Coi soldi delle tompe pagano a sti curnuti

– Minchia di inciucio merde bastardi

– Belle faccie ciavete ma non ve lo dico a c’he cosa asso migliate picchi poi mi fate unattra denuncia

– Sucasimmula ah ah ah ahh

– Quacche uno lo sa quanto si prendono queti signori ho misi?

– Facetevi un giro a siracusa oppure pedate nel culo mbrugghiuni

– Poltrone e sofà esperti di sta minchia qua

– Ma che fine gli anno fatto faer a povero randazzo aquestora se lo sono giocato con qualche scusa e trucco

– Ogni volta che vedo Granata il cuore mi si fa piccolo piccolo

– Burti pare bravo il più bestia è coppa

– Ora se ne vanno a bibi ano in gita col PD

– C’è uno che ha delega ai cambiamenti climatici… è il momento di sciogliere il comune

– Sempre che cercano soldi senza dignita

– Chi su beddi… i tri tabbutari ro cimitero veggoggna

– Inciuccio bastardi viva la leca

Toto Nomine Vermexio

Toto assessori, in lizza anche Savvuccio detto “manu lonca”, il posteggiatore abusivo e ricettatore in corsa per le rubriche viabilità e bilancio. Quasi fatta per la manager e consulente d’impresa Concettina Ignoffo Sparatore. La Ignoffo Sparatore ha costruito la sua fortuna fornendo il know how per l’allestimento dei banchetti in mezzo alla strada per i boat tour e le visite alle grotte marine, a lei le deleghe al commercio e alle attività produttive.

Street Control

Giro di vite contro i fancazzisti: la Municipale si dota dello “street control”, una telecamera montata a bordo di una pattuglia di Vigili urbani aiuterà a smascherare i colleghi e gli ausiliari della sosta fermi in macchina a cazzeggiare con il telefonino. Insorgono i sindacati! 

36 ore, Mr. Lo Bello e il New York Times

In effetti ormai è proprio così, c’è un tempo limite, due giorni al massimo, non un minuto di più. Al di là dei gusti soggettivi sui ristoranti dove cenare, i bar dove bere un drink e sulle bancarelle dove acquistare il magnete de “Il Padrino”, il pezzo sul New York Times, per me, ha centrato il punto: 36 ore per ammirarne la bellezza mozzafiato, le architetture barocche e la pietra bianca; 36 ore per perdersi tra i sui vicoli, percorrerne uno a caso e ritrovarsi d’incanto davanti a un tramonto spettacolare o a un alba rigenerante; 36 ore per immergersi nelle acque diafane che la bagnano e poi fuggire via, a gambe levate, scappare il più lontano possibile dai rifiuti, dal puzzo e dagli olezzi, dalla maleducazione, dalla disorganizzazione, dalla disperazione e dall’anarchia di Siracusa, la città vittima di sè stessa.

36 ore sono il limite entro il quale la bellezza ancestrale del luogo riesce ancora ad abbagliare e nascondere tutto il resto: le magagne, le incongruenze, la mutazione antropologica e sociale di un intero quartiere, il suo lento agonizzare tra i tavoli e le sedie spaiate di un dehors e le auto lasciate in doppia e tripla fila.

Quando ho finito di leggere l’articolo, ho pensato al Signor Lo Bello e alla dedizione con la quale, una volta a settimana, esce dal basso in cui vive da cinquant’anni insieme alla moglie: in una mano regge una scaletta, di quelle basse, leggere, d’alluminio; nell’altra, un secchio che contiene quattro dita d’acqua, una pezza e una spugna. Il Signor Lo Bello raggiunge l’angolo della strada e posiziona la scaletta sul marciapiede con le mattonelle saltate via e mai più ripristinate. Con estrema lentezza – il Signor Lo Bello è un uomo anziano – si issa fino al terzo e ultimo gradino, quello più largo, tira fuori dalla tasca sinistra una chiave e con la mano destra apre la vetrinetta in ferro e vetro di una edicola votiva e inizia a pulire meticolosamente un ritratto di S. Lucia. Non so che detergente utilizzi ma quando finisce, tutto intorno profuma di pulito. Deve essere una cosa di famiglia, un segreto di sua moglie, perché anche la Signora Lo Bello non scherza in termini di pulizia. Anzi, quando fa il bucato e lo stende al sole nella piccola corte comune è come essere in paradiso, un profumo antico, inebriante e celestiale si infila sotto gli infissi di casa come un balsamo per l’anima. È un profumo che porta con se ricordi d’infanzia, è semplice ma fiero, armonioso e persistente.

Comunque, da un giorno all’altro, accanto all’edicola votiva, è stata posizionata – bucando la facciata del palazzo – la griglia del tubo di scarico della cappa dell’ennesima friggitoria. La griglia è maestosa e butta fuori i fumi maleodoranti di una cucina turistica con troppo aglio. Un’altra cosa fa la griglia: unge in maniera irriverente – anche per me che non sono credente – il vetro dell’edicola. Un brutto colpo per il Signor Lo Bello che da uomo d’altri tempi qual è, non si è nemmeno chiesto se l’insulso sfiatatoio sia stato autorizzato da qualcuno o se sia stata una “spittizza” del geometra e del ristoratore, del resto, sa benissimo che difficilmente qualcuno verrà mai a controllare, così, per non venire meno alla sua devozione genuina, ha deciso di ovviare al problema pulendo quel vetro e quell’immagine ogni mattina, puntuale, alle 6:45.

Ecco, alla To Do list del New York Times avrei aggiunto solo questo: Saturday, 6:45 a.m – Mr. Lo Bello and the holy box.

Chissà che storia c’è dietro a questa devozione. Mi sono sempre ripromesso di chiederglielo, ma poi non lo faccio mai, non vorrei rimestare brutti ricordi o avvenimenti spiacevoli della sua vita, non so, magari invece non è niente, magari è solamente il suo contributo, piccolo ma inestimabile, alla tutela e alla sopravvivenza di questa città.

Devozioni

Ritorno le iniziative del comune per il Decoro Day. Anni fa, destò molto scalpore il gigantesco murales raffigurante una moderna Santa Lucia disegnata sulla facciata di un caseggiato della Mazzarona. oggi, per placare le critiche dei cattolici più integralisti e riportare l’immaginario iconografico in un contesto più tradizionale, il Comune di Siracusa ha deciso di far dipingere sul palazzo attiguo, una poderosa effigie dell’ex Senatore Lo Curzio…

5000

Grazie. Il fatto che 5000 persone seguano questa pagina è la dimostrazione di come l’umanità sia ormai sull’orlo del baratro. La cosa però, lo ammetto, mi riempie il cuore di gioia, per cui, per sdebitarmi e ringraziarvi del vostro affetto e della vostra perseveranza, invierò a ciascuno di voi il Kit Pitacorico contenente:

– Vasetto caponata d’amare;

– Kit falsificazione pass Ztl Ortigia;

– Olio su Tela “Giudizio Universale” con Dio proteso a sfiorare con un dito la mano di Vinciullo;

– Mappa catastale fasulla terreno nuovo ospedale;

– Audiolibro “Sindaco Italia legge nuovo bando rifiuti”;

– Foto di gruppo con Meetup 5 Stelle da inserire in curriculum;

– Spilla Alberto da Giussano che trangugia panino Maremonti;

– Magnete frigo Parcheggio Talete;

– Dispenser griffato per Sassaemayones;

– Funchetto porta fortuna.

Vergognomi assai ma necessito soldi droga.

Proverbio Siracusano

Ogni giorno un politico siracusano annuncerà alla stampa finanziamenti per la scuola di via Calatabiano e per il parcheggio di via Mazzanti. Ogni giorno un cittadino siracusano aprirà il giornale e leggerà per l’ennesima volta ste minchiate. Non importa che tu sia politico o cittadino, tanto nessuno lo sa dove minchia sono via Calatabiano e via Mazzanti.

Rivoluzione Rifiuti

Siracusa, nuovo capitolato rifiuti: il servizio sarà affidato direttamente al personale del Tar di Catania. In questo modo il Comune conta di risparmiare ogni anno oltre 5 milioni di euro in beghe legali. Le novità più consistenti sono il contributo unificato obbligatorio per smaltire i grandi ingombranti e la possibilità di assegnarsi corposi sconti Tari certificando il proprio PaP via Pec. Contrade Marine: debuttano le chiatte porta a porta ed i CCR subacquei. Lotta all’evasione, tolleranza zero contro i furbetti della Tari: al via giaculatorie, rosari e preghiere collettive al Santuario della Madonna delle Lacrime. Soluzione Tivoli: la frazione ceduta al Comune di Canicattini in cambio di 8 infissi di alluminio anodizzato dorato da donare all’Urega in segno di buon auspicio…

Disilluso

C’è stato un periodo in cui pensavo di vivere in una città cosmopolita. Girare tra i vicoli di Ortigia e incrociare turisti di tutte le nazionalità mi faceva sentire al centro del mondo e mi dava la possibilità di interagire con loro. Spesso mi prodigavo in indicazioni e utili consigli, certe volte, nascevano anche delle amicizie, si andava a cena insieme, s’istauravano dei rapporti. Credevo, in cuor mio, che questo flusso internazionale di persone avrebbe potuto portare una ventata di novità, di fermento culturale, di apertura mentale e rispetto per il bene comune. Non è stato così. Non appena arriva in città, la maggior parte dei turisti si siracusanizza nel giro di 48/72 ore. La trasformazione da civile padre di famiglia scandinavo o mittleuropeo a pezzo di pitarro locale è repentina e cela anni di frustrazioni e di rispetto ossessivo delle regole. Non sembra vero a questi uomini e a queste donne cresciuti con un’educazione luterana e calvinista, di poter parcheggiare in doppia o tripla fila; di occupare con tavoli e sedie a sdraio il suolo pubblico nei pressi del basso adibito a casa vacanze che hanno affittato a 15 euro a notte senza dover dare conto a nessuno; di prendere una navetta guardandosi bene dal pagare il biglietto; di lasciar cadere per terra una carta insivata di arancino o di cavallo e sbizzero senza pensarci due volte, attribuendo la responsabilità a un cestino pieno fino all’orlo e non svuotato da giorni. Per loro è libertà, indipendenza, autogestione, sovranità, privilegio, immoralità, strapotere, sopruso, trivialità, vizio e dissolutezza, un cortocircuito sensoriale. È come vivere nella giungla e andare in giro con le mutande di pelle di daino, è come una notte di sesso sfrenato dopo anni di astinenza forzata. Non ci capiscono più niente e niente ci vogliono capire.

Di contro, la mia disillusione ha annientato qualsiasi buon proposito. Ho smesso di dare indicazioni e di sorridere, in macchina faccio largo uso di clacson e abbaglianti quando li incrocio titubanti al centro di un quadrivio, butto voci e minaccio, faccio corna e crigni quando non attraversano sulle strisce. Certe volte mi affaccio al balcone e li osservo posteggiare senza pass negli stalli residenti. Mi sento come il vecchio della scena dell’olio in “Un sacco Bello” di Verdone, vorrei dirgli che stanno parcheggiando sulle strisce pedonali e che si tratta di un gesto incivile, una pratica barbara che non si sognerebbero mai di fare a Dusseldorlf, a Mainz, a Trondheim o nelle altre città di provenienza. A loro non frega niente e mi fissano con sguardo di sfida, ormai sanno benissimo che il primo vigile urbano, forse, passerà solo dopo le 16:30.